08 giugno 2008

Vittorio, Mostar, il Mir Sada

Durante la guerra di Bosnia un gruppo di amici bergamaschi mise su un gruppo di solidarietà con le genti di Mostar martoriate dalla guerra. A loro ci unimmo dall'alta maremma con il nostro furgone e la nostra voglia di non girare la testa dall'altra parte. L'animatore di questo gruppo, il Mir Sada, fu per anni Vittorio Porretta, una delle persone più generose che abbiamo incontrato nella nostra vita.
Vittorio se ne è andato qualche tempo fa, giovane, presto, troppo presto. Lasciando in tutti noi, al di qua ed al di là di quel ponte di Mostar nel frattempo ricostruito, un gran vuoto. Il tempo passa, ma come uno scalatore che si allontani dalla montagna, ci permette di vedere Vittorio in tutta la sua grandezza. Una lettera in cui lo salutavamo è stata sepolta nel giardino della casetta che ci vide insieme per tante volte a Mostar. Adesso pubblichiamo questo ricordo della sua e nostra amica Romana del Mir Sada.
Ciao Vittorio, sei sempre con noi.
Stefano e Giancarlo

VITTORIO
E' niente, è come noi.
Perchè in realtà noi non siamo niente,nessuno.
Siamo un gruppo di amici che fanno colazione alle sei di mattina in un vecchio e fumoso bar, di un paesino sperduto dal nome impronunciabile, in una terra straniera appestata da venti di guerra.
E' sufficiente che la fotografia di noi vada in mano ad un estraneo perchè cambino le proporzioni.Bastava che ci posizionassimo mezzo metro più in alto di quanto fossimo e chiunque poteva confermarlo: nonostante tutta la grandezza che io sentivo,noi non eravamo niente.
Il nostro amore per la Bosnia ,al tempo, non può ammettere uno sguardo estraneo,disincantato.Si avvilirebbe e morirebbe se solo accettasse questo.
E' accaduto. Forse.
Ma senza dubbio un amore del genere è un grande fatto leggendario,e ogni leggenda,grande o piccola che sia,è di per sè sproporzionata se non la si vive con lo sguardo incantato.
quando ci penso io ho ancora quello sguardo,lo stesso di quella mattina,di molte altre mattine ,pomeriggi,sere: incanto di te, Vittorio, della Bosnia,della vita che si andava sciogliendo da ogni nostro gesto,da quel niente che poteva sembrare all'occhio delle proporzioni,una vastità incolmabile.
Non sto raccontando una storia leggendaria.....la sto vivendo tale e quale la vivevo al tempo in cui si svolsero realmente i fatti.Mi chiedo se questo è bene......e mi chiedo per cosa valga la pena vivere una vita se non per la leggenda che contiene in sè. E tu Vito ne hai colto la grandezza.
"Come sono piccoli gli uomini" si diceva spesso.....e questa piccolezza è la loro grandezza, la tua.
Abbiamo discusso di mille cose,ma non di questo,di chi sei stato tu,Vittorio.
Ho paura di quello che avresti potuto dirmi,di come lo diresti,dell'espressione del tuo viso,del movimento delle tue mani mentre cerchi di dirmi qualcosa prendendoti il tempo per dirmela in modo giusto,con un occhio alla strada e uno a me,sorridevi, e questo bastava.
Dove siamo arrivati amico mio...........
Quanta strada anche oggi,il destino ci ha riunito oggi,per poi risepararci alla fine della strada.......
Siamo arrivati in Bosnia per caso,per un tuo sogno un progetto,per la tua forza di volontà..........
Tutto il tempo trascorso insieme, rubandolo alla routine delle nostre vite,è rimasto in me lasciando un dolce riverbero.
Possedevi per natura un ottimismo e una forza che ti permettevano di non mostrare agli altri i tuoi momenti di debolezza interiore,andando avanti per la tua strada senza paura.......
Ma io i tuoi occhi lucidi me li ricordo,me li ricordo bene, mentre guidavi e dicevi quello che non eri riuscito a fare per quella gente.......pensavi,lo chiamavi il resoconto, esame di coscenza del viaggio.......
Trattenevi le lacrime,ti tremava la voce..........
Grazie per aver condiviso con me le tue fragilità,che a guardar bene a volte erano simili alle mie...........
Molti viaggi, molta strada alle spalle,e molta ad attenderci nel futuro,una parte l'abbiamo percorsa insieme,io,te,tanti amici,pochi quelli veri, che hanno saputo capire le tue ragioni,i tuoi istinti,i tuoi silenzi.
Qualcosa è andato storto,sono cambiate le proporzioni,alcuni amici sono diventati estranei.......hanno strappato la fotografia, tu eri al centro dello strappo..un gruppo.....due anime.Te ne sei andato piano piano,senza far rumore,lo sapevi fin dal principio............
Avevi insistito perchè io imparassi il tuo ruolo, perchè hai scelto me?
Mi hai affidato ciò che avevi iniziato,un tuo sogno, per qualche anno sono andata avanti,ma poi ho dovuto abbandonare l'eroico fardello affidatomi,ero sola, per un pò ci sono stati Oscar,Francesco e Andrea, ma poi uno alla volta hanno lasciato il gruppo......Non avevano più nulla in comune con le nuove idee di politica degli aiuti, avevo paura di morirne schiacciata,propio come te.
La leggenda a poco a poco sbiadiva..........
Conservo ancora la fotografia.La cosa buffa è che per metà è sbiadita,per metà è viva.La parte sbiadita è quella della carovana che ha scelto una strada diversa dalla nostra, quella faticosa ricca di sapere e conoscenza,che costa in tempo e denaro.Hanno scelto l'autostrada, dritta e senza curve.
Ora qualcun'altro ha scelto per noi, per te...........
Abbiamo percorso tanta strada. L'ultimo pezzo insieme è stato il più duro,il più doloroso,ti sei fermato a riposare,io sto ancora camminando con te nel cuore.
Buon viaggio Vittorio, buon cammino ovunque tu vada,forse un giorno potremo incontrarci di nuovo lungo la strada.
Tu hai vissuto in pieno la leggenda della tua vita, non saremo mai famosi per questo, nessuno ci costruirà statue,ci darà medaglie,ci farà un film....
Non eri uno stinco di santo, e nemmeno io, ma quello che abbiamo avuto nessuno potrà togliercelo mai.
ti voglio bene
Romana

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Vittorio era contagioso con la sua umanità laica e disordinata....le risate che facemmo la mattina che confuse la lista delle famiglie da visitare per rifornirle dei pacchi cibo, con quella dei clienti che aveva e riforniva di alimentari nelle sue valli bergamasche!....la pizza scaldata sul motore del furgone fermi ad una frontiera mentre nevischiava e Giancarlo che lo fece ridere con i suoi pantaloncini e sandali a fraticello.....

Anonimo ha detto...

avete fatto bene a pubblicare questa lettera, vittorio è una persona che va conosciuta...

Romana ha detto...

sono passata a trovarlo....ho pianto un pò...era la piu grande ,unica, dolce "canaglia"...pensare a lui mi scalda l'animo....me lo ricordo quando mi telefonava e cercava mille scuse....per dirmi "tvb"...e quando metteva il mio pile rosa e azzurro?....tutti a prenderlo in giro...le risate alla casa bianca...tra lasagne e crespelle...
stare insieme....senza la paure che il tempo fosse poco...solo attimi...ma non per questo minori....

Anonimo ha detto...

....Ma che cos'è la guerra? Per me è la DISTRUZIONE DELLA RAGIONE,violenza nella forma più pura.Oggi nel mondo si combattono centinaia di guerre ,grandi o piccole,conosciute o meno....Ma cosa ne sanno i grandi capi della guerra,della devastazione che provoca nelle persone? E non parlo solo delle ferite corporali. Indirettamente io ne so qualcosa,ho provato cosa significa la guerra,la violenza. Un esperienza che mi ha segnato.Dal 1992 al 1999 ho fatto parte di un associazione umanitaria non governativa che operava nel territorio della Ex-yugoslavia,a favore delle vittime e profughi di guerra, senza pregiudizi etnici o religiosi. Si operava a Spalato,Rijeka(croazia),Gasinci(Slavonia),Novi -sad (serbia),Knin,Maribor(slovenia) ,Nevesinje(republica serba di bosnia),Mostar est(Bosnia).
Abitando poco lontano da un inferno,purtroppo cosi miseramente umano,in qualche modo in base alle nostre possibilità e conoscenze,ci si è sentiti in dovere di intervenire.(eravamo persone normalissime,studenti, operai,pensionati) Inizia così una lunga esperienza a contatto con la guerra.La mia esperienza più forte è stata quella di Mostar, una delle famose "Enclave".Abbiamo cominciato portando a circa 50 famiglie della parte est (musulmana) pacchi contenenti alimentari e beni di prima necessità.Il pacco non era la cosa fondamentale di questa iniziativa, ma il fatto che persone la cui "morte civile" era stata decretata dalla stampa internazionele,,di fatto,grazie anche a questi aiuti,alle "aperture" che ne derivavano,riaffermavano la loro esistenza agli occhi del resto del mondo.La sola cosa più dissenata che intraprendere questo percorso era il non intraprenderlo: sarebbe significato condannare decine di migliaia di persone a vivere tra limitazioni e sofferenze evitabili,ad essere un peso morto,indurle a chiedersi se davvero era stato un bene salvarsi ,vivere.Non è stato facile nemmeno per me,per i miei compagni di viaggio.Oltre alla paura e al pericolo dei viaggi,le prime volte provavo un senso di disagio nei confronti dei profughi,ai quali mi sembrava di far provare l'umiliazione di chi, privo di tutto,è costretto a dipendere dalla benevolenza degli altri. Ma lentamente ad ogni viaggio sucessivo la tensione diminuiva e lasciò pian piano il posto ad un desiderio di amicizia.
Per me questi viaggi sono stati testimonianze di quel che è la guerra,ma a parole è difficile da spiegare,sono emozioni che si vivono e percepiscono sul posto.
Massacri,stupri,stragi di bambini, ORRORI.Una guerra,come una catastrofe sembra sconvolgere e sradicare dalla crescita e imprigionare in una sofferenza:si è violentemente tolti da una vita normale.E bisogna capire che il rapporto con la vita materiale,con gli oggetti,gli ambienti non è più come prima;lo sradicamento impedisce che continui quel riconoscimento reciproco che si vive giorno per giorno,e che a volte passa attraverso un disegno del soffitto che un bambino,nel suo "letto"riconosce tutte le sere quando non riesce a prender sonno per via del terrore ,ed è riconosciuto dallo stesso disegno che prende forma di un profilo amico,di un animale,di un niente.E se le cose avevano un'importanza ,le persone ne avevano di più: si insinuava il dubbio,il senso di colpa che fa dire"io ci sono perchè tu non ci sei più".E poi ci sono cose e persone scomparse...non morte;possono dar forma e vita ad attese senza certezze,accompagnate da incubi di perdita definitiva.
Un evento che irrompe con tanta violenza sembra spezzare la vita e costringere chi l'ha subito a riviverlo tante,troppe volte.
Nella trappola ci siam caduti tutti.
Ogni tanto al mio ritorno qualcuno mi chiedeva quali erano i principali problemi.....
Ma che senso ha chiedere cosa è principale o cosa è peggio quando manca tutto?
Nella gran parte dei villaggi e paesi la maggior parte delle case è rasa al suolo, diroccata o bruciata.....mi dicevano che a malapena 3 case su 10 erano abitabili in qualche modo,e per quel che vedevo mi sembrava una valutazione generosa.....immaginiamo le condizioni igieniche.....ho persino conosciuto una nuova malattia: il virus di Hantan,sul posto la chiamano la febbre dei topi, il virus è contenuto nell'urina dei topi che infetta la farina.
Gli aiuti umanitari? non so parlare di politica,nemmeno di politica degli aiuti.Giornali e televisioni ripetevano:questi sono i buoni e questi i cattivi.Può anche essere vero,ma non mi interessa,un messaggio così superfuciale diventa :questi soffrono gli altri no.Allora le conseguenze sono disastrose,per i deboli, non per i generali e presidenti che la guerra l'han voluta, al riparo dei cannoni nelle loro calde e sfarzose case o rifugi.Eravamo l'unica organizzazione che operava a Mostar e Nevesinje,nello stesso periodo a Sarajevo operavano 150 organizzazioni umanitarie.
Non è necessario schierarsi da una parte o dall'altra,aggressori e aggrediti lo sono tutti alternativamente e contemporaneamente.Costringere con le armi alla pace è il nome ipocrita della volontà di distruggere tutti,o in parte (secondo comodità) i contendenti.
Esiste una vita prima della morte? ,si chiedevano i profughi.No,esiste solo la sopravvivenza.I racconti delle vittime a volte si ripetono.C'è un 'atroce monotonia nell'esperienze subite,tante 'è che si potrebbe stilare un'identikit della sofferenza collettiva.Non c'è famiglia senza morti,all'inizio si moriva perchè la gente non aveva ancora imparato le regole della sopravvivenza e si fermava a soccorrere un ferito in mezzo alla strada.Donne seviziate,violentate e poi uccise,o ripudiate dalla famiglia,loro stesse provavano per sè disprezzo,colpevolizzandosi.
Gente morta senza motivo.....città assediate,trappole di morte per migliaia di civili che non han dichiarato guerra a nessuno.
E' con questa devastazione negli occhi e nell'anima,che riprendo a vivere la mia vita al ritorno da ogni viaggio,mi vergogno,ma quanto ad abituarsi è un'altro paio di maniche.Una sera, discutendo intimamente con Almir,portato in Italia dal nostro gruppo,mi son sentita gelare il sangue......si parlava dei problemi personali della vita,e io mi stavo lamentando dei miei.Lui mi strinse le mani,mi guardò negli occhi e mi disse con voce soffocata".non capisci...non hai mai dovuto uccidere nessuno per sopravvivere....io si..al fronte.. e mio padre mi è morto a fianco,mentre lui moriva io sparavo ,sparavo,piangevo e sparavo,ho vomitato,ho pianto,ho ucciso.....capisci ,capisci ora?"
Quello che mi spaventò di più non erano le sue parole,ma i suoi occhi,il suo sguardo.....
Ho sentito scorrere dentro tutto il gelo e il terrore della devastazione della vita di un ragazzo di 25 anni scappato dalla guerra.
Provateci voi ora a spiegarmi tante cose,avevo solo 18 anni quando ho intrapreso quest'esperienza,ora ne ho 32.Ho "dormito" in un furgone parcheggiato in un cortile dove abitavano i profughi,le ho sentite le granate,gli spari,i kalashnikov,pregavo Dio perchè non ci colpissero,perchè anche i cecchini dormissero,perchè i soldati che passavano di lì non sparassero al furgone.Viaggio dopo viaggio abbiamo imparato ad essere invisibili,abbiamo trovato una casa sulla linea del fronte dove dormire,la "Casa Bianca",finchè i croati coi fucili non ci hanno costretto ad andarcene,e cercare riparo dalle famiglie dei profughi.Il terrore negli occhi dei bambini e delle donne,le cantine buie dove vivevano,il coprifuoco,la devastazione,il silenzio prima dello scatenarsi dell'inferno di bombe e granate...a quel punto dove scappi? rimani fermo dove sei e speri che non sia il tuo turno.I sacchi di sabbia alle finestre e quel camminare veloce e silenziosamente,a testa bassa, per andare a prendere il furgone parcheggiato davanti alla stazione della polizia, "così non ce lo rubano", per tornare a casa.Quando albeggia e le stelle a proteggerti le spalle.Sul muro una scritta arancione"opaznot.! sniper" (attenzione .!cecchini).L'odore acre e particolare, misto di bruciato,macerie, e non so ben che cosa,ma cosi particolare e inconfondibile che trovavi solo lì a Mostar.
La città magica,ha un suo fascino particolare, una città che respira in profondità gli infiniti paesaggi che ognuno dei profughi porta dentro di sè....
Ho voluto imprimere nella testa la fatica che ho provato andando avanti e indietro per la strada che da qui mi conduce a Mostar,città che non ho mai voluto perdere definitivamente,è diventata per me necessaria.
Adoro Mostar,il fiume ,il ponte,lo Starimost, gli argini bianchi della Neretva che si perdono in lontananza,e il panorama della città avvolto dalla nebbiolina all'alba...fa una luce strana,inconfondibile,la trovi solo qui.Ferma in quell'aria pungente mi sembrava di stare in un luogo un pò più vicino alla morte,in una solitudine desolata,surreale......
Ma la visione del fiume di notte che scintilla nel buio,che scorre ad una velocità travolgente è impressionante, il rumore che fa arriva come il suono stesso della notte,in perfetto accordo con la mia mente.....
Ecco,forse mi giudicherete male, ma è un qualcosa che ti devasta dentro, non so spiegare,solo descrivere, e non è sufficente.......
Tra le macerie di un'epoca distrutta qualcuno cerca la sua storia....

Anonimo ha detto...

vittorio era amore per la vita, per le genti che soccorreva, per tutti noi; amore disordinato ma forte, puro, vittorio era pura vita, vittorio è per sempre nella nostra vita

Anonimo ha detto...

Vittorio così diverso da noi si incantava a guardarci, disordinati, senza lista "clienti", vestiti estivi di novembre e con un furgone scassato prestato dai frati di Piombino (che qui tutti ci dicevano bravi, ma poi se non fosse stato per i compagni frati si andava a piedi..)E noi ci incantavamo a guardare Vittorio,così perfetto e organizzato nell'impresa da essere un capo naturale, ed allo stasso tempo così incasinato, vitalistico,affettuoso,scherzoso, da essere dal primo momento che lo incontrammo per caso a Mostar, subito sulla stessa lunghezza d'onda, subito fratelli, anche se era la prima volta che ci incontravamo dopo 35 anni ....Ecco, questa è stata una delle cose più belle che ci potesse accadere; fare un tratto di strada assieme a Vittorio, a Romana e a tutti gli altri. E se c'è un rimpianto vero è il fatto di non poter essergli stati accanto quando ci ha fatto quell'ultimo scherzo, e se ne è andato......Però noi non ti dimentichiamo Vittorio, e ti portiamo sempre con noi, nel nostro cuore e un poco nelle nostre sempre sgangherate imprese, che ti farebbero sorridere e incantare, oggi come allora. Ciao.

Anonimo ha detto...

Mi piace pensare all'amico Vittorio come ad un eterno ragazzo, ma anche come opportunità di conoscenza del mondo.... con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma anche gioiosamente vivere, gioiosamente ridere e gioiosamente ricordare. Voglio salutare affettuosamente sua moglie Rosa e sua figlia Robertina

Anonimo ha detto...

Sono passati da poco tre anni dalla morte di Vito,ma il ricordo è ancra vivo....mi manca....e ora che è natale ancor di più....lo stesso è per mio padre....a marzo son due anni.....BUON NATALE a voi che da lassù ci proteggete.....