17 maggio 2008

Brava Gente

Brava gente

di Alberto Prunetti

campo.jpg[Pubblico queste righe con un certo ritardo rispetto alla loro stesura. Il lettore, pensando ai pogrom in corso contro i rom, non potrà non rendersi conto che la realtà si deteriora con più velocità della critica che cerca di descriverla. Mentre scriviamo di razzismo mimetizzato e di lessico dell’esclusione, la gente si attacca ai microfoni dei telegiornali vantandosi di aver lanciato una molotov in un campo rom. Non oso pensare di peggio per paura che accada.] A.P.

“Non sono razzista, ma…” Quanti discorsi balordi partono da questa premessa? Quanti pregiudizi, quanti stereotipi, quanta biliosa aggressività muove da questo assunto? Nient’altro che una strategia retorica? Rendere esplicito il pregiudizio per giocare d’anticipo su un’eventuale contestazione e poi sparare giù il carico di banalità, che è banale proprio nel senso che è condiviso dal senso comune, è amplificato dai media, è asserito da presunti esperti delle dinamiche sociali?

Ogni giorno il ritornello sale d’un ottava. “I rumeni vengono qui per delinquere”, “le ucraine sono brave a fare le badanti ma poi si fregano l’eredità”, “i colombiani fanno i corrieri della cocaina”… un carico di generalizzazioni che si affaccia da titoli di giornali, da lanci televisivi di prima serata, supportati da esperti in sondaggi che gabellano quattro domande preformulate come un’operazione di statistica.

La verità è che nessuno si dice razzista ma… Di fatto, argomenta Giuseppe Faso in un piccolo e brillante compendio del razzismo dissimulato (Lessico del razzismo democratico, Deriveapprodi, 2008), oggi si dice etnia o cultura, ma si intende razza. Si dice integrazione — parola terribile, di per sé — ma si pensa assimilazione. O, verrebbe da aggiungere, espulsione e annientamento.

Formalmente oggetto d’interdizione, il razzismo si insinua nel linguaggio, strutturando una grammatica dell’esclusione sociale che si basa su espedienti retorici estremamente diffusi. Faso illustra alcune di queste pratiche, come i neologismi (es.: badante), gli slittamenti semantici (es.: degrado), le denotazioni improprie (clandestino, alfabetizzazione, disperati), le connotazioni spregiative (vu comprà, marocchino, extracomunitario).

Pratiche più che lemmi, appunto, nel senso che le parole si fanno azioni e strutturano la realtà, la segmentano e circoscrivono le vite di chi quelle parole le usa o se le trova, suo malgrado, appiccicate addosso. Motore primo di tanta misera retorica è sicuramente il sistema dei mezzi di comunicazione.

Imbrogliando le carte, urlando continuamente al lupo, soffiando sul fuoco del rancore italiota, della paura tutta provinciale verso lo straniero, soffocando l’immagine di un paese composto da tante culture e costruendo una presunta identità nazionale assolutamente fittizia e sicuramente deplorevole, i media hanno innescato il detonatore del linciaggio. In buona compagnia. Alla chiamata alle armi non si sono presentati solo leghisti mannari e xenofobi ultradecorati. La sinistra non poteva rimanere indietro e Veltroni, dalle pagine di Repubblica, mostrava comprensione per un cittadino impaurito colto da sindrome razzista. Ultimi ma in corsa, come il cavallo avvantaggiato del palio, arrivarono i campioni del razzismo colto. Quello che costruisce il migrante in termini di alterità culturale. Quello che non si sente sicuro a uscire di casa. Quello che chiede la certezza della pena.

Quanto alle elezioni, non potevano che spingere l’acceleratore del conformismo più becero, alimentando il cortocircuito tra la chiacchiera da bar e i programmi televisivi del pomeriggio, con conseguenti esplosioni a catena di luoghi comuni riprodotti come profezie che si autorealizzzano. Così la balordaggine della casalinga di Voghera si vede giustificata dallo sproloquio dell’opinionista di turno, che a sua volta cita l’avvinazzato opinionista del bar sport all’angolo, sdoganando una bischerata come credenza di un campione rappresentativo. Quel che pensano gli italiani, insomma.

Il risultato di tutto questo, dai giorni successivi alla morte della signora Reggiani fino alle elezioni, è stata una situazione pesante e surreale, che produce migranti più impauriti e ricattabili e italioti sempre più spaventati e rancorosi, mentre le campane dei media tuonano a morto e le pratiche di libertà si restringono per tutti, in termini di mobilità, repressione, sanzioni. La scusa è sempre quella: l’emergenza. Un elemento, quello emergenziale, che sembra paradossalmente strutturale alla realtà italiana. Così l’emergenza migrazione si intreccia con quella della spazzatura, con quella degli stupri, del degrado, del bullismo, del terrorismo, delle stragi del sabato sera, dei lavavetri, dell’accattonaggio… e chi più ne ha più ne metta. L’importante è creare un polverone e sbrigarsi a buttar giù una legge. Quanto prima tanto meglio. Quanto peggio, in termini di politiche sociali, tanto meglio in termini di politiche repressive. Risultati che non possono che essere devastanti, e lo dimostra il caso delle migrazioni, in cui politiche bieche creano e alimentano quei fenomeni di clandestinità che pretenderebbero di combattere. Che importa se una pessima legge creerà problemi sociali? Tanto meglio. Sarà l’occasione per smuovere le acque, fare propaganda, accusare gli avversari politici di lassismo, per poi fare un'altra legge, peggiore della precedente. E via di questo passo, in un gioco vizioso che pretende di governare la realtà e che produce sempre più alienazione, paura e marginalità. Miseria per gli esclusi e paura per gli inclusi, insomma. O viceversa.

Fino a oggi. Il dado ormai è tratto e i veleni carichi di rancore in fermentazione non ci metteranno molto a incendiarsi, alimentando l’ennesima caccia allo straniero, al diverso, a quello che non appartiene alla tribù. Aspettando nuove leggi razziali e l’allungamento dei tempi di detenzione nei campi di concentramento dei migranti ci penseranno gli italiani, brava gente, a risolvere a modo loro le sfide del multiculturalismo. Almeno la pulizia etnica diventerà un dovere civico nel bel paese sommerso di spazzatura, con buona pace di sindaci e assessori che non potranno non complimentarsi con i cittadini, che in materia di lotta contro il degrado e tolleranza zero, sanno fare meglio e prima della polizia municipale.

Pubblicato Maggio 15, 2008 01:55 PM | www.carmillaonline.com

6 commenti:

Anonimo ha detto...

qualche sera fa per aver detto che non credo che i Rom rapiscano i bimbi son stato in pratica buttato fuori da una casa, cioè, meglio, me ne sono andato prima che dessero fuoco anche a me....gente di " sinistra" eh!

Anonimo ha detto...

nell'attuale scomposto, becero e spaventevole proliferare di cazzate un po' (ma solo un po') conforta che, nonostante il puzzo di vomito ormai dilagante, ancora qualcuno tenti di pensare.
ciao e ringrazia alberto

Anonimo ha detto...

quelli che danno fuoco ai campi, son gli stessi che dicono che i camorristi tengono o cuore grande,salvo poi non mandare i loro figli a scuola ma in strada a fare gavetta con staffette pali , spaccio e quant'altro per le varie famiglie....ai camorristi non danno fuoco...son solo degli ignoranti,cretini e vigliacchi....

Anonimo ha detto...

Riceviamo e pubblichiamo da rebeldia e Carta.....con preghiera di diffondere...

Napoli, la 16enne Rom accusata di rapimento è innocente

Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una
bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una
montatura. La testimonianza di Flora Martinelli, la madre della bambina,
delpadre di lei Ciro e dei loro vicini di casa è falsa. Il Gruppo
EveryOne ha indagato accuratamente sull'evento che ha scatenato una vera
e propria "caccia al Rom", che da Napoli si è diffusa a macchia d'olio
in tutta Italia. "Fin dall'inizio le dinamiche del rapimento non ci
hanno convinto, perché chi conosce la palazzina in cui sarebbe avvenuto
il reato sa che è praticamente inaccessibile, sia per il cancello che
per l'attenta sorveglianza degli inquilini," affermano i leader del
Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. "Vi
sono poi discordanze fra le testimonianze della Martinelli, di suo padre
e dei vicini. La donna in un primo momento ha dichiarato che la porta
del suo appartamento sarebbe stata forzata, poi ha ricordato di averla
lasciata aperta. Dopo aver notato la porta aperta, la madre sarebbe
andata a controllare la culla, quindi sarebbe tornata verso il
pianerottolo dove avrebbe sorpreso - passati almeno venti secondi - la
ragazzina Rom con la sua piccola in braccio. Non solo: avrebbe avuto
ancora il tempo di raggiungerla e strapparle la bambina. Quindi la Rom
si sarebbe mossa al rallentatore, consentendo a nonno Ciro di
raggiungerla, afferrarla e schiaffeggiarla al piano di sotto. Alcuni dei
vicini hanno riferito alle autorità che Angelica aveva ancora la bambina
in braccio, quando l'hanno fermata. Ma non basta, perché nei giorni
precedenti al fatto, gli inquilini della palazzina si erano riuniti più
volte, con un solo ordine del giorno: come ottenere lo sgombero delle
famiglie Rom accampate a Ponticelli". Dopo queste analisi di massima, il
Gruppo EveryOne - che può contare su attivisti e organizzazioni locali -
ha effettuato ulteriori accertamenti, sia presso il carcere, dove un
funzionario, dopo aver ascoltato le ipotesi che scagionavano la presunta
rapitrice, ammetteva: "Avete ragione, anche noi siamo in difficoltà,
perché questo non è un evento diverso da tanti altri, ma qualcuno ha
voluto trasformarlo in un caso nazionale". Gli inquilini di Ponticelli
fanno blocco: i Rom non li vogliono più. Qualcuno però, mostra qualche
scrupolo di coscienza, ma ha paura, perché le pressioni sono forti e
mettersi contro il "comitato" di Ponticelli è pericoloso. "Angelica, in
realtà, conosceva una delle famiglie che abitano in via Principe di
Napoli, dove è avvenuto l'episodio," continuano gli attivisti del Gruppo
EveryOne, "ha suonato al citofono ed è stata notata da alcune inquiline.
Pochi istanti dopo è scattata la trappola e la furia dei condomini si è
scatenata contro di lei, che è stata raggiunta in strada, afferrata,
schiaffeggiata e consegnata alla polizia. Vi sono testimoni che
conoscono la verità e due di loro sono disposte a parlare al giudice.

E' importante che l'avvocato Rosa Mazzei, che difende la ragazza Rom,
non si faccia intimidire e sostenga la verità in tribunale. Un attivista
di Napoli suppone che la linea di difesa potrebbe essere, invece, quella
di ammettere il furto, ma non il tentato rapimento". Le conseguenze del
caso di Ponticelli, con l'eco mediatica promossa da quotidiani e
network, sono state gravissime e sono un indice evidente di come sia
necessario abbandonare razzismo e xenofobia per riscoprire la strada dei
diritti umani. "Adesso è importante che le organizzazioni locali per i
diritti dell'uomo vigilino sulla serenità di Angelica, che subisce
pressioni gravi e intollerabili. Salvaguardare la tranquillità della
ragazza significa salvaguardare la verità sul caso di Ponticelli, che è
la tragica verità di un'altra ingiustizia, di un'altra calunnia, di
altre disumane violenze subite dal popolo Rom in Italia, già colpito da
emarginazione e segregazione, vessato da provvedimenti iniqui". Gli
attivisti del Gruppo EveryOne concludono con alcune considerazioni che
dovrebbero far riflettere: "Da anni lanciamo l'allarme riguardo alla
campagna razziale in corso in Italia. Grazie all'appoggio di forze
politiche transnazionali attive nel campo dei diritti umani e civili,
abbiamo ottenuto Risoluzioni europee e documenti-guida da parte delle
Nazioni Unite, che ammoniscono l'Italia contro le sue politiche
razziali. I Rom in Italia non sono criminali, ma famiglie in difficoltà.
Su 150 mila 'zingari' presenti nel nostro Paese, 90 mila sono bambini.
La speranza di vita media dei Rom, qui da noi, è di soli 35 anni, contro
gli 80 degli altri cittadini. La mortalità dei bimbi Rom è 15 volte
superiore a quella degli altri bambini. Sono numeri che esprimono una
persecuzione. Riguardo alla criminalità Rom, essa non ha un'incidenza
rilevante, come dimostrano i dati del Ministero degli Interni e le
aggressioni nei confronti di italiani sono praticamente inesistenti. Il
caso di Giovanna Reggiani fu un'altro grande inganno, perché il presunto
omicida, Romulus Mailat, non è Rom, ma un romeno di etnia Bunjas, che
non ha nulla a che vedere con i popoli 'zingari'. L'abbiamo documentato,
a suo tempo, agli inquirenti e alla stampa, ma il nostro dossier
scientifico non fu preso in considerazione. Il razzismo fa comodo a uno
stuolo di persone, a partiti politici e media, alla criminalità
organizzata, che muove miliardi di euro ogni anno. A questo
proposito, ricordiamo che i Rom coinvolti in delitti agiscono quasi
sempre per ordine di criminali mafiosi italiani, i quali - a causa
dell'emarginazione e della segregazione in cui versano i 'nomadi' - li
hanno ridotti in schiavitù. Lo sanno le autorità, lo sanno i politici e
sarebbeora che lo sapessero tutti i cittadini italiani".

Anonimo ha detto...

sapevo che era una montatura, ma tutti ci si tuffano a pesce, propagano senza controllare la notizia, soffiano sul fuoco....è chiaro che a qualcuno fa comodo.....

Anonimo ha detto...

Gli individui non sono abituati ad osservare cio' che si muove sotto la propria pelle. Se lo fossero, si sarebbe palesata all'istante l'agghiacciante assenza di autenticità nelle parole della madre, ostentate insieme al figlio che teneva in braccio, durante l'intervista avvenuta subito dopo il terribile tentativo di rapimento (da piccola, mi dicevano che gli zingheri nascondevano i bambini sotto le gonne!!!)
Non serve di essere psicologi....basta un briciolo di conoscienza di quella che qualcuno chiama "matematica spicciola del comportamento umano"

....guardarsi fa paura. Si preferisce vedere i propri orrori negli altri...

Tutto questo, mi fa tremare. Davvero. Insieme ad altri piccoli grandi orrori che osservo nel mio quotidiano.

http://www.carta.org/articoli/11010

Un bell'abbraccio

Sabrina