<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489</id><updated>2012-02-03T14:16:43.495+01:00</updated><title type='text'>Il Blog de Il Fondo</title><subtitle type='html'>Il Blog dell'Associazione Culturale Il Fondo</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>172</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-7866496931463274916</id><published>2011-03-19T10:33:00.002+01:00</published><updated>2011-03-22T00:47:28.165+01:00</updated><title type='text'>Il Fondo chiude</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-G49n2DuQGbc/TYR5RaI9szI/AAAAAAAAABc/R-otxaTHOY4/s1600/PACO%2BE%2BCESARE%2B%252774.JPG"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 214px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5585722777827914546" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-G49n2DuQGbc/TYR5RaI9szI/AAAAAAAAABc/R-otxaTHOY4/s320/PACO%2BE%2BCESARE%2B%252774.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Qui o si rifà l'Italia o si muore. Viva l'italia nella notte triste, viva l'Italia, l'Italia che resiste !&lt;br /&gt;Ma intanto il Fondo chiude...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo toccato il fondo ? Chissà...Può essere che nelle grandi disgrazie il nostro Paese si riscuota d'improvviso e si rialzi dalla polvere e dalla vergogna. Che un nuovo Risorgimento rimetta in discussione il miserabile stato di cose presente. Un pò come sta accadendo nel mondo arabo, anche se, prima fondamentale differenza, l'età media di quei paesi è 22 anni contro i 44 nostri. Ce li vedete milioni di padri e madri di famiglia occupare a oltranza Piazza Duomo a Milano e S.Giovanni a Roma? Bello, ma improbabile. Insomma, l'Italia ha bisogno davvero di tanti auguri e di uno tsunami delle coscienze. Che peggio di così... anche se mio nonno diceva che al peggio non c'è mai fine....( non moriremo democristiani, ricordate? Democristiani no, berlusconiani forse, e non mi sembra un passo avanti)&lt;br /&gt;Intanto chiudiamo, dopo 10 anni gloriosi belli e incasinati, Il Fondo, inteso come l'Associazione ( ex FondoBoccardi). E' già un miracolo esser durati tanto, aver avuto premi prestigiosi dalla Regione, e denunce, incomprensioni, invidie, ostacoli a iosa proprio a casa, da chi avrebbe dovuto esser contento di darci una mano.Anche da chi ci ha sostenuto editorialmente fino a pochi anni fa, e poi sciaguratamente decise di portare Bianciardi dai nazifascisti di casapound. (Tra parentesi non ci riuscì, tale fu la protesta della sua stessa casa editrice). No, coi fascisti mai, chi ci va si qualifica per quel che è, ci spiace tantissimo per Marcello. In ogni caso son state tante e belle le iniziative, i libri, gli incontri, gli abbracci e i sorrisi. Ricordo per tutti, Luciana Bellini,Emiliano Gucci,David Fiesoli,Alberto Prunetti, Antonello Ricci, Alessandro Tozzi,Manuela Ardingo, Alessandro Angeli,Annalisa Ferrari,oltre che l'uscita (almeno parziale) dall'oblio di Daniele Boccardi ed Eros Penni. L'impegno e l'entusiasmo di Michele, Dario, Sabrina. E tanti, tanti altri.&lt;br /&gt;Rimasto praticamente solo per i casi e il precariato della vita, non mi era più possibile continuare.&lt;br /&gt;Con Fotografi Contro proseguo corsi, incontri e iniziative varie al Centro di Culture Contemporanee Corte dei Miracoli ex O.P. di Siena. In questo senso l'iniziativa del 28 gennaio, "Alla Ricerca del '68 perduto", è stata l'ultima del Fondo e la prima di altre e in altri orizzonti.&lt;br /&gt;Non sono su FB o Twitter o siti vari. Non me ne sono ancora andato via dall'Italia, anche se spero di poterlo fare presto. Ma ho comunque e mail e telefono e sono sempre felice di sentirvi o vedervi tutti di persona.&lt;br /&gt;Un abbraccio forte a tutti/e.&lt;br /&gt;Stefano &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Veniam dalla Maremma, avvezzi alla malaria, nel nostro cuore risuona, musica proletaria.....&lt;br /&gt;Nostra patria è il mondo intero, nostra legge la libertà, ed un pensiero ribelle in cuor ci stà....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potranno tagliare tutti i fiori / ma non riusciranno a fermare la Primavera &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-7866496931463274916?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/7866496931463274916/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=7866496931463274916' title='19 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/7866496931463274916'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/7866496931463274916'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2011/03/il-fondo-chiude.html' title='Il Fondo chiude'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-G49n2DuQGbc/TYR5RaI9szI/AAAAAAAAABc/R-otxaTHOY4/s72-c/PACO%2BE%2BCESARE%2B%252774.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>19</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-9181365661916554616</id><published>2011-01-22T10:49:00.002+01:00</published><updated>2011-01-22T11:37:49.542+01:00</updated><title type='text'>Alla ricerca del '68 perduto</title><content type='html'>28 gennaio 2011 - ore 17&lt;br /&gt;Le Clarisse - Piazza XXIV Maggio - Massa Marittima&lt;br /&gt;Un racconto per immagini&lt;br /&gt;a cura di Stefano Pacini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;...E così il Natale è diventato nient’altro che un formidabile incremento alle vendite. Il capitalismo accumula la ricchezza immensa estorta giorno per giorno al lavoro sfruttato per mascherarsi da papà Natale pronto ad elargirla. Così, ogni anno, a data fissa, i cuori si riempiono di bontà: chi è buono deve regalare, regalare vuol dire spendere, e spendere significa indebitarsi ed ingrassare il padrone. Il cerchio si chiude e il Natale, come tutto il resto, è servito al suo scopo: accrescere i profitti, e farci dimenticare lo sfruttamento. Perciò noi siamo contro questo Natale, ipocrita, commedia commerciale che ci vuole far sentire ricchi una volta all’anno. Contro il ricatto dei padroni, che giocano su tutto, compresi i bambini. A tre anni, grazie alla pubblicità Rai-Tv i bambini acquistano già la mentalità del consumatore idiota e pronto a desiderare tutto quello che il Mercato impone... Non c’è natale per i braccianti di Avola, per i lavoratori e gli studenti in lotta in tutta Italia. La tregua truffatrice dei padroni, Canzonissima e i discorsi di papi e presidenti non ci ingannano. La nostra festa è la lotta continua contro un mondo in cui la ricchezza viene impiegata per perpetuare la miseria e il dominio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Potere Operaio     Pisa 24-12-1968&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è la mia ultima mostra a Massa. Un progetto cacciato dalla porta tempo fa, e rientrato dalla finestra grazie all'interessamento dell'Università della libera età. E' anche un modo per mettere un punto fermo, andare avanti, andare via da questo disgraziato paese senza onore, dignità,coscienza. Non era questo il paese che avremmo voluto per i nostri figli. Ero giovanissimo, ma ricordo bene l'aria nuova di grandi cambiamenti persino nella nostra provincia profonda. Mia sorella, la prima da sempre in famiglia, frequentava  l'Università, e da lì riportava l'esplosione del vecchio mondo secolare, la nuova musica, la contestazione e la ripresa della parola.IL '68 è stato, al termine di quel gomitolo rosso della storia che si dipana dalla Rivoluzione francese, l'ultimo grande moto collettivo e planetario egualitario. Ci si batteva per la libertà, felicità e giustizia per tutti. Per l'emancipazione e liberazione dei popoli. Per la fine dell'oppressione dell'uomo sull'uomo. Per la fine della famiglia patriarcale e maschilista. Per allargare l'area della coscienza, mentre il rock segnava un fossato incolmabile tra il prima e il dopo. Qualcuno ha detto che abbiamo scambiato un tramonto per l'alba. Probabile, in ogni caso i colori erano bellissimi.&lt;br /&gt;C'è un prima e dopo durante il decennio '68-77 della grande rivolta in Italia. Segnato dal 12 dicembre 1969. Dopo la strage di Piazza Fontana,la prima di una lunga serie ,l'assassinio di Giuseppe Pinelli, il primo di una lunga serie senza giustizia, l'atmosfera cambia, le speranze declinano, la lotta politica si fa cattiva e senza pietà, molti già si avviano per la strada suicida della lotta armata. Sono diverse le espressioni anche nelle fotografie. Una generazione intera comunque lotterà per tutti gli anni '70, poi si affermeranno le teorie neoliberiste, l'individualismo e le culture televisive dell'apparire ad ogni costo. L'Italia perde l'occasione di diventare un paese adulto, normale, migliore.&lt;br /&gt;Questa mostra è quindi, non solo dalla parte dei ribelli di allora, ma anche da quella dei cosiddetti cattivi, dei maledetti, dei disconosciuti. Almeno questo frammento di memoria, spero gli possa rendere giustizia.  Sperando, oggi come allora: non è che l'inizio, continuiamo la lotta. Dedicato ai ragazzi di Valle Giulia del febbraio '68 e a quelli di Piazza del Popolo del 14 dicembre 2010.&lt;br /&gt;Il '68 è morto, sempre viva il '68 !&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-9181365661916554616?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/9181365661916554616/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=9181365661916554616' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/9181365661916554616'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/9181365661916554616'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2011/01/alla-ricerca-del-68-perduto.html' title='Alla ricerca del &apos;68 perduto'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-4370951381980103579</id><published>2010-12-18T11:16:00.002+01:00</published><updated>2010-12-18T11:22:29.578+01:00</updated><title type='text'>Il 14  Dicembre, Travaglio, Saviano, e avvoltoi vari</title><content type='html'>Travaglio e Saviano sono due persone perbene e perbeniste di destra, non è una novità, nè uno scandalo, in fin dei conti aspirano a prendere il posto di questa destra estrema al potere , bigotta, razzista , mafiosa ; impresentabile insomma. Problema grande è quello di una opposizione parlamentare inesistente, legata al carro sventurato di Fini e Casini (e pure Rutelli, e anche il mafioso-buono Lombardo, tò! ) con i risultati appena visti, o che spera nella manna dal cielo ( i giudici o un meteorite impazzito ) per levarsi di torno il gran puttaniere dello scacchiere televisivo. Ma c'è una nota positiva: il popolo, visto che in giro non ci sono tanti miliardari da sposare o brioches da mangiare, sta cominciando ad arrabbiarsi sul serio, e si sa, un popolo affamato fa la rivoluzion ( Marx? no , Rita Pavone) . Il 14 dicembre è stata la Valle Giulia del precariato sociale e diffuso, l'inizio di una rivolta autorganizzata. Speriamo che sia solo l'inizio. Come sempre, abbiamo solo le nostre catene da perdere e un mondo nuovo da guadagnare!WMarx W Bakunin W Julian Assange !&lt;br /&gt;Stefano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Telepredicatore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Valerio Evangelisti per Infoaut&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roberto Saviano ha scritto, nella sua unica opera narrativa, verità innegabili sulla camorra e sull'intreccio tra affari e malavita. Gliene siamo tutti grati. Ha però interpretato la gratitudine collettiva come un'autorizzazione a predicare sempre e comunque, anche su temi di cui sa poco o niente.Ecco che, su "Repubblica" del 16 dicembre, rivolge una &lt;a href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/16/news/lettera_saviano-10251124/?ref=HRER2-1" target="_blank"&gt;"Lettera ai giovani"&lt;/a&gt; firmata da lui e, curiosamente, dall'agenzia che tutela i suoi diritti letterari. E' un'invettiva, a tratti carica di odio, contro i "cinquanta o cento imbecilli" che martedì scorso si sono scontrati a Roma con le forze dell'ordine che bloccavano il centro cittadino. La lettera appare il giorno stesso in cui un gruppo di manifestanti è processato per direttissima. Preferisco pensare che sia un caso, anche se tanta tempestività potrebbe sembrare sospetta. Non dimentico che, solo pochi giorni dopo l'attacco a Gaza e il suo migliaio di morti, Saviano era in Israele a tessere l'elogio di quel paese intento a difendersi dai "terroristi", analoghi ai camorristi che minacciano lui.Ma lasciamo correre, e lasciamo correre anche la connessione tra nazionalismo basco e traffico di droga, che lo stesso governo spagnolo dovette smentire. Veniamo agli scontri di Roma. E' proprio sicuro, Saviano, che i dimostrati fossero cinquanta o cento? Per di più vigliacchi, piagnucolosi, descrivibili come "autonomi" o "black bloc" intenti a imporre la loro violenza - che a suo dire li diverte - alla folla passiva e terrorizzata del corteo? Oltre a parlare in tv, dovrebbe ogni tanto guardarne le immagini. In questo caso avrebbe notato una folla ben più numerosa, e una manifestazione tutt'altro che pronta a sbandarsi in preda alla paura. Così come avrebbe rilevato, nei giorni precedenti, episodi del tutto analoghi a Parigi, ad Atene, a Londra e un po' in tutta Europa. "Autonomi" e "black bloc" anche laggiù?Ciò porterà, dice Saviano, a una limitazione degli spazi di libertà. Non considera che la libertà era già stata circoscritta, con cordoni tesi a proteggere i palazzi del potere da chi quel potere contesta. I dimostranti avevano annunciato che non si sarebbero lasciati imporre alcuna "zona rossa". Così è stato, nel preciso momento in cui si veniva a sapere che un governo discreditato aveva ottenuto la fiducia per pochi voti, grazie a espedienti inconfessabili. Una presa in giro per giovani che non scorgono alcun futuro, e vivono sulla loro pelle le conseguenze umilianti di pseudo-riforme modellate sulle esigenze dei privilegiati.La reazione è stata di rabbia. Come poteva non esserlo? Solo chi vive fuori dal mondo potrebbe attribuirla all'azione di "cinquanta o cento" imbecilli innamorati della violenza.Saviano, è noto, deve muoversi sotto scorta. Prima di lanciarsi in ulteriori predicozzi farebbe meglio a chiedersi se non si stia amalgamando alla scorta stessa, facendone propria la visione del mondo. Al punto da denigrare chi già subisce umiliazioni quotidiane, e di dire a chi detiene il potere ciò che ama sentir dire. Con tanto di menzione dell'agenzia letteraria, a tutela del copyright.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-4370951381980103579?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/4370951381980103579/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=4370951381980103579' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/4370951381980103579'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/4370951381980103579'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2010/12/il-14-dicembre-travaglio-saviano-e.html' title='Il 14  Dicembre, Travaglio, Saviano, e avvoltoi vari'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-8404804598139823521</id><published>2010-12-11T10:49:00.002+01:00</published><updated>2010-12-11T10:52:28.269+01:00</updated><title type='text'>Mi fo prete</title><content type='html'>Perchè andare contro la propria, vera, natura?Molte volte mi è capitato di essere scambiato per un prete, per l'aria, l'abbigliamento, il modo di discorrere. Delle volte, persino all'Ortensia, mi hanno detto di non fare il prete. E allora basta, lo farò, almeno mi romperete le palle a ragion veduta. Tania( amica, ex barista dell'Ortensia) si è sposata con Willy in USA. A luglio vuole ripetere il rito per gli amici italiani in una oliveta del Chianti, e, saputo, che il sindaco può delegare consigliere comunale o persona che abbia i diritti politici e civili a sostituirlo, ha deciso che sarò io ad officiare. Così, dopo il Testimone ad Alberto, eccomi officiante matrimonio per Tania. Perchè precludersi una carriera a questo punto? Voglio esser ordinato diacono per celebrare anche i matrimoni religiosi, e poi, su , su, non poniamo limiti alla provvidenza. Del resto Benedetto x vi è vecchio assai....Stefano I fu Papa, tedesco, più di mille anni fa...Che ne dite?&lt;br /&gt;Pax Vobiscum&lt;br /&gt;Stefano II&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-8404804598139823521?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/8404804598139823521/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=8404804598139823521' title='22 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8404804598139823521'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8404804598139823521'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2010/12/mi-fo-prete.html' title='Mi fo prete'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>22</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-9017476433677873346</id><published>2010-10-18T15:34:00.001+02:00</published><updated>2010-10-18T15:37:19.805+02:00</updated><title type='text'>Una Storia Argentina</title><content type='html'>Argentinazo : Facón Grande a Francoforte&lt;br /&gt;di Osvaldo Bayer&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[Una volta tanto mi ritrovo a proporre per la rubrica Argentinazo un articolo animato da uno spirito idealista, alla maniera della pubblicistica anarchica di un tempo. Pubblicato pochi giorni fa sul quotidiano argentino &lt;a href="http://www.pagina12.com.ar/diario/principal/index.html"&gt;Pagina/12 &lt;/a&gt;e riadattato dal redattore di Carmilla, è una memoria dalla Fiera del libro di Francoforte firmata dallo scrittore &lt;a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Osvaldo_Bayer"&gt;Osvaldo Bayer&lt;/a&gt;] Alberto Prunetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cammino per questa fiera del libro definita con orgoglio “la più grande al mondo”. Un merito, senza dubbio.&lt;br /&gt;Libri, libri, libri. Dico a me stesso: ecco cosa trovo nel paese che forse è stato il più grande esportatore di armi del pianeta.&lt;br /&gt;Un tempo il mauser e la croce di ferro erano i simboli della virilità nobile. E ora i libri, con personaggi e fantasie che spuntano dalle copertine e ci invitano ad aprirli.&lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Librai che parlano ad alta voce, bibliotecari che catalogano lettera dopo lettera. Scrittori che sorridono in paradiso, personaggi di fantasia che spuntano da ogni angolo in questo aeroporto delle illusioni.&lt;br /&gt;Illusioni. D'un tratto mi danno dei colpi sulla spalla. È l'editore tedesco Dieter Schmidt. Senza proferire una sola parola, mi mette un libro in mano con un gesto quasi religioso. Guardo la copertina: il gaucho Facón Grande. Il patagonico.&lt;br /&gt;Non ci posso credere. Facón Grande alla Fiera del libro di Francoforte. La storia ha fatto giustizia. Il gaucho fucilato dall'esercito argentino per aver chiesto un po' di dignità per i lavoratori patagonici in quel tetro 1921 del presidente Hipólito Yrigoyen.&lt;br /&gt;L'editore Dieter Schmidt mi consegna l'edizione tedesca della Patagonia rebelde. La accarezzo. Otto anni di esilio: ecco quanto mi è costato pubblicarla nel mio paese, l'Argentina. E adesso l'hanno pubblicata nel paese in cui ho trascorso il mio esilio. Il destino. I paradossi umani. Sono felice soprattutto per Wilckens. Kurt Gustav Wilckens, l'anarchico tedesco che rese giustizia a tanti contadini fucilati. Quella mattina di gennaio del 1923, quando era in attesa nella calle Fitz Roy, di fronte alla caserma del 1° corpo di Fanteria, nel quartiere portegno di Palermo. Quando l'orgoglioso Tenente Colonnello Varela uscì dalla propria abitazione con gli stivali lucidi. Faccia a faccia. E gli lanciò contro il messaggio del vendicatore. L'esplosione dell'ira del popolo. La bomba libertaria. L'esplosione svegliò Buenos Aires. Per Wilckens, gli anarchici dei quartieri operai quel giorno cantarono “Figli del popolo”. Il tedesco non andava di fretta. Al fucilatore in uniforme, lo centrò con sei pallottole. Quei proiettili con cui aveva fucilato centinaia di peones patagonici adesso tornavano indietro e saldavano il conto al fucilatore. Niente rimane impunito.&lt;br /&gt;Wilckens fu assassinato in carcere da un mercenario. Ricordo quando ormai più di trent'anni fa arrivai fino alla città tedesca di Bad Bramstedt, il posto in cui era nato Wilckens e dove trovai la sua casa paterna. Mi accolse un suo nipote, che mi salutò come se mi avesse aspettato tutta la vita. Aveva sempre fatto ricerche sul destino di Kurt Gustav Wilckens e ora arrivava uno sconosciuto da un paese tanto lontano come l'Argentina per portargli notizie di suo zio. Gli dissi che Kurt Gustav era morto assassinato in un carcere e gli raccontai della sua missione di vendicatore di 1500 operai patagonici fucilati senza processo dall'esercito argentino. Ricordo la sua emozione. All'inizio pensava che fossi venuto a raccontargli fantasie argentine ma dopo, di fronte ai dati che continuavo a mettergli di fronte, si rese conto che quella era la verità. Aprì per me i cassetti di un vecchio scrittoio. C'erano le foto di famiglia dell'infanzia e dell'adolescenza del vendicatore, carte e lettere.&lt;br /&gt;Nella Fiera del libro di Francoforte cammino tra lunghi corridoi tra migliaia di libri esposti. Prometto a me stesso di andare a portare una copia della Patagonia rebelde di questa edizione tedesca alla biblioteca della città natale di Wilckens. Chissà che in futuro qualche sindacato di questa città chiami la propria sede col nome di Kurt Gustav Wilckens, che offrì la sua vita per vendicare tanti lavoratori.&lt;br /&gt;Penso anche a quei due scioperanti patagonici insorti, “il tedesco” Otto, di cui non ho mai scoperto il nome, e Pablo Schulz, lui stesso di origine tedesca. Il “tedesco” Otto – così lo chiamavano i suoi compagni – prima di morire urlò contro il capitano fucilatore Viñas Ibarra: “Non si ammazza così un uomo. Neanche nella Guerra in Europa ammazzavano i prigionieri disarmati”. E prima di morire disse a Walter Knoll, un altro tedesco: “Salutami la vecchia patria”.&lt;br /&gt;Penso a loro, alle loro vite raccontate in lingua tedesca, in questa edizione. Forse qualcuno scoprirà le loro storie e troverà il coraggio di visitare la Patagonia e mettere un fiore nelle fosse comuni, ormai identificate.&lt;br /&gt;Se ne andarono a morire lontano, ingiustamente. Per avere chiesto solo un poco più di dignità.&lt;br /&gt;Ho anche avuto la soddisfazione che il film &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=2FAEcs7BCZw"&gt;Awka Liwen &lt;/a&gt;(Alba ribelle), sul genocidio commesso da Roca contro i nostri popoli originari, fosse proiettato nel corso della Fiera del libro di Francoforte. Vedere nello schermo il volto dei figli della terra. Narrare la tragedia dei genocidi commessi nelle pampas dagli ufficiali argentini Rauch, Rosas e Roca. La deportazione di questi popoli dalle loro terre ancestrali e la loro ostinazione a vivere nonostante tutto, con la loro musica quasi silenziosa, con gli echi dei loro orizzonti lontani, col lavoro delle loro mani e la tristezza per un passato mai dimenticato. Prima gli spagnoli con la loro cupidigia. Poi gli argentini con le loro uniformi. Alla fine del film c'è stato un applauso serrato, seguito da un profondo silenzio. Emozione. E un senso di colpa europeo. Per i propri antenati colonialisti.&lt;br /&gt;Il pubblico europeo ha preso coscienza. Le domande si succedono. “Com'è potuto succedere?” Sì, la cupidigia. La Sociedad Rural Argentina finanziò una parte della spedizione di Julio Asesino Roca, pardon, Julio Argentino. Furono poi assegnati 2500000 ettari di terra indigena al presidente di quei giorni della Sociedad Rural, Martínez de Hoz. Come? Sì, li scrivo in lettere: due milioni e cinquecentomila ettari. Martínez de Hoz, il bisnonno. Nome conosciuto, no? ( Martínez de Hoz, nipote dell'omonimo presidente della Rural, era il ministro dell'economia del dittatore Videla, ndt).&lt;br /&gt;Claro, ci sono stati anche europei che hanno fatto cose buone nel nostro paese. Mi è piaciuto molto l'omaggio reso durante la Fiera all'editore Peuser. Ricordate la Guida Peuser? E la casa editrice Peuser? Forse la casa editrice argentina più famosa del secolo scorso. Peuser era un tedesco che emigrò in Argentina, un innovatore della tecnica editoriale che importava le macchine tipografiche più moderne. Pubblicò la letteratura gauchesca e la sua edizione del Fausto di Estanislao del Campo ha battuto tutti i record di vendita. Arrivato in Argentina a 14 anni, figlio di un umile calzolaio, divenne uno dei più grandi editori del paese e in aggiunta, animato da istanze sociali, fondò nella sua azienda il primo fondo per l'assistenza medica per i suoi operai e impiegati. Un omaggio meritato. La sua bisnipote, presente all'atto, ha versato lacrime di riconoscenza. Un fabbricante di libri, non di armi, Don Peuser.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[La &lt;a href="http://www.libreriauniversitaria.it/patagonia-rebelde-storia-gauchos-bandoleros/libro/9788889490709"&gt;Patagonia rebelde&lt;/a&gt;, libro un tempo bruciato nelle piazze e oggi adottato nelle scuole della Patagonia, è stato pubblicato anche in italiano da Elèuthera] A.P.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-9017476433677873346?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/9017476433677873346/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=9017476433677873346' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/9017476433677873346'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/9017476433677873346'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2010/10/una-storia-argentina.html' title='Una Storia Argentina'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-4012315390292969777</id><published>2010-08-26T11:02:00.002+02:00</published><updated>2010-08-26T11:19:14.147+02:00</updated><title type='text'>Daniele Boccardi, il poeta doloroso che si è negato il grande salto</title><content type='html'>Una sorpresa molto gradita ci ha colti domenica 22 agosto. Due pagine di Repubblica per Daniele Boccardi, per la rubrica settimanale sugli scrittori dimenticati, scomparsi. L'articolo dello scrittore fiorentino Filippo Bologna contiene alcune imprecisioni ( la più grave è quella che fa nascere Daniele a Massa, invece che Grosseto , città sempre importante nella sua breve vita ) e anche omissioni, come quella di parlare della grave questione della tesi, e poi tacere il nome, ampiamente noto, pubblicato anche in "Vite Minime", di Marcello Pera, "testa pensante" di forzaitalia ed ex presidente del senato ( nonchè relatore ad un anno dalla scomparsa di Daniele alla commemorazione che si tenne alla sala consiliare di Massa ....). Però poi il pezzo ha molti meriti, e , proprio per questo, credo che non piacerà a molti nostri concittadini, che della piccola Siena, le mura ed il silenzio hanno fatto ragione di vita.&lt;br /&gt;Infine, di passaggio, vorrei sottolineare che a quasi due anni dal deposito di una petizione firmata da 97 cittadini, nessuna risposta è venuta dal comune sulla proposta di intitolare una strada a Daniele Boccardi e Sebastiano Leone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Daniele Boccardi il poeta doloroso che si è negato il grande salto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Repubblica — 22 agosto 2010   pagina 1   sezione: FIRENZE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DICI Massa Marittima e già qualcosa non torna. Perché a Massa Marittima, il mare non c' è. Terrestre e marina, piantata in terra ma affacciata sul mare, Massa è una piccola Siena che ha imparato a nuotare ma non ha avuto il coraggio di tuffarsi. Né di ritrarsi, come quei tuffatori saliti troppo in alto che poi si bloccano per la paura e rimangono lì, come statuette di presepe. Nascere in una città che non se l' è sentita di affrontare il mare aperto ma non ha smesso di sognarlo, sono cose che influiscono sui caratteri, soprattutto su quelli dei poeti e dei filosofi. I filosofi sono quelli che vorrebbero buttarsi ma hanno paura delle onde, e allora rimangono tutti vestiti sulla spiaggia, a guardare l' orizzonte mentre gli altri fanno il bagno. I poeti invece sono quelli che vanno sott' acqua, che trattengono il fiato, e il pensiero, più a lungo di tutti, per pescare le perlee poi regalarlea noi. Daniele Boccardi era un poeta, era un filosofo, era di Massa Marittima. Era perché non è. Non più. Un giorno ha deciso che ne aveva abbastanza. A volte per i poeti e i filosofi è più facile morire perché è più difficile vivere. Il guaio è che della propria morte possono parlare solo gli altri, la morte rende impossibile ogni obiettività, si è santi o dannati, non c' è scampo. sta bene, c' è tutto. E non c' è niente. Te ne accorgi poco a poco. Quando al mattino sfogli il giornalee trovi scritto che tutto va bene, quando la sera tiri giù la saracinesca della bottega e d' un tratto senti una fitta alla schiena e ti chiedi quante volte hai fatto quel gesto, quando ti specchi nelle vetrine del corso e vedi un signore che ti guarda, quando ti stringi nel cappotto mentre attraversi il corso deserto spazzato dal vento. Quando la gravità della vita ti ha risucchiato per sempre nel suo lentissimo gorgo e ti sorprendi a maledire i sogni, e gli anni, invecchiati ai tavolini dei bar, morti di freddo sul sagrato del duomo. Troppo tardi, te ne accorgi troppo tardi. Troppo presto, Daniele Boccardi se n' è accorto troppo presto. Ma che farà quel figliolo tutti i giorni chiuso in camera sua a pestare sui tasti della macchina da scrivere? Si allena Daniele: la scrittura è l' atletica dell' anima, è l' asta del pensiero per scavalcare il fosso e lanciarsi di là dal muro. Daniele l' ha capito, e si allena tutti i giorni per il grande salto. Poi arriva la paura di non farcela, la rassegnazione, il ritiro. Quelle mura che ci hanno lasciato i nostri avi e cingono le nostre rassicuranti cittadine toscane, oramai, non servono più. I nemici più insidiosi non sono alle porte, ma in cantina. E c' è aria di cantina negli scritti di Daniele, lui è il primo a respirarla: "Tutto ciò che scrivo ha odore di chiuso, di aria viziata", appunta tra le carte. Bisognava aprire, far prendere aria, ma le finestre erano pesanti, nemmeno fossero inchiodate. Un ragazzo tranquillo Daniele, studi liceali, poi l' unipoi viventi o non viventi ( morenti mai), giusto per non dire vivi o morti, sembra la voce di uno stato di famiglia richiesto dall' anagrafe letterariao una placca dorata da affiggere sul portone per scacciarei fantasmi. Forse perché dei morti abbiamo sempre paura, che tornino a trovarci e ci dicano quel che pensano davvero, di noi. Daniele Boccardi era cresciuto in provincia. Altro che la provincia "aperta ai venti e ai forestieri" vagheggiata da quel anarco-sentimentale di Bianciardi. Tutt' altra provincia, turrita e fortificata, chiusa in sé, trincerata nei riti e nelle abitudini: il bar, la chiesa col campanile, le botteghe, lo struscio serale, sembra quasi un plastico, un mondo in miniatura. Perché andarsene, ti sussurra, qui si versità, filosofiaa Pisa. Da una provincia all' altra, Pisa non sarà Parigi, d' accordo, ma dalla Maremma amara ai lungarni dorati è già qualcosa. Poi saltano fuori problemi con la tesi, una divergenza col relatore che s' impunta sul titolo: Per una filosofia della scienza sperimentale, c' è quel per che non va bene. O così, o niente. Allora niente. Daniele non cede, la tesi resta nel cassetto. Alla fine minaccia di cambiare ateneo, la controversia si sblocca, e la tesi ottiene finalmente il placet del barone. Segue laurea, e omerico ritorno a Massa, è tempo di cercar lavoro. Ma il lavoro nel frattempo si è estinto, non esiste più, si trovano lavoretti interinali, necroforo per qualche mese, pulizie nei bagni pubblici, ripetizioni di italiano agli stranieri nei campeggi, cose così. Daniele si adegua, come ci insegnano i genitori il lavoro non è mai umiliante, umiliante semmai è non averlo. Bussare alle porte che non si aprono, le giornate passano e nemmeno te ne accorgi. Daniele si chiude sempre più, l' ultima estate nessuna vacanza, nessuna mèta da raggiungere. Rimane al guado, nella palude del tempo che non passa, quella dove non si affonda né si sta a galla, quella che nessuna bonifica del Granduca Leopoldo potrà mai prosciugare. Poi decide di attraversarla da solo, la palude. E raggiungere l' altra sponda. Lascia dietro di sé una scia di fogli. Sono tanti e sparsi. Quello che si inceppa sulla lingua in pubblico, esce dal rullo della macchina da scrivere in privato. A volte va così. La scrittura diventa un avvocato e un confessore cui affidare le nostre volontà, i nostri segreti: saprà custodirli senza tradirci? Vite minime, scritti diseducativi, si intitola così la miscellanea di scritti uscita postuma, nel 2003, per i tipi di Stampa Alternativa. Si tratta per lo più di racconti brevi, ma anche aforismi, poesie, frammenti, alcune fiabe. I materiali sono eterogenei e non datati (forse non era possibile farlo), difficile discernere, a volte si intuisce una maturità diversa da scritto a scritto. La curatela del libro manca un po' di lucidità: due prefazioni, una postfazione, come se ognuno avesse sentito il bisogno di aggiungere qualcosa, di raccontare il suo Daniele. Ma la ferita è ancora aperta, è più che comprensibile, quelle sono ferite che non si chiudono. Alla fine quel che conta è il libro, e non quello che sta intorno. Vite minimeè un libro doloroso, improvviso, sorprendente. Come lo è la scrittura di Daniele Boccardi, che riesce a uscire dalle situazioni difficili con l' intelligenza combinatoria di uno scacchista. Dio si divertea giocare con gli uomini sulla grande scacchiera della vita. Ma, a volte, ecco l' illuminazione, l' intuizione vincente, una sola mossa, e una posizione disperata si rovescia in scacco matto. Bianco e nero, Boccardi riesce a capovolgere il sadico gioco dell' esistenza mostrandone il negativo, basta girare la scacchierae mettersi nei panni dell' avversario. " 50 Kili Tanto poco/mi desidera/ il centro della terra", eccola qua la combinazione inaspettata, tre righe e la gravità si tramuta all' improvviso in desiderio di essere amati. Che poi in fondo è il grande motore della scrittura di Daniele, di tutti: disperata, irritante, commovente, bastarda ricerca di amore. Che si può cercare ovunque: tra i seni caldi di un' appassita professoressa di provincia, nelle timidezza di un venditore porta a porta, nel faccia a faccia tra una "nave-scuola" e le madri preoccupate dei suoi "allievi", persino andandoa rimestare nella merda si possono trovare tracce di amore, come nel racconto La ricerca, dove l' escatologia si azzoppa di una lettera e si fa scatologia. Cercare l' amore è la nostra missione, trovarlo la nostra speranza. Crescere in una piccola comunità con la certezza di essere uguali e la consapevolezza di essere diversi, magari più sensibili, superare la vergogna della propria intelligenza, coltivare la tiepida illusione di essere riconosciuti, persino rispettati. Carezzati mai, la provincia è una madre ingrata che preferirebbe abortire piuttosto che essere tenera con uno dei suoi figli. Questo è vivere una vita minima. Ma una vita minima non è per forza una vita agra. Pare forzato l' accostamento in quarta di copertina con Bianciardi, conterranei non vuol dire fratelli, come forzato sarebbe il parallelo con Michelstaedter, morire giovani e filosofi non basta per esser compagni. Daniele Boccardi non ha compagni, si allenava in solitaria, per migliorarsi, per spostare sempre più in alto l' asticella del dubbio, per farsi trovare pronto al momento del grande salto. Quello che ancora, non ci è dato fare.&lt;br /&gt;- FILIPPO BOLOGNA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-4012315390292969777?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/4012315390292969777/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=4012315390292969777' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/4012315390292969777'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/4012315390292969777'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2010/08/daniele-boccardi-il-poeta-doloroso-che.html' title='Daniele Boccardi, il poeta doloroso che si è negato il grande salto'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-5303383193258865005</id><published>2010-07-01T20:46:00.001+02:00</published><updated>2010-07-01T20:49:31.844+02:00</updated><title type='text'>Un abbraccio a tutti/e gli ortensisti</title><content type='html'>Carssimi ortensisti/e, lavoratori e frequentatori ,mi vengono in mente tanti volti, tante situazioni, vissute in questi ultimi quattro anni, adesso che è giunto il momento di cambiare orizzonte. Qui per me non è più possibile rimanere, spero di darvi appuntamento il prossimo anno a "el Pantaneto " a Malaga. Vi ringrazio di cuore per le battaglie che mi avete aiutato a combattere contro ordinanze della questura e maldicenze di ignoranti  e fascisti. Vi ringrazio perchè mi avete arricchito ( non in dinero, sfigati sempre al verde !) di storie, sorrisi, passioni, ribellioni, vita, tanta, vera. Il che, in questa italietta sempre più meschina, mafiosa, bigotta e razzista, specchio di una dittatura light molto popolare anche a Siena, è davvero tanto. Vi lascio in buone mani, cercate di essere solidali con Vittorio e Claudio, meritano tutto il vostro aiuto visto che si adoperano a far R/esistere l'Ortensia. Non riuscirò a sdebitarmi facilmente con chi mi ha ospitato, sfamato e sostenuto in tutti questi anni da fotografo e poi barista. Due nomi per tutti; Sandro e Patrizia.Vi abbraccio forte tutti/e, mi mancherete tanto, ma vi porto tutti con me. Nostra patria è il mondo intero, nostra legge la libertà, ed un pensiero ribelle in cuor ci sta....Se la rivoluzione è un fiore che non muore, viva l'Ortensia!&lt;br /&gt;Stefano&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-5303383193258865005?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/5303383193258865005/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=5303383193258865005' title='23 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/5303383193258865005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/5303383193258865005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2010/07/un-abbraccio-tuttie-gli-ortensisti.html' title='Un abbraccio a tutti/e gli ortensisti'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>23</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-2612100946112767445</id><published>2010-05-20T17:10:00.002+02:00</published><updated>2010-05-20T17:45:40.882+02:00</updated><title type='text'>L'orda dei dilettanti</title><content type='html'>C'era una volta una casa editrice prestigiosa e coraggiosa. Ora non c'è più, ne è rimasto in giro il marchio, acquisito da un cavaliere che si è comprato varie cosette, tra cui il posto a vita di presidente del consiglio. Comunque gli affari sono affari, e la casa editrice, quando non è impegnata a pubblicare peana al suo conducator, edita libri coraggiosi e impegnati, di scottante attualità. Perciò non potevo mancare ieri pomeriggio a Siena alla corte dei miracoli, alla presentazione de " L'Orda Nera" un libro-si fa per dire- sulla destra radicale, di tale Giovanni Fasanella e - si vede da solo non ce la faceva- Antonella Grippo. Il Fasanella era presente, la Grippo no. In compenso dialogava (di complotti) con l'autore il noto giudice Rosario Priore. Pubblico assonnato delle grandi occasioni, una dozzina forse. Peccato non aver registrato la serata! Tale mole di banalità, superficialità, strafalcioni, nemmeno in uno spettacolo comico surreale. Dilettanti allo sbaraglio, copia e incolla da internet probabilmente, chiacchere da bar esposte con sussiego. Credo che qualunque studente di lettere , anche i beoni del bar Ortensia, avrebbero potuto far di meglio con una piccola tesina. Ora, visto che l'autore ha tenuto più volte a dichiarare di essere di sinistra moderata ( ma anche di uscire con piacere a cena con uno dei capi di casapound romana conosciuto su facebook.....) si comincia a capire come mai in questo disgraziato paese una dittatura light riscuota così tanto successo, e come la sinistra ,moderata o no, non esista letteralmente più. Mal di stomaco forte, desiderio impellente di emigrare almeno fino al 2030.&lt;br /&gt;Tristezza, infinita tristezza.....&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-2612100946112767445?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/2612100946112767445/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=2612100946112767445' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/2612100946112767445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/2612100946112767445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2010/05/lorda-dei-dilettanti.html' title='L&apos;orda dei dilettanti'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-4241819649128586843</id><published>2010-04-30T18:45:00.002+02:00</published><updated>2010-04-30T19:00:13.129+02:00</updated><title type='text'>25 aprile, Ortensia ciao, ciao, ciao....</title><content type='html'>Sono tornati. Ci hanno chiuso di nuovo, questa volta per una settimana, ventilando la possibilità che la prossima volta sia per sempre. Autorizzati in questo dal regio decreto 18 giugno 1931, sì, di quando governava l'altro cavaliere, che conferisce al Questore il potere di chiudere i locali che turbano l'ordine pubblico, malfrequentati, pericolosi, insomma. Triste, tristissimo il paese che ha paura di un piccolo bar, con una lunga storia ed una grande anima, frequentato da tanti giovani, storie, sorrisi, problemi, solidarietà.&lt;br /&gt;Ma questa oggi è l'Italia di Adro, Cittadella, della Lega, dei Fasci vecchi e nuovi, del cavaliere e dei suoi tirapiedi, delle mafie grandi e piccole,dei centri di permanenza, delle guerre tra poveri, dei tanti che si voltano dall'altra parte e fanno finta di non vedere.&lt;br /&gt;Però, il 25 aprile, in piazza a Siena, i ragazzi del comitato antifascista hanno portato con rabbia un  grande striscione con scritto " colpire i veri delinquenti, chiudere casa pound ,riaprire l'Ortensia "&lt;br /&gt;Grazie ragazzi, ora e sempre resistenza!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-4241819649128586843?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/4241819649128586843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=4241819649128586843' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/4241819649128586843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/4241819649128586843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2010/04/25-aprile-ortensia-ciao-ciao-ciao.html' title='25 aprile, Ortensia ciao, ciao, ciao....'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-4525153581142782784</id><published>2010-03-27T10:35:00.002+01:00</published><updated>2010-03-27T10:38:50.517+01:00</updated><title type='text'>Eros Penni</title><content type='html'>Ricorrono in questi giorni 15 anni dalla morte di Eros. Una bellissima recensione di Alessandro Angeli, scrittore grossetano, lo ricorda sulla rivista Maremma Magazine di marzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eros Penni&lt;br /&gt;Il vecchio e altri racconti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima volta che ho sentito parlare di Eros Penni era il 2003, erano gli anni ruggenti del Fondo quelli, quando l’associazione di Massa Marittima portava ancora il nome di Daniele Boccardi. In quell’anno erano già usciti i capolavori Vite Minime di Daniele Boccardi e Potassa di Alberto Prunetti, che il Fondo aveva editato in collaborazione con Stampa Alternativa, portando l’editore viterbese a dedicare all’iniziativa una vera e propria collana, che ancora esiste, intitolata “I Libri del Fondo”, appunto. L’amicizia con Stefano Pacini, Michele Cocola e Dario Radi, mi spinse ad occuparmi come meglio potevo, col mio solito appassionato dilettantismo, degli autori che gravitavano intorno al progetto massetano. Oltre a Boccardi e a Prunetti quindi, lessi i lavori di Luciana Bellini, Lio Banchi, Antonello Ricci, mentre di Penni ancora non avevo avuto il piacere di leggere nulla. Che poi in fondo similmente al recentemente scomparso J.D. Salinger, le opere edite di Penni non erano poi molte, due nella fattispecie: un libro di poesie intitolato Le altre facce dell’ozio, stampato a Massa Marittima nel 2001 e Il Vecchio, un libro di racconti inserito il dicembre dello stesso anno di Boccardi e Prunetti nella collana I Libri del Fondo. Per scrivere di Penni avrei potuto chiamare l’amico Stefano, che era anche suo amico e che ha fissato molto bene alcune immagini di questo loro sentimento nella prefazione al libro. Ma ormai mi sono abituato a procedere così, andando a fiuto in mezzo alle pagine, perché il merito dei libri è anche quello di dare ai maestri la possibilità di parlarci ancora, anche a chi non li abbia conosciuti in vita, come è capitato a me con Penni. Perché leggendo le sue pagine non vi è alcuna possibilità di smentita ad affermare che Eros Penni era ed è un maestro. Come si legge dalle laconiche note biografiche, riportate testualmente, anche nella calligrafia, dalla penna dell’autore (con l’utilizzo di uno scanner, per svelare l’arcano) Eros Penni era nato nel 1946 a Massa Marittima e lì aveva abitato, per vivere aveva fatto i più umili lavori, fino a che a causa dei gravi problemi di salute di cui soffriva, lo stato gli aveva concesso una piccola pensione, in più era un autodidatta. Sembrerebbe un po’ riduttivo questo per capire un autore, soprattutto sembrerà riduttivo a tutti colori non abbiano avuto il privilegio di leggere le pagine de Il Vecchio, perché entrando nelle storie del libro il concetto di vita personale perde di significato per aprirsi ad uno più grande: quello di tutte le vite possibili racchiuse nella semplice espressione di esperienza umana. I personaggi di Penni come quelli di una altro scrittore italiano sicuramente più famoso di lui, sono tutti e nessuno, simili ad elementi simbolici essi hanno una funzione rivelatrice che dà ai racconti un’enorme forza evocativa, in grado di comunicare sentitamente e dolorosamente le numerose stratificazioni dell’essere. La bravura dell’autore sta proprio nel saper spogliare al momento giusto i suoi personaggi degli elementi simbolici che li pervadono, in modo che smettano di essere ideogrammi per diventare uomini in carne ed ossa. Così vicini che al lettore da un momento all’altro sembrerà di prendere parte fisicamente al racconto, che l’oste gli domandi cosa vuole bere o che il mangiarospi si metta improvvisamente a fissarlo con attenzione o ancora, che leggendo il superbo Camionista, egli si senta veramente un passeggero di quest’uomo burbero e solitario, che preferisce parlare con l’amico morto piuttosto che rivolgere parola ai vivi. Leggiamo alcuni passi del racconto: &lt;br /&gt;“quella dannata notte non la scorderò mai. Avevi appena preso il mio posto al volante ed io stavo leggendo una cartina stradale quando d’improvviso una luce ci abbagliò e senza poterci far niente precipitammo giù per la scarpata. Io non so come me la cavai e dopo qualche giorno di ospedale ero di nuovo con il sedere incollato sulla poltrona di un altro camion. Ma tu? Sì tu?” Disse battendo le mani con rabbia sul cruscotto e lanciando un respiro pesante: “Maledizione! Perché non hai avuto fortuna? Perché? A pensarci bene è così strana la vita. Quello che ci capita non lo sappiamo mai fino al momento in cui avviene e questo francamente non mi piace affatto. Vorrei proprio capire che senso ha. […]   &lt;br /&gt;Nella fase finale del testo l’umanità del camionista si spalanca, egli rivelando l’aneddoto, caratteristica comune a quasi tutti i racconti della raccolta, riprende la sua funzione di messaggero, di uomo – verità, che poco prima aveva vacillato, al ricordo dell’amico morto. Nell’Uomo che non parlava mai, veramente prodigioso per struttura e poeticità, è proprio il personaggio che l’autore relega nella penombra dell’osteria, avvolto da i suoi pensieri torbidi a fornire la chiave di volta della novella. L’eroe di Eros Penni è l’ultimo, il più segnato, quello cioè che considera la vita un’esperienza troppo grande per limitarsi a viverla, senza sentirsi fregato. Così l’uomo che non parlava mai, dopo aver illuminato la mente di sua figlia si congeda dal lettore:&lt;br /&gt;“Mah chissà!” rispose l’uomo accarezzandogli il volto e subito dopo aggiunse: Io devo andare giù nel buco, cerca di non fare molto tardi, altrimenti la mamma sarà in pensiero”. Poi si alzò, con un cenno del volto salutò i due e l’oste, uscì fuori e battendo i denti per il freddo si incamminò verso la miniera.  &lt;br /&gt;Il rapporto binario tra concetto e fenomenologia ricorre in tutte le novelle di Penni, la saggezza e l’esperienza dolorosa, si condensano insieme nell’uomo – verità, e l’aneddoto giunge puntuale, con la sua funzione catartica, ad allargare lo spettro del racconto, dalla soggettività del personaggio ad orizzonti universali. Nella novella L’osso è proprio l’autore tramite un suo personaggio a spiegare l’inscindibilità di questo legame. Inscindibilità che perdura fino a quando la ragione dei sensi non giunge a provocarne l’estinzione. Leggiamo:&lt;br /&gt;“Ebbene io vorrei sapere prima di tutto chi di voi due è il Concetto chi il Fenomeno e poi che cosa veramente siete.&lt;br /&gt;“Io a sinistra sono il Fenomeno lui a destra il Concetto. Riguardo a quello che siamo è un po’ difficile spiegarsi. Comunque io Fenomeno essendo indispensabilmente legato al Concetto riesco solo a parlare. Mentre lui parlando avrà il compito di essere la spiegazione di quello che io dico proprio perché legato a me”.&lt;br /&gt;“Se uno parla è non sa quello che dice e l’altro sa, ma non può parlare, come farò io a capire che cosa è l’uno e che cosa è l’altro? Forse l’unica soluzione sarà quella di separarli” pensò la Sensazione.&lt;br /&gt;E subito dopo questa considerazione, con un balzo felino piombò addosso ai due dividendoli. Ma con stupore notò che non appena separati essi scomparvero”. &lt;br /&gt;Un altro grande talento di Penni è quello di saper descrivere alla perfezione l’oscuro e a volte malvagio disegno che muove i meccanismi della natura, nei suoi più intimi recessi. Sono descrizioni debordanti e lucidissime di una poeticità tagliente e cristallina, capaci di cogliere l’intima essenza della terra che Penni ha abitato e che abitiamo. Un’abilità così fortemente caratterizzante che mi ha fatto pensare ad uno straordinario scrittore americano, praticamente sconosciuto da noi: Breece D’J Pancake. Anche lui dopo una breve esistenza tormentata se n’era andato lasciando un solo libro, un documento di inestimabile valore, posteriormente acclamato dalla critica e dai colleghi scrittori, una raccolta di racconti dal titolo Trilobiti. In Trilobiti si respira in modo palpabile l’America selvaggia e a volte crudele, dei piccoli centri urbani sopraffatti dalla polvere delle sterminate praterie americane, impermeabili al tempo e imperiture, sotto l’ombra minacciosa degli Appalachi. Confrontiamo questi due diversi estratti, da una parte il racconto Cacciatori di volpi, di Pancake dall’altra Il cieco di Eros Penni:&lt;br /&gt;Soffiava un vento debole che faceva rabbrividire e le foglie di sicomoro frusciavano sul marciapiede, per essere bloccate sul ciglio dalla gramigna d’un verde violento.&lt;br /&gt;L’opossum se ne stava tranquillo sul bordo della strada. Non aveva trovato carcasse di animali d’allevamento in cui costruire una tana per l’inverno ; nemmeno una bella buca vuota. Portò i suoi piccoli dall’altra parte della strada, tra le foglie dove se ne stava la carcassa coriacea di un altro opossum. Non si fermò per fiutare o per altre smancerie.&lt;br /&gt;Un rumore metallico. Si fermò. Fuoco. Si appiattì al suolo nel più nero terrore, con i piccoli aggrappati più stretti al pelo. Passi pesanti, sordi e irregolari le fecero ribollire il sangue. Con il giorno e il pericolo che avanzavano, la paura le avvampava dentro mentre arretrava con cautela verso cespugli più fitti. Dal suo nascondiglio vide un nemico gigante che avanzava sull’asfalto e un bagliore rosso rimbalzare brillante in ciò che restava della sua notte.&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;In un’insenatura, sulla larga spiaggia di rena fine, molliccia, cosparsa di conchiglie e fetide carcasse di crostacei, lungo la striscia ondulata di tritume fradicio e nero lasciato dalla marea, alcune meduse approdate da poco, con la loro massa gelatinosa, perlacea, venate sui bordi di righe viola, come vecchi lampadari di vetro soffiato, palpitando e sbavando al contatto dell’aria, sembravano mostrare la fine del loro splendore. Più in fondo, una pecora morta, da giorni arenata nella risacca, con la pancia gonfia, le zampe rattrappite e la faccia scavata dalle pulci marine e dalle chele dei granchi, spinteggiata di tanto in tanto dalle onde, si muoveva lentamente, emettendo dei rumori simili a risucchi. Vomitava dalla bocca, dal naso, dagli orecchi, gli ultimi residui di interiora putrefatti dalla salsedine; mentre il sole, coperto in parte dalle nuvole, come un occhio, sembrava guardare di nascosto quella cruda scena.     &lt;br /&gt;Due brani, due racconti, due libri che condividono la stessa intima scorza, la stessa cruda sacralità, che riescono a scendere nella profondità della natura e in quella umana così bene da diventare dei fossili, Trilobiti appunto, per il beneficio dei posteri.&lt;br /&gt;Questo breve articolo altro non vuole essere che un invito alla lettura e alla rilettura di uno scrittore misconosciuto, Eros Penni, i cui manoscritti inediti sono conservati nella Biblioteca Comunale di Massa Marittima, e un attestato di stima alla sua opera naturalmente.    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandro Angeli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-4525153581142782784?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/4525153581142782784/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=4525153581142782784' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/4525153581142782784'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/4525153581142782784'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2010/03/eros-penni.html' title='Eros Penni'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-7062473143971471520</id><published>2010-02-13T11:51:00.000+01:00</published><updated>2010-02-13T11:54:48.407+01:00</updated><title type='text'>il lavoro culturale di Antonello Ricci</title><content type='html'>Perforando il suolo locale con lo “spillone”: il lavoro culturale di Antonello Ricci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Alberto Prunetti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luciano Bianciardi polemizzava ferocemente contro il provincialismo erudito degli studiosi locali, che lui chiamava in senso spregiativo “archeologi” e “medievalisti”. Li attaccò ferocemente nelle pagine iniziali de &lt;a href="http://www.libreriauniversitaria.it/lavoro-culturale-bianciardi-luciano-feltrinelli/libro/9788807814617"&gt;Il lavoro culturale &lt;/a&gt;e rispose al loro cicalio abbandonando il retroterra grossetano per seguire un nuovo progetto editoriale nella Milano del preteso “boom economico”. Rimase impantanato con un piede nella provincia e l'altro nel jet-set degli intellettuali mainstream, guadagnandosi gli odi degli uni e degli altri e conducendo male una vita agra, pieno di grappa cattiva e sensi di colpa.&lt;br /&gt;Gran parte delle sue accuse contro i “localisti” erano giustificate. E lo sono anche adesso, in un'epoca in cui “locale” vuol dire qualcosa di peggio dell'epoca di Bianciardi. &lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se ancora negli anni Sessanta il localismo poteva essere interpretato come un punto di vista atto a cogliere il paese reale, ai nostri giorni il rischio è che questo termine indichi una rappresentazione comunitaria e identitaria della realtà, falsamente ripiegata su se stessa. L'una e l'altra prospettiva soffrono di qualche aberrazione, ma l'astigmatismo miopico di chi vede sfocato e con colori poco vividi non è una ragione sufficiente per gettare a mare la prospettiva ravvicinata – macro, come si dice nel gergo fotografico - di chi scrive con l'occhio immerso nel locale. Sarebbe quindi un peccato consegnare gli studi locali ai leghisti mannari che si inventano lingue e tradizioni, o ai cialtroni che propagano deliri teosofici e misticismi strapaesani.&lt;br /&gt;Uno studioso che difende il valore del lavoro culturale nella provincia col rigore della vecchia talpa e l'ottimismo dell'umanista è il viterbese Antonello Ricci (nella foto). Formato nella scuola degli studi folklorici e della critica letteraria, mescola la semiotica decostruttiva con uno sguardo sulla provincia che è più quello dell'antropologo che quello dell'autodidatta. Un piede nella scuola superiore (il professore che tutti conoscono), uno nell'accademia (è dottorando presso l'università della Tuscia), Antonello Ricci è il tipo che scrive articoli sul computer degli amici - il suo è sempre rotto - e che si fa un'idea delle cose biascicando il sigaro dentro al cappotto in lunghe passeggiate notturne dentro alle mura di Viterbo. In una città che un tempo era dei "I vitelloni" (set magnifico del film di Fellini) e che adesso sente stringere sempre più serrato il morso della destra, il Ricci continua in direzione ostinata e contraria il suo attivismo intellettuale: scrive saggi sul fascismo viterbese, poi plot teatrali che lui stesso mette in scena assieme a un gruppo di attori autodidatti; di seguito il copione lo rovescia in versi, e intanto fruga negli archivi, intervista anziani, riscrive le loro memorie. E continua a camminare su quelle strade nere di Viterbo, una città provinciale, divenuta capoluogo solo per astuta convenienza negli anni del ventennio e che al duce e al fascio ha sempre restituito gratitudine. Una città comunque bellissima, che nelle passeggiate notturne a fianco del Ricci si apre come le pagine di un romanzo (Ricci è anche autore di una guida di Viterbo che appunto va letta come opera letteraria più che come pubblicazione tecnica).&lt;br /&gt;Riassumo allora alcuni passi della bibliografia di Antonello Ricci:&lt;br /&gt;_&lt;a href="http://www.libreriauniversitaria.it/1932-racconto-metricato-ricci-antonello/libro/9788888300603"&gt;1932, racconto metricato &lt;/a&gt;(David Ghaleb editore, 2009): i personaggi di un racconto in rima: Gemma, una contadina orgogliosa a cui i fascisti hanno ucciso un figlio; Valerio, un bambino che un giorno inciampa e rotola tra le gambe di un regista che sta girando a Viterbo un film fascista (“Vecchia Guardia” di Blasetti); Edoardo, un fabbro trentenne podista e antifascista, innamorato di una ragazzina chiamata Libertaria, che urla il nome di lei ogni mattina all'alba mentre si allena e che quando taglia per primo il traguardo saluta a pugno chiuso, facendo incazzare i gerarchi. E poi il nonno Olindo, vecchio e un po' sonato, cavallaro in pensione che racconta a Valerio di quando faceva il buttero in Maremma e di come sconfisse Buffalo Bill nella storica sfida tra cow-boys e butteri maremmani.&lt;br /&gt;_&lt;a href="http://www.libreriauniversitaria.it/sottoassedio-viterbo-1921-1922-piece/libro/9788888300658"&gt;Sottoassedio &lt;/a&gt;(David Ghaleb editore, 2009) è una pièce teatrale in tre atti dedicata al conflitto che oppose nel 1921-22 gli antifascisti viterbesi e gli squadristi neri, raccontata in maniera corale da una serie di personaggi: i cavatori, i poeti a braccio, i fascisti, gli arditi del popolo. Quasi una tragedia greca ambientata nello sfondo del peperino, la pietra vulcanica con cui è costruita Viterbo.&lt;br /&gt;_Mezz'al Duce e Mezz'al Fascio (Malavoglia, 2003), un saggio che intreccia antropologia culturale e storia orale per affrontare il tema del consenso al regime fascista e del mito mussoliniano nella memoria contadina dell'Alto Lazio. Un lavoro interessantissimo condotto attraverso l'uso della memoria orale nell'intervista con vecchi testimoni del ventennio, attraverso le scritte murali dell'epoca, la poesia estemporanea in ottava rima e le barzellette politiche.&lt;br /&gt;_Stoffa forte maremmana (Manziana, Vecchiarelli 2001) e &lt;a href="http://www.libreriauniversitaria.it/fare-righe-ottava-rima-maremma/libro/9788872267585"&gt;Fare le righe &lt;/a&gt;(Stampa Alternativa, 2003): in questi saggi il Ricci ha raccolto una serie di articoli sull'ottava rima in Maremma, una forma di poesia contadina estemporanea in endecasillabi che sta risorgendo (e qui si coglie la resistenza e la capacità di adattamento di certi fenomeni locali tutt'altro che effimeri) e che ormai in provincia di Grosseto vede ragazzetti alternarsi, sia nel pubblico che nei palchi in cui si fanno le rime, ai vecchi pensionati.&lt;br /&gt;_Una menzione speciale del lavoro del Ricci va alla curatela delle memorie pseudo-autobiografiche di semi-illetterati artigiani che hanno praticato mestieri ormai quasi scomparsi nella zona di frontiera tra grossetano e viterbese: dal vasaio al carbonaro fino a un campione dell'illegalismo maremmano, il tombarolo, ovvero il tipo che di notte andava su commissione alla ricerca di vasi etruschi nei tumuli dispersi nelle campagne, spesso tallonando gli scavi officiali in esplorazioni notturne sotterranee. Le memorie, attraverso la curatela di Antonello, raccontano la biografia di Pietro Bozzini, un tombarolo romantico, così bravo con lo “spillone” che la sovrintendenza ai beni archeologici negli anni Settanta si offrì di “comprarlo” e di farlo lavorare accanto ai professori e agli studenti, pur di non averlo come concorrente negli scavi. Questo libretto di memorie, nell'editing del Ricci, si intitola Seppellitemi con lo spillone. Autobiografia di un tombarolo gentile (Stampa Alternativa, 2003) (lo spillone è una sonda di ferro, un frugatoio di lunghezza variabile, in genere dotato di manubrio, con cui i tombaroli, percuotendo il terreno, “sentivano” – secondo alcuni, misticamente – le discontinuità del sottosuolo e individuavano le camere d'aria delle tombe etrusche, con tecniche artigianali che gli archeologi faticano a spiegare).&lt;br /&gt;Sono solo pochi saggi del fronte vulcanico su cui si estende la ricerca di Antonello Ricci, che si radica come un'erica sul suolo tufaceo del viterbese ma si apre alla lotta per la difesa degli spazi pubblici e politici ( ad esempio il parco dell'Arcionello, un'aria protetta di 400 ettari a ridosso delle mura cittadine su cui gravitano mire predatorie contro le quali Antonello si impegna con attivismo inesausto), sempre più compressi da chi nel locale vede il particolare e ne fa spazio di interessi e di autoidentificazione esclusiva e comunitaria. Se la memoria dell'antifascismo e delle culture subalterne non svanirà in un'epoca di oblio mass-culturale, in parte sarà grazie a certi tombaroli resistenti come Antonello Ricci, che continuano a saggiare il terreno locale col loro spillone, in perenne ricerca di storie sommerse da condividere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.carmillaonline.com/"&gt;www.carmillaonline.com&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-7062473143971471520?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/7062473143971471520/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=7062473143971471520' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/7062473143971471520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/7062473143971471520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2010/02/il-lavoro-culturale-di-antonello-ricci.html' title='il lavoro culturale di Antonello Ricci'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-7332260671862911976</id><published>2009-12-30T17:49:00.002+01:00</published><updated>2009-12-30T18:03:02.349+01:00</updated><title type='text'>Vergogna di fine anno</title><content type='html'>L'autore è un ragazzo ebreo,nipote di un ebreo italiano scampato allo sterminio perchè sulla famosa Schinder list....sono strani i corsi e ricorsi della storia. A lui la nostra solidarietà per non aver distolto lo sguardo e non esser stato zitto. Quando si comincia a tacere e volgere lo sguardo di fronte a piccole(grandi) ingiustizie come questa, la libertà inizia a morire. E' triste constatare come nell'Italia degli anni dieci l'arroganza di una divisa qualsiasi, l'ignoranza e la mancanza di umanità siano oramai la norma, tra deliri razzisti, ronde di bianco natale e caccia ai "diversi". Ovunque, anche nella civilissima Toscana. I nostri migliori auguri anche al ragazzo senza braccia e senza nome che pure si ostina a vivere. ( S. P. )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CARO direttore, è domenica 27 dicembre. Eurostar Bari-Roma. Intorno a me famiglie soddisfatte e stanche dopo i festeggiamenti natalizi, studenti di ritorno alle proprie università, lavoratori un po' tristi di dover abbandonare le proprie città per riprendere il lavoro al nord. Insieme a loro un ragazzo senza braccia. Sì, senza braccia, con due moncherini fatti di tre dita che spuntano dalle spalle. È salito sul treno con le sue forze. Posa la borsa a tracolla per terra con enorme sforzo del collo e la spinge con i piedi sotto al sedile. Crolla sulla poltrona. Dietro agli spessi occhiali da miope tutta la sua sofferenza fisica e psichica per un gesto così semplice per gli altri: salire sul treno. Profondi respiri per calmare i battiti del cuore. Avrà massimo trent'anni. Si parte. Poco prima della stazione di (...) passa il controllore. Una ragazza di venticinque anni truccata con molta cura e una divisa inappuntabile. Raggiunto il ragazzo senza braccia gli chiede il biglietto. Questi, articolando le parole con grande difficoltà, riesce a mormorare una frase sconnessa: "No biglietto, no fatto in tempo, handicap, handicap". Con la bocca (il collo si piega innaturalmente, le vene si gonfiano, il volto gli diventa paonazzo) tira fuori dal taschino un mazzetto di soldi. Sono la cifra esatta per fare il biglietto. Il controllore li conta e con tono burocratico dice al ragazzo che non bastano perché fare il biglietto in treno costa, in questo caso, cinquanta euro di più. Il ragazzo farfugliando le dice di non avere altri soldi, di non poter pagare nessun sovrapprezzo, e con la voce incrinata dal pianto per l'umiliazione ripete "Handicap, handicap". I passeggeri del vagone, me compreso, seguono la scena trattenendo il respiro, molti con lo sguardo piantato a terra, senza nemmeno il coraggio di guardare. A questo punto, la ragazza diventa più dura e si rivolge al ragazzo con un tono sprezzante, come se si trattasse di un criminale; negli occhi ha uno sguardo accusatorio che sbatte in faccia a quel povero disgraziato. Per difendersi il giovane cerca di scrivere qualcosa per comunicare ciò che non riesce a dire; con la bocca prende la penna dal taschino e cerca di scrivere sul tavolino qualcosa. La ragazza gli prende la penna e lo rimprovera severamente dicendogli che non si scrive sui tavolini del treno. Nel vagone è calato un silenzio gelato. Vorrei intervenire, eppure sono bloccato.&lt;br /&gt;La ragazza decide di risolvere la questione in altro modo e in ossequio alla procedura appresa al corso per controllori provetti si dirige a passi decisi in cerca del capotreno. Con la sua uscita di scena i viaggiatori riprendono a respirare, e tutti speriamo che la storia finisca lì: una riprovevole parentesi, una vergogna senza coda, che il controllore lasci perdere e si dedichi a controllare i biglietti al resto del treno. Invece no. Tornano in due. Questa volta però, prima che raggiungano il giovane disabile, dal mio posto blocco controllore e capotreno e sottovoce faccio presente che data la situazione particolare forse è il caso di affrontare la cosa con un po' più di compassione. Al che la ragazza, apparentemente punta nel vivo, con aria acida mi spiega che sta compiendo il suo dovere, che ci sono delle regole da far rispettare, che la responsabilità è sua e io non c'entro niente. Il capotreno interviene e mi chiede qual è il mio problema. Gli riepilogo la situazione. Ascoltata la mia "deposizione", il capotreno, anche lui sulla trentina, stabilisce che se il giovane non aveva fatto in tempo a fare il biglietto la colpa era sua e che comunque in stazione ci sono le macchinette self service. Sì, avete capito bene: a suo parere la soluzione giusta sarebbe stata la macchinetta self service. "Ma non ha braccia! Come faceva a usare la macchinetta self service?" chiedo al capotreno che con la sua logica burocratica mi risponde: "C'è l'assistenza". "Certo, sempre pieno di assistenti delle Ferrovie dello Stato accanto alle macchinette self service" ribatto io, e aggiungo che le regole sono valide solo quando fa comodo perché durante l'andata l'Eurostar con prenotazione obbligatoria era pieno zeppo di gente in piedi senza biglietto e il controllore non è nemmeno passato a controllare il biglietti. "E lo sa perché?" ho concluso. "Perché quelle persone le braccia ce l'avevano...". Nel frattempo tutti i passeggeri che seguono l'evolversi della vicenda restano muti. Il capotreno procede oltre e raggiunto il ragazzo ripercorre tutta la procedura, con pari indifferenza, pari imperturbabilità. Con una differenza, probabilmente frutto del suo ruolo di capotreno: la sua decisione sarà esecutiva. Il ragazzo deve scendere dal treno, farsi un biglietto per il successivo treno diretto a Roma e salire su quello. Ma il giovane, saputa questa cosa, con lo sguardo disorientato, sudato per la paura, inizia a scuotere la testa e tutto il corpo nel tentativo disperato di spiegarsi; spiegazione espressa con la solita esplicita, evidente parola: handicap. La risposta del capotreno è pronta: "Voi (voi chi?) pensate che siamo razzisti, ma noi qui non discriminiamo nessuno, noi facciamo soltanto il nostro lavoro, anzi, siamo il contrario del razzismo!". E detto questo, su consiglio della ragazza controllore, si procede alla fase B: la polizia ferroviaria. Siamo arrivati alla stazione di (...). Sul treno salgono due agenti. Due signori tranquilli di mezza età. Nessuna aggressività nell'espressione del viso o nell'incedere. Devono essere abituati a casi di passeggeri senza biglietto che non vogliono pagare. Si dirigono verso il giovane disabile e come lo vedono uno di loro alza le mani al cielo e ad alta voce esclama: "Ah, questi, con questi non ci puoi fare nulla altrimenti succede un casino! Questi hanno sempre ragione, questi non li puoi toccare". Dopodiché si consultano con il capotreno e la ragazza controllore e viene deciso che il ragazzo scenderà dal treno, un terzo controllore prenderà i soldi del disabile e gli farà il biglietto per il treno successivo, però senza posto assicurato: si dovrà sedere nel vagone ristorante. Il giovane disabile, totalmente in balia degli eventi, ormai non tenta più di parlare, ma probabilmente capisce che gli sarà consentito proseguire il viaggio nel vagone ristorante e allora sollevato, con l'impeto di chi è scampato a un pericolo, di chi vede svanire la minaccia, si piega in avanti e bacia la mano del capotreno. Epilogo della storia. Fatto scendere il disabile dal treno, prima che la polizia abbandoni il vagone, la ragazza controllore chiede ai poliziotti di annotarsi le mie generalità. Meravigliato, le chiedo per quale motivo. "Perché mi hai offesa". "Ti ho forse detto parolacce? Ti ho impedito di fare il tuo lavoro?" le domando sempre più incredulo. Risposta: "Mi hai detto che sono maleducata". Mi alzo e prendo la patente. Mentre un poliziotto si annota i miei dati su un foglio chiedo alla ragazza di dirmi il suo nome per sapere con chi ho avuto il piacere di interloquire. Lei, dopo un attimo di disorientamento, con tono soddisfatto, mi risponde che non è tenuta a dare i propri dati e mi dice che se voglio posso annotarmi il numero del treno. Allora chiedo un riferimento ai poliziotti e anche loro si rifiutano e mi consigliano di segnarmi semplicemente: Polizia ferroviaria di (...). Avrei naturalmente voluto dire molte cose, ma la signora seduta accanto a me mi sussurra di non dire niente, e io decido di seguire il consiglio rimettendomi a sedere. Poliziotti e controllori abbandonano il vagone e il treno riparte. Le parole della mia vicina di posto sono state le uniche parole di solidarietà che ho sentito in tutta questa brutta storia. Per il resto, sono rimasti tutti fermi, in silenzio, a osservare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'autore è scrittore ed editore  da Repubblica 30 dicembre 2009&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-7332260671862911976?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/7332260671862911976/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=7332260671862911976' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/7332260671862911976'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/7332260671862911976'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2009/12/vergogna-di-fine-anno.html' title='Vergogna di fine anno'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-8129598623106434794</id><published>2009-12-11T19:22:00.001+01:00</published><updated>2009-12-11T19:23:39.727+01:00</updated><title type='text'>12 dicembre 1969</title><content type='html'>&lt;style&gt;&lt;/style&gt;&lt;div&gt;&lt;span lang="it"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;C'è un prima e un dopo nella storia  della generazione del '68, decisivo per l'Italia a venire, il giorno in cui ci  hanno rubato il futuro. E' il 12 dicembre del 1969, il giorno della strage di  stato, dell'inizio delle stragi di stato e fasciste, dell'inizio anche della  lotta armata, per molti unica risposta possibile ad uno stato che cercava di  soffocare nel sangue l'anelito alla libertà di un paese che si stava affacciando  al ventesimo secolo. Dopo le 17 vittime di Piazza Fontana a Milano, Pino Pinelli  fu il primo di una lunga lista di centinaia di compagni che sarebbero caduti  negli anni a venire. La defenestrazione di Pinelli dal quarto piano della  questura di Milano avviene mentre un giovane Bruno Vespa annuncia in TV  "l'arresto di uno degli autori della strage, il ballerino anarchico Pietro  Valpreda". Non ci risultano scuse di Vespa o dello stato a Valpreda, non ci  stupisce uno stato che non processa se stesso e non condanna esecutori e  mandanti. Oggi come ieri noi non dimentichiamo, oggi come ieri il nostro odio è  intatto per chi ci ha rubato il futuro. Oggi come ieri il nostro amore è per i  tanti, troppi compagni caduti da quel giorno. La rivoluzione è un fiore che non  muore. (Stefano)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span lang="it"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span lang="it"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;LA BALLATA DI  PINELLI&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span lang="it"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span lang="it"&gt;Quella sera a Milano era caldo&lt;br /&gt;ma che caldo che caldo  faceva&lt;br /&gt;brigadiere apra un po' la finestra&lt;br /&gt;ad un tratto Pinelli  cascò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signor questore io gliel'ho già detto&lt;br /&gt;lo ripeto che sono  innocente&lt;br /&gt;anarchia non vuol dire bombe&lt;br /&gt;ma giustizia amor  libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poche storie confessa Pinelli&lt;br /&gt;il tuo amico Valpreda ha  parlato&lt;br /&gt;è l'autore del vile attentato&lt;br /&gt;e il suo socio sappiamo sei  tu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Impossibile grida Pinelli&lt;br /&gt;un compagno non può averlo fatto&lt;br /&gt;e  l'autore di questo misfatto&lt;br /&gt;tra i padroni bisogna cercar.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stiamo  attenti indiziato Pinelli&lt;br /&gt;questa stanza è già piena di fumo&lt;br /&gt;se tu insisti  apriam la finestra&lt;br /&gt;quattro piani son duri da far.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella sera a Milano  era caldo&lt;br /&gt;ma che caldo, che caldo faceva&lt;br /&gt;brigadiere apra un po' la  finestra&lt;br /&gt;ad un tratto Pinelli cascò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'hanno ucciso perché era un  compagno&lt;br /&gt;non importa se era innocente&lt;br /&gt;"Era anarchico e questo ci  basta"&lt;br /&gt;disse Guida il feroce questor.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è un bara e tremila  compagni&lt;br /&gt;stringevamo le nere bandiere&lt;br /&gt;in quel giorno l'abbiamo  giurato&lt;br /&gt;non finisce di certo così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Calabresi e tu Guida  assassini&lt;br /&gt;che un compagno ci avete ammazzato&lt;br /&gt;l'anarchia non avete  fermato&lt;br /&gt;ed il popolo alfin vincerà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella sera a Milano era  caldo&lt;br /&gt;ma che caldo, che caldo faceva&lt;br /&gt;brigadiere apra un po' la  finestra&lt;br /&gt;ad un tratto Pinelli cascò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[E tu Guida e tu Calabresi&lt;br /&gt;Se  un compagno ci avete ammazzato&lt;br /&gt;Per coprire una strage di stato&lt;br /&gt;Questa  lotta più dura sarà.]&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;div align="center"&gt; &lt;div class="titlentry"&gt; &lt;/div&gt; &lt;div class="titlentry"&gt;L'onore perduto dell'anarchico Giuseppe Pinelli&lt;/div&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="linea"&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="blogbody"&gt; &lt;p&gt;&lt;img alt="questura-pinelli.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/questura-pinelli.jpg" vspace="2" width="160" align="right" border="0" height="160" hspace="4" /&gt;&lt;span class="smalltext"&gt;Ci sono peri talmente alti  che a cascarci giù si impiegano 40 anni prima di toccare il suolo. Ne ha fatto  l'esperienza il presidente Giorgio Napolitano, ricevendo, tra le vittime della  strage di Piazza Fontana, anche Licia Pinelli, la compagna dell'anarchico caduto  dalla finestra al quarto piano della questura di Milano la notte tra il 15 e il  16 dicembre 1969, al termine di un interrogatorio. Napolitano ha parlato di  &lt;b&gt;«ridare e riaffermare l'onore di Pinelli»&lt;/b&gt; e di &lt;b&gt;«rompere il silenzio su  una ferita non separabile da quella dei 17 che persero la vita a piazza  Fontana»&lt;/b&gt;. Forse il presidente si riferiva alla propria persona, e alla  riunione della direzione del PCI (della quale era membro) del 19 dicembre 1969,  dove, alla presenza del segretario Enrico Berlinguer, si convenne che era  politicamente più saggio denunciare gli anarchici come "provocatori" piuttosto  che difendere i compagni caduti dalla finestra (come Pinelli) o in galera (come  Valpreda). Per rendere giustizia non solo a Giuseppe Pinelli, ma anche ai tanti  che non possono "rompere il silenzio" perché in silenzio &lt;b&gt;non sono mai  stati&lt;/b&gt;, riportiamo qui il capitolo sulla morte dell'anarchico Pinelli tratto  dalla controinchiesta &lt;b&gt;La strage di Stato&lt;/b&gt;, integralmente leggibile &lt;a href="http://www.uonna.it/libro.htm"&gt;qui&lt;/a&gt; [&lt;b&gt;G.D.M.&lt;/b&gt;].&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;Come è morto Giuseppe Pinelli&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;img alt="GPinelli.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/GPinelli.jpg" vspace="2" width="150" align="left" border="0" height="216" hspace="4" /&gt;È circa la mezzanotte di lunedi 15 dicembre 1969. Un uomo  discende lentamente lo scalone principale della questura di Milano. Giunto  nell'atrio dell'ingresso principale di via Fatebenefratelli si ferma un momento,  accende una sigaretta. È indeciso se uscire, andarsene a casa, oppure rimanere  ancora qualche minuto, fare un attimo il giro negli uffici della squadra mobile  che stanno lì di fronte a lui, dall'altra parte del cortile. Sono giornate  faticose queste per i cronisti milanesi e lui in particolare si sente stanco,  avvilito: si sa già che nella mattina è stato arrestato un anarchico di nome  Valpreda; c'entrerà davvero con le bombe di Piazza Fontana? E poi nelle camere  di sicurezza della questura, nelle stanze al quarto piano dell' ufficio politico  ci sono ancora almeno un centinaio tra anarchici e giovani della sinistra  extraparlamentare che da tre giorni, dal venerdì delle bombe, sono sottoposti a  continui interrogatori.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'uomo, Aldo Palumbo, cronista de &lt;i&gt;l'Unità&lt;/i&gt; di Milano, muove i primi  passi per attraversare il cortile. E sente un tonfo, poi altri due, ed è un  corpo che cade dall'alto, che batte sul primo cornicione del muro, rimbalza su  quello sottostante e infine si schianta al suolo, per metà sul selciato del  cortile, per metà sulla terra soffice dell'aiuola. Palumbo rimane paralizzato  per qualche secondo al centro del cortile, poi si avvicina al corpo, ne  distingue i contorni del viso. E subito corre a dare l'allarme, agli agenti  della squadra mobile, agli altri cronisti che sono rimasti in sala stampa quando  lui è uscito.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La mattina dopo tutti i quotidiani escono a grossi titoli con la notizia del  suicidio di Giuseppe Pinelli. Di questi giornali, quelli che al momento  dell'incidente avevano il loro cronista in questura scrivono che il suicidio è  avvenuto a mezzanotte e tre minuti. Nei giorni seguenti, stranamente questo  particolare del tempo viene modificato: prima lo si corregge a "circa  mezzanotte", poi lo si sposta ancora indietro, sino ad arrivare ad un tempo  ufficiale: "Pinelli è morto alle ore undici e 57 minuti del lunedì notte 15  dicembre".&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ai primi di Febbraio, dall'inchiesta condotta dalla magistratura trapela un  particolare: la chiamata fatta quella notte dalla questura di Milano al  centralino telefonico dei vigili urbani per richiedere l'intervento di una  autoambulanza, è stata registrata da uno speciale apparecchio e quindi si può  stabilire con certezza l'attimo esatto, che risulta essere mezzanotte e 58  secondi. Come a dire due minuti e due secondi prima della caduta di Pinelli, se  si sta al tempo segnalato da tutti i giornalisti che erano in questura quella  notte. Si è trattato di una svista collettiva, e abbastanza clamorosa per gente  abituata ad avere delle reazioni automatiche, professionali, quali il guardare  per prima cosa l'orologio quando avviene un incidente del genere? È un fatto  però che nel frattempo sono successe due cose strane.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Qualche giorno dopo la morte di Giuseppe Pinelli, due agenti della squadra  politica della questura si sono presentati al centralino telefonico dei vigili  urbani per controllare il momento esatto di registrazione della chiamata. Cosa  significa questo zelo del tutto gratuito dato che è la magistratura, e non la  polizia, che si occupa dell'inchiesta sulla morte di Pinelli? Perché  preoccuparsi tanto dell'orario di chiamata dell'ambulanza se le cose si sono  svolte così come sono state raccontate? La risposta potrebbe essere questa: la  chiamata e stata fatta prima che Giuseppe Pinelli cadesse dalla finestra.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Verso i primi di gennaio il giornalista Aldo Palumbo, la prima persona che si  è avvicinata a Giuseppe Pinelli morente nel cortile della questura, trova la sua  abitazione sottosopra. Qualcuno è entrato, ha rovistato dappertutto, ha aperto  cassetti, rovesciato mobili, frugato armadi. Ladri? Sarebbero ladri ben strani  considerato che non hanno rubato né le tredicimila lire che erano in una borsa,  e che pure devono aver visto poiché la borsa è stata aperta, e neppure quei  pochi gioielli nascosti in un'altra borsa, pure essa trovata aperta. Due quindi  le ipotesi: o gli ignoti cercavano qualcosa, qualcosa collegato agli ultimi  istanti in qui il giornalista fu vicino, e da solo, a Giuseppe Pinelli morente;  oppure si è trattato di un avvertimento, un monito a tenere la bocca chiusa  rivolto a chi, come Aldo Palumbo, poteva essere sospettato di sapere qualcosa,  forse di aver sentito mormorare da Pinelli un nome, una frase.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;img alt="Francobollo_Pinelli.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/Francobollo_Pinelli.jpg" vspace="2" width="90" align="right" border="0" height="128" hspace="4" /&gt;Basterebbero questi primi, pochi elementi per  formulare pesanti sospetti sulla versione dell'anarchico morto suicida. In  realtà ce ne sono molti altri, e sono questi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pinelli cade letteralmente scivolando lungo il muro, tanto che rimbalza su  ambedue gli stretti cornicioni sottostanti la finestra dell'ufficio politico;  non si è dato quindi nessuno slancio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Cade senza un grido e i medici stabiliranno che le sue mani non presentano  segni di escoriazione, non ha avuto cioè nessuna reazione a livello istintivo,  incontrollabile, nemmeno quella di portare le mani a proteggersi durante la  "scivolata".&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La polizia fornisce nell'arco di un mese tre versioni contrastanti sulla  meccanica del suicidio. La prima: quando Pinelli ha spalancato la finestra,  abbiamo tentato di fermarlo ma senza riuscirci. La seconda: quando Pinelli ha  spalancato la finestra, abbiamo tentato di fermarlo e ci siamo parzialmente  riusciti, nel senso che ne abbiamo fermato lo slancio: come dire, ecco perchè è  scivolato lungo il muro. Ma questa versione è stata resa a posteriori, dopo cioè  che i giornali avevano fatto rilevare la stranezza della caduta. Infine  l'ultima, la più credibile, fornita in "esclusiva" il 17 gennaio 1970 al  Corriere della sera: quando Pinelli ha spalancato la finestra, abbiamo tentato  di fermarlo ed uno dei sottufficiali presenti, il brigadiere Vito Panessa, con  un balzo "cercò di afferrarlo e salvarlo; in mano gli rimase una scarpa del  suicida". I giornalisti che sono accorsi nel cortile, subito dopo l'allarme  lanciato da Aldo Palumbo, ricordavano benissimo che l'anarchico aveva ambedue le  scarpe ai piedi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Poi la polizia fornisce due versioni contrastanti anche sul movente anche sul  movente del suicidio. Primo: Pinelli era coinvolto negli attentati, il suo alibi  per il pomeriggio del 12 dicembre era crollato, e sentendosi ormai perduto ha  scelto la soluzione estrema, gridando "È la fine dell'anarchia". Seconda  versione, fornita anche questa a posteriori, dopo che l'alibi era risultato  assolutamente valido: Pinelli, innocente, bravo ragazzo, nessuno riesce a  capacitarsi del suo gesto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Dando questa seconda versione, la polizia afferma anche che la tragedia è  esplosa nel corso di un interrogatorio che si svolgeva in una atmosfera del  tutto legittima, civile e tranquilla, con scambio di sigarette ed altre  delicatezze del genere. L'anarchico Pasquale Valitutti, uno dei tanti fermati  che tra il venerdì delle bombe ed il lunedì successivo hanno riempito le camere  di sicurezza della questura, ha fornito invece questa testimonianza: "Domenica  pomeriggio ho parlato con Pino (Pinelli) e con Eliane, e Pino mi ha detto che  gli facevano difficoltà per il suo alibi, del quale si mostrava sicurissimo. Mi  anche detto di sentirsi perseguitato da Calabresi e di avere paura di perdere il  posto alle ferrovie. Verso sera un funzionario si è arrabbiato perchè parlavo  con gli altri e mi ha fatto mettere nella segreteria che è adiacente all'ufficio  di Pagnozzi [un altro commissario, come Calabresi, dell'ufficio politico:  n.d.r.]; ho avuto occasione di cogliere alcuni brani degli ordini che Pagnozzi  lasciava ai suoi inferiori per la notte. Dai brani colti posso affermare che ha  detto di riservare a Pinelli un trattamento speciale, di non farlo dormire e di  tenerlo sotto pressione per tutta la notte. Di notte il Pinelli è stato portato  in un'altra stanza e la mattina mi ha detto di essere molto stanco, che non lo  avevano fatto dormire e che continuavano a ripetergli che il suo alibi era  falso, mi è parso molto amareggiato. Siamo rimasti tutto il giorno nella stessa  stanza, quella dei caffé, ed abbiamo potuto scambiare solo alcune frasi,  comunque molto significative. Io gli ho detto "Pino, perchè ce l'hanno con noi?"  e lui molto amareggiato mi ha detto: "si, ce l'hanno con me". Sempre nella  stessa serata del lunedì gli ho chiesto se avesse firmato dei verbali e lui mi  ha risposto di no. Verso le otto è stato portato via e quando ho chiesto ad una  guardia dove fosse , mi ha risposto che era andato a casa. Io pensavo che stesse  per toccare a me di subire l'interrogatorio, certamente più pesante di quelli  avvenuti fino ad allora: avevo questa precisa impressione.. dopo un po', verso  le 11, 30 ho sentito dei rumori sospetti, come di una rissa ed ho pensato che  Pinelli fosse ancora li e che lo stessero picchiando. Dopo un po' di tempo c'è  stato il cambio della guardia, cioè la sostituzione del piantone di turno fino a  mezzanotte. Poco dopo ho sentito come delle sedie smosse ed ho visto gente che  correva nel corridoio verso l'uscita, gridando "si è gettato". Alle mie domande  hanno risposto che si era gettato il Pinelli: mi hanno ance detto che hanno  cercato di trattenerlo ma che non vi sono riusciti. Calabresi mi ha detto che  stavano parlando scherzosamente del Pietro Valpreda, facendomi chiaramente  capire che era nella stanza nel momento in cui Pinelli cascò. Inoltre mi ha  detto che Pinelli era un delinquente, aveva le mani in pasta dappertutto e  sapeva molte cose degli attentati del 25 aprile. Queste cose mi sono state dette  da Panessa e Calabresi mentre altri poliziotti mi tenevano fermo su una sedia  pochi minuti dopo il fatto di Pinelli. Specifico inoltre che dalla posizione in  cui mi trovavo potevo vedere con chiarezza il pezzo di corridoio che Calabresi  avrebbe dovuto necessariamente percorrere per recarsi nello studio del dottor  Allegra e che nei minuti precedenti il fatto [cioè la stessa caduta di Pinelli  n.d.r.] Calabresi non è assolutamente passato per quel pezzo di corridoio".&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;img alt="finestra_pinelli.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/finestra_pinelli.jpg" vspace="2" width="91" align="left" border="0" height="124" hspace="4" /&gt;Dunque l'ultimo interrogatorio di Giuseppe Pinelli  non è stato così tranquillo come si è cercato di far credere, ed è falso anche  che al momento della caduta il commissario aggiunto Luigi Calabresi non fosse  presente nella stanza. Ma perchè queste menzogne? La risposta può essere trovata  in un articolo pubblicato dal settimanale &lt;i&gt;Vie Nuove&lt;/i&gt; nelle settimane  seguenti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;"Quando l'anarchico fu trasportato nella sala di rianimazione dell'ospedale  Fatebenefratelli non era in condizioni di coscienza, aveva un polso abbastanza  buono ma il respiro molto insufficiente, il che poteva essere provocato da  ragioni organiche (cioè il gran colpo dell'impatto con il terreno o  qualcosaltro) oppure psicologiche (cioè lo stato di tensione precedente alla  caduta, ma questa sembra un'eventualità meno valida.) Il particolare che stupì i  medici fu che il corpo, almeno da un esame superficiale, non presentava nessuna  lesione esterna ne perdeva sangue dalle orecchie e dal naso, come avrebbe dovuto  essere se Pinelli avesse battuto violentemente la testa. Una constatazione,  questa, che fa sorgere subito un'altra domanda in chi non ha mai voluto credere  nella versione del suicidio: se è vero, come sembra, che la necroscopia ha  accertato una lesione bulbare all'altezza del collo, quale si sarebbe potuta  produrre battendo al suolo il capo, come mai orecchie e naso non sanguinavano ne  volto e testa non presentavano lesioni evidenti? Per logica si arriva quindi ad  una seconda domanda: non è possibile che quella lesione al collo fosse stata  provocate prima della caduta? Come e da cosa non ci vuole molta fantasia per  immaginarlo: sono ormai molti anni che nelle nostre scuole di polizia quella  antica arte giapponese di colpire col taglio della mano, nota come Karatè.  Fossero stati interrogati, quei due medici [che hanno prestato cure a Pinelli  morente n.d.r.] avrebbero potuto raccontare un altro episodio. Quella notte del  16 dicembre, nell' atrio del Fatebenefratelli regnava una grande confusione. Si  era trasferito tutto lo stato maggiore della polizia milanese, il questore  Marcello Guida compreso. Ma la polizia era presente anche all'interno della sala  di rianimazione dove i due medici tentavano invano di tenere in vita Giuseppe  Pinelli, tranquillo, silenziose, non molto turbato dalla vista dell'operazione  di intubazione orotracheale e di ventilazione con il pallone di Ambù alla quale  l'anarchico veniva sottoposto, un poliziotto in borghese, camicia e cravatta,  baffetti neri e un distintivo all'occhiello della giacca, non si allontanò  neanche per un attimo dal lettino dove Pinelli stava morendo, attento a  raccogliere ogni suo rantolo. [...] Chi gli ha dato l'ordine di entrare nella  stanza compiendo un abuso di autorità che non è tollerato negli ospedali? E  perchè è entrato, cosa pensava o temeva che Pinelli potesse dire prima di  morire?"&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I risultati dell'autopsia, dalla quale sono stati esclusi i periti di parte,  non vengono resi noti. I due medici - Gilberto Bontani e Nazareno Fiorenzano -  che hanno tentato di salvare Pinelli, solo il secondo, e solo molte settimane  più tardi, e dietro istanza della moglie dell'anarchico, viene interrogato dal  procuratore Giuseppe Caizzi, il magistrato cui è affidata che nel mese di maggio  1970 si concluderà con un sibillino verdetto di "morte accidentale" (non  suicidio quindi, se la lingua italiana ha un senso. Ma allora la polizia ha  mentito...).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Subito dopo che il dottor Nazareno Fiorenzano è stato interrogato, nel  palazzo di giustizia circola una voce secondo cui la polizia lo ha pesantemente  "avvertito" che il caso Pinelli è un caso da archiviare, e perciò è meglio che  non si ponga troppi interrogativi. Ma cosa può aver notato o capito il medico di  guardia davanti al corpo di Pinelli morente?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La testimonianza che egli rilascia a un collega prima di essere interrogato  dal magistrato e questa:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;"1) Gli infermieri che raccolsero Pinelli ebbero l'impressione che fosse già  morto.&lt;br /&gt;2) Il massagio cardiaco esterno fu praticato da un infermiere di nome  Luciano.&lt;br /&gt;3) Solo eccezionalmente - e per lo più in vecchi dallo scheletro  rigido - il massaggio cardiaco può produrre incrinature alle costole.&lt;br /&gt;4) Da  quando fu raccolto, e fino alla morte Pinelli non emise ne un lamento ne una  parola.&lt;br /&gt;5) Quando Pinelli arrivò al pronto soccorso del Fatebenefratelli, non  aveva più polso, pressione e respirazione. Appariva decerebrato; ma il dottor  Fiorenzano non ebbe l'impressione che la teca cranica fosse fratturata. Non  perdeva sangue dagli occhi, dal naso, dalla bocca. Presentava anche abrasioni  alle gambe. Lesione bulbare? Mani intatte.&lt;br /&gt;7) Pinelli fu intubato, sottoposto  a ventilazione artificiale ed altre pratiche di rianimazione. Riebbe polso e  pressione. Respiro che confermerebbe lesione bulbare. Mancanza di riflessi ecc.  confermano che (parole testuali) "si trattava di un morto cui avevano dato un  po' di vita vegetativa" Rianimazione sospesa dopo 90'.&lt;br /&gt;8) Il dottor Guida  arrivo tre minuti dolo Pinelli. Disse al dottor Fiorenzano che non poteva fare  nulla contro l'irreparabile, ebbe l'aria di scusarsi e se ne andò.&lt;br /&gt;9) Il  dottor Fiorenzano ignorava l'identità del ferito, che non gli fu detta dai  poliziotti. La sua insistenza per conoscerla irritò molto i poliziotti.&lt;br /&gt;10) I  poliziotti ripetevano, tutti con le stesse parole, che si era buttato dalla  finestra. Sembra ripetessero una formula."&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;Altri articoli su Pinelli pubblicati su Carmillaonline.org&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2008/01/002526.html#002526"&gt;La  testimonianza di Pasquale Valitutti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2006/12/002060.html#002060"&gt;12  dicembre 2006: nessun imputato per l'anniversario&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2005/12/001605.html#001605"&gt;La  lapide di Giuseppe Pinelli&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-8129598623106434794?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/8129598623106434794/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=8129598623106434794' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8129598623106434794'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8129598623106434794'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2009/12/12-dicembre-1969.html' title='12 dicembre 1969'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-2216486710801441226</id><published>2009-12-01T19:47:00.000+01:00</published><updated>2009-12-01T19:50:06.434+01:00</updated><title type='text'>Figlio mio,lascia questo paese</title><content type='html'>&lt;style&gt;&lt;/style&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt; &lt;h2&gt;LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss&lt;br /&gt;avremmo voluto che l'Italia  fosse diversa e abbiamo fallito&lt;!-- fine OCCHIELLO --&gt;&lt;/h2&gt; &lt;h1&gt;&lt;!-- inizio TITOLO --&gt;&lt;b&gt;"Figlio mio, lascia questo Paese"&lt;/b&gt;&lt;!-- fine TITOLO --&gt;&lt;/h1&gt; &lt;h3&gt;&lt;!-- inizio SOMMARIO --&gt;&lt;!-- inizio FIRMA --&gt;&lt;span class="txt12"&gt;&lt;i&gt;di PIER  LUIGI CELLI&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;!-- fine FIRMA --&gt;&lt;!-- fine SOMMARIO --&gt;&lt;/h3&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="fotosxb"&gt;&lt;!-- inizio FOTO1 --&gt;&lt;img alt="&amp;quot;Figlio mio, lascia questo Paese&amp;quot;" src="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/igua_17301329_45010.jpg" width="230" /&gt;&lt;!-- fine FOTO1 --&gt;  &lt;p&gt;&lt;!-- inizio DIDA --&gt;Un'aula dell'Università di  Bologna&lt;!-- fine DIDA --&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;!-- inizio TESTO --&gt;Figlio mio, stai per  finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci  in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per  questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo  Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/commenti-celli/commenti-celli.html"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color:red;"&gt;VAI ALL'ARTICOLO SUI COMMENTI&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Puoi solo  immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un  futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti,  come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente,  nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere  quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati,  il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E,  ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e  affidabile nel lavoro che incontrerai.&lt;br /&gt;Ecco, guardati attorno. Quello che  puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa,  rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di  solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi  personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti  inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan,  familistica: poco fa la differenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è un Paese in cui, se ti va  bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo  di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande  manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E'  anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta  in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto  dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo  per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una  scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se  questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita  per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il  Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a  dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.&lt;br /&gt;&lt;!--inserto--&gt; &lt;div class="ad-box"&gt;&lt;!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --&gt;&lt;!--script language="javascript" type="text/javascript"&gt;OAS_RICH('Middle');&lt;/script--&gt; &lt;script language="javascript1.1" src="http://www.repubblica.it/javascript/adtags/jx_speciale.js"&gt;&lt;/script&gt;  &lt;script language="JavaScript" src="http://oas.repubblica.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/repubblica.it/nz/scuolauniversita/interna/1017650938@Middle"&gt;&lt;/script&gt; &lt;/div&gt;&lt;!--/inserto--&gt;&lt;br /&gt;Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non  troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi,  avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con  un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed  energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà  nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su  altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i  destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato  a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando  che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione,  a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e  deprimendomi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio  consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di  andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del  merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà  anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche  dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti  sei preparato per anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dammi retta, questo è un Paese che non ti  merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai  diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici  o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di  essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire  perché.&lt;br /&gt;&lt;div class=""&gt;&lt;img alt="&amp;quot;Figlio mio, lascia questo Paese&amp;quot;" src="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/stor_17330609_12530.jpg" width="230" /&gt;  &lt;p&gt;&lt;!-- inizio DIDA --&gt;L'università La Sapienza di  Roma&lt;!-- fine DIDA --&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto  evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti  rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto  vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu,  proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se  preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato  il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Preparati  comunque a soffrire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con affetto,&lt;br /&gt;tuo padre&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;L'autore è  stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della  Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;&lt;!-- fine TESTO --&gt;(&lt;i&gt;&lt;!-- inizio DATA --&gt;30 novembre 2009&lt;!-- fine DATA --&gt;&lt;/i&gt;) &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-2216486710801441226?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/2216486710801441226/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=2216486710801441226' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/2216486710801441226'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/2216486710801441226'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2009/12/figlio-miolascia-questo-paese.html' title='Figlio mio,lascia questo paese'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-3251456615757275904</id><published>2009-11-24T14:38:00.001+01:00</published><updated>2009-11-24T14:39:35.891+01:00</updated><title type='text'>Il nastro bianco</title><content type='html'>Michael Haneke: IL NASTRO BIANCO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Benedetta Masera&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultimo film di Michael Haneke, Il nastro bianco, è stato spesso interpretato sulla nostra stampa come un film sulle origini del nazismo. Penso che questa interpretazione sia molto riduttiva e molto consolatoria. E anche un po’ autoassolutoria. Un gruppo di ragazzini nella campagna tedesca del 1914. La macchina riprende in primi piani immensi i loro volti lisci, gli occhi immobili, i capelli biondi pettinati con cura. Figurette dritte, vestite di scuro, compatte e ordinate.&lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nell’affresco sono le figure di sfondo. Il racconto segue gli adulti. Non hanno nome, solo il loro appellativo sociale: il Barone, il Pastore, il Medico, l’Intendente. A volte sono chiamati anche ‘signor padre’. Niente altro. Il Barone e le sue tre diramazioni sono né più né meno l’incarnazione del Potere, e di tutto ciò che si deve fare per mantenerlo. La ricetta, per quanto riguarda i contadini, è semplice: basta lasciarli all’occorrenza senza lavoro. Nessuno si ribella, perché lo spettro della morte per fame è fin troppo vicino. Infatti la ribellione di un giovane contadino, nell’isolamento più totale, porta come unica conseguenza al suicidio del padre e alla probabile morte per fame dei fratelli.Le donne di qualunque classe sociale sono quasi mute, a malapena riusciamo a sentirne la voce durante tutto il film. Vengono annichilite dalla violenza che vedono esercitare sui figli o che subiscono loro stesse, e alla quale non sono in grado di opporsi in nessun modo. Sono disarmate, mute, in balia degli uomini. Senza scampo.Non c’è spazio per la ribellione e nemmeno per la fuga. Chi tenta di ribellarsi viene ricondotto all’obbedienza, o semplicemente svanisce nel nulla.Quale potrebbe essere, dunque, l’unico punto debole del sistema di ferro in cui si muovono i personaggi? I bambini, i loro figli, menti giovani, ancora intatte. Che per questo vanno dominati, piegati. Tra loro c’è il biondo e riccioluto figlio del barone. Poi i perfetti figli del pastore del villaggio. La figlia del medico, con lampi di malizia negli occhi neri che è quasi impossibile cogliere.Gli adulti non si occupano dei bambini se non per punirli, o per abusarne. Lo scopo è inculcare loro a forza l’obbedienza. Perché questo è il nastro bianco del titolo, che dal pastore viene definito ‘simbolo di innocenza e di purezza’: obbedienza.E quindi i bambini obbediscono. E la crudeltà che sviluppano insieme all’obbedienza diventa sempre più sconvolgente. Perché applicano alla lettera gli insegnamenti: ogni infrazione alla regola va sradicata alla radice, e le colpe dei padri ricadono sui figli. La trappola è scattata, non c’è possibilità di riscatto.Te li immagini marciare allineati, da lì a una decina d’anni, sotto la Porta di Brandeburgo con la faccia rivolta verso il Führer. E ti immagini le bambine diventate grandi fare la guardia zelanti alle prigioniere del campo di sterminio.Ma non è solo questo (come se fosse poco, per carità). È che Haneke ci sussurra all’orecchio: credi davvero di vivere in un mondo diverso? Il mondo in cui vivi è sostanzialmente lo stesso: chi ha il potere se lo tiene stretto e fa vivere tutti gli altri in miseria. E a te hanno insegnato a obbedire fin da piccolo.Siamo ricattabili come il contadino che teme che non gli venga dato lavoro alla stagione successiva. E sono ancora i preti, e i pope e i mullah, a dettare le regole della vita. E con quale dedizione questo sistema viene portato avanti da tutti, da vittime e carnefici, sommersi e salvati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-3251456615757275904?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/3251456615757275904/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=3251456615757275904' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3251456615757275904'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3251456615757275904'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2009/11/il-nastro-bianco.html' title='Il nastro bianco'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-3006572467936012522</id><published>2009-11-17T23:24:00.000+01:00</published><updated>2009-11-17T23:26:24.290+01:00</updated><title type='text'>La persecuzione dei giovani</title><content type='html'>La persecuzione dei giovani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Andrea Scarabelli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se vedi novanta poliziotti in assetto antisommossa a Milano, sui navigli, in un’alba spenta che solo novembre sa offrire, pensi di assistere a un’operazione di estrema gravità e urgenza. Magari per sventare qualche pericolosissima minaccia terroristica esotica, come quella che da oggi scopriamo incombere sul nostro premier. Se poi li vedi circondare il Lab Zero o Ringhiera, insomma la casa occupata sul nuovo parco lungo Ripa di Porta Ticinese, pensi che sia imminente lo sgombero, un’altra mossa dell’offensiva unilaterale innescata da questa città contro tutti gli spazi non omologati in nome della “riqualificazione”.Invece, no.Questo venerdì 13 novembre, quell’impressionante schieramento di poliziotti è lì per arrestare tre degli occupanti. Tre pericolosissimi appena ventenni, ancora addormentati. Altri due ragazzi sono già stati prelevati dalle loro abitazioni nell’hinterland, buttati giù dal letto come criminali pronti alla fuga. Tutti e cinque hanno tra i venti e i ventiquattro anni, uno di loro finisce a San Vittore, gli altri quattro ai domiciliari. L’accusa è di rapina aggravata e lesioni, sembra che rischino dai quattro ai dieci anni di carcere.Che cosa hanno fatto?Si sono rifiutati di pagare qualche centinaio di fotocopie fatte presso la libreria Cusl dell’Università Statale, il 2 ottobre scorso. Un bottino di al massimo una ventina di euro.&lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Forse la notizia riportata nella sua brutalità può restituirci un po’ dello sconcerto che non siamo più in grado di provare. Mese dopo mese, in questa Italia e in questa Milano, stiamo imparando ad accettare nuovi livelli di realtà. Una situazione simile fino a poco tempo fa sarebbe stata letta come un falso, uno scherzo, una deformazione, qualunque cosa; oggi esiste, è terribilmente reale, forte di tutti i presupposti che l’hanno resa possibile. La nostra opinione pubblica sembra vivere in una condizione di stress post-traumatico che fa accettare passivamente qualsiasi cosa.Siamo pronti quindi a tollerare un simile spreco di risorse pubbliche per uno schieramento di forze delirante, allo scopo di fermare cinque persone perfettamente reperibili in qualsiasi momento, cinque ragazzi che avevano compiuto un’azione la cui gravità si equipara al rubare la merenda a un compagno a scuola, nell’ora di ricreazione. Cinque ragazzi appena più giovani di me, che ora rischiano di vedere la loro vita rovinata. In una città come Milano, in cui è ormai impossibile nascondere il vergognoso scandalo della penetrazione della criminalità organizzata nell’edilizia e nei fantomatici lavori per l’Expo, in cui evidentemente i problemi di illegalità stanno a ben altri livelli, questo non può e non deve essere reale.Lo è, invece, e non solo: ci tocca leggere articoli di giornale spietati come quelli subito comparsi, pronti a trattare questi ragazzi come soggetti altamente pericolosi, con grande sprezzo del ridicolo.&lt;br /&gt;È ormai evidente che stiamo assistendo a una vera e propria persecuzione dei giovani, come aveva già osservato qui Valerio Evangelisti nel suo editoriale &lt;a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2009/07/003111.html"&gt;Ucciderli da piccoli&lt;/a&gt;: anche questo ennesimo episodio non deve essere considerato slegato dagli altri agghiaccianti avvenimenti degli ultimi giorni. Prima di tutto le circa sessanta denunce partite per i cortei dell’Onda dello scorso anno. Poi l’assedio sistematico a tutte le forme di cultura e di aggregazione giovanile, con l'esempio surreale dell’inaugurazione della cancellata che impedisce l’accesso alla collinetta davanti al Mom proprio nel giorno del ventennale della caduta del muro di Berlino (!). Qualsiasi richiesta di spazi viene negata, prima a parole, e poi da uno sbarramento di manganelli. Infine forse il caso più angosciante di tutti, la chiusura del liceo serale statale Gandhi, fiore all’occhiello della città, i cui studenti sono stati a loro volta perseguitati, continuamente sgomberati, picchiati e dispersi, e aspettano in presidio permanente in tenda da due mesi, solo per rivendicare il proprio diritto allo studio. Il comune ha avuto il coraggio di mantenere la propria posizione anche dopo la sentenza del Tar che ha dato ragione agli studenti, bloccando la chiusura della scuola. Sempre venerdì 13, di sera, gli studenti hanno provato a occupare per protesta la sede delle scuole civiche, in via Marsala. Sono stati sgomberati la mattina dopo, all’alba, dai soliti poliziotti armati fino ai denti come se dovessero fare irruzione in un covo mafioso. Il &lt;a href="http://milano.repubblica.it/multimedia/home/19889403"&gt;video&lt;/a&gt; dell’operazione stringe il cuore.Eppure anche questa realtà è possibile, proprio perché abbiamo imparato ad accettarla: quella della fiamma ossidrica della polizia che apre la porta, mentre gli studenti sempre più angosciati cantano in coro con voce rotta “vogliamo solo studiare”.&lt;br /&gt;Ho scritto questo intervento di getto, pieno di sconcerto e rabbia per quanto accaduto e per il fatto che quasi nessuno avesse preso posizione in merito, e proprio ora mentre rileggo il pezzo sto seguendo la diretta del corteo di oggi, sempre a difesa del liceo Gandhi, in centro, in cui la polizia ha fermato altri quattro ragazzi e caricato i manifestanti. Difficile davvero, di questi tempi, essere giovani a Milano. Non respiri, e non si tratta solo dei veleni a cui l’aria ti condanna ogni giorno. Non esiste lo spazio vitale per crescere, agire, fare proposte culturali proprie. Non esiste un mercato di lavoro capace di vederti come una risorsa, e non come un pezzo di carne rimpiazzabile in qualsiasi momento, e fino ad allora sfruttabile a piacere, gratis. Difficile davvero, resistere alla tentazione di andarsene da un paese che sa solo sputare su di te. E che ti ripaga così della scelta di restare, di impegnarti a costruire qualcosa in mezzo a tutto questo disastro. Rimboccati le maniche, perché sarà dura davvero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.carmillaonline.com/"&gt;www.carmillaonline.com&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-3006572467936012522?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/3006572467936012522/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=3006572467936012522' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3006572467936012522'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3006572467936012522'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2009/11/la-persecuzione-dei-giovani.html' title='La persecuzione dei giovani'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-2841449288814956756</id><published>2009-10-18T00:05:00.001+02:00</published><updated>2009-10-18T00:07:06.508+02:00</updated><title type='text'>Ode a Quisnello Nozzoli</title><content type='html'>Ode a Quisnello Nozzoli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;style&gt;&lt;/style&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Quisnello Nozzoli, chi era costui?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;Il padre si chiama Martino, la madre Carolina  Cambi. Quisnello nasce a Lastra a Signa (Firenze) il nove aprile 1884. Una  sorella ha ricevuto il nome di Comunarda in onore dei caduti della Comune di  Parigi, un'altra si chiama Egle, un fratello porta il nome di Aldobrando, un  altro - che nasce nel 1895 - riceve quello di Artorige.&lt;br /&gt;L'adolescenza di  Quisnello è travagliata. A undici anni viene rinchiuso nel Riformatorio di Pisa,  più tardi impara il mestiere del calzolaio e si guadagna da vivere, girovagando  da un paese all'altro. Come tanti altri ciabattini abbraccia presto le idee  anarchiche. Segnalato negli anni seguenti a Milano e a Genova, il sei giugno  1908 subisce una condanna a 33 giorni di carcere da parte del Tribunale di  Firenze per oltraggio ai carabinieri e il ventuno luglio viene schedato. Nel  Mod. A la Prefettura di Firenze scrive che è soprannominato “Occe”, che ha  “espressione fisionomica truce” e che riscuote “cattiva fama per il suo  carattere violento e la sua cattiva educazione”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Non risulta - secondo il funzionario - che “sia  ascritto al partito anarchico, ma ne segue e ne professa le idee mostrandosi  specialmente antimilitarista. Non ha nessuna influenza nel partito” e in Signa  “molti lo fuggono per il suo carattere violento e prepotente”.&lt;br /&gt;Trasferitosi a  MASSA MARITTIMA in Maremma verso la fine dell'anno, Quisnello viene vigilato dal  delegato di pubblica sicurezza, informato, il diciassette dicembre 1909, dal  questore di Firenze che il calzolaio è un “pericoloso anarchico pregiudicato”.  Nella cittadina medievale il calzolaio sposa Carolina Sacchetti, poi emigra in  Francia, ma il ventotto gennaio dell'11 viene condannato dal Tribunale di  Marsiglia a sei mesi di prigione per violenza e, a pena espiata, è espulso e  accompagnato alla frontiera italiana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Arrestato a Genova il ventotto luglio dell'11,  torna a Massa Marittima, dove viene assunto nella bottega del ciabattino  Giuseppe Azzi, in piazza Garibaldi, ma i rapporti fra il dipendente e il datore  di lavoro degenerano rapidamente: Nozzoli malmena l'Azzi e questi lo licenzia.  Passato nel laboratorio di un altro calzolaio del posto, il repubblicano Egisto  Bisogni, Quisnello torna a Lastra a Signa nell'aprile del '12 e l'anno seguente  è protagonista, con un certo Alberto Biagi,monarchico, di una furiosa rissa. Il  Biagi ha la peggio e viene gravemente ferito, il Nozzoli, colpito a sua volta, è  ricoverato, in stato di fermo o di arresto, nell'ospedale Vespucci di  Firenze.&lt;br /&gt;Rimesso in libertà nell'ottobre del '13, Quisnello è di nuovo a  Massa Marittima ai primi di dicembre. Ora alloggia e lavora in via Saffi e  frequenta assiduamente gli anarchici del posto: Enrico Bianciardi, Ivemero  Giani, Giuseppe Gasperi e Natale Boschi, tutti militanti devoti  all'idea.&lt;br /&gt;L'anno seguente Nozzoli è il promotore delle proteste, che hanno  luogo nel centro minerario, dopo l'eccidio di Ancona che darà vita in Italia  alla settimana rossa. L'undici giugno l'anarchico capeggia “una turba di circa  cento individui”, che percorrono le vie di Massa, “gridando e imponendo ai  negozianti la chiusura” delle botteghe. Poi Quisnello e “la sua spalla forte”,  il massetano Italo Targi, cercano - con “atteggiamento minaccioso” - di far  chiudere al direttore del Monte dei Paschi, cav. Trabacci, l'istituto bancario,  ma il funzionario risponde di no, e i manifestanti se ne vanno, dopo che Nozzoli  ha minacciato “che essi scioperanti avrebbero rovesciati i banchi e gettato  tutto fuori dalla finestra”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Colpito il primo agosto da un mandato di cattura,  emesso dal pretore di Massa, l'anarchico viene arrestato lo stesso giorno in via  Saffi, mentre Targi finisce in carcere il venti agosto. Il “processo verbale di  arresto” descrive Nozzoli come un individuo di statura bassa, dal viso largo e i  capelli castani, le spalle larghe, la fronte alta, le gambe diritte, i piedi  piccoli e le mani callose.&lt;br /&gt;Il sedici settembre il Tribunale penale di  Grosseto condanna l'anarchico a sei mesi di carcere e a 500 lire di multa e il  Targi a due mesi di reclusione e a duecento lire di multa. I due si appellano,  ma, il venticinque novembre, la Corte di secondo grado di Firenze porta la  condanna del Nozzoli a due anni e due mesi di reclusione e cento lire di ammenda  e quella del Targi a venti mesi. Il quindici gennaio del '15, però, il calzolaio  beneficia di un'amnistia, che estingue l'azione penale, e viene  rilasciato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;I suoi guai con la giustizia non sono, comunque,  finiti: il quindici marzo del '16 è raggiunto da un ordine di cattura della  procura di Firenze, perché deve scontare un anno, sette mesi e dieci giorni di  reclusione per il ferimento del Biagi. La condanna - emessa dal Tribunale di  Firenze - risale al quindici dicembre del '14. Costituitosi il sei novembre,  Quisnello sconta la pena, poi, si lancia nella militanza antifascista, il primo  marzo del 1921 è coinvolto nei tragici fatti di Empoli: un certo numero di  marinai in abiti civili, che sono diretti a Firenze per un'azione di crumiraggio  ai danni dei ferrovieri in sciopero, vengono scambiati per squadristi e accolti,  a Empoli, da una fitta fucileria, durante la quale otto di loro vengono uccisi.  Subito dopo scattano gli arresti e fra le persone, che finiscono in carcere, c'è  anche Quisnello, che resta in prigione fino all'assoluzione. Tornato in libertà,  l'anarchico lascia la penisola ormai caduta sotto il regime fascista ed emigra  clandestinamente in Francia, stabilendosi a Parigi, dove alloggia, dal  ventiquattro novembre 1925 al dieci giugno 1926, in un alberguccio di rue du  Ruisseau, 92, insieme alla sua nuova compagna, Luisa Senesi, di  Castelfiorentino. In questo periodo si fa chiamare “Henri Cartei”, più tardi  userà gli pseudonimi di “Enrico Costai”, “Armand” e “Biaizac”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Per vivere continua a fare il ciabattino, è uomo  solido, ha la faccia larga, due baffi alla tartara, è sicuro di sé, ha lo  sguardo pungente e ironico, non privo di alterigia. Nei primi anni di esilio  Quisnello è favorevole al “movimento garibaldino”, perché è convinto, come Hugo  Rolland, Alberto Meschi, Mario Traverso, Enzo Fantozzi ed altri anarchici  italiani, che si possa spazzar via la dittatura mussoliniana, invadendo la  penisola con una legione di antifascisti adeguatamente armati..&lt;br /&gt;Nei primi  mesi del '30 Nozzoli vive a Bruxelles, suscitando, con i suoi comportamenti  politici, le preoccupazioni dei fascisti italiani .Secondo alcuni è coinvolto  nell'uccisione a revolverate di un prete italiano, spia dell'Ovra fascista,  insieme ad un militante antifascista maremmano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Verso la fine dell'anno Quisnello è segnalato a  Parigi, dove talvolta assiste alle riunioni dei socialisti massimalisti,  organizzate da Elmo Simoncini e da Siro Burgassi. "Egli risiederebbe - recita  una spia dell'Ovra nel febbraio del '31 - al n.3, avenue du bel Aire - Georges  Les Gonesse.&lt;br /&gt;Alla fine del '32 Quisnello fa il ciabattino a Parigi, in rue  Sevigné, 5, ed è membro di un Comitato, che è sorto per aiutare Rodolfo  Finocchi, detto “Bagnoli”, il quale rischia di diventare cieco. Finocchi è un  anarchico fiorentino, che, una decina di anni prima, in un teatro di Firenze ha  tirato una revolverata in faccia a un caporione fascista, certo "Pascià",  sottraendosi poi all'arresto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Contrario alla nascita di una Federazione anarchica  dei profughi italiani, auspicata invece da Camillo Berneri, Nozzoli è persona  molto diffidente - la vicenda “garibaldina” lo ha “scottato” - e neppure "Gori,  da Pistoia, suo compagno di fede” riesce ad avere da lui l'indirizzo di un non  meglio precisato Firmino.&lt;br /&gt;Nell'aprile del '33 i fascisti attribuiscono al  repubblicano Silvio Schettini un progetto terroristico: secondo la loro spia  Consani, lo Schettini avrebbe chiesto a Quisnello "se il suo gruppo anarchico  disponesse di uomini fidati, decisi a tutto e pronti a partecipare ad un'azione  in grande stile contro il fascismo".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Nel '35 Nozzoli frequenta ancora i compagni di  idee, che risiedono a Parigi, ed è sorvegliato da due spioni: il già citato  Consani e il famigerato "Bero". Costoro progettano lo scasso della sua  calzoleria per impadronirsi degli elenchi dei compagni, che egli incontra, e dei  verbali delle riunioni libertarie, che si tengono nel locale: per realizzare il  piano vorrebbero assoldare un noto ladro, ma il Ministero non è d'accordo,  perché il rischio di uno scandalo internazionale è troppo grosso a fronte del  modesto risultato, che si potrebbe ottenere.&lt;br /&gt;Nell'estate del '35 i fascisti  attribuiscono a Quisnello l'intenzione di compiere un “atto pazzesco” contro il  regime di Mussolini, poi scrivono che il calzolaio cerca di procurarsi i timbri  per fabbricare i passaporti ai compagni, colpiti da misure di espulsione. Il  primo dicembre l'anarchico (che usa di nuovo lo pseudonimo di “Occe”) partecipa  a una riunione, organizzata da "Giustizia e libertà" nella sala Lancry di  Parigi, alla quale sono presenti Carlo Rosselli, Alberto Cianca, Guglielmo  Ricci, e molti altri antifascisti, poi, il tredici gennaio del '36 viene  arrestato per aver violato il decreto di espulsione, da cui era stato colpito  nel lontano 1911, e il ventotto gennaio è condannato a due mesi di  carcere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Scontata la pena, lascia la Francia e si  ricongiunge al fratello Artorige, a Barcellona. Nel luglio seguente i fascisti  italiani si sforzano di rintracciare il “pericoloso anarchico” nella capitale  della Catalogna, ma le ricerche devono essere sospese, perché, il diciassette  luglio, i militari si sollevano contro il Governo repubblicano spagnolo e a  Barcellona ha luogo una radicale rivoluzione sociale ed economica. Come altri  antifascisti italiani, che si sono stabiliti in Catalogna, Quisnello dà il suo  contributo all'epica lotta, che si chiude con lo schiacciamento dei rivoltosi e  la cattura del generale fascista Goded, e il venti luglio aderisce al Comitato  anarchico italiano, che si è formato nella capitale della Catlogna.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;In ogni modo Quisnello dà prova di un attivismo  persino maggiore di quello di suo fratello Artorige, che nell'ultimo scorcio di  luglio gira "per le vie di Barcellona armato di sciabola con cui termina i  fascisti e con un fazzoletto rosso e nero attorno al collo ". Interrogato a  Firenze il sedici maggio del '41, Artorige dichiarerà che in un caffè, vicino  alla sede della F.A.I., "conveniva anche mio fratello Quisnello, il quale si  arruolò nelle milizie rosse recandosi al fronte in un reparto di sussistenza  quale calzolaio". Quisnello si aggrega infatti alla Colonna anarchica di Antonio  Ortiz, che, il venticinque luglio, conquista la città di Caspe e vi insedia il  Consiglio di difesa dell'Aragona .&lt;br /&gt;Nelle settimane successive Nozzoli fa la  spola tra la Spagna e la Francia per ingaggiare volontari e procurare armi ai  miliziani e in settembre è di nuovo a Barcellona, dove combatterebbe nelle file  della F.A.I. Il due ottobre la Divisione polizia politica conferma “che il noto  anarchico Nozzoli Quisnello, sedicente Cartei Henri, già residente a Parigi,  troverebbesi in atto a Barcellona e probabilmente a combattere nelle file della  Federazione anarchica iberica contro i nazionalisti” e il venticinque ottobre un  confidente scrive da Barcellona che l'anarchico Domenico Ludovici è giunto nella  città insieme a Nozzoli: “Quisnello si dichiara anarchico militante trionfante.  E' stato espulso dalla Francia ed ora è qua a Barcellona privo di qualsiasi  documentazione". Sia Ludovici che Nozzoli - insiste la spia - sono “violenti e  pericolosi”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Il calzolaio rimane in Spagna sino alla fine  quindi,dopo un imbarco in Francia, nell'agosto del '39, viene segnalato a Cuba  e, infine, nel Messico. Il diciassette dicembre dello stesso anno la Divisione  polizia politica scrive che “Quisnello Nozzoli  soprannominato “Occe”, avrebbe  preferito lasciare la Francia con un convoglio di ex miliziani rossi diretti al  Messico, ove attualmente si troverebbe”. Dopo la fine della seconda guerra  mondiale, Nozzoli rientra in Italia e nel '48 abita a Segni (Roma), da dove  rinnova, il ventinove febbraio, l'abbonamento a “Umanità nova”, spedendo  seicento lire all'amministratore del giornale. Qui pare viva fino alla soglia  dei novantanni anarchico impenitente.Muore nel 1973. Presente in varie  ricostruzioni storiche di riviste e archivi (&lt;a href="http://www.archiviopinelli.it/"&gt;www.archiviopinelli.it&lt;/a&gt;  nel bollettino  n 22 possiamo trovare le sue foto segnaletiche )  Dopo esser passato di rivista  in libro e di bocca in bocca, in questi giorni la sua leggenda approda anche su  facebook.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-2841449288814956756?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/2841449288814956756/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=2841449288814956756' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/2841449288814956756'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/2841449288814956756'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2009/10/ode-quisnello-nozzoli.html' title='Ode a Quisnello Nozzoli'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-1026250059049851511</id><published>2009-10-11T19:04:00.001+02:00</published><updated>2009-10-11T19:06:47.267+02:00</updated><title type='text'>Che ingiustizia!</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;div class="titlentry"&gt;Che ingiustizia&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p&gt;di &lt;b&gt;Alessandra Daniele&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img alt="silviofacepalm.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/silviofacepalm.jpg" vspace="2" width="151" align="left" border="0" height="169" hspace="4" /&gt;Come tutti sanno, Silvio Berlusconi ha appena subito una grave ingiustizia. Un grigio consesso di loschi figuri lontani anni luce dagli autentici voleri del popolo, gli ha sottratto ciò che gli spettava di diritto, con una decisione palesemente viziata dal pregiudizio comunista.&lt;br /&gt;Il Nobel per la Pace è stato assegnato a Barack Obama.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt; La decisione ha sconcertato lo stesso Obama, ben consapevole di non meritarlo, non tanto per via della sua propensione a incrementare le truppe USA in Afghanistan, ma per l'enorme sproporzione fra i suoi crediti, presenti, passati, e futuri, e quelli di Silvio Berlusconi, fin troppi per essere elencati tutti.&lt;br /&gt;Ricordiamo fra i più recenti la riconquista della Libia, sui cui cieli sono tornate a volare le frecce tricolori, e nei cui campi di concentramento sono tornate a morire le faccette nere sgradite al suolo italico.&lt;br /&gt;La riappacificazione fra Russia e Georgia, ottenuta anche grazie ai servigi di un validissimo consulente originario di Riga, inviato a Berlusconi da Putin, in nome della profonda amicizia che lega i due statisti. Quel lèttone di Putin, sul quale l'infame sinistra bigotta, zitella, e comunista, ha laidamente spettegolato falsificando l'accento.&lt;br /&gt;La mediazione fra Usa e Turchia, divenuta oggi contemporaneamente membro dell'Unione Europea, e 51° Stato Unito d'America.&lt;br /&gt;La soluzione del conflitto israelo-palestinese, con la costruzione di Palestina 2 al largo di Israele.&lt;br /&gt;La raccolta, lavorazione, e trasformazione dei rifiuti di Napoli in pasta per la pizza.&lt;br /&gt;La valorizzazione delle rovine de L'Aquila come stupendo set per le riprese tv del riuscitissimo G8.&lt;br /&gt;La ricostruzione dell'Abruzzo con i pezzi del plastico di Cogne.&lt;br /&gt;Silvio Berlusconi non ha dunque soltanto il già immenso merito di aver liberato l'Italia dalla sanguinosa dittatura comunista che l'opprimeva da secoli. Benefattore di proporzioni planetarie, egli è il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 65 milioni di anni.&lt;br /&gt;L'ultimo leader al suo livello di rilievo e carisma è stato il Triceratopo del Cretaceo, oggi purtroppo estinto come tutti gli altri dinosauri, a causa dei comunisti.&lt;br /&gt;Meno male che invece Silvio c'è, e non molla. Combattivo come sempre, s'è già rimesso in corsa per il Nobel del prossimo anno, questa volta per la medicina: la sua campagna contro la pandemia di influenza AAAH!!1!!!1 comincerà col rendere più efficaci gli spot sulla prevenzione, sostituendo Topo Gigio con la sorella bionda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-1026250059049851511?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/1026250059049851511/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=1026250059049851511' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/1026250059049851511'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/1026250059049851511'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2009/10/che-ingiustizia.html' title='Che ingiustizia!'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-8083043294742747517</id><published>2009-07-10T19:14:00.000+02:00</published><updated>2009-07-10T19:16:10.664+02:00</updated><title type='text'>Quanto vale la vita di un ragazzo di 18 anni?</title><content type='html'>&lt;style&gt;&lt;/style&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"&gt;Quanto vale la vita di un  ragazzo di 18 anni ? Adesso lo sappiamo; tre anni e sei mesi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"&gt;Omicidio Aldrovandi  poliziotti condannati a tre anni e sei mesi&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; color: rgb(0, 51, 204);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; color: rgb(0, 51, 204);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;La madre: ora posso chiamarli  assassini&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;Aveva 18 anni, era incensurato, un  ragazzo normale Morì per i colpi durante l’arresto&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;FERRARA - C’è anche Federico in aula,  mentre un giudice condanna i quattro poliziotti che l’hanno aiutato a morire. Ha  gli occhi chiusi, il labbro spaccato, il naso insanguinato, la fronte livida. Il  suo volto, lanciato a metà mattina dentro un mazzo di volantini da quindici  ragazzi anarchici, ora riposa sui tavoli di legno scuro. La sua mamma piange:  «Adesso, quei poliziotti possiamo finalmente chiamarli  assassini».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;Federico aveva diciotto anni, era  incensurato, era un ragazzo normale. Il 25 settembre 2005 tornava dalla  discoteca, era l’alba, lui agitato per qualche pasticca, la gente che chiama la  polizia, quattro agenti che arrivano e lo prendono a manganellate sulle gambe,  in testa, dappertutto, e a calci, poi lo sbattono a terra e gli si sdraiano  addosso per ammanettarlo. Ma gli scoppia il cuore, soffoca, muore come un cane.  Due anni di indagini, tentativi di coperture e omertà perché di mezzo c’è la  polizia, infine altri due anni di processo, 32 udienze, 15 periti, 8 avvocati e  qualche tonnellata di dolore. Il pubblico ministero Nicola Proto aveva chiesto  tre anni e 8 mesi per eccesso colposo, che ha portato all’omicidio colposo, nei  confronti degli agenti&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;Luca Pollastri, Enzo Pontani, Paolo  Forlani e Monica Segatto&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;; il giudice&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;Francesco Caruso&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;ha deciso per tre e 6 mesi. Il  pubblico applaude. L’unico imputato presente (Enzo Pontani, il biondo) rimane  impassibile, il padre di Federico -&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;Lino Aldrovandi&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;- dice: «Ora devono togliersi  quella divisa e chiedere scusa. Mio figlio non torna, ma giustizia è  fatta».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;Ci sono dieci metri tra la mamma e il  poliziotto che non si guardano mai. Lui cerca il pavimento, lei l’altro figlio  Stefano, in aula. Questa donna sa che il blog che ha aperto nel 2006 per cercare  la verità c’entra, nella sentenza, e che altrimenti forse sarebbe sceso il  silenzio. «Volevo vederli in manette, pazienza, mi hanno spiegato che serve il  terzo grado di giudizio. É giusto così, ci abbiamo creduto tanto, abbiamo  sofferto. Quei poliziotti hanno agito per pura ferocia, senza spiegarne mai le  ragioni. Via quella divisa, la penso come mio marito».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;L’ultimo giorno è stato il più lungo.  Aspettando la sentenza nei corridoi polverosi, illuminati da globi di luce  gialla e gelida, in tanti volevano sapere se è vero che i «servitori dello  Stato» a volte diventano picchiatori, belve che colpiscono un ragazzo disarmato,  terrorizzato e confuso, in quattro contro uno. I testimoni hanno spiegato che  Federico, a terra, implorava aiuto e diceva basta, ma i quattro neppure  chiamarono l’ambulanza che arrivò tardi, invano. Si sono viste le fotografie di  un cuore spaccato, e il sangue attorno al volto del ragazzo morto. «Lo abbiamo  pestato di brutto per mezz’ora» disse uno dei quattro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;Due manganelli si spezzarono,  addirittura, e si cercò di farli sparire. Si tentò di far passare F&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;ederico Aldrovandi&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;per tossico anche se non lo era, e  di condizionare alcune testimonianze dei vicini: il processo di Ferrara ha  mostrato cosa può accadere, quando di mezzo ci sono le forze dell’ordine. «In  questo processo, alcune istituzioni del nostro paese hanno perso credibilità»  dice l’avvocato di parte civile, Riccardo Venturi. Su alcune magliette bianche,  tra il pubblico, c’è scritto «verità e giustizia per Aldro». Carrelli di carte  vanno e vengono, fino a sera.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;«É una degna sepoltura per il  povero Federico» sussurra, dopo la sentenza, un suo amico con gli occhi lucidi.  In tanti piangono e si abbracciano. «Nulla di tutto questo poteva essere  perdonato» ripete la mamma,&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;Patrizia Moretti&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;. «Se avete figli, sapete com’è  quel momento al risveglio, quando una casa si riempie di caos e di musica, di  vita, di gioia. A noi, questo è stato tolto: da quattro anni ascoltiamo solo il  silenzio». Lo dice distrutta e felice, nel pianto e nel sorriso, parlando  accanto a un figlio vivo e alla fotografia di un figlio morto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;MAURIZIO CROSETTI   Repubblica  7 luglio  2009&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;CONDANNATI I QUATTRO POLIZIOTTI CHE  UCCISERO  FEDERICO ALDROVANDI&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt; &lt;p&gt;di &lt;b&gt;Girolamo De Michele&lt;/b&gt;&lt;img alt="aldro2.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/aldro2.jpg" vspace="2" width="145" align="right" border="0" height="180" hspace="4" /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Enzo Pontani, Monica Segatto, Paolo Forlani e Luca Pollastri, i quattro  poliziotti imputati per la morte di Federico Aldrovandi &lt;a href="http://www.telestense.it/index_mc.php?file=http://telestense.smil.weebo.it/20090706_0001.xml"&gt;sono  stati condannati&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;La sentenza che accoglie di fatto le richieste  dell'accusa (3 anni 8 mesi), la condanna a tutti i membri della pattuglia, e non  a uno solo, e il tempo relativamente breve che il giudice Caruso ha passato in  camera di consiglio (mentre da più parti si ipotizzava una sentenza in tarda  notte, o nella mattinata successiva) sottolineano la ricostruzione dell'accusa:  Federico non è morto perché "drogato". Federico è morto perché è stato colpito  su tutto il corpo con mani, piedi e manganelli. Federico è morto perché è stato  ammanettato in una posizione che poteva - ed ha potuto - farlo soffocare. perché  alle sue grida di aiuto i quattro poliziotti non hanno palesato un briciolo di  umana pietà, ed hanno continuato a colpirlo fino a provocarne il  soffocamento.&lt;/p&gt;&lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;E dopo la sua morte il cadavere è rimasto per ore senza uno straccio che lo  coprisse: ma almeno uno dei poliziotti si sente con la coscienza a posto: «posso  anche dire che io la notte dormo sonni tranquilli», ha dichiarato Enzo Pontani  all'uscita dal tribunale. L'agente Paolo Forlani, dal canto suo, non c'era: è in  missione in Abruzzo, per il G8.&lt;br /&gt;Qualcuno avrà deciso che non c'è rischio di  reiterazione del reato.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lunedì 29, sul &lt;a href="http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/"&gt;blog  della famiglia&lt;/a&gt; che ha frantumato il muro del silenzio, i genitori hanno  postato questo testo:&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Devono essere condannati perché sono colpevoli. Sono  colpevoli perché Federico è morto. Sono colpevoli perché prima di incontrarli il  cuore di mio figlio batteva sano generoso e forte. Sono colpevoli perché l’hanno  ucciso procurandoli una sofferenza atroce, nella consapevolezza di  farlo.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;"Eccesso colposo di legittima difesa", recita la  sentenza.&lt;br /&gt;Mentre il giudice la leggeva, un'altra sentenza, senza appello,  veniva pronunciata ad alta voce tra chi era presente:&lt;br /&gt;&lt;b&gt;ASSASSINI!&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.carmillaonline.com/"&gt;www.carmillaonline.com&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 0);"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-8083043294742747517?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/8083043294742747517/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=8083043294742747517' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8083043294742747517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8083043294742747517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2009/07/quanto-vale-la-vita-di-un-ragazzo-di-18.html' title='Quanto vale la vita di un ragazzo di 18 anni?'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-8624006609503674351</id><published>2009-05-30T10:04:00.002+02:00</published><updated>2009-05-30T10:09:49.185+02:00</updated><title type='text'>Vogliono chiudere l'Ortensia</title><content type='html'>&lt;style&gt;&lt;/style&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Il vento ghiaccio l'ha portata ieri. Una lettera  zeppa di timbri della questura, da firmare e controfirmare. Una pagina di  articoli e commi e burocratese, che alla fine si può riassumere in tre righe.  Visto che durante tre controlli documenti ( tre su 350 giorni di apertura  all'anno) effettuati tra i presenti in tarda serata tra novembre e febbraio  dalla Polizia, sono risultati presenti pregiudicati noti alle forze dell'Ordine,  il Questore dispone che il Caffè Ortensia sia chiuso per una settimana allo  scopo di tutelare l'ordine pubblico e allontanare così i suddetti soggetti.  Dieci giorni di tempo per presentare una memoria difensiva, e nel caso sia  respinta, una ordinanza, la chiusura, da ottemperare entro 90  giorni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Se non fosse una cosa seria ci sarebbe da ridere.  In base ad una scusa così si può chiudere il 75 % dei bar italiani. L'Ortensia  poi è frequentata per la quasi totalità da studenti e professori universitari,  erasmus, turisti, artisti e persino ragazzi senesi e residenti di  Pantaneto.Facciamo mostre mensili, presentiamo libri, abbiamo una piccola  biblioteca, cerchiamo di parlare con tutti, ospitiamo riunioni del comitato  antifascista, dei precari e ricercatori dell'università. Qualcuno ha avuto la  patente ritirata per il tasso alcolico, altri denuce per blocco stradale per le  manifestazioni dell'Onda ( il movimento degli studenti, non la contrada senese)  un paio per possesso di canne, uno ha diversi decreti di espulsione perchè  profugo dal Kossovo senza i documenti a posto. Non entrano mai però mafiosi o  spacciatori, non gira droga, nè dentro nè fuori, non mi risultano nè ex  assassini o rapinatori, ma qualche ex assistito del manicomio, per altro  simpatico, che da noi trova sempre un caffè od una pasta sì. Gli ubriachi  molesti e rissosi li abbiamo sempre allontanati. In tre anni mai una multa, un  rilievo, un richiamo. Siamo stati mesi fa noi in questura a chiedere se ci  fossero problemi, ci risposero che ci avrebbero tenuti informati. Infatti.  Quando si dice che la polizia è al servizio del cittadino, eh, siamo nel 2009,  mica nel 1969....No, in Italia cambia tutto per non cambiare niente, anche la  polizia è sempre quella,ma quale poliziotto di quartiere, ma quale  collaborazione! le fiction televisive sono appunto fiction. La cosa che ci fa  più male è ridurre un posto VIVO, pieno de la meglio gioventù, di sorrisi,  solidarietà e colori in un mondo ingrigito e razzista, ad un ritrovo di  pregiudicati. Lo troviamo altamente offensivo, e comunque una scusa per colpire  uno dei pochi posti di Siena non allineati al pensiero dominante. Il clima , il  vento di dittatura che spira anche a Siena è preparato dal tambureggiare di  articoli forcaioli sulla stampa locale, si cerca di generare paura e guerra tra  poveri, e zittire le voci fuori dal coro. Oggi si colpisce l'anello piccolo e  debole, "il problema di Siena", la sentina di tutti i mali, "un covo di  pregiudicati". Domani toccherà ad altri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Noi faremo ricorso e non staremo zitti . A testa  alta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;I lavoratori dell'Ortensia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;  &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-8624006609503674351?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/8624006609503674351/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=8624006609503674351' title='51 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8624006609503674351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8624006609503674351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2009/05/vogliono-chiudere-lortensia.html' title='Vogliono chiudere l&apos;Ortensia'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>51</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-7763340208022201698</id><published>2009-04-09T01:22:00.002+02:00</published><updated>2009-04-09T01:26:10.300+02:00</updated><title type='text'>Chi ci ha rivolti così ?</title><content type='html'>chi ci ha rivolti cosi?&lt;br /&gt;io non so bene cosa scrivere. sono confusa, attonita, piena di dolore. provo a mandarlo giù, a nasconderlo sotto la maglietta, ma torna. ripercorro le mie strade, le mie case, la mia città ed è terribile vederla rimbalzare su tutti i giornali distrutta e ferita. e ovviamente un brutto groviglio di dubbi e stupidi paragoni mi sale alla gola. queste cose succedono spesso, purtroppo, ma com'è diverso quando tra le foto dei superstiti su repubblica riconosci la faccia sconvolta di un tuo amico. come è diverso quando ti disperi alle sette di mattina sui corridoi di un albergo nell'attesa che qualcuno risponda. ti sembra di sentirlo quel pronto, tanto è dentro di te. e però non arriva, non risponde, non squilla, è occupato. e tu vedi tutta la tua vita davanti e sai che potrebbe essere finita per sempre. e tutto è così mischiato ad ogni singolo mattone di quelle strade che ami tanto, che mentre cammini su e giù ti sembra di sentirle crollare. ti sembra che le scale dell'albergo si muovano, senti scricchiolii ovunque, voci. ma non quel pronto. mi sono sentita così impotente e minima. così presuntuosa e piena di aspettative. mi tornavano in mente le parole di rilke: chi ci ha rivolti così? continuo a ripetermele.&lt;br /&gt;&lt;a id="more"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;chi ha permesso che l'uomo si astraesse così tanto da sé e da tutto? non esistiamo, non più. facciamo finta di vivere, abbiamo una specie di account su una sovrastruttura che, ormai, è sempre più una sala giochi. una sovrastruttura che ci conforta, ci inorgoglisce, mette a tacere le paure e monetarizza tutto. scusate, scusatemi più che mai, gli ultimi giorni non hanno fatto che aumentare questa nausea generale che ai miei occhi avvolge tutto. mi sembra che tutto vada verso la fine senza grossi impedimenti. cementiamo, costruiamo, rialziamo, tutto in nome dell'affaruccio della politichetta del piccolo guadagnetto. facciamo tenerezza. la natura è lì, ci guarda, del tutto indifferente alla nostra presenza. è paziente, la natura, ma matrigna. non lo fa apposta, la natura. la natura è così, possente. siamo noi che non abbiamo più niente di naturale. e siamo talmente pieni di noi che ormai neanche mettiamo più in campo il rischio che il nostro cellulare possa scaricarsi. climatizzatori, navigatori, telefoni satellitari, nessuno conosce più un numero di telefono, nessuno sa più una strada... è progresso questo? è progresso vivere tutto l'anno con abiti dello stesso peso a ventuno gradi? vi chiederete cosa c'entri col terremoto che ha colpito la mia città e io proprio non lo so. so che abbiamo contribuito a buttare tante bombe su gente indifesa quanto quella dell'aquila e che quello, almeno, potevamo impedirlo. so che questi per me sono giorni in cui piangere per questo e per quello. so che occorre rispetto e fratellanza e tanto tanto amore per tutto. l'emergenza avvicina e rende solidali. e insegna, basta saperla ascoltare. la gente dell'aquila è forte e ce la farà: non invano i venti hanno soffiato, non invano ha infuriato la tempesta, scriveva esenin sergej. e non invano li abbiamo sempre sopportati, forza. vi abbraccio forte, perché mi avete fatto sentire meno sola e lontana. mentre aspetto la verifica di agibilità del mio cuore...&lt;br /&gt;Manuela    mardin.blogs.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-7763340208022201698?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/7763340208022201698/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=7763340208022201698' title='17 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/7763340208022201698'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/7763340208022201698'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2009/04/chi-ci-ha-rivolti-cosi.html' title='Chi ci ha rivolti così ?'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>17</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-2448861150718693953</id><published>2009-02-08T00:48:00.002+01:00</published><updated>2009-02-08T00:52:56.617+01:00</updated><title type='text'>Che altro dire?</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Che altro dire?&lt;/span&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Hanno un senso le parole con una simile congrega di  dittatorelli, nazistucoli,fascistoni, razzisti, leghisti, fanatici  religiosi,radiomaria signore portatela via,  cicchitti, capezzoni, gasparri,  bocchini, veltrusconi, binetti, dipietri, nani e ballerini, veline e amanti del  capo del segretario e spacciatore ufficiale no guardi mi consenta io sto con  gianni chiodi e poi anche ugo cappellacci presidente,la sapete quella del  ministro dei trasporti giapponesi fur gon cin eh quando cantavo sulle navi altro  che apicella, marachella, corna , la vita era bella, poi sono sceso in campo per  salvare il paese dai comunisti che non li sopporto che da bambino mi rubavano la  merenda e prendevano a lattoni tanto che son rimasto calvo, popolidellelibertà e  nazionalialleati leghisti con la cravatta verde ramarro parlata a tamarro e  cafonaggine incorporta, denuciamoli tutti sti clandestini sti arabi coi tonaconi  quattro cornuti di merda, terroristi, comunisti negri ebrei e zecche varie,  portano le malattie, i medici sono pubblici ufficiali devono denunciare, diamo  un premio a ogni denuncia,ributtiamoli a mare, che forse co i giudei hitle  esagerò ma se sti zingheri li abbruciava tutti oggi un erano qui a sanguisughe,  in miniera per poi falla saltare, il sindaco ha emanato ordinanza no kebab cibi  padani anche nei ristoranti etnici obbligo di polenta, facciamoci giustizia da  soli romeni violenti delinquenti stupratori ubriachi assassini che in certi caso  il linciaggio come diceva miglio è una forma di giustizia popolare, ronde  autorizzate, ronde padane, cristiane, più ronde e meno rondini,eluana svegliati,  eluana potrebbe avere un bimbo eluana il padre se ne vuole liberare, e casini  sta col decreto, i vescovi è omicidio, eutanasia, apostasia, eresia, maligno vai  via, tutto il potere al vaticano, celentano afferma che in questo caso sta con  berlusconi, e ti pareva i pirla vanno coi pirla, lo stupido è quell'essere che  senza ricavare alcun vantaggio danneggia gravemente il prossimo e nemmeno se ne  rende conto, meno male che silvio c'è, silvio pensaci tu, preghiamo, viva silvio  abbasso l'intelligenza, ma che vuole sto saviano eh, hai fatto i soldi, cornuto,  omo 'e merda, i vigili di parma botte al negro, cinquecento euro di multa a chi  si fa in strada, mille a chi va con le prostitute di strada, diecimila al mese  alle favorite  che diventano ministre, social card scarica ritenti sarà più  fortunato, incentivi, comprate, ridete, consumate, figliate, crepate, che essere  governati significa al minimo cenno di ribellione o domanda, essere arrestati,  percossi, umiliati, intimoriti, schedati, spiati, seguiti, perseguitati,  esiliati, derisi offesi, il tutto nel nome della legge del governo della chiesa  della libertà del potere costituito. Questa è sempre la morale della favola  della storia della democrazia dell'italica nazione, fascione, reazione,non si  regge più, obama salvaci tu, ci vorrebbe un obama per poter dimenticare, cara  obama ti scrivo e mi distraggo un pò, chi non obama non fa l'amore, c'era un bel  pirla nella via gluck, e quel cretino ne ha fatta di strada, lui non sa una sega  ma sta co la chiesa, soldi su soldi e non lasciano il verde e no se si va avanti  così chissà, chissà, dove si finirà .......&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;style&gt;&lt;/style&gt;&lt;div&gt;Cronaca rosa, cronaca politica, cronaca giudiziaria&lt;br /&gt;Cantico digitale  della verità&lt;br /&gt;Charlie chande, gossip, stai attento&lt;br /&gt;A chi non da  nell’occhio, all’ombra&lt;br /&gt;A chi si siede al ristorante proprio accanto&lt;br /&gt;Alla  parola di troppo, al testimone universale&lt;br /&gt;Alla calunnia corale&lt;br /&gt;Ricatto,  ritratto, potrei testimoniare&lt;br /&gt;Ma non voglio giurare&lt;br /&gt;Sono senza memoria,  sono senza vergogna,&lt;br /&gt;Sono senza pudore, sono senza perdono&lt;br /&gt;Sono senza  memoria, sono senza vergogna,&lt;br /&gt;Sono senza rigore, sono senza...&lt;br /&gt;Se è il  romanzo dei veleni sarà letteratura&lt;br /&gt;Ma se è il nostro futuro, allora è  spazzatura&lt;br /&gt;Testimonianza spettacolari, tv che assolve e condanna &lt;br /&gt;Dispensa il perdono come dovrebbe fare Dio&lt;br /&gt;Il solo testimone prudente  che sul video non appare mai&lt;br /&gt;Allora siamo in un poliziesco, sarà letteratura &lt;br /&gt;Ma se è questo che ci aspetta, è tutta spazzatura&lt;br /&gt;L’ho visto, l’ho  visto, colpevole, colpevole&lt;br /&gt;La faccia del colpevole ce l’ha&lt;br /&gt;L’ho visto,  l’ho sentito, l’avevo intuito&lt;br /&gt;Che non era a posto quello là&lt;br /&gt;E l’ho  seguito passo passo, fotografato&lt;br /&gt;Poi lei vedeva un tale, ma questa è  un’altra storia&lt;br /&gt;Non divaghiamo un ricordo è un ricordo&lt;br /&gt;Un’ombra che si  muove&lt;br /&gt;Io ricordo e non ricordo, ma ho fatto delle foto&lt;br /&gt;Così ho le prove &lt;br /&gt;Con precisione non so dir se c’ero davvero&lt;br /&gt;O c’era prima la tv&lt;br /&gt;Ma ho  filmato, ascoltato, copiato&lt;br /&gt;Incollato, discusso e divulgato&lt;br /&gt;Sono  testimone vedo e non ricordo mai&lt;br /&gt;Però ricatto, ritratto, potrei testimoniare &lt;br /&gt;Ma non voglio rischiare&lt;br /&gt;Sono senza memoria, sono senza vergogna&lt;br /&gt;Sono  senza pudore, sono senza&lt;br /&gt;Sono senza perdono, sono senza memoria&lt;br /&gt;Sono  senza rigore, sono senza&lt;br /&gt;Se il romanzo dei veleni sarà letteratura&lt;br /&gt;Ma se  questo è il futuro allora è spazzatura&lt;br /&gt;Sono senza memoria, sono senza  vergogna&lt;br /&gt;Sono senza pudore, sono senza&lt;br /&gt;Sono senza perdono, sono senza  memoria&lt;br /&gt;Sono senza vergogna, sono senza&lt;br /&gt;Sono senza memoria, sono senza  vergogna&lt;br /&gt;Sono senza pudore, sono senza&lt;br /&gt;Sono senza perdono, sono senza  memoria&lt;br /&gt;Sono senza vergogna, sono senza&lt;br /&gt;Cronaca rosa, cronaca politica,  cronaca giudiziaria&lt;br /&gt;Cantico digitale della verità&lt;br /&gt;Sono senza memoria,  sono senza vergogna&lt;br /&gt;Sono senza pudore, sono senza&lt;br /&gt;Sono senza perdono,  sono senza memoria&lt;br /&gt;Sono senza vergogna, sono senza&lt;br /&gt;Siamo tutti senza &lt;br /&gt;Sì che siamo senza&lt;br /&gt;Siamo quasi tutti senza &lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;il paese dei testimoni   Ivano Fossati&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-2448861150718693953?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/2448861150718693953/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=2448861150718693953' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/2448861150718693953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/2448861150718693953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2009/02/che-altro-dire.html' title='Che altro dire?'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-5190387138879655793</id><published>2009-01-11T00:48:00.002+01:00</published><updated>2009-01-11T00:54:32.948+01:00</updated><title type='text'>Fabrizio De Andrè</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Domenica 11 gennaio, dieci anni dalla morte  di Fabrizio De Andrè.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Alle 22,50 duecento radio in tutta Italia e uno  speciale in TV su Rai 3 danno in contemporanea una sua canzone ( una sua  poesia)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Amore che vieni Amore che vai&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;Quei giorni perduti a rincorrere il vento&lt;br /&gt;a chiederci un bacio e  volerne altri cento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;un giorno qualunque li ricorderai&lt;br /&gt;amore che  fuggi da me tornerai&lt;br /&gt;un giorno qualunque ti ricorderai&lt;br /&gt;amore che fuggi  da me tornerai&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e tu che con gli occhi di un altro colore&lt;br /&gt;mi dici le  stesse parole d'amore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;fra un mese fra un anno scordate le avrai &lt;br /&gt;amore che vieni da me fuggirai&lt;br /&gt;fra un mese fra un anno scordate le avrai &lt;br /&gt;amore che vieni da me fuggirai&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;venuto dal sole o da spiagge gelate &lt;br /&gt;venuto in novembre o col vento d'estate&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;io t'ho amato sempre, non  t'ho amato mai&lt;br /&gt;amore che vieni, amore che vai&lt;br /&gt;io t'ho amato sempre, non  t'ho amato mai&lt;br /&gt;amore che vieni, amore che vai&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Ma a ognuno il suo De Andrè.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;A me piace ricordare &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Via del Campo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;Via del Campo c'è una graziosa&lt;br /&gt;gli occhi grandi color di foglia &lt;br /&gt;tutta notte sta sulla soglia&lt;br /&gt;vende a tutti la stessa rosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Via  del Campo c'è una bambina&lt;br /&gt;con le labbra color rugiada&lt;br /&gt;gli occhi grigi  come la strada&lt;br /&gt;nascon fiori dove cammina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Via del Campo c'è una  puttana&lt;br /&gt;gli occhi grandi color di foglia&lt;br /&gt;se di amarla ti vien la voglia &lt;br /&gt;basta prenderla per la mano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e ti sembra di andar lontano&lt;br /&gt;lei ti  guarda con un sorriso&lt;br /&gt;non credevi che il paradiso&lt;br /&gt;fosse solo lì al primo  piano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Via del Campo ci va un illuso&lt;br /&gt;a pregarla di maritare&lt;br /&gt;a  vederla salir le scale&lt;br /&gt;fino a quando il balcone ha chiuso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ama e  ridi se amor risponde&lt;br /&gt;piangi forte se non ti sente&lt;br /&gt;dai diamanti non  nasce niente&lt;br /&gt;dal letame nascono i fior&lt;br /&gt;dai diamanti non nasce niente &lt;br /&gt;dal letame nascono i fior.&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;e poi naturalmente....&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;La guerra di Piero&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;Dormi sepolto in un campo di grano&lt;br /&gt;non è la rosa non è il tulipano &lt;br /&gt;che ti fan veglia dall'ombra dei fossi&lt;br /&gt;ma sono mille papaveri rossi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;lungo le sponde del mio torrente&lt;br /&gt;voglio che scendano i lucci  argentati&lt;br /&gt;non più i cadaveri dei soldati&lt;br /&gt;portati in braccio dalla  corrente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;così dicevi ed era d’inverno&lt;br /&gt;e come gli altri verso  l'inferno&lt;br /&gt;te ne vai triste come chi deve&lt;br /&gt;il vento ti sputa in faccia la  neve&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;fermati Piero, fermati adesso&lt;br /&gt;lascia che il vento ti passi un  po' addosso&lt;br /&gt;dei morti in battaglia ti porti la voce&lt;br /&gt;chi diede la vita  ebbe in cambio una croce&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ma tu non lo udisti e il tempo passava&lt;br /&gt;con  le stagioni a passo di giava&lt;br /&gt;ed arrivasti a passar la frontiera&lt;br /&gt;in un  bel giorno di primavera&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e mentre marciavi con l'anima in spalle &lt;br /&gt;vedesti un uomo in fondo alla valle&lt;br /&gt;che aveva il tuo stesso identico  umore&lt;br /&gt;ma la divisa di un altro colore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sparagli Piero, sparagli ora &lt;br /&gt;e dopo un colpo sparagli ancora&lt;br /&gt;fino a che tu non lo vedrai esangue &lt;br /&gt;cadere in terra a coprire il suo sangue&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e se gli sparo in fronte o  nel cuore&lt;br /&gt;soltanto il tempo avrà per morire&lt;br /&gt;ma il tempo a me resterà per  vedere&lt;br /&gt;vedere gli occhi di un uomo che muore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e mentre gli usi questa  premura&lt;br /&gt;quello si volta, ti vede e ha paura&lt;br /&gt;ed imbracciata l'artiglieria &lt;br /&gt;non ti ricambia la cortesia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;cadesti in terra senza un lamento&lt;br /&gt;e  ti accorgesti in un solo momento&lt;br /&gt;che il tempo non ti sarebbe bastato&lt;br /&gt;a  chiedere perdono per ogni peccato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;cadesti interra senza un lamento&lt;br /&gt;e  ti accorgesti in un solo momento&lt;br /&gt;che la tua vita finiva quel giorno&lt;br /&gt;e  non ci sarebbe stato un ritorno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ninetta mia crepare di maggio&lt;br /&gt;ci  vuole tanto troppo coraggio&lt;br /&gt;Ninetta bella dritto all'inferno&lt;br /&gt;avrei  preferito andarci in inverno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e mentre il grano ti stava a sentire &lt;br /&gt;dentro alle mani stringevi il fucile&lt;br /&gt;dentro alla bocca stringevi parole &lt;br /&gt;troppo gelate per sciogliersi al sole&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dormi sepolto in un campo di  grano&lt;br /&gt;non è la rosa non è il tulipano&lt;br /&gt;che ti fan veglia dall'ombra dei  fossi&lt;br /&gt;ma sono mille papaveri rossi. &lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;e poi......&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Infine voglio ricordare l'articolo appena uscito su Repubblica " De Andrè schedato - simpatizzante BR, così i poliziotti  bollarono Fabrizio- tra il 1969 e il 1979 il cantautore era tenuto sotto  controllo come attivista dell'ultrasinistra dalla polizia e più avanti dai  servizi in fascicoli tenuti segreti fino adesso.-"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Ora, tutti sapevano che De Andrè si professava  anarchico e faceva politica alla luce del sole. Per cui, una volta tanto, mi  trovo in sintonia con il finale dell'articolo "....più che su De Andrè questi  rapporti segnaletici ci informano sulla mentalità dei loro estensori: inadeguati  sul piano professionale, disponibili a dare ombre ai fantasmi,secondo i desideri  dei loro superiori,in un pauroso deficit di cultura democratica." Insomma, più e oltre che fascisti, totalmente idioti. Del resto Fabrizio schedato e spiato era in buona e  numerosa compagnia; cambiare l'esistente è sempre stato un crimine per lo Stato.  Altri tempi, si dirà. Sì, altri tempi, forse è per questo che De Andrè manca  così tanto. Come manca così tanto la voglia e l'entusiasmo per cambiare il  tristissimo stato delle cose presenti. E la voglia di raccontare le storie, la  storia.......&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Una storia sbagliata&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;E' una storia da dimenticare&lt;br /&gt;e' una storia da non raccontare&lt;br /&gt;e' una  storia un po' complicata&lt;br /&gt;e' una storia sbagliata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comincio' con la  luna sul posto&lt;br /&gt;e fini' con un fiume d'inchiostro&lt;br /&gt;e' una storia un poco  scontata&lt;br /&gt;e' una storia sbagliata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storia diversa per gente normale &lt;br /&gt;storia comune per gente speciale&lt;br /&gt;cos'altro vi serve da queste vite &lt;br /&gt;ora che il cielo al centro le ha colpite&lt;br /&gt;ora che il cielo ai bordi le ha  scolpite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' una storia di periferia&lt;br /&gt;e' una storia da una botta e  via&lt;br /&gt;e' una storia sconclusionata&lt;br /&gt;una storia sbagliata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una  spiaggia ai piedi del letto&lt;br /&gt;stazione Termini ai piedi del cuore&lt;br /&gt;una  notte un po' concitata&lt;br /&gt;una notte sbagliata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Notte diversa per gente  normale&lt;br /&gt;notte comune per gente speciale&lt;br /&gt;cos'altro ti serve da queste  vite&lt;br /&gt;ora che il cielo al centro le ha colpite&lt;br /&gt;ora che il cielo ai bordi  le ha scolpite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' una storia vestita di nero&lt;br /&gt;e' una storia da basso  impero&lt;br /&gt;e' una storia mica male insabbiata&lt;br /&gt;e' una storia sbagliata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' una storia da carabinieri&lt;br /&gt;e' una storia per parrucchieri&lt;br /&gt;e'  una storia un po' sputtanata&lt;br /&gt;o e' una storia sbagliata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storia  diversa per gente normale&lt;br /&gt;storia comune per gente speciale&lt;br /&gt;cos'altro vi  serve da queste vite&lt;br /&gt;ora che il cielo al centro le ha colpite&lt;br /&gt;ora che il  cielo ai bordi le ha scolpite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il segno che c'e' rimasto&lt;br /&gt;non  ripeterci quanto ti spiace&lt;br /&gt;non ci chiedere piu' come e' andata&lt;br /&gt;tanto lo  sai che e' una storia sbagliata&lt;br /&gt;tanto lo sai che e' una storia sbagliata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Comunque, continuiamo, chiaramente in direzione  Ostinata e Contraria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-5190387138879655793?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/5190387138879655793/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=5190387138879655793' title='17 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/5190387138879655793'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/5190387138879655793'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2009/01/fabrizio-de-andr.html' title='Fabrizio De Andrè'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>17</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-4043064400828452960</id><published>2008-12-20T23:05:00.002+01:00</published><updated>2008-12-20T23:25:21.368+01:00</updated><title type='text'>Una strada in ricordo di Daniele Boccardi e Sebastiano Leone</title><content type='html'>In questi giorni consegnamo al Sindaco ed all'assessore alla cultura del comune di Massa Marittima una petizione firmata da molti cittadini, in cui si chiede di intitolare una via o piazza del nostro paese a due cittadini, Daniele Boccardi, scrittore, e Sebastaiano Leone, uomo di pace, scomparsi rispettivamente 15 e 5 anni fa. Daniele e Sebastiano hanno lasciato una traccia indelebile dentro e fuori le mura di Massa.  Adesso che il tempo rischia di sbiadirne il ricordo, chiediamo un gesto semplice ma doveroso, perchè la nostra comunità deve molto a questi due giovani che ci hanno lasciato presto, troppo presto. L'idea nacque al convegno annuale sulla scrittura che si tiene ogni febbraio in Pianizzoli. Raccolse il plauso unanime di scrittori come Emiliano Gucci e Luciana Bellini, filmaker come Christian Brogi, fotografi come Daniela Neri, associazioni come la nostra e la LTMD. Chiediamo perciò di dare corso a questo piccolo ma importante progetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Associazione il Fondo. LTMD produzioni video. Fotografi Contro. Convegno sulla scrittura di Pianizzoli.  Centro culture contemporanee Siena.&lt;br /&gt;Seguono 97 firme residenti comune Massa Marittima&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-4043064400828452960?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/4043064400828452960/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=4043064400828452960' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/4043064400828452960'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/4043064400828452960'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/12/una-strada-in-ricordo-di-daniele.html' title='Una strada in ricordo di Daniele Boccardi e Sebastiano Leone'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-2343091499010973525</id><published>2008-11-27T00:00:00.001+01:00</published><updated>2008-12-13T20:14:18.052+01:00</updated><title type='text'>È con tanta tristezza e pena, ma anche rabbia....</title><content type='html'>È con tanta tristezza e pena, ma anche rabbia (si può dire Ettore, passeranno le nostre espressioni la tua censura?) che annulliamo i nostri link al blog di riaprireilfuoco ed a Stampa Alternativa. Non dimentichiamo tutti questi anni (per alcuni di noi, dal 1972!) passati insieme, a lottare e diffondere, organizzare, pensare, immaginare, stampare. Solo negli ultimi sei, le decine di presentazioni, i libri venduti alle feste,il convegno su Bianciardi, i libri della collana del Fondo con il marchio congiunto di StampaAlternativa, la battaglia per non far cadere nell’oblio l’opera di un maremmano più giovane: Daniele Boccardi. Le denunce prese insieme persino. E’ proprio vero; tanti anni per far conoscere una casa editrice, degli autori, tanti sacrifici, tanta pazienza, tessitura di rapporti, amicizie fraterne, e poi una settimana per distruggere, per radere al suolo tutto il lavoro fatto. Marcello, te non hai la minima idea delle mail arrivate al nostro sito, delle telefonate, della gente che ci ferma per la strada! Lettori, di ogni età, studenti del movimento, autori che hanno partecipato al concorso Boccardi, autori affermati, traduttori, collaboratori di S.A. Quello che appare sul vostro blog è solo la punta dell’iceberg. Diversi tentano di capire cosa vi abbia mosso, altri sono infuriati, altri desolati. Non vi giustifica nessuno, e sì che è un bel campione variegato di umanità. Non ci sono stalinisti baffuti o nostalgici rinco. Molti, oltretutto, sono arrabbiati perchè non rispondete minimamente alle tante osservazioni che vi vengono in questi post. Rendete l’idea: noi si fa così, se non la capite cavoli vostri oppure siete ottusi etc etc. siamo noi ad avere la verità e la rivoluzionarietà in tasca….Il fascismo cari Marcello Baraghini &amp;amp; Ettore Bianciardi, persino la nostra costituzione, quella costata migliaia di morti durante la resistenza, ne vieta l’apologia e la ricostituzione, e non per uno sfizio illiberale, ma perchè in un paese privo di memoria come il nostro è sempre pronto a rinascere, crescere, devastare. E se in questi ultimi anni è lettera morta la nostra costituzione, lo si deve a questo regime suadente  teleautoritario, revisionista e ignorante. In questo clima i fascisti non solo hanno rialzato la testa, ma tutti i giorni aggrediscono, minacciano, scorrazzano. Credere che casa pound sia altro da ciò per la sua facciata culturale, è di una abissale ignoranza nel migliore dei casi, di una sospetta malafede nel peggiore. Nell’uno e nell’altro caso assumetevene la responsabilità senza boria e mezzucci. I vostri tanti lettori non sono apatici, indifferenti o stupidi. Ve lo stanno dicendo in vari modi, ma voi tirerete dritto, come tutti del resto in Italia; Berlusconi, Gelmini, Villari…..in questo non siete per niente alternativi, ma piuttosto scontati. Il dubbio non vi sfiora, tantomeno la vergogna di usare Bianciardi, anarchico, vero, per sdoganare quella accolita di fascisti, razzisti e sprangatori di casa pound. Chiudiamo qui, vi auguriamo nessuna fortuna, sinceramente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-2343091499010973525?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/2343091499010973525/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=2343091499010973525' title='63 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/2343091499010973525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/2343091499010973525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/11/e-con-tanta-tristezza-e-pena-ma-anche.html' title='È con tanta tristezza e pena, ma anche rabbia....'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>63</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-5076099429761234044</id><published>2008-11-19T23:34:00.000+01:00</published><updated>2008-11-19T23:37:52.682+01:00</updated><title type='text'>Vivere significa essere partigiani</title><content type='html'>Vivere significa essere partigiani&lt;br /&gt;di &lt;a href="http://www.autistici.org/loa/blicero/"&gt;Blicero&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato 21 luglio 2001. E' notte. I cortei e gli scontri che hanno ribaltato la città di Genova sono finiti e la gente torna a casa stanca e provata dalle botte, dalle corse, dai gas lacrimogeni, dalla violenza della polizia, dalla paura, dalla sensazione che sarebbe potuto accadere di tutto, che sia accaduto di tutto, ma che possa accadere altro ancora. Sono in pochi a rimanere, principalmente nei grossi centri di accoglienza: piazzale Kennedy, lo stadio Carlini, le scuole Diaz e Pascoli, dove l'attività di comunicazione e assistenza legale freme ancora. Per il resto migliaia di persone sono nelle stazioni e sulle autostrade. La maggior parte delle persone pensa che ormai sia finito tutto, che l'adrenalina di tutti stia lasciando il posto a una spossatezza infinita. E proprio quando la penombra è al massimo della sua intensità, quando gli occhi collettivi del mondo stanno per chiudersi per passare al prossimo spettacolo, ecco che le luci si riaccendono al massimo della loro intensità.&lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Squadracce di gente in divisa calano sulle due scuole dove si trova la sede del GSF, indymedia, radio gap, molti media alternativi e indipendenti, la sede del Genoa Legal Forum e un paio di centinaio di persone che vogliono solo dormire prima di andarsene a casa. Nel giro di un attimo sfondano cancelli e portoni e irrompono nelle due scuole: al media center distruggono materiali e cercano di tappare occhi e orecchie dei movimenti; alla scuola Diaz vogliono solo vendicarsi. Vogliono avere compensazione, si direbbe in altri contesti, della frustrazione che hanno provato in questi giorni in cui la rivolta ha dimostrato loro quanto il potere che detengono e difendono non valga nulla, quanto sia fragile ed etereo. La rivolta li ha fatti infuriare, li ha stupiti e colti di sorpresa, li ha umiliati. E come un animale ferito e armato hanno reagito nell'unico modo che sanno: hanno preparato, organizzato e lanciato un'operazione semplice e violenta, irrompere, picchiare, attribuire la colpa alle vittime. Deboli coi forti, forti con i deboli. Come sempre. E poi una bella firmetta su un verbale di arresto a sancire il fatto che l'operazione sia stata legittima e necessaria, nonché giustificata. Purtroppo per l'ennesima volta in quei giorni fanno male i calcoli: l'irruzione si protrae più del previsto; arrivano media e parlamentari; tutto il mondo si accorge dell'operazione e della sua grossolana funzione. Nonostante questo per molti mesi pensano che lo Stato li coprirà. Nonostante questo si arriva a un processo. Che dura anni. Il processo è finito il 13 novembre 2008: tutti coloro i quali hanno organizzato quella operazione infame sono stati assolti; tutti coloro che hanno partecipato come ultime ruote del carro, coloro che hanno picchiato perché gli è stata data mano libera, coloro che hanno portato due bombe molotov in una scuola dove non ce n'erano per addossarle alle vittime di una inumana violenza sono stati condannati; tutte le vittime hanno ricevuto qualche spicciolo per non lamentarsi troppo.&lt;br /&gt;Questa è la storia. Le vicende del G8 di Genova hanno molto da insegnare a tutti coloro che vogliono prestare anche solo un attimo di attenzione. I libri non la racconteranno così. I libri resteranno sul vago quando andrà bene, oppure ignoreranno la più grande rivolta dopo gli anni sessanta e settanta in Italia e forse non solo. Ma la gente che era lì non la dimenticherà. E la rabbia che proviamo oggi di fronte a questa sentenza non deve trarci in inganno, deve trasformarsi in fatti, parole, ricordi, oggetti. Personalmente non ho mai creduto che finisse diversamente da così: la giustizia è un meccanismo intrinseco al potere, e non può permettersi di condannare coloro che la traducono in fatti operativi tutti i giorni. I giudici, i poliziotti, i politici, i governanti, gli imprenditori stanno da una parte. Noi, i poveracci, i subalterni, gli sfruttati, i deboli stiamo dall'altra. Questa è la grande verità di Genova, ed è anche la verità che più di tutte in questa epoca cerca di essere nascosta. Non è tutto uguale, esistono parti da prendere. Vivere significa essere partigiani. E alle volte quando si prende una parte, si perde, anche se era la parte giusta. Quando ho saputo della sentenza - già perché dopo quattro anni di presenza in tribunale proprio negli ultimi tre mesi non sono potuto essere presente - una delle prime cose che mi sono venute in mente è stato Stella del Mattino, di Wu Ming 4. Come ho già scritto altrove, quel libro parla proprio di Genova e di quello che ci ha lasciato, di quello che ha significato per tutti noi che siamo stati lì e l'abbiamo vissuta. Alla fine del libro, come alla fine di tutto quanto è stato Genova, non ci resta che il coraggio di credere che qualcosa possa ancora accadere, che la rivolta continui ad esistere come possibilità se non come realtà. La sentenza che chiude la vicenda Diaz, una vicenda talmente lapalissiana che è difficile credere con quale faccia tosta verrà giustificata dai cavilli legali dopo essere stata giustificata dall'inazione politica, deve diventare la nostra stella del mattino: quella luce che tutti conoscono e che nessuno può negare, eppure quella distanza che ci fa capire che solo agire e lottare cambia ciò che ci circonda. Se saremo capaci di imparare questo allora questi anni di lavoro e di parole non saranno stati una donchisciottesca tenzone con mulini a vento parecchio più grandi di noi.&lt;br /&gt;Con i compagni e le compagne che hanno seguito Genova giorno dopo giorno con me abbiamo scritto che non abbiamo rimorsi per quanto accaduto a Genova, che quanto è avvenuto in quei giorni ci ha dato coraggio e ci ha trasmesso il senso delle parole dignità e libertà. Oggi per molti sarà il giorno dei rimpianti in un senso o nell'altro, ma non per me. Rimpianti significa non aver fatto quello che si riteneva giusto e necessario. Noi non possiamo averne. Perché ci aspettano ancora molte cose. Ancora molte cose possono accadere sotto il cielo e sotto Venere, e molta rabbia è pronta ad esplodere da sotto la cenere. Fino a quando non ci saranno più storie da raccontare, da ricordare o da vivere.Ognuno di noi può demolire un mattone del Palazzo di giustizia di Genova. Ognuno di noi può ancora lottare ed essere un partigiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LINK:&lt;a href="http://www.supportolegale.org/"&gt;supportolegale.org&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.supportolegale.org/?q=node/1361"&gt;comunicato supportolegale&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://www.processig8.org/"&gt;processig8.org&lt;/a&gt;ricostruzione del processo diaz - &lt;a href="http://www.supportolegale.org/?q=node/1195"&gt;http://www.supportolegale.org/?q=node/1195&lt;/a&gt;ricostruzione della cronologia dei fatti di quella notte - &lt;a href="http://www.processig8.org/Consulenze/DIAZ/cronologia%20DIAZ%2006.zip"&gt;http://www.processig8.org/Consulenze/DIAZ/cronologia%20DIAZ%2006.zip&lt;/a&gt;ricostruzione video della difesa per il processo - &lt;a href="http://www.processig8.org/Consulenze/DIAZ/CT_DIAZ_Video.html"&gt;http://www.processig8.org/Consulenze/DIAZ/CT_DIAZ_Video.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pubblicato Novembre 19, 2008 01:13 AM  &lt;a href="http://www.carmillaonline.com/"&gt;www.carmillaonline.com&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-5076099429761234044?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/5076099429761234044/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=5076099429761234044' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/5076099429761234044'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/5076099429761234044'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/11/vivere-significa-essere-partigiani.html' title='Vivere significa essere partigiani'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-5007870315165010942</id><published>2008-11-15T23:06:00.000+01:00</published><updated>2008-11-15T23:30:24.714+01:00</updated><title type='text'>Vergogna, vergogna....</title><content type='html'>Vergogna, giustizia non è fatta. Tutti assolti i dirigenti della macelleria della scuola diaz al G8 di Genova, nonostante prove, testimonianze, foto, filmati, non sia mai che la sbirraglia condanni se stessa&lt;br /&gt;Vergogna, in un paese civile, un figuro come Canterini starebbe dietro a delle sbarre e non al comando di un distaccamento di picchiatori fascisti e celerini che infangano il nome dell'Italia in tutto il mondo&lt;br /&gt;Vergogna, un primo ministro che racconta barzellette e battute idiote e che dà degli imbecilli a chi osa dire qualcosa&lt;br /&gt;Vergogna, un ex presidente della repubblica che rilascia dichiarazioni deliranti in cui invoca morti e massacri da parte della polizia per stroncare il movimento degli studenti, e nessuno che chiami il 118 per questo demente&lt;br /&gt;Vergogna, un paese dove tutti i giorni si muore di lavoro, trionfa il caporalato, si rovinano precari e operai, donne e giovani, insultano i " fannulloni" si salvano le banche e si ha il coraggio di chiedere sacrifici in nome di un ceto politico decrepito&lt;br /&gt;Vergogna, un movimento enorme di giovani cerca di avere un futuro, di salvare la scuola pubblica e la ricerca, ed una informazione disgustosa li fa redarguire dai morti viventi della politica italiana&lt;br /&gt;Vergogna, regioni intere in mano a mafiosi e camorristi, ma si censiscono i campi Rom, si internano gli affamati, si creano le classi differenziali&lt;br /&gt;Vergogna, un paese non laico in mano alle gerarchie vaticane talebane, in cui ogni diritto civile è negato in base alla santa cattolica apostolica romana chiesa&lt;br /&gt;Vergogna, eterna Vergogna di un paese capostipite del fascismo, che applaudì Mussolini, l'impero coloniale, le leggi razziali, la visita di Hitler e persino la guerra mondiale. E via saltando sul carro del vincitore, il regime democristiano, mafioso, craxiano, berlusconiano, e così via, all'infinito.&lt;br /&gt;Vergogna, infinita Vergogna!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-5007870315165010942?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/5007870315165010942/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=5007870315165010942' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/5007870315165010942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/5007870315165010942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/11/vergogna-vergogna.html' title='Vergogna, vergogna....'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-1812696796361249825</id><published>2008-11-08T00:02:00.000+01:00</published><updated>2008-11-08T00:11:12.014+01:00</updated><title type='text'>Ho visto....</title><content type='html'>Ho visto dopo tanti, tanti anni, gli studenti riprendersi le piazze, senza paura e sorridere felici.&lt;br /&gt;Ho visto, come in un sogno, un nipotino di Malcolm X , Freddy Hampton, Bobby Seale, Hue P. Newton , George Jackson, Martin Luter King, diventare presidente degli USA, e la sua gente piangere di gioia....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho visto anche degli zingari felici&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;   &lt;div&gt;E' vero che dalle finestre&lt;br /&gt;non riusciamo a vedere la luce&lt;br /&gt;perché la  notte vince sempre sul giorno&lt;br /&gt;e la notte sangue non ne produce,&lt;br /&gt;è vero  che la nostra aria&lt;br /&gt;diventa sempre più ragazzina&lt;br /&gt;e si fa correre dietro &lt;br /&gt;lungo le strade senza uscita,&lt;br /&gt;è vero che non riusciamo a parlare&lt;br /&gt;e  che parliamo sempre troppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' vero che sputiamo per terra&lt;br /&gt;quando  vediamo passare un gobbo,&lt;br /&gt;un tredici o un ubriaco&lt;br /&gt;o quando non vogliamo  incrinare&lt;br /&gt;il meraviglioso equilibrio&lt;br /&gt;di un'obesità senza fine,&lt;br /&gt;di  una felicità senza peso.&lt;br /&gt;E' vero che non vogliamo pagare&lt;br /&gt;la colpa di non  avere colpe&lt;br /&gt;e che preferiamo morire&lt;br /&gt;piuttosto che abbassare la faccia, è  vero&lt;br /&gt;cerchiamo l'amore sempre&lt;br /&gt;nelle braccia sbagliate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' vero  che non vogliamo cambiare&lt;br /&gt;il nostro inverno in estate,&lt;br /&gt;è vero che i  poeti ci fanno paura&lt;br /&gt;perché i poeti accarezzano troppo le gobbe,&lt;br /&gt;amano  l'odore delle armi&lt;br /&gt;e odiano la fine della giornata.&lt;br /&gt;Perché i poeti  aprono sempre la loro finestra&lt;br /&gt;anche se noi diciamo che è&lt;br /&gt;una finestra  sbagliata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' vero che non ci capiamo,&lt;br /&gt;che non parliamo mai&lt;br /&gt;in  due la stessa lingua,&lt;br /&gt;e abbiamo paura del buio e anche della luce, è vero &lt;br /&gt;che abbiamo tanto da fare&lt;br /&gt;e non facciamo mai niente.&lt;br /&gt;E' vero che  spesso la strada ci sembra un inferno&lt;br /&gt;e una voce in cui non riusciamo a  stare insieme,&lt;br /&gt;dove non riconosciamo mai i nostri fratelli,&lt;br /&gt;è vero che  beviamo il sangue dei nostri padri,&lt;br /&gt;che odiamo tutte le nostre donne&lt;br /&gt;e  tutti i nostri amici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ho visto anche degli zingari felici &lt;br /&gt;corrersi dietro, far l'amore&lt;br /&gt;e rotolarsi per terra,&lt;br /&gt;ho visto anche  degli zingari felici&lt;br /&gt;in Piazza Maggiore&lt;br /&gt;ubriacarsi di luna, di vendetta  e di guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ho visto anche degli zingari felici&lt;br /&gt;corrersi dietro,  far l'amore&lt;br /&gt;e rotolarsi per terra,&lt;br /&gt;ho visto anche degli zingari felici  &lt;/div&gt; &lt;div&gt;in Piazza Maggiore&lt;/div&gt; &lt;div&gt;ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;Siamo noi a far ricca la terra&lt;br /&gt;noi che sopportiamo&lt;br /&gt;la malattia del  sonno e la malaria&lt;br /&gt;noi mandiamo al raccolto cotone, riso e grano,&lt;br /&gt;noi  piantiamo il mais&lt;br /&gt;su tutto l'altopiano.&lt;br /&gt;Noi penetriamo foreste,  coltiviamo savane,&lt;br /&gt;le nostre braccia arrivano&lt;br /&gt;ogni giorno più lontane. &lt;br /&gt;Da noi vengono i tesori alla terra carpiti,&lt;br /&gt;con che poi tutti gli altri &lt;br /&gt;restano favoriti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E siamo noi a far bella la luna&lt;br /&gt;con la nostra  vita&lt;br /&gt;coperta di stracci e di sassi di vetro.&lt;br /&gt;Quella vita che gli altri  ci respingono indietro&lt;br /&gt;come un insulto,&lt;br /&gt;come un ragno nella stanza. &lt;br /&gt;Ma riprendiamola un mano, riprendiamola intera,&lt;br /&gt;riprendiamoci la vita, &lt;br /&gt;la terra, la luna e l'abbondanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' vero che non ci capiamo&lt;br /&gt;che  non parliamo mai&lt;br /&gt;in due la stessa lingua,&lt;br /&gt;e abbiamo paura del buio e  anche della luce, è vero&lt;br /&gt;che abbiamo tanto da fare&lt;br /&gt;e che non facciamo  mai niente.&lt;br /&gt;E' vero che spesso la strada ci sembra un inferno&lt;br /&gt;o una voce  in cui non riusciamo a stare insieme,&lt;br /&gt;dove non riconosciamo mai i nostri  fratelli.&lt;br /&gt;E' vero che beviamo il sangue dei nostri padri,&lt;br /&gt;che odiamo  tutte le nostre donne&lt;br /&gt;e tutti i nostri amici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ho visto anche  degli zingari felici&lt;br /&gt;corrersi dietro, far l'amore&lt;br /&gt;e rotolarsi per terra. &lt;br /&gt;Ho visto anche degli zingari felici&lt;br /&gt;in Piazza Maggiore&lt;br /&gt;ubriacarsi di  luna, di vendetta e di guerra.&lt;br /&gt;Ma ho visto anche degli zingari felici &lt;br /&gt;corrersi dietro, far l'amore&lt;br /&gt;e rotolarsi per terra.&lt;br /&gt;Ho visto anche  degli zingari felici&lt;br /&gt;in Piazza Maggiore&lt;br /&gt;ubriacarsi di luna, di vendetta  e di guerra.&lt;br /&gt;in Piazza Maggiore&lt;br /&gt;ubriacarsi di luna, di vendetta e di  guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Claudio Lolli 1976-Luca Carboni 2008&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-1812696796361249825?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/1812696796361249825/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=1812696796361249825' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/1812696796361249825'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/1812696796361249825'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/11/ho-visto.html' title='Ho visto....'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-1227326912575398449</id><published>2008-10-18T17:58:00.000+02:00</published><updated>2008-10-18T18:02:37.113+02:00</updated><title type='text'>La falsa sicurezza</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Nel mentre che Saviano lascia l'italietta, e l'apprezzamento del premier sale, le borse craccano e anche l'università di Siena sta male....Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo comunicato, qualcuno, forse, comincia a reagire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;La caccia al povero, all'immigrato, al diverso, al  deviato è il nuovo sport nazionale. Alla faccia della falsa sicurezza bombardata  da TV e giornali, l'unica reale insicurezza è data dall'imbarbarimento della  nostra società, della sua cultura, con ignoranza e intolleranza che tornano  padrone. E' esattamente quello che vuole il ceto politico: lacrime di  coccodrillo per le decine di morti settimanali sul lavoro, silenzio assordante  sulla crescente violenza domestica e, soprattutto, paura, ansia, nemici ad ogni  angolo, in ogni faccia che non sia quella rassicurante del vicino di casa.  Ancora una volta POVERO contro POVERO, sistema utile a fomentare allarme sociale  e a promulgare leggi repressive. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;In un clima così gretto e autoritario lo spazio  pubblico è eliminato, la socialità azzerata al telecomando televisivo casalingo;  tre immigrati seduti su una panchina diventano "pericolosi" , cinque ragazzi a  bere una birra in strada "ubriachi molesti". L'ordine è tristemente svelato:  lavorare sempre di più e peggio, barcamenarsi per pagare affitti, cibo, luce e  gas a prezzi stellari, ansia e stress per mutui e risparmi che improvvisamente  vengono spazzati via da crisi finanziarie-bancarie, migliaia di milioni bruciati  ogni giorno, speculazioni di un sistema vorace gestito da una cricca di  politicanti. Quanta merda ancora prima che la paura si trasformi in rabbia? Fino  a quando rassegnati ed asserviti a una vita depredata a livello economico e  annichilita nella sfera sociale?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Anche a Siena le paranoie securitarie pompano forte  sul degrado cittadino; viscidi politici e tristi figuri della carta stampata  gridano sulla pericolosità e il decoro compromesso. Ma il loro " al lupo al  lupo" non può passare: ogni individuo dotato di un minimo di lucidità sa  benissimo che minorenni e donne possono tranquillamente uscire da sole la sera  senza rischiare alcunchè. La criminalità è praticamente inesistente, e i dati  prefettizi sottolineano il calo di furti e rapine.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Allora diciamo ai gestori delle nostre vite: NON VI  DAREMO TREGUA.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Sempre più chiaramente ci rendiamo conto che  l'istituzione è il primo nemico da combattere; l'unico modo per essere cittadini  reali è prendere in mano la propria esistenza e svelare gli squallidi piani di  qualsiasi potere. La loro falsa democrazia fa acqua da tutte le parti, si tratta  di prepararsi a spazzarne via le macerie: la ricostruzione sarà gioiosa e  creativa!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;Alcuni ingovernabili / Coordinamento Antifascista  senese&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-1227326912575398449?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/1227326912575398449/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=1227326912575398449' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/1227326912575398449'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/1227326912575398449'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/10/la-falsa-sicurezza.html' title='La falsa sicurezza'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-4696010982008804827</id><published>2008-09-13T00:47:00.000+02:00</published><updated>2008-09-13T00:54:58.749+02:00</updated><title type='text'>Un fascismo piccolo piccolo ma popolare</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;In Italia il passato non passa mai. Magari viene  rimescolato, allungato e frullato come un frappè per essere di nuovo servito  sotto altro nome. O come diceva Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo, cambiamo  tutto per non cambiare niente. In questo senso non avremo più un partito unico e  le adunate oceaniche in camicia nera, non spezzeremo più le reni alla Grecia nè  andremo a portare la civiltà in Africa cantando faccetta nera. Ma un bel regime  nazionaltelevisivo sì, in cui ognuno stia al suo posto di telecomando, con una  opposizione più che accomodante, inesistente, mentre vengono smontate le  garanzie sociali ed i diritti elementari di ognuno, partendo dai gruppi più  deboli e "impresentabili" come Rom , immigrati e "devianti" vari. Manderemo  l'esercito nelle strade, daremo più galera per tutti, mostreremo i muscoli anche  alle elementari col maestro unico, grembiule e moschetto. Eleggeremo il  cavaliere a vita, Putin insegna. Faremo un bel federalismo padano, meno tasse  per i ricchi meno servizi per i poveri e i terun e i negri si  arrangeranno.Qualcuno, è vero, protesterà, ma a parte i soliti quattro sfigati  comunisti cancellati dalle mappe politiche, al massimo sarà cura  dell'esecutivo di minimizzare e smussare le polemiche pretestuose facendole  apparire frutto di equivoci, che insomma l'unione europea non rompa troppo le  scatole, tanto il vento sta cambiando in tutto il vecchio continente. Che sarà  mai prendere le impronte digitali ai bambini Rom o espellere cittadini  comunitari ed extracomunitari a discrezione dell'autorità di polizia e del  ministro dell'interno? Numeri, statistiche, carne da macello per i cantieri ed i  campi del lavoro nero, e se no, ottimo affare per le città che hanno messo su i  CPT ,lager "democratici" ove sono sospesi tutti i diritti ma dove un detenuto  temporaneo è un affare per chi gestisce questi centri da 80 euro al giorno,  altro che la vecchia e defunta solidarietà, ospitalità, asilo politico....Che  poi oramai i disgraziati che arrivano a Lampedusa o in altri centri siano per il  90% esseri umani che fuggono a guerre e disastri, non interessa più a nessuno.  Non c'è bisogno di andare nel nord est leghista che ha smontato le panchine  affinchè non si ritrovassero gli emigrati o che ne impedisce la preghiera al  chiuso o all'aperto. A Siena alla Lizza vengono fatti controlli sempre più  asfissianti sulle badanti e altri lavoratori nel giorno di riposo, a Colle Val  d'Elsa la costruenda moschea viene vista come fumo negli occhi, ovunque monta la  frustrazione di strati popolari sempre più poveri che sfogano la propria rabbia  contro gli ultimi arrivati, con ronde fai da te, con roghi di campi nomadi, con  insulti e minacce contro tutti coloro che sembrano diversi o non si allineano al  sentimento di incarognimento di un paese sempre più vecchio e spaventato,  affidato e legato mani e piedi al carro del cavaliere e condottiero.Non vi ricorda qualcosa? La storia insegna ma non ha allievi. Che poi si  cerchi di revisionare il nostro recente passato sdoganando fascisti, nazisti, celti e via  delirando, non è che la logica conseguenza di un clima di impunità totale per  questi tristi e demenziali personaggi. Persino Famiglia Cristiana paventa rischi  di fascismo. E mentre questo nuovo fascismo piccolo piccolo ma popolare si  afferma, mentre ogni residua decenza cade, e l'intolleranza  galoppa,l'opposizione (?) invita alla sua festa ministri, portaborse e scagnozzi  del governo, pacatamente, serenamente, magari raccogliendo firme per una bella  petizione, perchè non è giusto che faccian tutto loro, e che diamine! Lasceteci  collaborare anche a noi, se no che ci stiamo a fare?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt; Un nuovo ventennio è cominciato, auguri a tutti i  resistenti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-4696010982008804827?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/4696010982008804827/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=4696010982008804827' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/4696010982008804827'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/4696010982008804827'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/09/un-fascismo-piccolo-piccolo-ma-popolare.html' title='Un fascismo piccolo piccolo ma popolare'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-740171853847526163</id><published>2008-08-18T21:44:00.000+02:00</published><updated>2008-08-18T21:47:32.430+02:00</updated><title type='text'>Marisa</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Marisa era nata di 17, il giorno di S. Antonio,  negli anni '20, in pieno regime fascista. Marisa è mia madre, e questo già  spiegherebbe tante cose, ma se la voglio ricordare qui lo faccio non solo per  semplice amore filiale, ma perchè la sua mi sembra nella ordinaria  straordinarietà una storia esemplare, una memoria da non perdere, in un momento   buio e con prospettive fosche per un paese che invece la generazione di Marisa  riuscì a riscattare dalla dittatura e dalla guerra, dalla fame e dalla povertà.  Fino a farne un paese migliore, fino a spezzarsi la schiena purchè potessimo  studiare ed avere prospettive per loro inconcepibili. E anche dopo che  raggiungemmo l'età della ragione, Marisa e tanti altri continuarono a  sacrificarsi per i nipoti, per i quali stravedevano, come è giusto, pur capendo  che il vento era cambiato, preoccupandosi dell'arrivo di tempi difficili che  mettevano in forse tutto il loro lavoro, tutte le loro conquiste, tutta la loro  pazienza, tutte le loro e nostre speranze. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Marisa era rimasta orfana di padre a sei anni. Sua  madre era riuscita a farla prendere in un collegio femminile gestito da suore a  Siena. Suore di cui serbava un pessimo ricordo: botte, preghiere e fame, tanta  fame. E qualche scherzetto, del tipo che un donnone in tonaca la faceva  avvicinare mentre si riposava in poltrona in cortile per metterle in mano la  gamba di legno. D'altra parte suo fratello più piccolo ospite in un altro  collegio riusciva a scappare azionando la sirena antiaerea, facendo poi  l'autostop fino a Roma.Settanta anni dopo nello stesso edificio uno dei suoi  adorati nipoti si è laureato, e la sua gioia si era mischiata alle lacrime del  ricordo.Durante la scuola elementare aveva vinto un viaggio premio a Roma per la  migliore poesia sulla primavera, ma sua madre, che già si era rifiutata di  donare la fede d'oro alla patria, l'aveva trattenuta a casa, ed al suo posto era  partita la figlia di un gerarca. Poi il lavoro a 15 anni alla Bertolli come  operaia, fabbrica raggiunta dopo un viaggio in bicicletta di molti km. Il  diploma di scuola media preso per corrispondenza, ma mai ricevuto fisicamente  perchè la scuola di Bologna era stata rasa al suolo dai bombardamenti. La  complicità insieme a tutta la gente del piccolo borgo di campagna che avevano  dato rifugio e salvato una famiglia di ebrei fiorentini,che avevano  ricambiato cucendo e donando alla comunità una bandiera rossa. Il passaggio del  fronte, la resistenza naturale contro le bande fasciste e naziste, la  compassione dei ragazzini in divisa, coetanei destinati al macello. E poi il  dopoguerra, con il matrimonio con mio padre tornato a piedi dalla Francia dopo  l'8 settembre, quella piccola grande foto in bianco e nero con su scritto" ore  di incomparabile felicità". Che il loro è stato un amore vero, d'altri tempi,  cementato da una vita da costruire insieme, che quando morì mio padre lei si  definì una mosca senza capo, che svolazzava ancora solo per forza d'inerzia. Non  è stato paradossalmente un buon esempio per me: credevo fosse normale e naturale  amare così, ed è stata dura la disillusione della vita. Aveva preso la patente  nel ' 53, terza donna in un paese di diecimila abitanti, tra una figlia e  l'altro, io. Aveva seguito mio padre in Maremma, vero far west allora, in cerca  di un lavoro e di avventura, in paesi fuori dal tempo e per lei esotici come  Tatti e Sticciano, Montelattaia e Pian di Mucini, ricevendo l'assegnazione di un  podere dell'ente maremma nel '56, durante la riforma agraria, un podere senza  acqua luce o telefono, attraversato da una strada polverosa e da torme di  cinghiali,riscattato dopo trent'anni di lavoro, modifiche, migliorie. E nel '61  aveva messo su una vera ferramenta da frontiera, dove potevi trovar di tutto,  dall'ago per cucire alla motosega, passando per giocattoli e regali di nozze. Le  facce dei massetani allibite nel veder una donna sola che gestiva un negozio  enorme e scaricava casse e rotoli di rete pesanti anche per un minatore, tanto  che qualcuno si rifiutava persino di seguirla in magazzino per sceglier la  merce, parendogli sconveniente anche se tra persone sposate. Come quella volta  che entrò a mezzogiorno e mezzo nel bar principale del paese per aspettare mio  padre, e fu trascinata fuori e redarguita da una vecchia commerciante, che una  donna sola non poteva stare in un bar. Ma nonostante certe grettezze e  piccinerie di paese  ci crebbe insieme a mio padre in un clima di tolleranza e  apertura, di fiducia verso il prossimo, di sacralità dell'ospite, di speranza in  un mondo migliore, che avremmo cambiato e migliorato come e più di loro  studiando e trovando la nostra strada, qualunque essa fosse. E senza mai perdere  l'ironia, il sorriso, le battute anche nei momenti difficili. Non le mandava a  dire le cose Marisa. Lei che sognava un socialismo moderno e senza ombre,  scuoteva la testa per le mie filippiche giovanili iconoclaste, così che la sera  che le annunciai dopo una delle tante stragi impunite degli anni ' 70, che  andavo ad incendiare qualche sede dei fascisti, mi gelò dicendomi  "incendiare il cuore di qualche ragazza forse sarebbe molto meglio, anche se non  esente da rischi..." Con mio padre mi ha anche trasmesso la passione per i  viaggi ,per le montagne,  per le fotografie ed i films. Per i lunghi racconti  delle generazioni precedenti,che poi formano la nostra memoria orale da  tramandare. Per l'orgoglio forte di far parte di una cultura  refrattaria  ai padroni o chiese di riferimento, contando sulle proprie forze, sulla propria  indipendenza ed autonomia. Per andare controcorrente, sempre. Mi ha insegnato la  libertà e l'amore per il prossimo,senza darlo a vedere, e nel modo più naturle,  con l'esempio della sua vita. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Giovane tra i giovani, ben al di là  dell'anagrafe,Marisa se ne è andata all'improvviso il 17, mentre come al solito  lavorava per i figli ed i nipoti, contenta di essere, oltre che autosufficiente,  utile, punto di riferimento e saggezza di tutta la famiglia, e nel cuore delle  tante, tante persone che aveva avuto la gioia di incontrare e che ancora si  ricordano di lei con piacere. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-740171853847526163?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/740171853847526163/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=740171853847526163' title='15 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/740171853847526163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/740171853847526163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/08/marisa.html' title='Marisa'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>15</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-3261128191347336145</id><published>2008-06-08T17:37:00.000+02:00</published><updated>2008-06-08T18:08:33.673+02:00</updated><title type='text'>Vittorio, Mostar, il Mir Sada</title><content type='html'>Durante la guerra di Bosnia un gruppo di amici bergamaschi mise su un gruppo di solidarietà con le genti di Mostar martoriate dalla guerra. A loro ci unimmo dall'alta maremma con il nostro furgone e la nostra voglia di non girare la testa dall'altra parte. L'animatore di questo gruppo, il Mir Sada, fu per anni Vittorio Porretta, una delle persone più generose che abbiamo incontrato nella nostra vita.&lt;br /&gt;Vittorio se ne è andato qualche tempo fa, giovane, presto, troppo presto. Lasciando in tutti noi, al di qua ed al di là di quel ponte di Mostar nel frattempo ricostruito, un gran vuoto. Il tempo passa, ma come uno scalatore che si allontani dalla montagna, ci permette di vedere Vittorio in tutta la sua grandezza. Una lettera in cui lo salutavamo è stata sepolta nel giardino della casetta che ci vide insieme per tante volte a Mostar. Adesso pubblichiamo questo ricordo della sua e nostra amica Romana del Mir Sada.&lt;br /&gt;Ciao Vittorio, sei sempre con noi.&lt;br /&gt;Stefano e Giancarlo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;VITTORIO&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;E' niente, è come noi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Perchè in realtà noi non siamo  niente,nessuno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Siamo un gruppo di amici che fanno colazione alle  sei di mattina in un vecchio e fumoso bar, di un paesino sperduto dal nome  impronunciabile, in una terra straniera appestata da venti di  guerra.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;E' sufficiente che la fotografia di noi vada in mano  ad un estraneo perchè cambino le proporzioni.Bastava che ci posizionassimo mezzo  metro più in alto di quanto fossimo e chiunque poteva confermarlo: nonostante  tutta la grandezza che io sentivo,noi non eravamo niente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Il nostro amore per la Bosnia ,al tempo, non può  ammettere uno sguardo estraneo,disincantato.Si avvilirebbe e morirebbe se solo  accettasse questo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;E' accaduto. Forse.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Ma senza dubbio un amore del genere è un grande  fatto leggendario,e ogni leggenda,grande o piccola che sia,è di per sè  sproporzionata se non la si vive con lo sguardo incantato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;quando ci penso io ho ancora quello sguardo,lo  stesso di quella mattina,di molte altre mattine ,pomeriggi,sere: incanto di te,  Vittorio, della Bosnia,della vita che si andava sciogliendo da ogni nostro  gesto,da quel niente che poteva sembrare all'occhio delle proporzioni,una  vastità incolmabile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Non sto raccontando una storia leggendaria.....la  sto vivendo tale e quale la vivevo al tempo in cui si svolsero realmente i  fatti.Mi chiedo se questo è  bene......e mi chiedo per cosa valga la pena vivere  una vita se non per la leggenda che contiene in sè. E tu Vito ne hai colto la  grandezza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;"Come sono piccoli gli uomini" si diceva  spesso.....e questa piccolezza è la loro grandezza, la tua.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Abbiamo discusso di mille cose,ma non di questo,di  chi sei stato tu,Vittorio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Ho paura di quello che avresti potuto dirmi,di come  lo diresti,dell'espressione del tuo viso,del movimento delle tue mani mentre  cerchi di dirmi qualcosa prendendoti il tempo per dirmela in modo  giusto,con un occhio alla strada e uno a me,sorridevi, e  questo bastava.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Dove siamo arrivati amico  mio...........&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Quanta strada anche oggi,il destino ci ha  riunito oggi,per poi risepararci alla fine della strada.......&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Siamo arrivati in Bosnia per caso,per un tuo  sogno un progetto,per la tua forza di volontà.........&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Tutto il tempo trascorso insieme, rubandolo alla  routine delle nostre vite,è rimasto in me lasciando un dolce  riverbero.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Possedevi per natura un ottimismo e una forza che  ti permettevano di non mostrare agli altri i tuoi momenti di debolezza  interiore,andando avanti per la tua strada senza  paura.......&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Ma io i tuoi occhi lucidi me li ricordo,me  li ricordo bene, mentre guidavi e dicevi quello che non eri riuscito a fare  per quella gente.......pensavi,lo chiamavi il resoconto, esame di  coscenza del viaggio.......&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Trattenevi le lacrime,ti tremava la  voce..........&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Grazie per aver condiviso con me le tue  fragilità,che a guardar bene a volte erano simili alle  mie...........&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Molti viaggi, molta strada alle spalle,e  molta ad attenderci nel futuro,una parte l'abbiamo percorsa  insieme,io,te,tanti amici,pochi quelli veri, che hanno saputo capire le tue  ragioni,i tuoi istinti,i tuoi silenzi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Qualcosa è andato storto,sono cambiate le  proporzioni,alcuni amici sono diventati estranei.......hanno strappato la  fotografia, tu eri al centro dello strappo..un gruppo.....due  anime.Te ne sei andato piano piano,senza far rumore,lo  sapevi fin dal principio............&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Avevi insistito perchè io imparassi il tuo  ruolo, perchè hai scelto me?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Mi hai affidato ciò che avevi iniziato,un tuo  sogno, per qualche anno sono andata avanti,ma poi ho dovuto abbandonare  l'eroico fardello affidatomi,ero sola, per un pò ci sono stati  Oscar,Francesco e Andrea, ma poi uno alla volta hanno lasciato il  gruppo......Non avevano più nulla in comune con le nuove idee di politica degli  aiuti, avevo paura di morirne schiacciata,propio come  te.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;La leggenda a poco a poco  sbiadiva..........&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Conservo ancora la fotografia.La cosa  buffa è che per metà è sbiadita,per metà è viva.La  parte sbiadita è quella della carovana che ha scelto una strada diversa dalla  nostra, quella faticosa ricca di sapere e conoscenza,che costa in  tempo e denaro.Hanno scelto l'autostrada, dritta e senza  curve.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Ora qualcun'altro ha scelto per noi, per  te...........&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Abbiamo percorso tanta strada. L'ultimo pezzo  insieme è stato il più duro,il più doloroso,ti sei fermato a riposare,io  sto ancora camminando con te nel cuore.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Buon viaggio Vittorio, buon cammino ovunque  tu vada,forse un giorno potremo incontrarci di nuovo lungo la  strada.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Tu hai vissuto in pieno la leggenda della tua  vita, non saremo mai famosi per questo, nessuno ci costruirà statue,ci  darà medaglie,ci farà un film....&lt;br /&gt;Non eri uno stinco di santo, e  nemmeno io, ma quello che abbiamo avuto nessuno potrà togliercelo  mai.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;                                                        ti voglio  bene&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;                                                              Romana&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-3261128191347336145?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/3261128191347336145/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=3261128191347336145' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3261128191347336145'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3261128191347336145'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/06/vittorio-mostar-il-mir-sada.html' title='Vittorio, Mostar, il Mir Sada'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-1481664141210292308</id><published>2008-05-17T02:19:00.000+02:00</published><updated>2008-05-17T02:21:08.045+02:00</updated><title type='text'>Brava Gente</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt; &lt;div align="center"&gt; &lt;div class="titlentry"&gt;Brava gente&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div class="blogbody"&gt; &lt;p&gt;di &lt;b&gt;Alberto Prunetti&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;img alt="campo.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/campo.jpg" align="right" border="0" height="120" hspace="4" vspace="2" width="120" /&gt;[Pubblico queste righe con un certo ritardo rispetto alla loro  stesura. Il lettore, pensando ai pogrom in corso contro i rom, non potrà non  rendersi conto che la realtà si deteriora con più velocità della critica che  cerca di descriverla. Mentre scriviamo di razzismo mimetizzato e di lessico  dell’esclusione, la gente si attacca ai microfoni dei telegiornali vantandosi di  aver lanciato una molotov in un campo rom. Non oso pensare di peggio per paura  che accada.] &lt;b&gt;A.P.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“Non sono razzista, ma…” Quanti discorsi balordi partono da questa premessa?  Quanti pregiudizi, quanti stereotipi, quanta biliosa aggressività muove da  questo assunto? Nient’altro che una strategia retorica? Rendere esplicito il  pregiudizio per giocare d’anticipo su un’eventuale contestazione e poi sparare  giù il carico di banalità, che è banale proprio nel senso che è condiviso dal  senso comune, è amplificato dai media, è asserito da presunti esperti delle  dinamiche sociali?&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;Ogni giorno il ritornello sale d’un ottava. “I rumeni vengono qui per  delinquere”, “le ucraine sono brave a fare le badanti ma poi si fregano  l’eredità”, “i colombiani fanno i corrieri della cocaina”… un carico di  generalizzazioni che si affaccia da titoli di giornali, da lanci televisivi di  prima serata, supportati da esperti in sondaggi che gabellano quattro domande  preformulate come un’operazione di statistica. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;La verità è che nessuno si dice razzista ma… Di fatto, argomenta &lt;b&gt;Giuseppe  Faso&lt;/b&gt; in un piccolo e brillante compendio del razzismo dissimulato  (&lt;i&gt;Lessico del razzismo democratico&lt;/i&gt;, Deriveapprodi, 2008), oggi si dice  etnia o cultura, ma si intende razza. Si dice integrazione — parola terribile,  di per sé — ma si pensa assimilazione. O, verrebbe da aggiungere, espulsione e  annientamento.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Formalmente oggetto d’interdizione, il razzismo si insinua nel linguaggio,  strutturando una grammatica dell’esclusione sociale che si basa su espedienti  retorici estremamente diffusi. Faso illustra alcune di queste pratiche, come i  neologismi (es.: badante), gli slittamenti semantici (es.: degrado), le  denotazioni improprie (clandestino, alfabetizzazione, disperati), le  connotazioni spregiative (vu comprà, marocchino, extracomunitario).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pratiche più che lemmi, appunto, nel senso che le parole si fanno azioni e  strutturano la realtà, la segmentano e circoscrivono le vite di chi quelle  parole le usa o se le trova, suo malgrado, appiccicate addosso. Motore primo di  tanta misera retorica è sicuramente il sistema dei mezzi di comunicazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Imbrogliando le carte, urlando continuamente al lupo, soffiando sul fuoco del  rancore italiota, della paura tutta provinciale verso lo straniero, soffocando  l’immagine di un paese composto da tante culture e costruendo una presunta  identità nazionale assolutamente fittizia e sicuramente deplorevole, i media  hanno innescato il detonatore del linciaggio. In buona compagnia. Alla chiamata  alle armi non si sono presentati solo leghisti mannari e xenofobi ultradecorati.  La sinistra non poteva rimanere indietro e Veltroni, dalle pagine di Repubblica,  mostrava comprensione per un cittadino impaurito colto da sindrome razzista.  Ultimi ma in corsa, come il cavallo avvantaggiato del palio, arrivarono i  campioni del razzismo colto. Quello che costruisce il migrante in termini di  alterità culturale. Quello che non si sente sicuro a uscire di casa. Quello che  chiede la certezza della pena.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Quanto alle elezioni, non potevano che spingere l’acceleratore del  conformismo più becero, alimentando il cortocircuito tra la chiacchiera da bar e  i programmi televisivi del pomeriggio, con conseguenti esplosioni a catena di  luoghi comuni riprodotti come profezie che si autorealizzzano. Così la  balordaggine della casalinga di Voghera si vede giustificata dallo sproloquio  dell’opinionista di turno, che a sua volta cita l’avvinazzato opinionista del  bar sport all’angolo, sdoganando una bischerata come credenza di un campione  rappresentativo. Quel che pensano gli italiani, insomma.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il risultato di tutto questo, dai giorni successivi alla morte della signora  Reggiani fino alle elezioni, è stata una situazione pesante e surreale, che  produce migranti più impauriti e ricattabili e italioti sempre più spaventati e  rancorosi, mentre le campane dei media tuonano a morto e le pratiche di libertà  si restringono per tutti, in termini di mobilità, repressione, sanzioni. La  scusa è sempre quella: l’emergenza. Un elemento, quello emergenziale, che sembra  paradossalmente strutturale alla realtà italiana. Così l’emergenza migrazione si  intreccia con quella della spazzatura, con quella degli stupri, del degrado, del  bullismo, del terrorismo, delle stragi del sabato sera, dei lavavetri,  dell’accattonaggio… e chi più ne ha più ne metta. L’importante è creare un  polverone e sbrigarsi a buttar giù una legge. Quanto prima tanto meglio. Quanto  peggio, in termini di politiche sociali, tanto meglio in termini di politiche  repressive. Risultati che non possono che essere devastanti, e lo dimostra il  caso delle migrazioni, in cui politiche bieche creano e alimentano quei fenomeni  di clandestinità che pretenderebbero di combattere. Che importa se una pessima  legge creerà problemi sociali? Tanto meglio. Sarà l’occasione per smuovere le  acque, fare propaganda, accusare gli avversari politici di lassismo, per poi  fare un'altra legge, peggiore della precedente. E via di questo passo, in un  gioco vizioso che pretende di governare la realtà e che produce sempre più  alienazione, paura e marginalità. Miseria per gli esclusi e paura per gli  inclusi, insomma. O viceversa. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Fino a oggi. Il dado ormai è tratto e i veleni carichi di rancore in  fermentazione non ci metteranno molto a incendiarsi, alimentando l’ennesima  caccia allo straniero, al diverso, a quello che non appartiene alla tribù.  Aspettando nuove leggi razziali e l’allungamento dei tempi di detenzione nei  campi di concentramento dei migranti ci penseranno gli italiani, brava gente, a  risolvere a modo loro le sfide del multiculturalismo. Almeno la pulizia etnica  diventerà un dovere civico nel bel paese sommerso di spazzatura, con buona pace  di sindaci e assessori che non potranno non complimentarsi con i cittadini, che  in materia di lotta contro il degrado e tolleranza zero, sanno fare meglio e  prima della polizia municipale.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;span class="posted"&gt;Pubblicato Maggio 15,  2008 01:55 PM |   www.carmillaonline.com&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-1481664141210292308?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/1481664141210292308/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=1481664141210292308' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/1481664141210292308'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/1481664141210292308'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/05/brava-gente.html' title='Brava Gente'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-6161579210084899390</id><published>2008-05-11T17:40:00.000+02:00</published><updated>2008-05-11T17:42:25.448+02:00</updated><title type='text'>Cuba que linda es Cuba</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt; &lt;div class="titlentry"&gt;Cuba que linda es Cuba&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div class="blogbody"&gt; &lt;p&gt;di &lt;b&gt;Alberto Prunetti&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;img alt="cubapacini.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/cubapacini.jpg" align="right" border="0" height="170" hspace="4" vspace="2" width="120" /&gt;Stefano Pacini, &lt;i&gt;Cuba que linda es Cuba&lt;/i&gt;,  Edizioni Il Foglio, 2008 (pp. 92, con CD, euro 15).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Una bella notizia questa della riproposizione del reportage fotografico di  &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.stefanopacini.it/"&gt;Stefano Pacini&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; su Cuba da parte  delle edizioni Il Foglio. Il testo raccoglie le fotografie e un diario di Pacini  e a corredo viene allegato un CD con la versione elettronica delle istantanee.  L’autore, Stefano Pacini, è un fotografo che dagli anni Settanta si è dedicato  alla fotografia sociale, dirigendo il proprio obiettivo sia verso i luoghi delle  rivolte e delle feste popolari, sia nella documentazione del disagio sociale e  degli effetti distruttivi di un’epoca sempre più vile.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;Fedele al bianco e nero analogico e alla pellicola ad alta sensibilità,  Stefano Pacini ha fotografato il Portogallo della rivoluzione dei garofani del  1974-75, la Bosnia degli anni della guerra nei Balcani, ma anche le  manifestazioni femministe per l’aborto, il Movimento degli anni Settanta, le  contestazioni al G8 di Genova, la vita di alcuni gruppi Rom dalla Camargue alla  Calabria. E poi i Sassi di Matera, i mulattieri maremmani, le figure dimenticate  delle province italiane. Queste ultime foto erano state raccolte nell’opera  «&lt;i&gt;Sleeding Doors, frammenti dell’Italia che cambia&lt;/i&gt;» del 2002 assieme ad  altre istantanee che documentavano i non-luoghi dell’alienazione moderna,  l’incubo di plastica di vetrine, manichini, lavaggi automatici aperti 24 ore su  24. Un’opera che non aveva avuto altra distribuzione che quella del passamano  informale dell'Associazione culturale &lt;a href="http://%20www.associazioneilfondo.it/"&gt;Il Fondo &lt;/a&gt;e del gruppo &lt;a href="http://www.stefanopacini.it/"&gt;Fotografi Contro&lt;/a&gt; (un gruppo di fotografi  coi quali Pacini tiene corsi di fotografia nei locali della Corte dei miracoli  di Siena).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Di taglio diverso il lavoro su Cuba, germinato comunque da &lt;i&gt;Sleeding  Doors&lt;/i&gt;: Pacini è andato a presentare, grazie a un passaggio via nave da  Livorno, la mostra delle foto di &lt;i&gt;Sleeding Doors &lt;/i&gt;a La Habana e in  quell’occasione ha scattato le istantanee che adesso l’editore de &lt;i&gt;Il Foglio  &lt;/i&gt;(a cui bisogna riconoscere il merito di pubblicare questo libro pure se la  sua opinione su Cuba non coincide con quella dell’autore) dà alle stampe assieme  agli appunti di viaggio del fotografo. Un viaggio nella Cuba moderna, dentro e  fuori gli stereotipi sull’isola, inseguendo nostalgie tropicali ed echi politici  e letterari. Un viaggio da rifare, prima che la cosiddetta democrazia – tanto  attesa dagli investitori turistici – non trasformi l’isola nell’ennesimo  paradiso di plastica. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;b&gt;PS:&lt;/b&gt; Una curiosità. Per risparmiare il fotografo – all’epoca in  ristrettezze economiche e da sempre privo di sponsor – ha soggiornato sull’isola  nutrendosi quasi esclusivamente di banane, riso e fagioli.] &lt;b&gt;A.P.   www.carmillaonline.com&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-6161579210084899390?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/6161579210084899390/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=6161579210084899390' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/6161579210084899390'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/6161579210084899390'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/05/cuba-que-linda-es-cuba.html' title='Cuba que linda es Cuba'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-2051671064105297288</id><published>2008-05-09T14:41:00.000+02:00</published><updated>2008-05-09T14:43:47.152+02:00</updated><title type='text'>il salone del libro contestato</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;div class="titlentry"&gt;Il Salone di Torino contestato &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p&gt;di &lt;b&gt;Valerio Evangelisti&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img alt="BersaglioIsraeliano.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/BersaglioIsraeliano.jpg" align="right" border="0" height="63" hspace="4" vspace="2" width="135" /&gt;[Questo intervento coinvolge solo chi lo firma. Altri redattori di Carmilla, con cui non è stato discusso, hanno forse punti di vista e opinioni divergenti.]&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il 10 maggio ci sarà, a Torino, una &lt;a href="http://www.infoaut.org/news.php?id=1414"&gt;manifestazione nazionale&lt;/a&gt; contro il Salone del Libro di Torino. Credo che sia la prima volta che viene indetto un corteo contro una fiera letteraria. Eppure, prima di chiedersi se ciò abbia un senso, ci si dovrebbe domandare quanto di effettivamente letterario ci sia nel Salone del Libro, e quanto invece vi sia di politico.&lt;br /&gt;La scelta della Salone del Libro di Torino di celebrare la nascita dello Stato di Israele, alla base della protesta, ha origini sospette e contenuti ambigui.&lt;/p&gt;  &lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;Non è normale che a proporre (imporre?) l'evento alla Fiera del Libro di Torino e al Salone del Libro di Parigi sia stato lo stesso governo israeliano. Di solito, eventi del genere sono proposti dal Ministero della Cultura di un paese, dall'associazione degli editori o da organi simili.&lt;br /&gt;Non è normale che gli autori invitati, per partecipare al Salone di Parigi, abbiano dovuto sottoscrivere una dichiarazione con la quale si impegnavano a non criticare il loro governo (vedi &lt;a href="http://georgiamada.splinder.com/post/16389754#comment"&gt;qui&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Non è normale fingere di ignorare che la data del 1948 celebra sia la nascita di Israele che la cacciata di centinaia di migliaia di palestinesi, con il terrore, dai luoghi in cui vivevano da secoli. Ciò è stato ampiamente documentato, tra gli altri, dallo storico Benny Morris (per inciso, israeliano e nazionalista) nel suo libro &lt;i&gt;The Birth of the Palestinian Refugee Problem&lt;/i&gt;, Cambridge University Press, 2004, sulla base di una massa di documenti (si veda anche E.L. Rogan, A. Shlahim ed., &lt;i&gt;The War for Palestine. Rewriting the History of 1948&lt;/i&gt;, Cambridge University Press, 2001). Celebrare un evento significa celebrare anche l'altro, concomitante.&lt;br /&gt;Non è normale che la celebrazione della nascita di uno Stato - cosa abbastanza incongrua in una manifestazione letteraria - avvenga proprio mentre quello Stato, reduce dai bombardamenti sul Libano che nessuno ha dimenticato, attua su Gaza la più feroce delle sue azioni di strangolamento, tagliando l’elettricità, i rifornimenti alimentari, i medicinali e impedendo persino il transito delle ambulanze (già 130 palestinesi di ogni età, ammalati gravi, sono morti per questo).&lt;br /&gt;Si dirà che a Gaza predomina Hamas. E' vero, ma proprio Israele ha incoraggiato la crescita di Hamas, quando le serviva per logorare le altre forze palestinesi. Si veda J. Dray, D. Sieffert, &lt;i&gt;La guerre israélienne de l'information. Désinformation et fausses symétries dans le conflit israélo-palestinien&lt;/i&gt;, La Découverte, Paris, 2002, pp. 53 ss. La stessa azione ha svolto l'assieme dell'Occidente. Lo ha documentato, tra molti altri, Alain Gresh, in una serie di articoli su Le Monde Diplomatique - per esempio &lt;a href="http://www.monde-diplomatique.fr/2007/07/GRESH/14904"&gt;questo&lt;/a&gt;. Gresh, sia detto per inciso, è di origine ebraica.&lt;br /&gt;Non è normale, anche se rientra nel novero della mera goffaggine, tirare uno schiaffo all'Egitto, ritirando all’ultimo momento l’invito che gli era stato rivolto, sia pure informalmente.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La storia dei governi di Israele successiva al 1948 non è tanto più gloriosa, malgrado l'epica che le è stata costruita sopra.&lt;br /&gt;Da ragazzino fui ingannato anch'io, e credetti che la "guerra dei sei giorni" fosse stata combattuta dal Davide Israele contro un Golia rappresentato dai paesi arabi aggressori. Persino questa realtà un tempo certa appare dubbia, dopo il libro di Benny Morris &lt;i&gt;Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001&lt;/i&gt;. Ed. Rizzoli, 2001. Ciò che seguì è noto e non sto a riassumerlo. Una serie ininterrotta di espansioni territoriali giustificate con l’invocazione di un perenne “diritto all’autodifesa”.&lt;br /&gt;Mi preme solo sottolineare, perché poco nota, l’azione internazionale svolta dallo Stato di Israele in quadranti del mondo estranei ai conflitti in cui era coinvolto.&lt;br /&gt;Israele ha sempre sostenuto i Duvalier di Haiti, padre e figlio. Ha inviato armi e consulenti in Guatemala, in Honduras e tra i &lt;i&gt;contras&lt;/i&gt; che attaccavano il Nicaragua sandinista. Ha tuttora forze consistenti impiegate nella sanguinosa antiguerriglia del presidente colombiano Uribe. Per non parlare del costante sostegno israeliano al Sudafrica pre-Mandela e ad altri regimi reazionari africani.&lt;br /&gt;Del resto il regime interno israeliano, malgrado le apparenti forme democratiche, somiglia tantissimo all'apartheid del vecchio Sudafrica. Nessun arabo palestinese inglobato fin dal 1948, pur avendo cittadinanza israeliana da decenni, è ammesso nell'esercito, per dirne una. Il resto lo lascio alla testimonianza di un israeliano coraggioso, Yoram Binur, che si finse palestinese e in un libro, &lt;i&gt;Il mio nemico&lt;/i&gt;, ed. Leonardo, 1981, narrò la sua esperienza terrificante. Binur non è affatto un filo-palestinese, tutt'altro. Si limitò a raccontare la verità.&lt;br /&gt;Una verità che non ha fatto che peggiorare. E' sotto gli occhi di tutti lo scandalo degli insediamenti di coloni ebraici in Gaza e Cisgiordania. Quanto più Israele si impegnava ufficialmente ad abbatterne, tanto più se ne costruivano. Ciò in nome del sempiterno richiamo al "diritto di Israele alla sopravvivenza", alibi per commettere crimini d'ogni tipo chiamati “autodifesa”.&lt;br /&gt;E' vero che frazioni di palestinesi, nella loro storia, si sono macchiate e si macchiano di eccessi sanguinosi, però non è superflua la domanda: chi ha cominciato? La Seconda Intifada iniziò con ragazzini che tiravano sassi. Solo dopo che quasi cento palestinesi erano morti, inclusi molti bambini, cadde il primo israeliano.&lt;br /&gt;Analogamente, il "terrorismo palestinese" su larga scala nacque verso il 1968, venti anni dopo il terrorismo israeliano sui palestinesi e lo svuotamento della Palestina dalla sua popolazione originaria.&lt;br /&gt;Attualmente, oltre a strangolare Gaza e Cisgiordania, il governo di Israele ha cominciato a infierire anche sui palestinesi che hanno la sua cittadinanza.&lt;br /&gt;Creato il nemico, spintolo all'integralismo islamico, riaffiorano i propositi di cancellarlo per sempre, proprio come etnia. Persino alcuni ministri israeliani ne parlano senza riserve.&lt;br /&gt;E questo lo Stato cui il Salone del Libro di Torino intende rendere onore, celebrandone la nascita: una specie di apologia del colonialismo moderno.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E ora veniamo al tema degli scrittori. La protesta contro il Salone del Libro di Torino equivale a una condanna al rogo di autori e opere?&lt;br /&gt;Già una selezione di scrittori imposta dal governo Olmert, dalle sue ambasciate e dai suoi uffici di propaganda, dietro sottoscrizione (almeno a Parigi) di un impegno a non criticare le proprie autorità nazionali, risulta sospetta.&lt;br /&gt;Si obietterà che gli scrittori israeliani popolari in Europa sono notoriamente “dissidenti”. Grande abbaglio. I nomi più illustri circondati da tale fama, Grossman, Oz, Yehoshua, si sono pronunciati a favore dei bombardamenti sul Libano (Grossman con tardivi ripensamenti) e, nel caso di Yehoshua, a favore del "muro della vergogna". Quest'ultimo ha anzi dichiarato a un quotidiano italiano che non vorrebbe mai avere un arabo per vicino di casa. La loro indipendenza dal potere è una leggenda che circola solo dalle nostre parti. Non è un caso se altri importanti scrittori israeliani, come Benny Ziffer, responsabile del supplemento culturale del quotidiano Haaretz, non solo hanno denunciato l’atteggiamento di Grossman e compari, ma, per primi, hanno incitato a boicottare i Saloni di Parigi e Torino (vedi &lt;a href="http://georgiamada.splinder.com/post/16389754#comment"&gt;qui&lt;/a&gt;). Lo scrittore Jamil Hilal, di cui Ernesto Ferrero aveva preannunciato la presenza a Torino, ha &lt;a href="http://www.resetdoc.org/IT/lettera-Hilal.php"&gt;replicato&lt;/a&gt; molto seccamente: “Non parteciperei in alcun modo a un evento che legittima l'occupazione coloniale di Israele e lo strangolamento dei palestinesi della Striscia di Gaza, e in un'occasione che segna la sottrazione della terra e la pulizia etnica del popolo palestinese.” &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La cultura ebraica in tutto ciò non c'entra nulla. L'ebraismo non è una razza, bensì una religione con la serie di tradizioni che l'accompagnano. Se vogliamo “un popolo”, però alla luce di quelle tradizioni, non di connotazioni etniche. Gli ebrei, nel mondo, hanno posizioni molto diverse. Tanti israeliani spesso non hanno religione alcuna, e sono classificati come tali per via delle credenze dei genitori. Tel Aviv è una delle città più laiche al mondo.&lt;br /&gt;Qui non si parla di ebraismo, bensì di geopolitica. Certo, contro chi critichi la politica del governo israeliano scatta regolarmente l’accusa di antisemitismo. Accusa che ha smontato con molta efficacia l’ebreo americano Norman G. Finkelstein in uno studio molto accurato: &lt;i&gt;Beyond Chutzpah. On the Misuse of Anti-Semitism and the Abuse of History&lt;/i&gt;, University of California Press, 2005.&lt;br /&gt;Al di là delle singole personalità partecipanti, la protesta che investe il Salone del Libro di Torino non è contro autori e opere, né tantomeno contro "gli ebrei", ma contro un'operazione propagandistica concordata tra governi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Aggiungo alcuni elementi.&lt;br /&gt;Di recente, lo storico e scrittore israeliano Ilan Pappé (di lui si veda, tra l’altro, &lt;i&gt;A History of Modern Palestine&lt;/i&gt;, Cambridge University Press, 2004) è stato costretto, per le minacce che riceveva in Israele, a lasciare la cattedra che occupava presso l'università di Haifa e a trasferirsi in Inghilterra.&lt;br /&gt;Propugnava la convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi.&lt;br /&gt;Potremmo dirlo fortunato. Se non altro si è salvato la vita. I vari governi israeliani hanno assassinato moltissimi scrittori, poeti, intellettuali palestinesi, da Ghassan Kanafani, a Wael Zwaiter, traduttore in italiano de &lt;i&gt;Le mille e una notte&lt;/i&gt; (Alberto Moravia, che gli era amico, dedicò alla sua scomparsa uno dei suoi articoli migliori), a Naïm Khader, che era solo un uomo di pace. Più decine di altri, uniti dal torto di dare alla causa palestinese un’intelligenza.&lt;br /&gt;Domanda: è giusto glorificare in un Salone del Libro uno Stato (non una "cultura", ma una successione di governi ispirati alle stesse linee) che esilia scrittori propri ed elimina, tramite sicari, scrittori appartenenti a una diversa etnia che si intende cancellare?&lt;br /&gt;Io lo trovo disgustoso.  &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;PS. Tutti gli autori citati nel mio pezzo, nessuno escluso, sono israeliani oppure ebrei, a volte di nascita e a volte di religione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;da carmillaonline.com&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-2051671064105297288?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/2051671064105297288/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=2051671064105297288' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/2051671064105297288'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/2051671064105297288'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/05/il-salone-del-libro-contestato.html' title='il salone del libro contestato'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-277749382628571207</id><published>2008-04-19T02:03:00.000+02:00</published><updated>2008-04-19T02:06:01.971+02:00</updated><title type='text'>Cronaca di un disastro annunciato</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;La storia alle volte si ripete, ma come diceva  Gramsci, non ha scolari. Ed in più in Italia il passato non passa mai. Dopo il  cavalier Benito Mussolini, il cavalier Silvio Berlusconi, inaffondabile. Dopo la  disfatta del 1972 con i fascisti all'8 % e con due milioni di voti dispersi a  sinistra, quella del 2008, con tre milioni di renitenti o penitenti dalla  sinistra al pd o alla lega.  Dopo la batosta del 1948, con la maggioranza  assoluta alla DC e 20 anni di purgatorio per la sinistra, la disfatta del 2008,  con una generazione di cinquantennni improvvisamente ritornati giovani ed  extraparlamentari. Non c'è niente da fare: l'Italia provinciale destrorsa e  bigotta delle piccole patrie e vallate quando la situazione si fa grave sente il  richiamo della foresta e del portafoglio, dell'ordine, delle mafie e delle tv  del grande imbonitore. E del resto; perchè votare la brutta copia democratica  quando il leghista di quartiere intercetta i sentimenti popolari più grevi e (  una volta) indicibili? Veltroni al massimo potrà dire come sei mesi fa che i  romeni sono delinquenti, mentre Fini  chiederà 200000 espulsioni e la lega  prometterà quartiere per quartiere di cacciare topi e zingari. Infatti Tosi  condannato per incitamento al'odio razziale viene eletto sindaco di Verona ( non  di un paesino della Val Brembana). Questo è lo specchio dell'Italia 2008. Un  partito radicato nel territorio ( la lega) che raccoglie i frutti del suo lavoro  capillare ancorchè criminale ( ma con un premier come Berlusconi rieletto a vita  in pratica, di che stupirsi?). Altri partiti una volta gloriosi dopo il  radicamento nei salotti di Vespa, giustamente spariti; a casa! Il pd che fa il  pieno possibile e che riscuote un successo forte solo nelle regioni anch'esse  identitarie del centro, Toscana in testa. Ma con scarse prospettive future,  specie se il cavaliere riuscirà in qualche modo e grazie alle congiunture  internazionali a gestire la crisi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Un bagno di umiltà e ricominciare quasi da zero il  lavoro dal basso nella società. Questa è forse l'ultima speranza di riannodare  un filo rosso che oggi sembra spezzato e smarrito nel grigiore dell'esistente.  Lo dobbiamo in memoria delle lotte dei nostri padri, e magari, sperando si  sveglino, per il futuro dei nostri figli. Se proprio si deve volar bassi, meglio  uno Zapatero oggi che un Veltroni do/mai.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-277749382628571207?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/277749382628571207/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=277749382628571207' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/277749382628571207'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/277749382628571207'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/04/cronaca-di-un-disastro-annunciato.html' title='Cronaca di un disastro annunciato'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-6814501848230204668</id><published>2008-03-28T21:50:00.000+01:00</published><updated>2008-03-28T21:52:27.404+01:00</updated><title type='text'>Il cuore del presente</title><content type='html'>&lt;div class="blogbody"&gt; &lt;p&gt;&lt;span&gt;di &lt;b&gt;Sandro Mezzadra&lt;/b&gt;&lt;img alt="elezioni1.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/elezioni1.jpg" align="right" border="0" height="166" hspace="4" vspace="2" width="154" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span&gt; Non v’è dubbio che abbia ragione &lt;a href="http://duemilaragioni.myblog.it/archive/2008/03/18/giacomo-marramao-lo-stato-non-bello-dell-arte-politica.html"&gt;Giacomo  Marramao&lt;/a&gt; (“il Manifesto”, 17 marzo): “è impossibile afferrare il cuore del  presente senza sottrarlo al rumore dell’attualità”. E tuttavia, mi si consenta  il gioco di parole, il presente resta il cuore del problema. Il presente:  ovverosia le tensioni che lo segnano, i rapporti di dominio che lo organizzano,  il “rumore sordo della battaglia”, per citare Michel Foucault, che si combatte  in una dimensione diversa da quella da cui proviene il “rumore dell’attualità”.  Il presente: ovverosia i salari che non consentono di arrivare alla fine del  mese, la precarietà e l’attacco alla 194, ma anche le pratiche con cui i  soggetti dominati e sfruttati conquistano quotidianamente spazi di libertà e di  uguaglianza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span&gt;&lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span&gt;Ecco: a me pare che di questo presente si senta parlare davvero pochissimo  nel “dibattito” che sta svolgendosi a “sinistra”, e in particolare sulle pagine  del “Manifesto”. Il “rumore dell’attualità” lo ha dominato in una prima fase,  quando ad appassionare il ceto politico dei quattro partiti (partiti? È un  “partito” la “Sinistra democratica”? Mah…) che hanno dato vita alla Sinistra  arcobaleno è stato il tema della composizione delle liste. Nessun moralismo al  riguardo, sia chiaro: la politica è fatta anche di queste cose, ci mancherebbe.  Ma quando è fatta &lt;i&gt;solo&lt;/i&gt; di queste cose, c’è da preoccuparsi. E chiunque  abbia avuto la ventura di ascoltare anche solo un paio di aneddoti sulle  riunioni da cui sono emerse le liste della Sinistra arcobaleno sa bene che la  preoccupazione è più che giustificata.&lt;br /&gt;&lt;img alt="elezioni08.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/elezioni08.jpg" align="left" border="0" height="121" hspace="4" vspace="2" width="106" /&gt;&lt;br /&gt;Ma ora le liste ci sono. Ed è cominciato il  “dibattito”. Vi ha fatto capolino il “cuore del presente”? Non direi. Al suo  posto sono subentrati un paio di fantasmi: il fantasma della Politica e il  fantasma della Sinistra, con le iniziali rigorosamente maiuscole come ai  fantasmi si conviene. Altre volte, nella storia moderna, attraverso figure  fantasmatiche e spettrali si è cercato di nominare (perfino di “afferrare”) il  cuore del presente: mi vengono in mente, per fare qualche esempio, alcune  tragedie di Shakespeare, il &lt;i&gt;Manifesto del partito comunista&lt;/i&gt; e un paio di  scritti di Freud. Non mi pare che questo stia avvenendo oggi nel “dibattito” in  questione. Dal presente i fantasmi ci strappano per ricondurci verso passati più  o meno lontani, verso quelle che sempre più appaiono come mitiche “età  dell’oro”. Dai due fantasmi dominanti (quello della Politica e quello della  Sinistra) si genera allora tutto un corteo di spiritelli, tra loro ora in  competizione, ora solidali: la Costituente, i “partiti di massa” (anche la DC,  per carità), la “programmazione economica” durante il primo centrosinistra,  l’FLM (sarà bene specificare: è la sigla con cui all’inizio degli anni Settanta  si unirono i sindacati metalmeccanici di CGIL, CISL e UIL) e via fantasticando.  Diceva Goethe, citato in esergo da Freud nella &lt;i&gt;Psicopatologia della vita  quotidiana&lt;/i&gt;: l’aria è così piena di spettri che nessuno sa più come  evitarli.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span&gt;Sono solo tre esempi, molto diversi tra loro come si era promesso. E va da sé  che si potrebbe continuare a lungo. Ma non è il caso. Il punto è sempre quello  proposto da Marramao: afferrare il cuore del presente. E a me pare che il  “dibattito” apertosi a “sinistra” si tenga rigorosamente a distanza da questo  punto cruciale. Anzi: mi pare che riproduca un abito di pensiero, uno “sguardo”  sui conflitti contemporanei, un immaginario che militano rigorosamente  &lt;i&gt;contro&lt;/i&gt; la possibilità di afferrare il cuore del presente; che popolano  quest’ultimo di fantasmi da cui chi li prende sul serio, come si è detto, è  costretto a rivolgere il proprio sguardo a un passato più o meno mitizzato,  finendo per risultarne ipnotizzato e paralizzato. Poi magari una ragazza  ventenne che ha sentito parlare dei fantastici anni del primo centrosinistra va  al cinema, vede sfilare nello splendido film di Alina Marazzi, &lt;i&gt;Vogliamo anche  le rose&lt;/i&gt;, le icone patriarcali di quegli anni, e si sveglia. Facevano proprio  così schifo quegli anni? Sì, facevano schifo. E ci sono volute la rabbia,  l’indignazione e la violenza (ripeto: la violenza) di operai e studenti, di  donne che non ne potevano più, perché si cominciasse a respirare un’aria  diversa. Il Sessantotto di cui tanto si parla oggi è stato questo, un diverso  sguardo sul presente nato dalle lotte e dalle tensioni di &lt;i&gt;quel&lt;/i&gt; presente,  divenuto di massa e capace di produrre nuova libertà e nuova uguaglianza: si  consenta di dirlo a uno che in quell’anno aveva appena cominciato le elementari,  e che ha sempre avuto una coscienza precisa del debito enorme contratto con  quegli operai, con quegli studenti, con quelle donne.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span&gt;Non abbiamo bisogno di miti, neppure di quello del Sessantotto così riletto.  Ma abbiamo bisogno di nuove parole, di nuovi sguardi, di nuovi immaginari.  Abbiamo bisogno di leggere la domanda di massa (&lt;i&gt;che c’è&lt;/i&gt;) di una politica  (con la p minuscola) nuova, abbiamo bisogno di individuare obiettivi per cui  mobilitarsi davvero, che parlino ai comportamenti, ai desideri di liberazione,  alle lotte che sono il cuore del &lt;i&gt;nostro&lt;/i&gt; presente. E che cosa ci dice  l’ineffabile Fausto Bertinotti dalle pagine del “Manifesto” (&lt;a href="http://www.rifondazionepescara.org/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=2735"&gt;forum  del 9 marzo&lt;/a&gt;)? Tra le altre cose, che dopo le elezioni la sinistra “avrà una  scelta quasi obbligata”: quella di lottare per “la centralità dei partiti in una  repubblica parlamentare e proporzionale”. Mi scusi, Presidente, ho capito bene?  La “centralità dei partiti”? È questo il suo modo, doloroso e tormentato come è  nel suo stile, di “uscire dal Novecento”?&lt;img alt="ja-stick.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/ja-stick.jpg" align="left" border="0" height="83" hspace="4" vspace="2" width="149" /&gt; Wow… Sul Novecento si sono dette un sacco di  sciocchezze negli ultimi anni: ma la “centralità dei partiti”, così come  l’abbiamo conosciuta nell’ultimo secolo, quella sì è finita per sempre. Lo  pensano Obama e Veltroni, ma se ne sono ben resi conto Chávez e Morales, caro  Bertinotti.&lt;br /&gt;Votate pure per chi vi pare, il 13 e il 14 aprile. Ma i problemi  sono altri. E come sempre abbiamo fretta, il tempo è una risorsa scarsa per chi  vuole cambiare il mondo (permettete anche a me di dire un’enormità, tanto in  giro si sprecano…). Ecco, il “dibattito” che si è aperto da un paio di settimane  a “sinistra” in questo Paese mi pare una colossale perdita di tempo. &lt;i&gt;When the  earth moves again&lt;/i&gt;, cantavano i &lt;a href="http://www.jeffersonairplane.com/"&gt;Jefferson Airplane&lt;/a&gt; un sacco di anni  fa: quella, la terra, non ha mai smesso di muoversi. Basta saper guardare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span&gt;www.carmillaonline.com&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-6814501848230204668?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/6814501848230204668/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=6814501848230204668' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/6814501848230204668'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/6814501848230204668'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/03/il-cuore-del-presente.html' title='Il cuore del presente'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-1194458149073993520</id><published>2008-03-21T00:32:00.000+01:00</published><updated>2008-03-21T00:39:46.390+01:00</updated><title type='text'>Non è mai troppo tardi....</title><content type='html'>&lt;h2&gt;Genova, il dossier dei pm: nella caserma&lt;br /&gt;tutti sapevano e tollerarono  violenze disumane&lt;!-- fine OCCHIELLO --&gt;&lt;/h2&gt; &lt;h1&gt;&lt;!-- inizio TITOLO --&gt;&lt;b&gt;"Torture e impunità&lt;br /&gt;nell'inferno di  Bolzaneto"&lt;/b&gt;&lt;!-- fine TITOLO --&gt;&lt;/h1&gt; &lt;h3&gt;&lt;!-- inizio SOMMARIO --&gt;&lt;!-- inizio FIRMA --&gt;&lt;span class="txt12"&gt;&lt;i&gt;di MASSIMO  CALANDRI&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;!-- fine FIRMA --&gt;&lt;!-- fine SOMMARIO --&gt;&lt;/h3&gt; &lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="fotosxb"&gt;&lt;!-- inizio FOTO1 --&gt;&lt;img src="http://www.blogger.com/post-create.do" alt="" /&gt;"Torture e impunità&lt;br /&gt;nell'inferno di Bolzaneto"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- fine FOTO1 --&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;!-- inizio TESTO --&gt;&lt;b&gt;GENOVA&lt;/b&gt; - Nella memoria dei pubblici ministeri  di Bolzaneto, il termine Duce compare 48 volte. Mussolini, 8 volte. E 28  Pinochet, 9 Hitler, una Francisco Franco. Nelle 791 pagine consegnate ieri  durante il processo al carcere speciale del G8, si ripetono all'infinito quattro  sostantivi: rispetto, legalità, difesa, pietà. Ma queste sono parole, scrivono i  pm, "cancellate dalla semplice crudeltà dei fatti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parole annullate da  "comportamenti inumani, degradanti, crudeli", dalla "sistematica violazione dei  diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali". Dalle violenze, dagli abusi  psicologici, dalle minacce, dalle privazioni, dalle offese: tutte accompagnate  da un costante richiamo fascista, con i detenuti costretti ad urlare "Viva il  Duce!" e ad esibirsi in umilianti sfilate con il braccio teso in un grottesco  saluto romano, mentre un telefonino rimanda sinistra la musica di Faccetta Nera.  "Bastardi rossi!". "Voi, dei centri sociali!". "Ebrei di merda!". "Zecche  comuniste!". "Bombaroli!". "Popolo di Seattle, fate schifo!".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Luglio  2001, tortura&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Tre giorni e tre notti che "non potranno essere  dimenticati", spiegano i pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati,  ben sapendo che da sette anni c'è chi gioca col calendario e fa spallucce,  contando sulla prescrizione. E però resta questo sofferto documento, di sette  capitoli. Che risponde a due istanze fondamentali. La prima è di ordine  tecnico-giuridico: fornire le prove inconfutabili di ciò che è accaduto, usando  le parole delle vittime e chiarendo perché sono attendibili dalla prima  all'ultima parola. La seconda è lasciare un documento storico. Esemplare. Una  memoria, appunto, proprio perché nessuno dimentichi. Con l'augurio che il reato  di tortura - "questo fu, a Bolzaneto" - venga un giorno disciplinato dal nostro  codice penale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Un capitolo, il terzo, è dedicato alle deposizioni  dei 209 fermati. Indicati uno per uno. Nome, cognome, scheda segnaletica,  fotografia, impronte. È un lungo racconto dell'orrore, basta pescare a caso.  Nicola N., Siena, 1981: "Nel corridoio già dall'arrivo deve camminare a testa  bassa. Prima di farlo entrare in cella lo fanno inginocchiare davanti alla cella  e gli danno due pugni in faccia ed un calcio. Deve stare in piedi con le mani  legate dietro alla schiena, ad un certo punto in ginocchio. Ad ogni spostamento  viene colpito con calci, pugni, schiaffi colpi a mano aperta nella schiena e  ginocchiate nello stomaco. Gli agenti gli dicono di tenere la testa bassa perché  è un essere inferiore e non degno di guardarli in faccia, che è una merda e che  con Berlusconi possono fare quello che vogliono".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;"Ti piace il  manganello?"&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Ester P., Pinerolo, 1980: "Durante il passaggio nel  corridoio riceve calci e sberle al passaggio, e insulti. "Puttana, troia". In  bagno l'agente-donna le schiaccia la testa verso il basso sino a quasi toccare  la turca mentre dal corridoio gli agenti la insultano con parole: "Puttana,  troia, ti piace il manganello?". Dalla cella vede un ragazzo nel corridoio  colpito con manganellate ai testicoli. In infermeria deve spogliarsi  completamente e la fanno uscire nel corridoio in mutande e reggiseno. Prima  della traduzione degli agenti con divisa grigia la fanno mettere in fila con gli  altri e fanno fare loro il saluto romano, cantare "Faccetta Nera" e dire "Viva  il Duce"".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il taglio del codino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Adolfo S., spagnolo, Reicon  de Olivedo, 1970: "Nel corridoio lo mettono in piedi contro il muro e mentre è  in questa posizione descritta, gli agenti gli tagliano il codino. In bagno viene  nuovamente percosso con la porta dello stanzino e dove gli agenti buttano nella  tazza il codino tagliato e lo obbligano ad urinarvi sopra. Mentre è in corridoio  viene riconosciuto da un agente che lo aveva identificato per strada che chiama  un collega; lo portano poi in bagno, gli danno due forti colpi, lo chiudono  nello stanzino e continuano a colpirlo; poi un agente, che a lui pare indossare  la divisa dei carabinieri, gli mostra un distintivo e gli dice: "Avete ucciso un  mio collega". Trascorre la notte al freddo, senza cibo e senza acqua e continua  a ricevere colpi sino a che al mattino viene portato via".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;"Non  rivedrai i tuoi figli"&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Valerie V., francese, Perpignan, 1966: "Fanno  pressione per farle firmare un documento, le danno colpi a mano aperta sulla  nuca, le mostrano le foto dei figli sul passaporto e le dicono che se non firma  non li avrebbe più rivisti. Riceve anche insulti del tipo: "Comunisti, rossi".  Sente urla dal corridoio e da altre celle, e supplicare. Sente che gli agenti  fanno versi gutturali come di animali. Ricorda in cella chiazze di sangue e di  vomito, e sente odore di urina. Non le danno da bere né da mangiare. Riesce a  bere solo un po' d'acqua da un lavandino, prima di essere picchiata. Ricorda una  ragazza americana in cella con lei, Teresa. Viene ammanettata con lei. La rivede  nel carcere di Alessandria, e questa volta ha lividi su tutto il corpo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'impunità&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Non ci furono casi isolati, scatti improvvisi di  rabbia. I pm spiegano che "l'istruttoria dibattimentale ha dimostrato una  pluralità di comportamenti vessatori perduranti nell'arco di tutti i giorni di  presenza degli arrestati". "Vi è stata una volontà diretta a vessare le persone  ristrette nel sito, a lederle nei loro diritti fondamentali proprio per quello  che rappresentavano: tutti appartenenti all'area no global e partecipanti alle  manifestazioni ed ai cortei contro il vertice G8".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Non crediamo ad  esplosioni improvvise di violenze. Il processo ha provato che i capi ed i  vertici di quella caserma hanno permesso e consentito, con il loro comportamento  e con la gravità delle loro consapevoli omissioni, che in quei tristi giorni si  verificasse una grave compromissione dei diritti delle persone. Perché è questo  ciò che il processo ha provato essere accaduto. Troppo grave è stato il concorso  morale in tutte le sue forme, troppo grave la tolleranza, troppo grave ogni  mancato dissenso da comportamenti violenti e scorretti, troppo grave anche solo  il loro silenzio e la loro inerzia, troppo grave il rafforzamento del diffuso  senso d'impunità che ne è conseguito".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La giustizia frustrata&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La frustrazione dei magistrati è evidente. Citano Cesare Beccaria, Pietro  Verri e Antonio Cassese, già presidente del Comitato europeo per la prevenzione  della tortura e delle pene e dei trattamenti inumani o degradanti. "A Bolzaneto  fu tortura", ripetono. E per dare forza alle loro argomentazioni, rimandano ad  una serie di precedenti internazionali. Ricordano il caso Irlanda contro Regno  Unito del gennaio di trent'anni fa, in cui si dà conto delle "torture" subìte  dai simpatizzanti irlandesi da parte dell'esercito britannico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- do nothing --&gt;Ma a differenza di tutti gli altri paesi,  sottolineano, l'Italia non si è mai adeguata alla Convenzione europea dei  diritti dell'Uomo. L'ha sottoscritta nell'89, però il codice penale quel reato  non lo ha mai disciplinato. Tortura. "Altrimenti, gli imputati avrebbero dovuto  essere condannati a pene comprese tra i due e i cinque anni di reclusione".  Invece di anni ne hanno potuti chiedere 76, suddivisi tra 46 persone. Che  "avrebbero dovuto comportarsi come caschi blu dell'Onu". E invece trasformarono  quella caserma in "un inferno"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;La Repubblica  marzo 2008&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-1194458149073993520?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/1194458149073993520/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=1194458149073993520' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/1194458149073993520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/1194458149073993520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/03/non-mai-troppo-tardi.html' title='Non è mai troppo tardi....'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-8143717565477547710</id><published>2008-02-22T14:26:00.001+01:00</published><updated>2008-02-23T12:16:16.265+01:00</updated><title type='text'>In Fondo al Fondo</title><content type='html'>IN FONDO AL FONDO&lt;br /&gt;di Antonello Ricci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il perché tutte quelle parole si fossero messe a sedé ne la carta, questo, non si sa” (Luciana)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa nostra breve storia si svolge tra Cecina e Corneto.&lt;br /&gt;Ma la verità, quella vera, è che non esistono maremme.&lt;br /&gt;E non c’è da perderci troppo tempo.&lt;br /&gt;Poiché, voi ed io lo sappiamo bene, non esistono luoghi.&lt;br /&gt;Se non negli echi del nome che li invoca.&lt;br /&gt;Poiché un paesaggio è solo transito, gesto. Linea di colline. Incrocio di sguardi e strade.&lt;br /&gt;Qualcuno le chiama storie.&lt;br /&gt;E sempre noi (noi uomini, intendo) vogliamo sederci intorno a un fuoco.&lt;br /&gt;E ascoltare.&lt;br /&gt;Ed è in questo che ci riconosciamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa nostra breve storia, come molte storie, principia con un paradosso.&lt;br /&gt;Perché il suo inizio, in fondo, non è altro che una fine.&lt;br /&gt;Speranze, paure, desideri impiccati a un trave.&lt;br /&gt;Sotto a una luna enorme.&lt;br /&gt;Quel corpo, appeso al prun dell’ombra sua molesta, ha poco più di trent’anni.&lt;br /&gt;Non importa come si chiamasse nel tempo prima di ogni tempo.&lt;br /&gt;Dio fondatore, immemore e inconsapevole.&lt;br /&gt;Strazio, lutto sordo, risentimenti a vuoto. Tortuosi come dedali.&lt;br /&gt;Ma sono faccende che non competono a me.&lt;br /&gt;A me che devo solo raccontare una storia.&lt;br /&gt;Per cui tiro avanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E la storia prosegue con una porta che sbatte.&lt;br /&gt;In una sera di vento e stelle.&lt;br /&gt;È il giugno del 2003 (ma potrebbe essere il febbraio di un anno qualunque.&lt;br /&gt;1766. 1896. 1921. 2008).&lt;br /&gt;C’è una bettola, in scena, una fraschetta.&lt;br /&gt;No, un’osteria.&lt;br /&gt;Piantata a un crocchio di strade sulle colline massetane.&lt;br /&gt;Si chiama Pian de’ Mucini.&lt;br /&gt;Potrebbe uscirne gente come Tiburzi e Fioravanti.&lt;br /&gt;Mezzi ’briachi, illuminati dalla brace fioca d’un toscano.&lt;br /&gt;O Chiaro Mori, “Chiarone” l’anarchico, in fuga dai carabinieri.&lt;br /&gt;C’entro io, invece, per presentare il mio libro sui poeti dell’ottava rima.&lt;br /&gt;Fra poco arriveranno Enrico, Bruno, Niccolino (il gran ragionatore in endecasillabi).&lt;br /&gt;Ma c’è già Lio. Lo intravedo dall’uscio. È seduto a un tavolo.&lt;br /&gt;Lio di Pianizzoli.&lt;br /&gt;Lio della Wanda.&lt;br /&gt;Lio poeta gentile e paziente.&lt;br /&gt;Lio cavallaro.&lt;br /&gt;Lio, che già non c’è più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad accogliermi corre Michele, l’oste:&lt;br /&gt;“omo de panza, omo de sostanza”, recita la sua maglietta.&lt;br /&gt;La dieta lo conferma.&lt;br /&gt;La letteratura non è sua “passion predominante”.&lt;br /&gt;Ma quel sorriso e quell’abbraccio, da soli, ti ripagano del viaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Un giorno Michele cucinerà pesce sul lungomare follonichese.&lt;br /&gt;E allenerà squadre di calcetto femminile.&lt;br /&gt;Ma intanto, dal fondo di quelle campagne, è proprio lui che fonda Il Fondo.&lt;br /&gt;Insieme con Stefano, sia chiaro.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eccolo, Stefano, che infila l’uscio di fretta, sbruffando malamente.&lt;br /&gt;Pendola con qui dritto da Siena, dalle colline del Buongoverno.&lt;br /&gt;Dove fotografa matrimoni di zingari, sogni cubani, sedute di laurea.&lt;br /&gt;Eternamente sbarca un lunario da barista.&lt;br /&gt;Stefano, i suoi maglioncini dolcevita sdrucita anni ’80.&lt;br /&gt;Stefano, il suo romanzo memorial-generazionale.&lt;br /&gt;Stefano, Don Giovanni in Maremma e Movimento anni ’70.&lt;br /&gt;Stefano, chissà se quell’editing collettivo lo faremo mai…&lt;br /&gt;Stefano…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella sera di vento e stelle infine passa.&lt;br /&gt;La festa, appena cominciata, è già finita.&lt;br /&gt;Dovrei ripartirmene per Viterbo. Ma è già notte fonda.&lt;br /&gt;E poi, questo posto mi piace. Questa gente mi piace.&lt;br /&gt;Me ne resto seduto. Bevo un bicchiere di rosso e aspetto.&lt;br /&gt;Passano giorni. Mesi. Anni.&lt;br /&gt;E quella porta torna a sbattere. Di nuovo. Più volte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entra Luciana, coi suoi racconti raccontati.&lt;br /&gt;Novelle che sanno di veglia e di camino, di vicoli e tegami, d’ago e ditale.&lt;br /&gt;Che le scappano così, facilifacili, come la pipì.&lt;br /&gt;Ma misteriosamente necessari, e vicini a un ordine di natura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi entra Alberto, prete spretato, mangiapreti e mangiafascisti, caca-articoli e racconti.&lt;br /&gt;La catana sempre piena di storie libertarie.&lt;br /&gt;Di anarchici inseguiti in capo al mondo, sulla tratta Baires-Potassa. E ritorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi entra Alessandro l’avvocato. Viene da Roma in treno.&lt;br /&gt;La stazza da bernescante (lo immagino spesso in cioce da pastore).&lt;br /&gt;Gli aforismi alla Flaiano. I suoi praticanti e le sue praticande.&lt;br /&gt;La sua Lazio (da vero burino di Formello).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi Dario, il webmaster. C’è e non c’è. Sorride sempre. Non interviene mai.&lt;br /&gt;E ancora Manuela, Corrado, Annalisa, Emiliano, Silvana, Alessandro quell’altro ecc. ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciascuno bussa per una sosta.&lt;br /&gt;Presto ripartiranno. Ciascuno per la sua strada.&lt;br /&gt;Ma intanto sono qui, per questa cena-racconto.&lt;br /&gt;Siedono attorno al fuoco. Lo attizzano.&lt;br /&gt;Gli sguardi si rincorrono. Piccoli cenni.&lt;br /&gt;Raccontano a turno. Sennò ascoltano. Soltanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensavamo che Il Fondo fosse un’associazione. Un gruppo. Una forma, insomma.&lt;br /&gt;Discutevamo, accanendoci, se fosse dibattito o convegno.&lt;br /&gt;E invece era davvero un’osteria.&lt;br /&gt;Un’osteria soltanto, perduta in fondo alle maremme.&lt;br /&gt;Era la sala del banchetto di Alcinoo.&lt;br /&gt;Era Demodoco che canta.&lt;br /&gt;Era Ulisse che piange e vuota il sacco.&lt;br /&gt;Erano le nostre orecchie incredule, pronte ad ascoltare la madre di tutte le storie.&lt;br /&gt;Era la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano i tortelli della Wanda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-8143717565477547710?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/8143717565477547710/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=8143717565477547710' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8143717565477547710'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8143717565477547710'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/02/in-fondo-al-fondo.html' title='In Fondo al Fondo'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-8319444166176206302</id><published>2008-02-16T00:32:00.000+01:00</published><updated>2008-02-16T00:39:46.963+01:00</updated><title type='text'>Liberarsi dalla mentalità del ghetto</title><content type='html'>&lt;span class="inverse4"&gt;LIBERARSI DELLA MENTALITÀ DEL GHETTO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;     L'Italia è un ghetto, &lt;em&gt;gated community&lt;/em&gt;, galera della mente. Negli sguardi il mondo è assente. Provincialismo, campanilismo, familismo, visioni sempre più anguste. Le lingue inciampano sugli idiomi forestieri, i media ufficiali alzano muri, presidiano i confini, fanno entrare in prevalenza fesserie, propaganda, mode effimere e gossip. Dentro, poi, è una nube perenne di gas, "l'onorevole ha dichiarato... il senatore ha detto... la coalizione... le riforme...". Non-eventi, commenti sui commenti, dibattiti dementi. La Rete permette di comunicare col mondo, ma nessuno insegna a usarla al meglio, in modo conscio e responsabile, e anche lì si formano ghetti, &lt;em&gt;énclaves&lt;/em&gt;, circuiti di celle di clausura in cui s'amplifica il provincialismo.&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;Tra gli italiani che vanno all'estero, molti transumano in ulteriori ghetti, villaggi-vacanze, luoghi plasticosi dove si spaparanzano, senza mai conoscere nulla della società che sta intorno, finché attentati o guerre civili non fanno irrompere l'odiata realtà, e allora l'anno prossimo si cambierà destinazione, si troverà una nuova bolla in cui parlare solo italiano, tra italiani, e lamentarsi di come vanno le cose là a casa, inveire contro i negri, gli zingari, i Comuni che lasciano costruire le moschee.&lt;br /&gt;     Tra quelli messi peggio c'è persino chi &lt;em&gt;finge&lt;/em&gt; di andare in vacanza, saluta i vicini e si chiude in casa, finestre sprangate, scorta di viveri, due-tre settimane modello bunker, poi "torna" con racconti di fantasia.&lt;br /&gt;"Vacanze-talpa", le chiamano. Metafora perfetta, in un paese di politica da talpe, informazione per talpe, incontri tra talpe, vite da talpe.&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;E il peggio è che ci si abitua. Si abituano anche i migliori, cedono al disincanto, all'abitudine, alla sconfitta. Si china la testa e si va avanti, magari si tira qualche bestemmia ogni tanto, ma non si va oltre. La vita da talpe diventa normalità, &lt;em&gt;corso delle cose&lt;/em&gt;. Fuori il mondo collassa e preme, ma le talpe se ne accorgeranno solo all'ultimo momento, quando un disastro interromperà il tran tran. E intanto: centrosinistra, centrodestra, centrosinistra, il PIL cresce dello 0,1%, il PIL cala dello 0,1%, e leggi elettorali chiamate con nomignoli, e la Confindustria dice, e l'onorevole dichiara...&lt;br /&gt;     La &lt;em&gt;mentalità del ghetto&lt;/em&gt; è il peggior nemico. La mentalità del ghetto ottunde e disarma, distrugge le difese.&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;     &lt;a href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8806151916/ASI/300131"&gt;&lt;img src="http://www.wumingfoundation.com/images/hilberg.gif" alt="Il libro più famoso di Raul Hilberg" align="left" border="0" hspace="7" vspace="1" /&gt;&lt;/a&gt;Torna attuale, oggi più che mai, uno scritto di &lt;strong&gt;Bruno Bettelheim&lt;/strong&gt; (1903-1990), celebre e controverso psicologo ebreo. Non è un testo clinico, ma una riflessione storico-politica. Si intitola "Liberarsi della mentalità del ghetto", e chiude la raccolta di saggi &lt;em&gt;La Vienna di Freud&lt;/em&gt; (Feltrinelli, 1990).&lt;br /&gt;Bettelheim si interroga sui motivi per cui gli ebrei d'Europa opposero così poca resistenza al loro sterminio, anzi, moltissimi "marciarono consenzienti verso la propria morte", e alcuni addirittura collaborarono con zelo al disegno dei carnefici, ad esempio denunciando i tentativi di evasione dai lager o consegnando alle SS leader della resistenza come &lt;strong&gt;Yitzhak &lt;/strong&gt;&lt;b&gt;Wittenberg&lt;/b&gt;. E non si parla di perfidi kapò, ma di vittime, persone avviate alla morte, tanto fatalisticamente rassegnate da vedere nella resistenza altrui un inaccettabile affronto al destino, al &lt;em&gt;corso delle cose&lt;/em&gt;. "Si comportavano così", scrive Bettelheim, "perché avevano rinunciato alla volontà di vivere e si erano lasciati invadere dalle loro tendenze distruttive. Di conseguenza, ormai si identificavano con le SS, che si erano poste al servizio di tali tendenze, più che con i compagni che ancora rimanevano attaccati alla vita, e che per questo riuscirono a eludere la morte."&lt;br /&gt;     Bettelheim parte da una constatazione di &lt;strong&gt;Raul Hilberg&lt;/strong&gt; sul "ruolo che gli ebrei ebbero nel proprio sterminio", cita diversi episodi, e da essi risale al comune denominatore: la mentalità del ghetto (&lt;em&gt;ghetto thinking&lt;/em&gt;). Furono la chiusura mentale delle comunità ebraiche (soprattutto dell'Europa orientale), il loro asfissiante conformismo, l'obbedienza al dogma religioso e la costante fuga dal mondo a impedire di capire per tempo cosa stava per accadere, quando invece era evidente a chiunque altro, &lt;em&gt;in primis&lt;/em&gt; agli ebrei che avevano lasciato i ghetti e tagliato i ponti e si erano messi al riparo prima del punto di non-ritorno.&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;A scanso di equivoci: non sto aderendo alla tesi di Bettelheim (e Hilberg), che ha scatenato polemiche e accuse postume. In generale mi suona plausibile, gli esempi sono numerosi e mi è parso di trovare conferme negli studi di altri autori. E' vero tuttavia che &lt;strong&gt;Primo Levi&lt;/strong&gt;, nel capitolo "Stereotipi" de &lt;em&gt;I sommersi e i salvati&lt;/em&gt;, imposta la questione in modo molto diverso. Se mi azzardassi ad approfondire finirei fuori strada e nel mezzo di un ginepraio; lascio dunque a chi legge la libertà di confrontare i due punti di vista e trarre le proprie conclusioni.&lt;br /&gt;     Non intendo nemmeno operare una &lt;em&gt;reductio ad hitlerum&lt;/em&gt;. Paragonare qualunque crisi sociale a quella che portò al nazismo e alla Shoah è uno sport fin troppo - e sempre più - praticato. Non coltivo l'osceno proposito di stabilire similitudini tra le "forze sane" (o sanabili) di questo Paese e gli ebrei sterminati nei campi. Chiunque di noi è sideralmente lontano dal subire alcunché del genere.&lt;br /&gt;Quel che mi interessa è il "ghetto" come metafora utile a capire la situazione italiana, con particolare riferimento a due fenomeni interdipendenti: la "fuga dei cervelli" e il restringersi degli orizzonti. Scrive infatti Bettelheim:&lt;br /&gt;     &lt;span class="inverse"&gt;&lt;br /&gt;Per almeno tre generazioni, tutti coloro che non erano più disposti a sottomettersi a condizioni di vita che non consentivano il minimo di rispetto di sé necessario a confrontarsi col mondo moderno, se ne andarono dal ghetto. Così come se ne andarono tutti coloro che di quel mondo volevano fare parte e tutti coloro che volevano combattere per la libertà, propria e altrui [...] E' difficile valutare quali effetti abbia su un popolo il fatto che per tre generazioni i suoi membri più attivi, quelli il cui ideale era combattere per la libertà, se ne siano andati, e siano rimasti soltanto quelli a cui mancano il coraggio e l'immaginazione per concepire un modo di vivere diverso. Il piccolo gruppo di ebrei che tanto si distingue nella vita culturale americana, per esempio, si era allontanato da almeno un secolo dalle comunità ebraiche dell'Europa orientale.&lt;br /&gt;     &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;     Ci sono due modi di andare oltre la mentalità del ghetto.&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;     &lt;img src="http://www.wumingfoundation.com/images/braindrain.gif" alt="La fuga di cervelli" align="right" hspace="7" vspace="5" /&gt;Il primo consiste appunto nel &lt;em&gt;sottrarvisi&lt;/em&gt;. Esodo, emigrazione. Per fare un esempio, l'Italia ha un mondo accademico che aborre il ricambio e sfrutta, umilia, devasta dottorandi e ricercatori. I concorsi sono truccati, i posti sono bloccati, nemmeno leccare culi dà più garanzia di alcunché.&lt;br /&gt;Andarsene all'estero è un'opzione giusta, perché libera gli individui e sprigiona energie, ma a lungo termine le conseguenze sul luogo abbandonato possono essere molto negative, se non catastrofiche. Con il &lt;em&gt;brain drain&lt;/em&gt; il panorama culturale italiano si impoverisce, cala il numero di sinapsi attive, il livello medio si abbassa sempre di più.&lt;br /&gt;Si potrebbe riporre qualche speranza negli immigrati, o meglio, nel desiderio dei loro figli e nipoti di abbandonare i nuovi ghetti, le ennesime &lt;em&gt;gated communities&lt;/em&gt;, le isole di conformismo e paranoia, ma non ci riusciranno se la situazione del Paese continua a peggiorare. Il circolo è vizioso.&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;     L'altro modo è sfumare la distinzione fra chi parte e chi rimane, creando intersezioni, figure ed esperienze &lt;em&gt;di sintesi&lt;/em&gt;, e soprattutto circoli virtuosi.&lt;br /&gt;Da un lato, chi se ne va e riesce a lavorare bene dovrebbe compiere ogni sforzo per avere un'influenza positiva sulla situazione che si è lasciato alle spalle.&lt;br /&gt;     Dall'altro, ed è questo l'aspetto più importante, chi rimane deve &lt;u&gt;contrastare le spinte alla chiusura&lt;/u&gt;, resistere a provincialismi e nuovi razzismi, guardare fuori e cercare di guardare l'Italia &lt;em&gt;da&lt;/em&gt; fuori, con occhi non velati dalla pigrizia, senza dare niente per scontato o "naturale". Sforzarsi di studiare le lingue, "pensare extra-italiano", auto-educarsi a un uso della rete e delle reti che proietti l'immaginazione oltre le obsolete frontiere nazionali. Chi ha la possibilità di farlo deve tenere un piede fuori dall'Italia, spostarsi, viaggiare, fare periodi di lavoro e studio all'estero, approfittare di ogni progetto, partenariato, stage, borsa di studio, Erasmus, Leonardo, Comenius, quel cazzo che vi pare ma fatelo, andateci.&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;     [&lt;strong&gt;NOTA BENE.&lt;/strong&gt; Uno dei sintomi più evidenti della chiusura italiana è proprio il fatto che, dall'anno accademico 2003-2004, il numero degli universitari che effettuano soggiorni Erasmus è in calo anziché in crescita. Nel 2006, soltanto un misero 6,2% degli iscritti agli atenei italiani ha preso parte al programma. Questa percentuale esprime la media nazionale: la situazione al Nord è leggermente migliore (7,1%), mentre al Sud è decisamente peggiore (3,5%).&lt;br /&gt;E' vero, c'è un problema di classe sociale, le borse di studio di cui parliamo ammontano a cifre ridicole e non bastano al sostentamento dello studente, quindi chi viene da una famiglia o da una zona più povera ha maggiori ostacoli di fronte a sé... ma questo era vero anche prima, è &lt;em&gt;sempre&lt;/em&gt; stato vero, di per sé non basta a spiegare un simile rattrappimento. Anche perché parliamo del 94% degli universitari italiani, cioè - nell'anno accademico 2005-2006 - oltre duecentottantamila persone. Ritengo improbabile che siano tutti figli di poveri.&lt;br /&gt;No, il punto è un altro: conosco persone che hanno fatto l'Erasmus negli anni Novanta, da studenti-lavoratori, lavando piatti in ristoranti tedeschi o distribuendo volantini a Londra, di fronte alle fermate del Tube. Io stesso mi sono pagato il Leonardo in Inghilterra facendo lavori improbabili. Se uno desidera andare all'estero ci va anche facendosi il culo. Se non ci si va è perché quell'opzione non è più nell'orizzonte, non viene presa in considerazione, costa troppa fatica mentale. Il problema è culturale, il Paese si imbozzola nell'abitudine, vinto, impaurito.]&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;     &lt;span class="inverse"&gt;&lt;img src="http://www.wumingfoundation.com/images/olindo_rosa.gif" alt="Tana di talpe" align="left" height="153" hspace="7" vspace="1" width="210" /&gt;&lt;/span&gt;Ripropongo il duro monito di Bettelheim, che risale al 1962 ma sembra scritto domani:&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;     &lt;span class="inverse"&gt;Per molti versi, il mondo occidentale stesso sembra avviato ad abbracciare la filosofia di vita del ghetto: non voler sapere, non voler capire che cosa accade nel resto del mondo. Se non stiamo attenti, l'Occidente dei bianchi, che già costituisce una minoranza, si murerà in un ghetto di sua stessa creazione, fatto dei cosiddetti deterrenti nucleari. Molti, dentro tale cintura di protezione, che è anche una cintura di costrizione, già si preparano a scavarsi i loro rifugi. Come per gli ebrei che restarono nei ghetti d'Europa anche dopo l'arrivo dei nazisti, si direbbe che per noi conti soltanto poter continuare il lavoro nel nostro enorme &lt;em&gt;shtetl&lt;/em&gt;, e che importa ciò che succede nel resto del mondo?&lt;br /&gt;     &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;     Occupiamoci del mondo, allora, perché noi &lt;em&gt;siamo&lt;/em&gt; il mondo. Vanno bene anche piccoli "esercizi spirituali", giochi per forzare l'immaginazione e corteggiare l'inatteso, come leggere ogni tanto &lt;span class="testo"&gt;&lt;img src="http://www.wumingfoundation.com/images/frecciabr.gif" alt="link" /&gt;&lt;/span&gt; &lt;a href="http://www.jamaica-gleaner.com/" target="_top"&gt;un quotidiano giamaicano&lt;/a&gt;, o &lt;span class="testo"&gt;&lt;img src="http://www.wumingfoundation.com/images/frecciabr.gif" alt="link" /&gt;&lt;/span&gt; &lt;a href="http://www.belizedaily.com/" target="_top"&gt;del Belize&lt;/a&gt;, o &lt;span class="testo"&gt;&lt;img src="http://www.wumingfoundation.com/images/frecciabr.gif" alt="link" /&gt;&lt;/span&gt; &lt;a href="http://www.lindependant-gn.info/"&gt;della Guinea&lt;/a&gt;. Ricordarsi che ci sono tante e diverse comunità di umani, là fuori, tanti mondi, tanti piani di realtà.&lt;br /&gt;Senza questo, tutto diventa merda: il sociale, la politica, le arti... persino l'amore, perché anche la famiglia diviene un fortino armato contro l'esterno, tana di talpe dove i "cazzi nostri" contano più di tutto, e a tutto si è disposti per difenderne il primato.&lt;br /&gt;     Come hanno fatto &lt;strong&gt;Olindo Romano e Rosa Bazzi&lt;/strong&gt;, perfetta coppia di arci-italiani.&lt;br /&gt;     Perché un intero paese non si riduca come loro, guardiamo al di là dei nostri nasi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Wu Ming  1     www.wumingfundation.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-8319444166176206302?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/8319444166176206302/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=8319444166176206302' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8319444166176206302'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8319444166176206302'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/02/liberarsi-dalla-mentalit-del-ghetto.html' title='Liberarsi dalla mentalità del ghetto'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-8289785924307095115</id><published>2008-02-01T19:21:00.000+01:00</published><updated>2008-02-01T19:25:10.259+01:00</updated><title type='text'>Ballarò, Calabresi  e Pinelli</title><content type='html'>&lt;div&gt; &lt;div align="center"&gt; &lt;div class="titlentry"&gt;Come morì Giuseppe Pinelli?&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div class="blogbody"&gt; &lt;p&gt;Testimonianza di &lt;b&gt;Pasquale Valitutti&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;img alt="Pinelli.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/Pinelli.jpg" align="right" border="0" height="144" hspace="4" vspace="2" width="208" /&gt;[La settimana scorsa è andato in onda su Rai Tre un "Ballarò  speciale" che aveva tra i protagonisti Mario Calabresi, corrispondente da New  York de La Repubblica, figlio del commissario Luigi Calabresi e autore del libro  di grande successo &lt;i&gt;Spingendo la notte più in là&lt;/i&gt;, Mondadori, 2007. Posto  che è giusto che un figlio difenda la memoria del padre, certe affermazioni,  come quella relativa all'assenza di Luigi Calabresi dalla stanza da cui cadde,  il 15 dicembre 1969, il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli - incolpato della  strage di Piazza Fontana, di cui era innocente - sono più controverse di quanto  la trasmissione facesse trasparire. Ecco, per esempio, la testimonianza resa a  suo tempo dall'anarchico Pasquale Valitutti, arrestato con Pinelli. Alcune  considerazioni in appendice.] (&lt;b&gt;V.E.&lt;/b&gt;)&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Io sottoscritto Pasquale Valitutti dichiaro che: giunto in questura  all'ufficio politico verso le ore 11 di sabato 13 dicembre, sono rimasto due o  tre ore in sala d'attesa. Spostato quindi nel salone seguente quello dove vi è  la macchina del caffè ho visto Pinelli seduto vicino ad Eliane Vincileone.  &lt;/p&gt;&lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;In seguito, da informazioni datemi da Sergio Ardau e dallo stesso Pinelli ho  saputo che Pinelli era stato fermato venerdì sera e interrogato lungamente nella  stessa serata di venerdì. Nella notte di venerdì non aveva dormito. Pinelli mi è  parso seccato e stanco, ma in condizioni normali. Mi ha parlato del suo alibi e  mi è apparso sicuro. Più tardi gli è stata fatta una sfuriata da parte di un  agente, che saprei riconoscere, perché aveva gettato della cenere per terra  (numerosi i testimoni) e lui si è chinato a raccoglierla.&lt;br /&gt;Più tardi, a sera  inoltrata, per ordine di Calabresi siamo stati divisi nella stanza in tavoli  diversi, mentre Pinelli e Moi sono stati fatti mettere nella stanza del  caffè.&lt;br /&gt;Verso le 24 sono stati fatti andare via tutti gli altri e siamo  rimasti io, l'Eliane e Lorenzo. In seguito io e Lorenzo siamo stati portati in  cella di sicurezza: non ho più visto Pinelli fino alla domenica dopo pranzo, mi  ha detto che lo avevano interrogato la notte di sabato e fatto riposare qualche  ora in camera di sicurezza nella giornata di domenica. Nel frattempo io ero  stato interrogato e mi avevano portato nel mio abbaino per una perquisizione.  Domenica pomeriggio ho parlato con Pino e con Eliane e Pino mi ha detto che  facevano difficoltà per il suo alibi, del quale si mostrava sicurissimo. Mi ha  anche detto di sentirsi perseguitato da Calabresi e che aveva paura di perdere  il posto alle ferrovie. Verso sera un funzionario si è arrabbiato perché parlavo  con gli altri e mi ha fatto mettere nella segreteria che è adiacente all'ufficio  del Pagnozzi: ho avuto occasione di cogliere alcuni brani degli ordini che  Pagnozzi lasciava ai suoi inferiori per la notte. Dai brani colti posso  affermare che ha detto di riservare al Pinelli un trattamento speciale, di non  farlo dormire e di tenerlo sotto pressione tutta la notte. Di notte il Pinelli è  stato portato in un'altra stanza e la mattina mi ha detto di essere molto  stanco, che non lo avevavo fatto dormire e che continuavano a ripetergli che il  suo alibi era falso. Mi è parso molto amareggiato. Siamo rimasti tutti il giorno  nella stessa stanza, quella del caffè e abbiamo potuto scambiare solo alcune  frasi, comunque molto signicative. Io gli ho detto: "Pino, perché ce l'hanno con  noi?" e lui molto amareggiato mi ha detto: "Si, ce l'hanno con me". Sempre nella  serata di lunedì gli ho chiesto se avesse firmato dei verbali e lui mi ha detto  di no. Verso le otto è stato portato via e quando ho chiesto ad una guarda dove  fosse mi ha risposto che era andato a casa. Io pensavo che stesse per toccare a  me di subire l'interrogatorio, certamente il più pesante di quelli avvenuti fino  ad allora: avevo quasta precisa impressione.&lt;br /&gt;Dopo un po', penso verso le  11.30, ho sentito dei rumori sospetti come di una rissa e ho pensato che Pinelli  fosse ancora li e che lo stessero picchiando. Dopo un po' di tempo c'è stato il  cambio di guardia, cioè la sostituzione del piantone di turno fino a mezzanotte.  Poco dopo ho sentito come delle sedie smosse ed ho visto gente che correva nel  corridoio verso l'uscita, gridando "si è gettato". Alle mie domande hanno  risposto che si era gettato il Pinelli; mi hanno anche detto che hanno cercato  di trattenerlo ma non vi sono riusciti. Calabresi mi ha detto che stavano  parlando scherzosamente del Pietro Valpreda, facendomi chiaramente capire che  era nella stanza nel momento in cui Pinelli cascò. Inoltre mi hanno detto che  Pinelli era un delinquente, aveva le mani in pasta dappertutto e sapeva molte  cose degli attentati del 25 aprile. Queste cose mi sono state dette da Panessa e  Calabresi mentre altri poliziotti mi tenevano fermo su una sedia pochi minuti  dopo il fatto di Pinelli. Specifico inoltre che dalla posizione in cui mi  trovavo potevo vedere con chiarezza il pezzo di corridoio che Calabresi avrebbe  dovuto necessariamente percorrere per recarsi nello studio del dottor Allegra e  che nei minuti precedenti il fatto Calabresi non è assolutamente passato per  quel pezzo di corridoio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[Perché alla testimonianza di Valitutti - ribadita anche di recente dallo  stesso Valitutti in un &lt;a href="http://isole.ecn.org/ponte/documenti/valitutti.php"&gt;intervento&lt;/a&gt; al  centro sociale Leoncavallo di Milano, non fu dato peso? In sede processuale fu  contrastata da quelle degli altri poliziotti presenti nell'ufficio di Luigi  Calabresi: non esattamente testi "neutri", e tuttavia dotati di un peso  istituzionale che un semplice anarchico non poteva avere.&lt;br /&gt;Sia questi  poliziotti che il commissario Calabresi sostennero, finché fu possibile, che  Pinelli si era suicidato, gettandosi dalla finestra al grido di "E' morta  l'anarchia!". In pratica un'ammissione di colpa.&lt;br /&gt;Uno dei poliziotti disse  persino di avere cercato di trattenerlo, e che una scarpa gli era rimasta in  mano. Versione che dovette essere ritrattata quando si scoprì che Pinelli aveva  tutte e due le scarpe ai piedi; che era caduto non per un salto, ma rasente alla  parete, rimbalzando addirittura sul frontone; e, infine, quando risultò chiaro  che era perfettamente innocente.&lt;br /&gt;Al processo il giudice D'Ambrosio concluse  per una morte da "malore attivo". Prendiamo la versione per buona (sorvolando  sul fatto che Pinelli era basso di statura, e che la balaustra della questura di  Milano era più alta del suo baricentro; per cui uno svenimento non sarebbe  bastato a squilibrarlo).&lt;br /&gt;Proprio il "malore attivo" inficia una delle tesi di  Mario Calabresi a favore del padre. Mario Calabresi dice che il commissario  Luigi e Pinelli erano quasi amici, si scambiavano libri.&lt;br /&gt;Be', una certa  familiarità poteva instaurarsi, a quei tempi, tra forze dell'ordine e  contestatori. Però dovette essere una ben strana amicizia, se l' "amico"  poliziotto trattenne (per affetto?) illegalmente un innocente per tre giorni, se  fu l'ultimo a interrogarlo, e se il "malore attivo" si manifestò immediatamente  dopo. Secondo D'Ambrosio il misterioso malore fu dovuto al prolungato digiuno,  alla mancanza di sonno e alle troppe sigarette fumate a stomaco vuoto. Ma come?  L'amico Calabresi teneva a digiuno il suo vecchio compare?&lt;br /&gt;Mario Calabresi  dice che il padre fu il capro espiatorio scelto dai superiori. Può darsi, non è  difficile credergli. E senz'altro fu un ingranaggio di un sistema. Ciò lo rese  bersaglio di un delitto ingiustificabile.&lt;br /&gt;Ma Mario Calabresi si spinge oltre,  accusando di complicità oggettiva una serie di intellettuali, da Dario Fo, a  Umberto Eco, ad Alberto Moravia, a Elio Petri. Nella trasmissione è stato omesso  un nome, quello di Camilla Cederna. Accorsa sul luogo in cui si sfracellò  Pinelli e tra le prime a contestare la versione fornita dalla polizia. Autrice  di un libro, &lt;i&gt;Una finestra sulla strage&lt;/i&gt;, oggi scomodissimo. Non è  "militante" quanto la controinchiesta &lt;i&gt;La strage di Stato&lt;/i&gt;, ma proprio per  questo ebbe peso maggiore nell'ambito culturale italiano.&lt;br /&gt;Quanto alla  campagna di Lotta Continua contro Calabresi (il commissario), fu forsennata  perché eccessivamente personalizzata. Grave vizio di LC e di altri  &lt;i&gt;groupuscules&lt;/i&gt;, come la &lt;i&gt;Gauche Proletarienne&lt;/i&gt; in Francia. Tuttavia  forse cercava di spezzare l'immunità totale di cui gode da sempre, in questo  paese, chi uccida o conduca alla morte un militante di sinistra. Potrei partire  dai braccianti di Avola e Battipaglia, ma chi li ricorda più? Mi limito a dire  che, negli anni di piombo, le vittime del terrorismo di sinistra furono circa  130. I colpevoli furono colpiti con ogni rigore. Invece i militanti di sinistra  uccisi - includendo terroristi, non terroristi, gente che non c'entrava nulla -  furono una sessantina. Nessuno di coloro che li uccisero è mai stato punito. E  qui tralascio le varie stragi, da Piazza Fontana in poi. E le violenze sui no  global di Genova o Napoli.&lt;br /&gt;Spero in un futuro "Ballarò Speciale" che  intervisti le figlie di Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico, innocente delle  accuse, trattenuto illegalmente in questura dal suo amico Calabresi, colto da  "malore attivo", caduto come un peso morto da una balaustra che gli arrivava  quasi al petto.&lt;br /&gt;Spero, ma una vocina mi dice che un "Ballarò" così non lo  faranno mai.] (&lt;b&gt;V.E.&lt;/b&gt;)&lt;/p&gt; &lt;p&gt;www.carmillaonline.com&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-8289785924307095115?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/8289785924307095115/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=8289785924307095115' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8289785924307095115'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8289785924307095115'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/02/ballar-calabresi-e-pinelli.html' title='Ballarò, Calabresi  e Pinelli'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-2456410325034311503</id><published>2008-01-17T23:58:00.000+01:00</published><updated>2008-01-21T09:46:22.798+01:00</updated><title type='text'>Marco Di Noi, ci manchi tantissimo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 15 gennaio è morto improvvisamente a Roma Marco Di Noi, 35 anni, insegnante all'Università di Siena di teorie e tecniche del linguaggio cinematografico. Marco nonostante fosse così giovane, aveva già scritto numerosi libri sull'argomento, collaborato a riviste e giornali, girato  cortometraggi. Dopo vari viaggi in Palestina, alla fine di novembre era stato felice per la prima dello spettacolo Al Kamandjati-il Violinista, con Moni Ovadia e Amira Hass all'Auditorium di Roma, spettacolo a cui aveva tanto collaborato. I suoi colloqui con Amira, gli incontri con i cineasti palestinesi, il dramma dell'occupazione:con i suoi racconti riusciva a trasmettere una passione civile. Questi sono alcuni degli aspetti di Marco che ricorderanno i colleghi, i suoi studenti, e tutti coloro, e sono tanti, con cui ha collaborato e si è speso senza sosta. Noi però vogliamo ricordare anche il "nostro" Marco, l'amico fraterno, che dopo una dura gavetta e i tanti lavori per mantenersi all'Università, non aveva mai smesso l'impegno dalla parte degli oppressi, l'amore per il cinema, la generosità naturale che aveva per gli altri. Il compagno che ci assisteva nei nostri progetti e cortometraggi, che veniva ad imbiancare la nostra comune casa a Siena, che ci portava il vino della sua Manduria e l'incoraggiamento nei momenti difficili. Marco, qui ancora non si riesce a crederci. L'ultima cosa che hai fatto è stata donare i tuoi organi. Ma il tuo sorriso, il tuo affetto, la tua persona semplice e bella, ci mancano e ci mancheranno tantissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stefano, Sandro, Patrizia, Christian e tanti  altri da Siena&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-2456410325034311503?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/2456410325034311503/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=2456410325034311503' title='32 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/2456410325034311503'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/2456410325034311503'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/01/marco-di-noi-ci-manchi-tantissimo.html' title='Marco Di Noi, ci manchi tantissimo'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>32</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-6303422330107087137</id><published>2008-01-02T16:47:00.000+01:00</published><updated>2008-01-03T17:27:20.353+01:00</updated><title type='text'>La Spoon River di Torino</title><content type='html'>&lt;span class="testoazzurrob"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Antonio è morto in fabbrica, subito,  mangiato dal fuoco. Gli altri sei dentro letti di ospedale, tutti fasciati,  tranne gli occhi, corpi bruciati dall'80 al 90 %.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="testoazzurrob"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Bruno si sarebbe licenziato il  giorno dopo per aprire un bar con la sua fidanzata, era entrato di turno a  mezzanotte, per l'ultima volta, mandando un sms ad Anna, - ciao amore, a  domani-. Rocco, che era salvo, è accorso nella tempesta per aiutare gli altri, a  un mese dalla pensione. Antonio aveva provato a cambiare turno, inutilmente.  Angelo si era fatto trasferire a Terni ma poi era ritornato, non era vita con la  famiglia a Torino. Roberto viveva di straordinari, perchè è dura tirare su i  figli, aveva implorato i medici di salvarlo per loro. Rosario aveva fatto un  favore ad un compagno ed aveva preso il suo posto, suo padre aveva lavorato  nell'acciaieria 33 anni.Giuseppe ha lottato come una tigre per 24 giorni,  ventisei anni, una tempra formidabile ha retto a quattro interventi chirurgici,  ma poi non ce l'ha fatta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="titolo_notizia"&gt;CHE COSA CI INSEGNA LA MORTE DEGLI  OPERAI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;ADRIANO SOFRI     La Repubblica&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;31-12-2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  settimo, l´ultimo, è morto anche lui. Aveva anche lui 26 anni. L´agonia di  Giuseppe Demasi, la più lunga, è finita: la cifra da incidere per lui sarà la  stessa dei suoi sei compagni, quel 2007 che se ne va. Che ci fosse un  superstite, anche uno solo, era l´estremo appiglio della speranza degli altri.  «Sa, io sono vescovo e ai miracoli credo»: aveva detto così il cardinal Poletto,  già prete operaio, a Paolo Griseri per queste pagine. Il miracolo non c´è stato.  Ci sarà un ultimo funerale. Bisognerà improvvisare ancora qualcosa, per i  discorsi, le omelie, le interviste. Che cosa, che non sia stato detto ancora?  Che i sette operai morti, e i loro compagni che intanto abbiamo imparato a  conoscere, i padri e i figli di un mestiere tramandato – le qualifiche da chiave  a stella che ha raccontato qui Jenner Meletti, lo scriccatore, il fiammellista,  il martellatore, il carropontista, e l´officina di Vulcano e l´inferno e il  titanismo delle urla, delle colate gigantesche, dell´incandescenza – erano la  vera aristocrazia operaia, a 1100 euro al mese, 1050 gli interinali, 1.300 dopo  dieci anni. Aristocrazia operaia fu più di un secolo fa la dizione escogitata  per bollare gli operai provetti, preziosi alla produzione, sicuri del proprio  posto, che, secondo l´intransigenza leninista, i superprofitti imperialisti  permettevano di comprare e corrompere separandoli dalla massa dei lavoratori  proletari. Quante dispute attorno al privilegio corporativo o all´orgoglioso  socialismo dei produttori, ai tornitori che sapevano «fare i baffi alle mosche».  Nell´arco di una generazione a miccia corta, la mitologia della classe operaia è  stata buttata via assieme alla dignità umana e sociale degli operai.Alzi la mano  chi, nei giorni scorsi, non è restato sorpreso e in soggezione ad ascoltare  quegli operai vecchi e giovani e i loro famigliari, chi non si è indotto a  paragonarne fisionomie e parole a quelle degli ospiti fissi della conversazione  pubblica e televisiva. Un caposquadra dei loro spiegava, senza lasciarsi  interrompere, che i nomi tedeschi dei padroni non dovevano impedire di  riconoscere le responsabilità di dirigenti italianissimi, attenti a fare il  massimo conto della produzione e il minimo della vita. Tuttavia quei nomi  tedeschi sono stampati nell´immaginazione nostra a caratteri più cubitali di  quelli che campeggiano sui cancelli delle loro acciaierie. Nomi di vera  altisonante aristocrazia. L´ennesimo discorso funebre rinuncerà a filare questa  assonanza? La Germania ha fatto conti col passato assai migliori dei nostri, che  anzi abbiamo riparato il nostro grigio all´ombra del suo nero. Tuttavia, il nome  Krupp, quando per giorni non si trova nemmeno il tempo e la voglia di farsi vivi  con le famiglie di lavoratori bruciati, non riesce a eludere le infami memorie.  E quel nome Thyssen, appena rinverdito dal diario di una notte brava della  baronessa Margit von Thyssen Bornemisza, nel castello di Rechnitz, il 24 marzo  1945, nascosta per più di sessant´anni. Al colmo di quella festa danzante  vennero ammazzati centottanta prigionieri ebrei, per il divertimento della  castellana e dei suoi amanti e cavalieri serventi. Raccontata da David  Lichtfield in un libro, anticipata sull´«Independent» e ripresa con risalto  dalla «Frankfurter Allgemeine Zeitung», la storia era finora nota ma ignorata.  La più esauriente versione italiana è stata data sull´«Espresso» da Wlodek  Goldkorn. Due aristocrazie, per così dire. Cattiva retorica, direte, cattiva  demagogia. Può darsi. Ma il silenzio o la distratta evocazione che in Germania  si sono riservati alla strage torinese fanno impressione, e inducono in  tentazione. Non era, dopotutto, anche una tragedia tedesca? Per spiegare  quell´indifferenza, intervistato dal Corriere, Giuseppe Vita, un italiano di  nascita che ha raggiunto posti di altissima responsabilità in Germania, e  presiede oggi le edizioni Axel Springer, ha detto, in sintonia con i giudizi di  tanta autorevole stampa internazionale sul declino nostro: «Il mondo si  disinteressa ancora una volta dell´Italia». Però qui non era genericamente il  mondo. Era puntualmente la Germania, con quel marchio unificato, ThyssenKrupp.  Se l´opinione pubblica tedesca fosse stufa della decadenza italiana – come darle  torto? – dovrebbe tuttavia prendere a cuore la cafonaggine dei propri grossi  nomi. Può darsi che il gioco di parole sull´estinzione della classe operaia e  gli estintori in malora, che il raffronto fra l´aristocrazia operaia a tanto al  mese di salario e l´aristocrazia industriale al più 27 per cento di profitti  all´anno – e fra la linea gemella di Essen e i suoi dispositivi di sicurezza e  la linea di Torino in via di dismissione – vi paiano espedienti troppo  spericolati per l´ennesima orazione funebre che non voglia soltanto ripetersi:  ve ne fornirò uno ancora più torbidamente eloquente. Se c´è stata a Torino una  terribile tragedia italiana e insieme tedesca in Italia, ci fu nell´agosto  scorso una orribile tragedia italiana in Germania, capace di riempire le  cronache loro e nostre, e di farci vergognare di essere italiani. Successe a  Duisburg, costò sei morti ammazzati – giovanissimi italiani, calabresi, come i  loro assassini. I nomi grossi impressi come un marchio di esportazione su quella  strage erano quelli di famiglie di ´ndrangheta di paese, la faida di San Luca,  la nostra imprenditoria più rampante e globale, il nostro equivalente delle  baronie dell´acciaio speciale. Un giovane tedesco depose davanti al ristorante  alla cui porta era avvenuto l´eccidio, con dei fiori, un cartello con la  scritta: «Warum?», «Perché?». I cartelli sono simili in tutti i luoghi del  delitto. Come accostare una disgrazia sul lavoro, benché così tremenda, a un  assassinio multiplo premeditato e incurante di ogni frontiera? – direte voi  scandalizzati. Certo, non si deve fare, nemmeno alla vigilia dell´ultimo  funerale: a meno di non cedere solo per una volta, solo per un pelo, alla  demagogia, a meno di non ricordare il vecchio demagogo Bertolt Brecht: «Che  cos´è una rapina in banca a confronto della fondazione di una banca?». E  finalmente, visto che ci siamo, cederei per una volta, per un pelo, a un altro  raffronto – alzi la mano chi non ci ha pensato: fra questi solenni funerali di  operai ancora italiani, ancora giovani, ancora titolari di un mestiere e di una  cultura propria, bruciati vivi in una fabbrica nel centro della città, e la  processione interminabile che andò a rendere omaggio alla salma di Gianni  Agnelli. Si sentì che Torino dava allora l´addio alla propria storia e a tutte  le proprie dinastie: può darsi, e le memorie che si raccolgono in morte sono  sempre significative di molto più che la loro occasione. Tuttavia la Torino che  questa volta è rimasta a casa, benché non meriti d´essere sospettata di  indifferenza e tanto meno di cinismo, ha dato una prova malinconica di  stanchezza e di dimissione che le cronache generose, quelle sì, di retorica  facile – «Duemila persone ai solenni funerali, la folla fin sul sagrato del  Duomo...» – non sono riuscite a dissimulare. I sette sono morti tutti: tutti  entro lo stesso anno. Arriva l´anno nuovo. Partita chiusa? Chissà. Ci saranno,  nel 2008, milioni di operai che continueranno a lavorare con le mani e la testa,  scriccatori e fiammellisti, e manovali edili romeni e albanesi, metalmeccanici  senza contratto, raccoglitori arabi di carciofi a Castelvetrano e coltivatrici  romene e ucraine di serre a Vittoria e pastori d´alpeggio senegalesi. Molti  moriranno sul lavoro, di lavoro: morti bianche, rosse, incandescenti. Più di  mille, ci potete scommettere. Ma la cifra più istruttiva è quella giornaliera:  fra i 2,5 e i 3. Rende più l´idea, che muoiano ogni giorno due persone e mezza  persona – o tre, netti. E i compagni dei sette di Torino? Hanno imparato molte  cose, e molte ne possono insegnare: a condizione di non andare ancora troppe  volte in televisione. Così, per non perdere la faccia, loro che ce  l´hanno.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-6303422330107087137?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/6303422330107087137/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=6303422330107087137' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/6303422330107087137'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/6303422330107087137'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2008/01/la-spoon-river-di-torino.html' title='La Spoon River di Torino'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-7436899574687629023</id><published>2007-12-22T16:11:00.001+01:00</published><updated>2007-12-22T16:24:37.399+01:00</updated><title type='text'>Auguri dal Fondo del cuore e dal cuore del Fondo</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_WEri7AAfvBU/R20r6dohdaI/AAAAAAAAAAk/u_TT8BdWOWY/s1600-h/natale07.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5146818232541345186" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_WEri7AAfvBU/R20r6dohdaI/AAAAAAAAAAk/u_TT8BdWOWY/s200/natale07.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div align="justify"&gt;Come è noto, nel settembre di quest'anno al festival di Pitigliano, è stato ripresentato da Stampa Alternativa il primo ed ormai introvabile libro di Luciana Bellini &lt;em&gt;Racconti Raccontati&lt;/em&gt;. Ci pare bello festeggiare il Natale e soprattutto l'Anno nuovo con voi con uno di questi racconti da leggere o rileggere nel canto del fuoco o vicino ad una persona cara (magari senza gettarla nel camino al posto del ceppo di Natale, eh!) &lt;em&gt;"... io pensavo che i Racconti garbassero alle donne del vicolo mio e a qualche altro paesano e basta. Mai e poi mai mi sarei immaginata che venissero letti a scuola dai ragazzi delle superiori, nè che ai cittini di tre o quattro anni interessasse Il Mare di Orbetello - ...e quando riscappai, chissà perchè, pensavo di avè i piedi macchiati di celeste - Oltre a Biancaneve e a Heidi volevano che le loro mamme gli leggessero di quella ragazzina che per la prima volta vide il mare. A loro quei piedi celesti quanto gli garbavano...&lt;/em&gt;" (Dalla introduzione di Luciana Bellini alla nuova edizione)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.associazioneilfondo.it/1848.html"&gt;1848 , 1916 , e poi...&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-7436899574687629023?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/7436899574687629023/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=7436899574687629023' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/7436899574687629023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/7436899574687629023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/12/auguri-dal-fondo-del-cuore-e-dal-cuore.html' title='Auguri dal Fondo del cuore e dal cuore del Fondo'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_WEri7AAfvBU/R20r6dohdaI/AAAAAAAAAAk/u_TT8BdWOWY/s72-c/natale07.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-3010908246993639899</id><published>2007-12-21T16:31:00.000+01:00</published><updated>2007-12-22T16:04:47.774+01:00</updated><title type='text'>Luoghi comuni......</title><content type='html'>&lt;div class="titlentry" align="center"&gt;Luoghi comuni contro rom e sinti. Parte quarta: porrajmos (4 di 4)&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;di &lt;b&gt;Alberto Prunetti&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img height="138" alt="sintirom4.jpg" hspace="6" src="http://www.carmillaonline.com/archives/sintirom4.jpg" width="200" align="right" vspace="2" border="0" /&gt;Forse l’unico popolo che non ha mai dichiarato una guerra. L’unico popolo che non ha mai preteso un territorio da governare, che non ha mai innalzato dei “sacri” confini da difendere a suon di mitraglia.&lt;br /&gt;Hanno continuato a camminare, spingendosi da oriente a occidente.&lt;br /&gt;Li hanno massacrati i nazisti negli &lt;i&gt;zigeunerlager &lt;/i&gt;e nessuno ha riconosciuto il loro olocausto.&lt;br /&gt;Oggi, più che mai, sono circondati dai sospetti e da pratiche che rendono le loro esistenze sempre più marginali.&lt;/p&gt;&lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;Lessico veltroniano&lt;/b&gt;“Bonificare”. “Sanare”. Chi usa questi lemmi da esperto di profilassi sociale? Il sindaco di Roma, citato in una nota Ansa del 6 dicembre. Non contento di aver “demolito”, “sgomberato”, “spostato”, “ricollocato” e “delocalizzato”, commenta i risultati raggiunti nell’urbanistica del disprezzo: “un lavoro grandissimo, senza paragoni”. Con altri occhi, ai rom rimane il diritto di usare il termine “porrajmos”, che in rromanì significa sia “distruzione” che “olocausto”. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;Dai verbi ai nomi propri…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Sembravano lontani gli anni in cui gli italiani si scoprirono figli del ceppo di Ario e la persecuzione dell’ebreo era atto meritorio sancito dai codici della patria. A quell’epoca non mancava chi, per nascondere le proprie origini, cambiava il proprio nome. “Mai più!”, giurarono i padri della repubblica. E invece succede ancora. Casi di rom costretti a cambiare nome per nascondere la propria identità succedono sempre più spesso. Gli ultimi casi di cui mi è giunta voce sono registrati a Pescara. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;Dai nomi alle cifre…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Ogni giorno siamo storditi da cifre che ci ricordano quanto sono criminali i cosiddetti “extracomunitari”. Ragioniamo un po’ su queste cifre "criminali". Consideriamo…&lt;br /&gt;- che le cifre riportate da tanti media con abbondanza di zeri non si basano sulle sentenze ma sulle denunce, che sono statisticamente più elevate e meno verificabili;&lt;br /&gt;- che queste cifre conteggiano i detenuti in attesa di giudizio. Ora, è vero che molti stranieri stanno in carcere (nell’attesa, non sempre breve) di un giudizio, ma è solo qui che si manifesta la loro superiorità numerica. Prendiamo alcuni dati esposti in uno studio della Fondazione Michelini, riferiti al carcere fiorentino di Sollicciano. A Sollicciano i detenuti stranieri sono la maggioranza tra quelli in attesa di giudizio, ma diventano una minoranza se si considera la popolazione con una pena passata in giudicato. Questo significa che spesso vengono arbitrariamente arrestati e solo dopo il processo riescono a dimostrare la propria innocenza. Di fatto, nell’affollatissimo carcere di Sollicciano, al 4 ottobre 2007 solo il 14,7 degli stranieri stava scontando una pena definitiva, gli altri erano lì ad aspettare un processo.&lt;br /&gt;- ancora: gli immigrati di Sollicciano stanno in carcere per pene detentive molto brevi (spesso per aver commesso un solo reato, laddove i residenti italiani espiano pene molto più lunghe e scontano la violazione di più fattispecie penali). Questo dimostra che gli immigrati non delinquono più degli italiani: solo subiscono, checché se ne dica nel becero qualunquismo dei giornali, un trattamento più severo, senza godere di arresti domiciliari o sanzioni amministrative alternative, senza l’applicazione di benefici condizionali e spesso senza un’assistenza forense decente (nessun patrocinio gratuito — per cui serve residenza e lavoro regolare, anche se mal pagato — e quindi il ripiego sull’avvocato d’ufficio che, nel minimo sforzo, cerca sempre il patteggiamento): tutto questo permette, ai tanti che agitano lo straccio della “tolleranza zero” di sostenere l’equazione criminale=immigrato.&lt;br /&gt;A questo va aggiunto:&lt;br /&gt;- che è in azione una tendenza persecutoria e paranoica che spinge chi ha subito un furto a denunciare di principio uno straniero;&lt;br /&gt;- che questa tendenza è rafforzata spesso dagli agenti di pubblica sicurezza che raccolgono le denunce;&lt;br /&gt;- che infine le cifre sui cosiddetti crimini degli immigrati sono ingigantite da un elemento chiave: il fatto che essendo gli immigrati stati dichiarati illegali, in quanto obbligati in tanti alla clandestinità, sono ipso facto criminali, e delinquono per il fatto stesso di respirare dentro all'italico suolo.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Visto tutto ciò si può affermare che, in genere, gli immigrati non delinquono più degli italiani. E, se anche accadesse, sarebbe comprensibile che comportamenti illegali siano più diffusi in quei gruppi sociali che soffrono di una situazione di disuguaglianza di accesso alle risorse economiche e di riconoscimento sociale. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Ripassiamo adesso alcuni luoghi comuni contro i rom e i sinti, in maniera un po’ affrettata (non sono comunque più ragionati i luoghi comuni di chi stigmatizza gli “zingari” tra un aperitivo e un altro).&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;Non mandano i loro figli a scuola&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Si può anche discutere l’ipotesi che la scuola, come la conosciamo, sia l’unico modo per creare un percorso educativo, ma non è questo il luogo adatto. Di certo esiste una corrente di pensiero che parla di descolarizzazione (si pensi agli scritti di Ivan Illich e alle vie alternative al sistema-scuola nella costruzione di un percorso educativo), mentre altre ipotesi valorizzano le culture orali e non letterate, evidenziando alcune facoltà cognitive che la scrittura e l’alfabetizzazione in qualche modo fanno appassire.&lt;br /&gt;Ma non voglio parlare di questo. Voglio parlare di quei bambini che si trovano la casa sfasciata dalle ruspe, con i cingoli che passano sopra i loro quaderni. Coi loro genitori costretti a sbaraccare, a raccattare tra le lamiere qualche misero bene. Costretti a traslocare ogni tre mesi in qualche posto sempre più lontano dalla tangenziale che cinge la città. Sempre più lontani dalla scuola. Una domanda. Riuscireste a mandare i vostri figli a scuola senza una macchina, vivendo a 15 km dalla scuola, costretti a un trasloco coatto ogni pochi mesi, e coi vostri cocci distrutti dalle ruspe? Riuscireste? E se anche ci riusciste, che ne dite se i vostri figli tornassero a casa imbronciati perché gli altri non rivolgono loro la parola? Perché i maestri sono stressati dato che i genitori degli altri bambini hanno minacciato di cambiare scuola solo perché in quella classe ci sono gli “zingari”… Allora… sono i rom che non mandano i bambini a scuola, o è la società italiana che fa di tutto perché i bambini rom non riescano neanche a arrivarci a scuola? (per non parlare dei progetti di scuole dentro ai campi, che sono delle scuole-ghetto che servono solo a mantenere l’apartheid tra rom e non rom). &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Devono parlare italiano se vogliono stare qui… (con la variante: sono stranieri…)&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Non si capisce perché. Nessuno va a dire una cosa del genere per esempio ai cittadini americani che vivono nel centro di Firenze. Una colonia di circa 5mila persone, molte delle quali vivono in Italia per un periodo di almeno sei mesi senza fare neanche lo sforzo di parlare italiano (non basta frequentare i corsi di lingua: è noto che le lingue si imparano per strada, mescolandosi con gli indigeni). A Firenze in centro parla inglese il giornalaio, il trippaio, anche il trombaio (non spaventatevi: è solo l’idraulico). Bene, ormai in centro a Firenze si parla innanzitutto inglese. E nessuno si lamenta.&lt;br /&gt;Si lamentano invece dei rom, che di solito parlano almeno due lingue (cioè il rromaì e l’italiano, più in molti il rumeno, o il serbo, o altre lingue del loro paese di origine): essendo i primi veri europei, i primi ad avere una coscienza multiculturale, la loro lingua sembra cominciare ad ospitare tante lingue diverse, quasi fosse un esperanto (o almeno a me, che certo non sono un esperto di rromanì, e quindi può darsi che mi sbaglio, ha fatto questo effetto ascoltare per alcune ore di seguito alcune conversazioni di rom). &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Sul fatto di essere stranieri. Beh, non è mica una colpa. Per me anzi è un pregio. Ricordo ancora quei bei vecchietti internazionalisti che si vantavano d’esser stati “stranieri in ogni luogo” (variante libertaria) o “cittadini del mondo” (variante comunista). Beh, adesso gli stranieri (poveri) sono visti come barbari invasori… ma siete sicuri che i sinti siano stranieri? Guardate che in Italia non ci sono solo i siciliani, i romani, i piemontesi e via dicendo… in Italia — anche se le istituzioni tardano a riconoscerlo (o forse proprio per questo) — la gente non si rende conto che si parlano lingue non italiane che non sono immigrate: sono lingue di italiani che vivono da secoli nella penisola. I sinti sono italiani quanto i piemontesi o i toscani… sono italiani da sempre, almeno dal cinquecento,quando anche i miei avi probabilmente erano arabi o normanni. Ci sono rom che parlano l’italiano come lingua seconda e sinti e rom che parlano l’italiano come lingua madre, anzi, neanche un italiano regionale, ma parlano dialetto veneto stretto. Eppure è comodo non riconoscere questa minoranza linguistica, parlare di loro come se fossero degli stranieri (al punto che a farsi carico di loro, anche in Veneto e nonostante le loro carte d’identità, in certi casi è l’ufficio stranieri!). &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;Sono nomadi… non vogliono una casa…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;In realtà pochi rom sono nomadi ai nostri giorni. Molti vivono in case, facendosi spennare ogni mese con affitti sempre più esosi, come noi. Altri vivono in quei ghetti che si chiamano campi nomadi. Più che nomadi, questi ultimi sono concentrati in ghetti. Molti rom, soprattutto quelli rifugiatisi in Italia dopo i conflitti nella ex-Jugoslavia, prima di arrivare in Italia avevano una casa. Adesso li chiamano nomadi, alimentando l’idea che non siano sedentari. Invece sono solo degli sfollati a cui l’Italia non riconosce il diritto di un tetto. Sono stati “nomadizzati” in maniera coatta. Molti in realtà non sono affatto nomadi: sono semplicemente senza fissa dimora (secondo alcune stime le persone senza fissa dimora in Italia sono tra i 65 e i 100mila).&lt;br /&gt;Oggi solo pochi continuano la vita veramente nomade del tempi andati, coi camper che sostituiscono i carretti d’un tempo. E hanno tutto il diritto di farlo. L’umanità ha un passato lungo e meraviglioso di nomadismo alle spalle. Ma non si può agitare l’etichetta di nomadi solo per giustificare i continui traslochi. Questo non è nomadismo: è deportazione. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;Non hanno voglia di lavorare…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Oggi i rom possono accedere solo ai lavori pagati peggio, ai lavori più duri, in nero, nelle condizioni di sicurezza meno garantite. (E non so se nelle loro condizioni gli onesti italiani avrebbero tanta voglia di lavorare). Spesso per continuare a lavorare devono nascondere il fatto che vivono in un campo nomadi. Altri sono in Italia come richiedenti l’asilo politico, e secondo una legge paradossale non possono lavorare mentre attendono il riconoscimento della loro domanda: a volte devono aspettare anche due anni, e al massimo possono ottenere una borsa lavoro di qualche euro. Spesso non trovano lavoro perché i datori di lavoro hanno paura di loro.&lt;br /&gt;Infine faccio presente che non aver voglia di lavorare non significa essere disumani. Direi che è un comprensibile comportamento umano. Molti popoli di cacciatori e raccoglitori dedicano al lavoro una parte minima della loro vita quotidiana. Ma anche qui finirei per aprire un altro margine di discorso, e quindi mi fermo.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;Infine… chi difenderà i sacri confini?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il problema se l’è posto anche Beppe Grillo, spaventato da troppa televisione (non basta non andarci, a volte è anche meglio non guardarla: sennò si finisce a credere che il mondo sia pieno di invasori alieni di lingua romena, e poi bisogna leggersi Carmilla, che è anche una rivista fantascienza, per farsi dire che non è vero). Gli rispondo con le parole dell’antropologo David Graber. A chi difende il diritto di circolazione delle merci, limitando il diritto di circolazione delle persone, Graeber obietta: “se dobbiamo essere globalizzati, facciamolo fino in fondo: eliminiamo i confini nazionali. Lasciamo che la gente vada e venga come vuole, e viva là dove più desidera” &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Paura? Arriveranno i barbari ad abbeverarsi a San Pietro, come sognava quel romantico di Coerderoy? Ma facciamo ancora parlare Graeber, che secondo me coglie il nocciolo della questione: “ Nel momento in cui un abitante della Tanzania o del Laos non avrà più problemi legali per andare a vivere a Minneapolis o a Rotterdam, i governi dei paesi ricchi e potenti faranno di tutto per assicurarsi che la gente della Tanzania o del Laos preferisca starsene a casa propria.” Sostituite Laos con Romania e Rotterdam con Milano: il gioco è fatto. Se non volete essere invasi, finite di invadere. Fino a quando gli uomini d’affari italiani creeranno povertà nei paesi più deboli, non potranno ottenere altro che flussi di sventurati che vengono a bussare alle loro porte.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Eppure questo non basta. Perché se anche non ci fossero invasori nei due sensi di marcia, anche allora bisognerebbe difendere il diritto alla mobilità della gente. Perché non si può lasciare la mobilità ai viaggiatori con la VISA e la Lonely Placet. E’ bello anche gettare la propria vita nell’ignoto, spostarsi in un altro paese, anche a costo di balbettare una lingua estranea, anche solo per inventarsi un’altra vita. E’ questo che cercano tanti ragazzi rumeni. Farsi un’esperienza di vita e lavoro in Italia. Come abbiamo fatto tutti noi a Londra. E’ tanto strano?&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;Dedica&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Dedico questa serie di articoli a P.N., una bambina rom che un giorno, mentre si trovava su un’auto coi suoi genitori, si è ritrovata con un proiettile conficcato in testa. Era il 22 maggio 1998 quando i carabinieri di Montaione, 40 km a sud-ovest di Firenze, ricevettero una chiamata che segnalava la presenza di un’automobile sospetta con alcuni “zingari” a bordo. Secondo la versione officiale l’auto non si è fermata all’alt e i carabinieri hanno sparato. Questa versione è stata accolta dagli inquirenti e i militari sono stati prosciolti da ogni addebito. La bambina, a quasi dieci anni da questo episodio, è ancora in coma. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span class="posted"&gt;Pubblicato Dicembre 21, 2007 10:05 AM www.carmillaonline.com&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-3010908246993639899?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/3010908246993639899/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=3010908246993639899' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3010908246993639899'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3010908246993639899'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/12/luoghi-comuni.html' title='Luoghi comuni......'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-3375447759443229382</id><published>2007-12-21T00:34:00.000+01:00</published><updated>2007-12-22T16:02:32.960+01:00</updated><title type='text'>Luoghi comuni contro Rom e Sinti</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;div class="titlentry"&gt;Luoghi comuni contro rom e sinti. Parte terza: il caso L.S.C. (3 di 4) &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;di &lt;b&gt;Alberto Prunetti&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img height="161" alt="bambinirom4.jpg" hspace="4" src="http://www.carmillaonline.com/archives/bambinirom4.jpg" width="237" align="right" vspace="2" border="0" /&gt;&lt;b&gt;Firenze&lt;/b&gt;, piazza della stazione di Santa Maria Novella. Sono circa le 23 del 5 ottobre 2007. I vigili urbani che pattugliano la zona, abituale ritrovo di tanti immigrati costretti a dormire all’aperto, identificano una coppia di rom rumeni, &lt;b&gt;D.S&lt;/b&gt;. e &lt;b&gt;D.S&lt;/b&gt;., e la loro bambina, &lt;b&gt;L.S.C.&lt;/b&gt; La polizia municipale diffida il padre “a tenere la propria figlia L.S.C. in uno stato di disagio costringendola a dormire, durante tutto l’arco della giornata, all’aperto e allevandola conseguentemente in luoghi insalubri e pericolosi.” Il padre della piccola rom viene anche avvisato che “nel caso la bambina fosse rintracciata dagli organi di polizia continuamente in uno stato di disagio gli stessi, ai sensi dell’ art. 403 c.c., provvederanno a collocare la minore L.S.C. in un luogo sicuro[…]” &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Ma qual è la storia di questa coppia di rom che è costretta a vivere per strada?&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt;&lt;p align="justify"&gt;D.S. e D.S. — padre e madre hanno nomi diversi ma le stesse iniziali — arrivano un giorno a Firenze dalla Romania. Una coppia di trentenni in fuga dal loro paese, stanchi di soffrire la fame, di lavorare per i vari padroni di turno, molti dei quali italiani, un mese sì e tre no, in cambio di quattro spiccioli. Un giorno preparano sacchi e valigia e coi loro due bambini, il maschio più grandicello e la piccola, nata nel 2002, arrivano nel capoluogo toscano. Comincia una vita ancora più difficile, appoggiati a situazioni di fortuna, nella periferia fiorentina. Le loro condizioni attirano l’attenzione degli assistenti sociali, che invece di darsi da fare per fornire, come si fa nella maggior parte dei paesi europei, un aiuto all’alloggio e un sussidio, cominciano a togliere alla coppia il figlio maggiore, che viene trasferito in una comunità in provincia di Arezzo.&lt;br /&gt;Intanto il padre, attraverso il tam-tam dei migranti, riesce a inserirsi nel giro dei lavavetri. Il lavoro ai semafori è integrato da un’altra attività precaria: D.S. è bravo con la fisarmonica, e la sera gira per i ristoranti per ottenere qualche euro dai turisti. Ma, in attuazione dell’ordinanza del sindaco Domenici contro i lavavetri, i vigili urbani gli sequestrano lo spazzolone col secchio. Gli rimane ancora la fisarmonica e con questa continua per un po’ a suonare per i ristoranti. Peccato che a Firenze ci sono tanti intrattenitori di successo e un intrattenitore abusivo non serve a niente: gli portano via anche la fisarmonica.&lt;br /&gt;Eccolo qui il sogno italiano di questo rom rumeno, costretto a vivere ormai di elemosina con moglie e figlia appoggiate contro il muro della stazione. Finora gli italiani gli hanno portato via un figlio, lo spazzolone, la fisarmonica. Ma non è finita. Dopo quella sera del 5 ottobre, gli portano via anche L.S.C., la bambina più piccola: prima “tradotta” presso il Centro Sicuro di Firenze e in seguito spostata in un luogo segreto.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Nonostante il dolore e i pochi mezzi, i genitori non si danno per vinti. Devono sbrigarsi ed evitare altri colpi della sfortuna: dovessero ricevere in base al decreto Amato un’ingiunzione di allontanamento dal territorio nazionale, i servizi sociali avviserebbero il Tribunale dei Minori del fatto che i genitori non si sono curati di ricercare la bambina e dopo cinque o sei mesi L.S.C. verrebbe data in adozione. Attivano alcuni canali. Grazie a una associazione di volontariato vengono a sapere che la bambina è stata trasferita in provincia di Grosseto. Si muovono anche dei loro amici rom che vivono sul territorio maremmano. Alla fine scoprono che L.S.C. si trova in un istituto nei pressi di Follonica.&lt;br /&gt;A questo punto l’associazione di volontariato aiuta i genitori a ottenere un colloquio col Tribunale dei Minori. Per ora il primo risultato è stato che la bambina, accompagnata dal personale dell’Istituto, è stata condotta a Firenze, per un colloquio coi genitori di due ore. Poi via: ritorno nella prigione maremmana. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;“Troppo bella per essere una zingara”&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Questo caso non è una eccezione. Potrei citarne altri, ma sarebbe un elenco lungo. Rimando alla casistica indicata in due rapporti sulla discriminazione di rom e sinti in Italia, che cito in coda a questo articolo. Cito solo un caso, perché paradossale, contenuto in un articolo pubblicato sul sito dell’&lt;b&gt;European Roma Rights Center&lt;/b&gt;, e visibile &lt;a href="http://www.errc.org/cikk.php?cikk=1027&amp;amp;archiv=1"&gt;&lt;b&gt;qui&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; in inglese. E’ il caso di una bambina rom, &lt;b&gt;Elvizia M.&lt;/b&gt;, cresciuta nel campo Casilino 700, che il 14 giugno del 1999 fu tolta ai genitori - sulla base del presupposto che l’avessero rubata - per il colore degli occhi della bambina: “troppo bella per essere una zingara”, dissero le autorità, guardando gli occhi celesti della bambina, lontani dallo stereotipo del rom scuro. Il padre dovette correre dalla Romania e presentarsi al tribunale per far vedere un paio di occhi, celesti, belli e sicuramente più umani di quelli che lo circondavano nell’aula. A quel punto la bambina poté tornare ad abbracciare i suoi genitori. Il fatto che essere belli significhi non essere rom, o che solo questo basta a togliere un bambino ai suo genitori, dimostra allo stesso tempo i pregiudizi degli italiani e la debolezza dei rom nella nostra società. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;Pratiche di deziganizzazione&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Già prima della seconda guerra mondiale, i figli dei rom venivano sottratti ai loro genitori per consegnarli a famiglie sedentarie, al fine di disperdere la continuità culturale ed etnica del loro popolo. La difficoltà sta (come nel caso della &lt;i&gt;Pro Iuventute&lt;/i&gt; svizzera degli anni '50, che allontanò qualche centinaio di bambini jenish dalle loro famiglie) nel fatto che l'operazione passa sempre per caritatevole ed i genitori per criminali. Si tratta di una situazione paradossale, ingiusta, che nasce dall’idea di proteggere i bambini, ma che non comprende né le ragioni del disagio né si interessa delle sofferenze dei genitori. Anzi: diciamo che gli stessi promotori di queste azioni sono spesso i principali protagonisti della repressione ai danni dei rom, ovvero collaborano fattivamente ai traslochi forzati, agli sgomberi, alle distruzioni periodiche degli accampamenti di fortuna dei rom. Ovvero: sono loro a creare il disagio che poi si riflette sui bambini. Si può anche pensare che magistrati, assistenti sociali, polizia e vigili urbani agiscano in buona fede quando si preoccupano della sorte dei piccoli rom: è umano preoccuparsi del fatto che una bambina di tre anni dorma per strada alla stazione. Ma non capisco chi ipocritamente dice di preoccuparsi, quando poi è lo stesso che il giorno prima l’ha sfrattata, lei e la sua famiglia, o le ha distrutto la roulotte, sbattendola per strada, o ha negato a suo padre la possibilità di racimolare qualche spicciolo, col sequestro di una fisarmonica e dello spazzolone lavavetri. Questo non è una preoccupazione morale per la sorte dei bambini. Anzi. Si fa un uso ipocrita della loro sorte: producendo la miseria che permette poi di gridare allo scandalo, si fa solo campagna contro i rom, favorendo la deziganizzazione dei loro bambini e alimentando uno stereotipo negativo.&lt;/p&gt;&lt;b&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Continua&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;[Ringrazio &lt;b&gt;Piero Colacicchi &lt;/b&gt;per la conversazione telefonica e il fotografo &lt;b&gt;Stefano Pacini &lt;/b&gt;per le splendide foto. Devo spendere qualche parole per questo taciturno fotografo che da anni si trascina la sua 35mm, caricata con una pellicola ad alta sensibilità, per cogliere la “grana grossa” del mondo che lo circonda] A.P.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;[&lt;b&gt;Fonti&lt;/b&gt;: &lt;a href="http://www.osservazione.org/"&gt;&lt;b&gt;OsservAzione&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; (centro di ricerca azione conto la discriminazione di rom e sinti); &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.errc.org/"&gt;ERRC&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; (European Roma Rights Center); ERRC, &lt;i&gt;Il paese dei campi&lt;/i&gt;, Roma, Carta, 2000; Sigona N., Monista L. (a cura di), &lt;i&gt;Cittadinanze imperfette&lt;/i&gt;, Santa Maria Capua Vetere, Edizioni Spartaco, 2006.]&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span class="posted"&gt;Pubblicato Dicembre 19, 2007 11:16 www.carmillaonline.com&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-3375447759443229382?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/3375447759443229382/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=3375447759443229382' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3375447759443229382'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3375447759443229382'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/12/luoghi-comuni-contro-rom-e-sinti.html' title='Luoghi comuni contro Rom e Sinti'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-3262176012188621180</id><published>2007-12-14T00:06:00.000+01:00</published><updated>2007-12-22T16:00:20.987+01:00</updated><title type='text'>I Ladri di bambini......</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;div class="titlentry"&gt;Luoghi comuni contro rom e sinti. Parte prima: i ladri di bambini (1 di 3)&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;di &lt;b&gt;Alberto Prunetti&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img height="206" alt="bambinirom2.jpg" hspace="4" src="http://www.carmillaonline.com/archives/bambinirom2.jpg" width="137" align="right" vspace="2" border="0" /&gt;&lt;span class="smalltext"&gt;[Pubblico la prima parte di questo articolo mentre i telegiornali lanciano l’ennesimo scoop su una presunta organizzazione rom dedita allo sfruttamento dei bambini. Non conosco ancora la vicenda nel merito, ma sappiamo, da altri episodi, qual è la manipolazione sensazionalistica che si cela dietro a operazioni di polizia di questo tipo. Non posso nascondere il fatto che le condizioni in cui molti bambini rom vivono siano obiettivamente negative e disumane. Il problema è che le istituzioni per queste condizioni incolpano i rom e la loro cultura, e non se stesse, che di queste condizioni sono responsabili. Se avremo notizie sugli episodi di cui oggi parlano i telegiornali – e per notizie intendo qualcosa di più del frettoloso rimpasto delle veline della questura – interverremo anche nel merito dell’episodio in questione. Per ora basterà leggere le righe che seguono per vedere come lanci giornalistici simili si sono dimostrati operazioni di criminalizzazione volte ad alimentare lo stereotipo del rom ladro, infingardo, sporco e pericoloso per il benessere dei suoi stessi figli.]&lt;b&gt;A.P.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt;&lt;p align="justify"&gt;Lo scopo di questo articolo è quello di rimettere in discussione e confutare alcuni luoghi comuni su rom e sinti. In particolare verranno esaminati alcuni asserti che il senso comune dà per assodati e che i media contribuiscono a radicare. Si vedrà che molti di questi giudizi nascono dalla necessità di creare un allarme sociale e da un diffuso pregiudizio e non sono confermati da dati concreti. Più avanti vedremo anche che una serie di paletti giuridici permettono di sovrarappresentare statisticamente i medesimi luoghi comuni. Ho diviso questo articolo in tre parti. Nella prima parte analizzerò il luogo comune secondo cui i rom rubano i bambini. Vedremo che questa asserzione è decisamente confutabile nella prima parte del mio intervento e si vedrà nella seconda parte che la verità è — purtroppo e molto spesso — il contrario di questa menzogna: andando per generalizzazioni, sarebbe più realistico dire che gli italiani “rubano” i bambini dei rom. Infine, nella terza parte prenderemo in discussione altri luoghi comuni: il fatto che i rom delinquono più degli italiani, che non mandano i bambini a scuola, che vogliono vivere come nomadi nei campi. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Prima di tutto voglio spiegare quale coincidenza mi ha spinto a scrivere queste righe. Mi ritrovo una sera in una cena a casa di un amico, ci sono altri conoscenti e alcune persone mai viste. Arriva Teresa, una ragazza piccola e scura, dall’aria fricchettona, con capelli ricci e abiti molto colorati. Con lei c’è anche una bambina: biondissima e cogli occhi azzurri, sembra nordeuropea. So che la ragazza fa l’educatrice e penso che la bambina sia la figlia di qualche amica o una delle bambine con cui lavora. Invece rimango sorpreso quando la bambina la chiama mamma. Ovviamente la genetica gioca a dadi, ma i carabinieri scherzano di meno. Teresa intuisce le ragioni del mio stupore e mi racconta di aver passato un brutto quarto d’ora con le forze dell’ordine: l’hanno fermata in auto per un normale controllo. Ovviamente non aveva i documenti della bambina: prima di quindici anni non si fanno di solito i documenti, se non si viaggia all’estero. I carabinieri hanno incalzato la ragazza, accusandola di essere una “zingara” e di aver rubato la bambina. L’equivoco alla fine è stato risolto, ma rimane un dubbio inquietante: cosa sarebbe successo se la mamma scura, ricciola e fricchettona, fosse stata veramente una rom? In assenza di un certificato di nascita della piccola (elemento comune a tanti genitori rom), la bambina sarebbe stata probabilmente portata via dalla propria mamma e Teresa sarebbe stata sbattuta sulle prime pagine dei giornali come ladra di bambini. Certo, il fatto sarebbe forse stato spiegato dopo qualche giorno, e allora avrebbe goduto del risalto che può dare un trafiletto in una cronaca locale. Nelle convinzioni delle persone, rimarrebbe confermato lo stereotipo: i rom rubano i bambini. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Cominciamo a ragionare su questa asserzione, a partire dai dati ufficiali: non esiste alcun riscontro, nei dati diffusi dalla polizia di stato, di casi di minori italiani rapiti da rom. È una bufala, una leggenda metropolitana, come quelle diffuse durante il ventennio sugli ebrei e serve solo per alimentare l’odio nei confronti di questa minoranza. Da fonti Reuter, e sulla base dei dati forniti dalla polizia di stato, i minori scomparsi in Italia nel periodo 1999-2004 (nella fascia dei minori di 10 anni) sono stati “portati via” da uno dei genitori per dissidi coniugali o, soprattutto nel caso di bambini stranieri, sono casi di bambini affidati dal Tribunale dei Minori a istituti, bambini che vengono “prelevati” da un genitore che si rende poi irreperibile assieme al figlio. (vedi &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.peacelink.it/migranti/a/9585.html"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;)&lt;br /&gt;Per quanto riguarda i minori di età tra i 10 e i 14 anni e tra i 15 e i 17 anni, prevalgono tra gli italiani i casi di ragazzi allontanatisi volontariamente da casa per dissidi familiari, mentre rimangono presenti tra gli stranieri le fughe, assieme a un genitore, dalle strutture in cui i minori sono affidati, in maniera coatta, dai Tribunali dei minori (in questi ultimi casi qualche romantico parlerebbe non di rapimento, ma di evasione, per intenderci).&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;A questo punto l’obiezione classica è questa: “”ma io mi ricordo di almeno un caso visto al telegiornale di una rom che si è portata via un bambino sotto la gonna”… del resto, si sa, ce l’hanno insegnato a scuola le maestre: “Bambini, state attenti, ci sono gli zingari…. portano via i bambini”. Beh, prendiamo in esame alcuni casi recenti, che hanno un valore esemplare. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;_&lt;b&gt;Lecco, 14 febbraio 2005&lt;/b&gt;. Tre donne rom rumene sono accusate di aver tentato di rapire un bambino. Una donna le ha denunciate: secondo le sue dichiarazioni due rom si sono avvicinate mentre lei camminava per strada spingendo il passeggino. La donna dice di aver sentito dire a una “prendi bimbo, prendi bimbo”. A quel punto la madre italiana si è messa a gridare, ha preso il bambino in braccio e ha dato un calcio a una rom per allontanarla. Le tre rom sono state arrestate poco dopo, mentre passeggiavano tranquillamente vicino alla Caritas. Due erano maggiorenni e sono state immediatamente portate davanti a un giudice, l’altra, minorenne, non può secondo l’ordinamento italiano essere giudicata per direttissima. Le due donne avevano due opzioni, secondo l’avvocato d’ufficio: dichiararsi innocenti, rimanere in carcere e aspettare a lungo un processo, per poi provare a chiarire le circostanze, col rischio di ricevere comunque una pesante condanna; in alternativa, dichiararsi colpevoli, chiedere il patteggiamento della pena (una pratica tipica di molti immigrati che non possono ottenere avvocati a pagamento o aspettare i processi fuori dal carcere) e sperare in una condanna leggera, ammortizzata dalla condizionale. Le due rom hanno patteggiato, sono state condannate a otto mesi: pena sospesa con la condizionale in assenza di precedenti.&lt;br /&gt;Questa condanna ha scatenato un’eco di sdegno patrio: giornali e telegiornali hanno riportato le dichiarazioni di politici, di Presidenti di istituzioni, di rappresentanti di Osservatori per i minori. Tutti inferociti per il lassismo della giustizia italiana, invocavano a pieni polmoni la famosa Tolleranza zero, mentre la Lega Nord ricopriva di volantini la Lombardia, sotto la consegna “giù le mani dai nostri bambini”.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Peccato che le donne erano innocenti, e la loro innocenza è stata dimostrata nel momento in cui la terza rom, quella minorenne, ha subito un processo senza dichiararsi colpevole davanti al Tribunale dei minori. Secondo quanto dichiarato dal PM, “…il contesto in cui si è svolto, […], il fatto che la piccola nomade che ha allungato le mani verso il passeggino tenesse in una un bicchiere per le elemosine, che le zingare non siano scappate…[…] ci fa ipotizzare ad (sic) una forma di minacce e nulla più”. Nessuno si è scusato per quello che le donne rom hanno passato, o per il fatto che le due che hanno patteggiato non hanno ricevuto una difesa legale decente. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;_&lt;b&gt;Mazara del Vallo, settembre 2004&lt;/b&gt;. Denise Pipitone, tre anni, scompare misteriosamente. Il fatto ha una enorme eco mediatica e si fanno ipotesi diverse. Un mese dopo a Milano una guardia giurata vede al mercato una bambina che gli ricorda Denise (vista in foto sui giornali), assieme ad alcune “nomadi”. L’uomo scatta alcune foto col suo cellulare e sporge denuncia. Dopo qualche tempo la polizia identifica la bambina della foto con l’aiuto di alcuni rom rumeni. Si tratta neanche di una bambina, ma di un bambino rom, figlio di una coppia che vive in un campo milanese. La notizia (anzi: la smentita) non viene passata ai giornali, perché riservata a fini investigativi. Nonostante questo nel marzo 2005 i giornali scrivono ancora che la madre di Denise è sicura del fatto che la bambina fotografata dalla guardia giurata sia Denise. Sulla base di una notizia che la polizia conosce come falsa, i campi nomadi italiani sono di nuovo perquisiti (Cfr. L’Arena, 24 marzo 2005). &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;_&lt;b&gt;Milano, 21 aprile 2005&lt;/b&gt;. Giornali e televisioni lanciano la notizia del rapimento di un bambino rom rumeno, prelevato da alcuni rom dall’interno del Centro per i Bambini Maltratti (CBM) di via Spadini. Stefan, questo il nome del bambino, era stato preso sei mesi prima dai carabinieri, che lo avevano trovato mentre dormiva sotto un albero. I genitori non avevano potuto vederlo e secondo i giornali il bambino era oggetto “di violenze subite in famiglia” (Repubblica, 23 aprile 2005). Il 28 aprile Stefan viene individuato dalla squadra mobile in casa di una persona che si è offerta come mediatore. Il ragazzo è tranquillo e vicino ai familiari, ma i giornali titolano: “Fine dell’incubo” (Il Corriere della sera, 29 aprile 2005). Il Tribunale dei Minori stabilisce il 5 maggio che il bambino dovrà tornare al CBM, ma che può vedere con regolarità i genitori, secondo i suoi desideri. Infatti Stefan, – ci ricorda il legale della famiglia, Stefano Cozzetto — “non ha mosso alcun addebito ai genitori, né di natura sessuale né di altro genere”. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;_&lt;b&gt;Palermo, luglio 2007 &lt;/b&gt;La notizia dell’arresto di M. F., una “nomade” di 45 anni, compare su tutti i telegiornali italiani come lancio d’apertura. La donna è accusata del tentato rapimento di un bambino di tre anni su una spiaggia siciliana. Interrogata, in un primo momento si rifiuta di rispondere alle domande (forse mal consigliata dagli avvocati), e questo fatto alimenta i sospetti su di lei. In pochi giorni la situazione viene chiarita. La principale testimone a suo carico è una donna che stava in spiaggia e che ammette candidamente agli inquirenti “di essere terrorizzata dagli zingari”. La donna italiana ha visto la rom, ha avuto paura e si è messa a strillare. In seguito ha ammesso di aver avuto solo “la sensazione” che M.F. volesse portar via il bambino. In realtà il bambino stava correndo, M.F. si è piegata verso di lui e la sua gonna si è un po’ aperta. Interrogata dagli inquirenti, la testimone (e unica accusatrice), ha ritratto l’accusa. La stessa azione, compiuta da una bagnante italiana, sarebbe stata considerata come un atto di premura e gentilezza: compiuta da una rom, è diventata un tentativo di rapimento che è finito sulle prime pagine dei giornali. Ancora oggi, a distanza di qualche mese, ho provato a citare vagamente l’episodio parlando con alcuni conoscenti: tutti si ricordano il “tentato rapimento”, ma la notizia della scarcerazione di M.F. e la sua innocenza è stata trasmessa con minore enfasi e quasi nessuno ha saputo raccontarmi l’episodio in tutta la sua integrità. Nell’immaginario collettivo, un altro bambino è stato rapito dagli zingari. Eppure non è vero.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Episodi come questi sembrano utilizzati ad arte per rinsaldare stereotipi negativi e per creare campagne d’allarme che radicalizzano l’odio contro i rom e preparano degli scenari dal punto di vista giudiziario e repressivo sempre più pesanti: per gli immigrati come per i cittadini italiani. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;In questa prima parte abbiamo riportato alcuni casi importanti e noti, oggetto di campagne mediatiche allarmistiche e approssimative. In questi casi si è data enorme evidenza all’ipotesi del rapimento da parte dei rom – spacciato come una verità incontrovertibile – e si è dedicato solo uno spazio minore (privo di valore euforizzante: nei trafiletti della cronaca locale, ad esempio) alle smentite. In questo modo l’opinione comune, invece di destrutturare il pregiudizio sui rom ladri di bambini, ha visto rinsaldata quest’immagine anche in presenza di evidenze contrarie.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Nella seconda parte dell’articolo, che sarà on line tra alcuni giorni, prenderemo in considerazione l’altra metà del problema, quella che forse è la verità celata dai media. Il fatto che molti bambini rom sono “portati via” dagli italiani. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Prima vorrei tornare a parlare della bambina bionda e della mamma scura, incontrate per caso in una cena. Mentre tutti sono rimasti scandalizzati per la mancanza di sensibilità dei carabinieri, a me è venuto da dire che questo era un esempio di una tremenda prassi di criminalizzazione dei rom. Non l’avessi mai fatto: un tipo che non conoscevo ha iniziato a dire che i rom sono gente che non hanno né patria né bandiera e che – pertanto? - rubano i bambini. Ora: al di là del fatto che almeno una bandiera ce l’hanno, e al di là del fatto che di solito è proprio chi ha una patria e una bandiera che poi commette i peggiori crimini contro l’umanità, aldilà di tutto questo a me sembrava evidente che l’episodio appena raccontato a tavola fosse un esempio di una costruzione immaginaria di un crimine. Una montatura insomma mal riuscita, perché l’indiziata aveva un alibi che reggeva: era italiana. Eppure, proprio di fronte a un’evidenza contraria, quell’episodio ha infiammato gli astanti e non è mancato chi si lamentava della cattiveria “degli zingari”. Neanche l’evidenza, o il disvelamento della menzogna, riesce a dissipare le nebbie del pregiudizio razziale e i luoghi comuni consolidati. Vediamo se la realtà ci fornisce qualche elemento per raccontare una storia interessante: gli italiani “rubano” i bambini dei rom. È un paradosso, perlomeno rispetto al luogo comune che inverte i poli del crimine, sicuramente una generalizzazione. Eppure, secondo alcune stime, ci sono stati almeno 500 casi di bambini rom “portati via” negli ultimi venti anni, in Italia. Ne parleremo tra qualche giorno, su &lt;i&gt;Carmilla&lt;/i&gt;, nel seguito di questo articolo. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Fonti:&lt;/b&gt; &lt;a href="http://www.osservazione.org/"&gt;OsservAzione&lt;/a&gt; (centro di ricerca azione conto la discriminazione di rom e sinti); &lt;a href="http://www.errc.org/About_index.php"&gt;ERRC&lt;/a&gt; (European Roma Rights Center); ERRC, Il paese dei campi, Roma, Carta, 2000; Sigona N., Monista L. (a cura di), Cittadinanze imperfette, Santa Maria Capua Vetere, Edizioni Spartaco, 2006.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;[Ringrazio gli attivisti rom e gagé che mi hanno fornito materiali, documentazione, osservazioni e suggerimenti. Ringrazio il fotografo Stefano Pacini per l’uso della sua foto a corredo dell’articolo.] &lt;b&gt;A.P&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;Continua&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span class="posted"&gt;Pubblicato Dicembre 11, 2007 05:22 PM &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-3262176012188621180?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/3262176012188621180/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=3262176012188621180' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3262176012188621180'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3262176012188621180'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/12/i-ladri-di-bambini.html' title='I Ladri di bambini......'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-4332444588720167414</id><published>2007-12-01T18:08:00.000+01:00</published><updated>2007-12-08T14:48:52.662+01:00</updated><title type='text'>Lettere al Manifesto</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Leggo "Il Manifesto", ad intermittenza, dall'aprile del 1971. Avevo 15 anni, più o meno, in spirito ed entusiasmo, quelli che avevano i suoi lettori ed i suoi autori.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial Unicode MS&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Valentino Parlato scrive che il quotidiano, come le sinistre un pò ovunque, non passa un buon momento. Poco ma sicuro se, come qui al bar dove lavoro, ho avuto modo di apprezzare l'unica iniziativa di successo intrapresa da tempo; quella delle figurine dell'album di famiglia. Iniziativa simpatica, e non priva direi di metafore, che forse è giunta l'ora, una volta completato l'album, di chiudere e voltare pagina. Perchè la domanda vera è più che mai quella se ha un senso andare avanti così. Spesso mi accorgo di comprare il giornale per pura testimonianza, per sottoscrizione, ma non per il piacere di leggerlo e di sorprendermi nel leggerlo.Ieri addirittura pensavo che se devo comprarlo per sostenervi non sarebbe male che lasciaste bianca la prima pagina, almeno ognuno di noi se la immagina o ci scrive quel che vuole, che bei titoli a parte, le idee ed i racconti latitano.&lt;/span&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Che poi non è questione neppure delle poche pagine o del prezzo sempre più alto e disperato per cercare di pagare i giornalisti che ci si fanno un culo così, senza venderselo come hanno fatto alcuni approdati a tutt'altra sponda dopo esser stati a lungo in via Tomacelli. Non è neppure il fatto che manchi di Luigi Pintor, di mordente, inchieste, notizie dal mondo, pure grande e variegato che va dai cattolici pacifisti ai centri sociali più oltranzisti. Non è nemmeno la scelta alle volte incomprensibile di eliminare rubriche ( "Storie" ) che avevano un largo gradimento.&lt;/span&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;E' che forse oggi il Manifesto riflette i tempi grami, miserevoli direi, del livello culturale, della memoria, dellla lotta, dell'utopia (scusate la parola). Tutto sommato lo specchio di un paese che sogna di emigrare da se stesso, di fare santo subito Zapatero (non Zapata) e che vive l'enorme delusione del governo "amico" di Prodi.Che scende in piazza il 20 ottobre ma poi ingolla qualsiasi tipo di rospo sotto ricatto; o così o Berlusconi.&lt;/span&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Comunque sia, o si cambia veramente o si prolunga malamente l'agonia del giornale a noi caro da una vita. &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Scusatemi, ma a me dell'espressione pessimismo dell'intelligenza e ottimismo della volontà mi è rimasta solo la prima parte&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Con affetto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial; font-style: italic;"&gt;Stefano&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Caro Stefano,&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;il marito (e io al seguito) il Manifesto abbiamo definitivamente smesso di comprarlo (anche se ho&lt;br /&gt;l'album delle figurine, perché volevo imparare qualcosa di sinistra, che oggi è così difficile&lt;br /&gt;sapere che cosa sia, la sinistra). &lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Acquistato, per molto tempo, da mio marito, per convinzione, poi per testimoniare qualcosa.&lt;br /&gt;Quando il marito ha cominciato a sbuffare, sono arrivata io, che con le foto e le copertine e i&lt;br /&gt;titoli del manifesto ci facevo lezione a scuola, e per la guerra in Afghanistan ci abbiamo anche&lt;br /&gt;fatto una mostra, con quelle foto, con quei titoli. &lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Adesso, basta. Smesso per gli stessi motivi che elenchi tu: perché mancano cose da leggere,&lt;br /&gt;perché non dà notizie, "il Manifesto", ma non dà più nemmeno idee, tranne quelle nascoste e&lt;br /&gt;paludate dietro paginate di 'cultura' riservata a pochi eletti. Leggevo Robecchi, che mi faceva ridere, oltre che pensare. C'è ancora? Accettavo le cantonate 'religiose' (io sono cattolica, e ho scoperto di saperne molto più dei molti che sul cattolicesimo scrivevano un po' a vanvera, ma vabbè...).&lt;br /&gt;Leggevo Carlini, chiaro, netto, comprensibile anche quando parlava di argomenti a me estranei. Ora, non c'è più nemmeno lui.&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Che dispiacere, eh?&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ma sono al punto in cui anche l'acquisto di un quotidiano conta nel bilancio famigliare. E se non mi dà abbastanza pane per la mente, beh, che dire?, mi rassegno a comprare solo pane per i denti...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciao (un abbraccio)&lt;/p&gt;   &lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-style: italic;"&gt;Annalisa&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-4332444588720167414?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/4332444588720167414/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=4332444588720167414' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/4332444588720167414'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/4332444588720167414'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/12/lettere-al-manifesto.html' title='Lettere al Manifesto'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-7574146574076848227</id><published>2007-12-01T17:44:00.000+01:00</published><updated>2007-12-08T14:45:26.489+01:00</updated><title type='text'>Polvere e sudore nelle palestre di Buenos Aires</title><content type='html'>&lt;p&gt;di&lt;b&gt; Alberto Prunetti&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;img style="width: 405px; height: 266px;" alt="palestracosenza.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/palestracosenza.jpg" align="left" border="0" hspace="4" vspace="2" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Segnalo sul numero di novembre di &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.reflex.it/"&gt;Fotografia Reflex &lt;/a&gt;&lt;/b&gt;uno splendido servizio fotografico di &lt;b&gt;Dante Cosenza&lt;/b&gt;, fotografo argentino di origine italiane. Cosenza, nato 43 anni fa a Buenos Aires, registra la luce naturale di scantinati scrostati, in cui robusti machos di periferia versano sudore su attrezzi arrugginiti o accendono ceri davanti alle icone di bodybuilders anonimi su altari improvvisati.&lt;/p&gt;  &lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt; Cosenza è stato un fotoreporter di strada e adesso è l’editor fotografico di un noto quotidiano portegno, ma la sua opera fotografica — basata su un bianco e nero rigoroso e sull’uso spiccato della luce naturale — è ancora tutta da scoprire.&lt;br /&gt;Le sue foto fanno venir voglia di buttar via la macchina fotografica: con un’attrezzatura minima e senza preoccuparsi troppo di tecniche sofisticate, Cosenza ha realizzato degli scatti che sono semplicemente meravigliosi. Quest’uomo ha un colpo d’occhio e una sensibilità incredibili e prima o poi tutta la sua opera fotografica sarà riconosciuta per quel che vale. Oltre a queste foto, Cosenza tiene nel cassetto un servizio inquietante sugli ospedali geriatrici di Baires, che a me ha ricordato gli scatti di Diane Arbus. Ha anche realizzato delle foto meravigliose in Bolivia e sono superlativi i suoi scatti sulle strade di Buenos Aires, tra militari accigliati e disoccupati in rivolta. Mentre in Italia tanti fotografi si sbattono a spendere tempo, soldi ed energie in stupide querelle sulla superiorità del digitale o dell’analogico, o sulla resa ottica del tale o talaltro obiettivo, c’è un tipo che se ne va a giro per le avenidas e le stamberghe di Buenos Aires, a impressionare di luce e poesia un rotolo di pellicola sensibile. Grandissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da www.carmillaonline.com&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-7574146574076848227?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/7574146574076848227/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=7574146574076848227' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/7574146574076848227'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/7574146574076848227'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/12/polvere-e-sudore-nelle-palestre-di.html' title='Polvere e sudore nelle palestre di Buenos Aires'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-5284498709632578199</id><published>2007-11-23T23:36:00.000+01:00</published><updated>2007-11-23T23:44:49.256+01:00</updated><title type='text'>Silvana Premiata!!!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;È con grande piacere che salutiamo la notizia che ci arriva direttamente da Silvana Bigongiari, autrice del bel libro &lt;em&gt;Fili&lt;/em&gt;. Silvana è risultata vincitrice del premio di letteratura per libro edito relativo al Premio di scrittura "Il Paese delle donne" promosso dalla "Casa Internazionale delle donne" di Roma. Il concorso è a livello internazionale, e forse per l'Italia è il più importante per la scrittura femminile e femminista. Il premio ha anche il patrocinio dell'Associazione Femminista Internazionale (AFFI) e dall'associazione Vita quotidiana. L'altra notizia bella che riguarda Silvana e il suo libro è che le copie stampate finora (450) sono quasi finite.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non nascondiamo la nostra felicità come "editori" ma l'abbraccio più grande è tutto per Silvana. E che questo sia solo l'inizio!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-5284498709632578199?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/5284498709632578199/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=5284498709632578199' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/5284498709632578199'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/5284498709632578199'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/11/silvana-premiata.html' title='Silvana Premiata!!!'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-3395063362196280827</id><published>2007-11-17T00:27:00.000+01:00</published><updated>2007-11-19T16:10:32.176+01:00</updated><title type='text'>Tutti a Genova</title><content type='html'>&lt;h1 style="text-align: justify;" class="art_tit"&gt;Lettera aperta - Tutti a Genova il 17 novembre!&lt;/h1&gt;&lt;div class="art_intro"&gt;&lt;a href="http://www.globalproject.info/print-13715.html" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;p class="spip"&gt;Aderisci all’appello scrivendo a lastoriasiamonoi@sanbenedetto.org&lt;br /&gt;Aggiornamenti adesioni &lt;a href="http://www.sanbenedetto.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=109&amp;amp;Itemid=1" class="spip_out"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.globalproject.info/art-13719.html" class="spip_in"&gt;Sostieni la manifestazione del 17 novembre&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;div style="text-align: justify;" class="art_testo"&gt;&lt;p class="spip"&gt;Facciamo appello a &lt;b class="spip"&gt;tutti&lt;/b&gt; e &lt;b class="spip"&gt;tutte coloro&lt;/b&gt; che erano a Genova  il 19, 20, 21 luglio 2001.&lt;br /&gt;Ci rivolgiamo a tutti quelli che oggi lottano contro le guerre e la precarietà, contro la devastazione del territorio e dei beni comuni.&lt;br /&gt;A chi si batte nell’università, sui posti di lavoro e nei quartieri contro lo sfruttamento. A chi combatte l’aberrazione dei centri di denzione per migranti. A chi non ha mai rinunciato a sognare un mondo diverso.&lt;br /&gt;I PM Canepa e Canciani &lt;a href="http://www.globalproject.info/art-13673.html" class="spip_in"&gt;hanno richiesto 224 anni di carcere&lt;/a&gt; per i 25 manifestanti la cui unica colpa è quella di essere stati a Genova a contestare il G8 in quei giorni. Questa richiesta getta la maschera su che tipo di giustizia si vorrebbe imporre. Quella che assolve sempre il potere per i suoi crimini, e colpisce con la violenza, con l’omicidio come nel caso di Carlo Giuliani, con il carcere chi osa disobbedire e ribellarsi.&lt;br /&gt;Questa vergognosa richiesta è semplicemente inaccettabile. L’obiettivo vero di questo processo è riscrivere la storia, stravolgendola, perché essa mette in difficoltà il potere.&lt;br /&gt;Ci parla, la nostra storia, di coraggio nello sfidare tutti insieme i potenti del G8 che decidono guerre e massacri.&lt;br /&gt;Ci parla di disobbedienza alle leggi ingiuste, ai divieti ad esprimere il dissenso, come quando Genova fu trasformata in una enorme zona militarizzata e sottratta alla democrazia.&lt;br /&gt;Ci parla, la storia che questi PM vorrebbereo seppellire con due secoli di carcere a chi manifestava, delle torture a Bolzaneto, delle cariche e dei pestaggi nelle strade, del massacro della Diaz compiti dalle forze dell’ordine.&lt;br /&gt;Dell’unico capo della polizia, che comandava tutte le operazioni di Genova, mai promosso nella storia di questo paese, direttamente a membro di governo.&lt;br /&gt;Ci rivolgiamo a tutti perché il vero obiettivo di questo processo è quello di colpire i movimenti di oggi e quelli di domani. La vendetta di stato che rischia di abbattersi sui 25 imputati, è anche il tentativo di chiudere definitivamente in questo paese lo spazio del dissenso e della democrazia diretta che si contrappone spesso a quella fasulla di palazzo.&lt;br /&gt;Noi, primi firmatari dell’appello "&lt;a href="http://www.globalproject.info/art-13657.html" class="spip_in"&gt;Noi, quelli di via Tolemaide&lt;/a&gt;", proponiamo a tutti, di &lt;b class="spip"&gt;tornare a Genova il prossimo 17 novembre&lt;/b&gt;, per ribadire insieme che la verità non si cancella, né con la violenza, né con il carcere.&lt;br /&gt;Per gridare insieme che vogliamo la libertà di coloro che stanno pagando per una colpa che tutti abbiamo, quella di esserci ribellati all’ingiustizia. Chiediamo a tutti di mobilitarsi, di riempire quelle strade che il potere teme così tanto da ricorrere al terrore per tentare di tenerle vuote e mute. Chiediamo anche a quelli che allora non c’erano di venire, perché il futuro è ciò che ci costruiamo ora.&lt;br /&gt;A chi era a Genova e ora siede in cariche istituzionali o di partito, chiediamo di farsi garante pubblicamente perché siano garantiti i treni per chi vuole manifestare, e le stazioni non siano militarizzate come accade sempre più spesso. Invitiamo tutti alla grande manifestazione che ribadirà che disobbedire è giusto difronte ad un mondo come questo, che il diritto a resistere esercitato a Genova è stato sacrosanto e naturale, che tutti gli imputati devono essere liberati dalla spada di damocle dei processi politici condotti contro i movimenti. &lt;/p&gt; &lt;p class="spip"&gt;Partiremo&lt;b class="spip"&gt; alle ore 15.00&lt;/b&gt; &lt;b class="spip"&gt;sabato 17 novembre dalla Comunità di San Benedetto al Porto&lt;/b&gt;, Marina di Genova, per giungere in Piazza De Ferrari, il luogo dove il G8 ha tenuto il suo vertice insaguinato di allora.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="spip"&gt;&lt;b class="spip"&gt;Don Andrea Gallo&lt;/b&gt; (Fondatore Comunità San Benedetto al Porto-Genova) |  &lt;b class="spip"&gt;Valeria Cavagnetto&lt;/b&gt; (Genova) | &lt;b class="spip"&gt;Vladia Grillino&lt;/b&gt; (Genova) | &lt;b class="spip"&gt;Milena Zappon&lt;/b&gt; (Genova) | &lt;b class="spip"&gt;Domenico Chionetti&lt;/b&gt; (Genova) | &lt;b class="spip"&gt;Simone Savona&lt;/b&gt; (Genova) | &lt;b class="spip"&gt;Luciano Bregoli&lt;/b&gt; (Genova) | &lt;b class="spip"&gt;Luca Oddone&lt;/b&gt; (Genova) | &lt;b class="spip"&gt;Paolo Languasco&lt;/b&gt; (Genova) | &lt;b class="spip"&gt;Matteo Jade&lt;/b&gt; (Genova) | &lt;b class="spip"&gt;Luca Daminelli&lt;/b&gt; (Genova) | &lt;b class="spip"&gt;Maurizio Campaga&lt;/b&gt; (Genova) | &lt;b class="spip"&gt;Luca Casarini&lt;/b&gt; (Marghera - imputato a Cosenza) | &lt;b class="spip"&gt;Tommaso Cacciari&lt;/b&gt; (Venezia) | Michele Valentini (Marghera) | &lt;b class="spip"&gt;Max Gallob&lt;/b&gt; (Padova) | &lt;b class="spip"&gt;Vilma Mazza&lt;/b&gt; (Padova) | &lt;b class="spip"&gt;Duccio Bonechi&lt;/b&gt; (Padova-imputato a Genova) | &lt;b class="spip"&gt;Federico Da Re&lt;/b&gt; ( Padova-imputato a Genova) | &lt;b class="spip"&gt;Cristian Massimo&lt;/b&gt; (Monfalcone) | &lt;b class="spip"&gt;Donatello Baldo&lt;/b&gt; (Trento) | Domenico Mucignat (Bologna) | Gianmarco De Pieri (Bologna) | &lt;b class="spip"&gt;Manila Ricci&lt;/b&gt; (Rimini) | &lt;b class="spip"&gt;Daniele Codelupi&lt;/b&gt; (Reggio Emilia) | &lt;b class="spip"&gt;Claudio Sanita&lt;/b&gt; (Alessandria) | &lt;b class="spip"&gt;Luca Corradini&lt;/b&gt; (Milano) | &lt;b class="spip"&gt;Silvia Liscia&lt;/b&gt; (Milano) | &lt;b class="spip"&gt;Francesco Raparelli&lt;/b&gt; (Roma) | Francesco Brancaccio (Roma) | &lt;b class="spip"&gt;Emiliano Viccaro&lt;/b&gt; (Roma) | &lt;b class="spip"&gt;Luca Blasi&lt;/b&gt; (Roma) | &lt;b class="spip"&gt;Antonio Musella&lt;/b&gt; (Napoli) &lt;/p&gt; &lt;p class="spip"&gt;&lt;a href="http://sbenedetto.net/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=120&amp;amp;Itemid=1" class="spip_out"&gt;www.sanbenedetto.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-3395063362196280827?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/3395063362196280827/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=3395063362196280827' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3395063362196280827'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3395063362196280827'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/11/tutti-genova.html' title='Tutti a Genova'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-822500737160317551</id><published>2007-11-16T01:05:00.000+01:00</published><updated>2007-11-19T16:09:23.251+01:00</updated><title type='text'>Il Triangolo Nero</title><content type='html'>Il triangolo nero / Nessun popolo è illegale      &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div align="center"&gt;&lt;img alt="Non è che come paese siamo proprio immuni" src="http://www.carmillaonline.com/archives/negozioariano.jpg" border="0" height="270" width="350" /&gt;&lt;/div&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="smalltext"&gt;[La scintilla è partita un gruppo di scrittori e intellettuali, stanco di assistere alla deriva razzista che attraversa l'Italia, purtroppo aggravata dalla morte violenta di Giovanna Reggiani.&lt;br /&gt;Da questa stanchezza, l'esigenza di condividere una presa di posizione forte. È nato così "Il triangolo nero", appello elaborato da Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce e il collettivo Wu Ming nella sua totalità. A questo gruppo si sono presto aggiunti altri nomi importanti della cultura che hanno deciso di aderire all'appello. Tra questi Gad Lerner, Erri De Luca, Bernardo Bertolucci, Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Moni Ovadia, Nanni Balestrini, Franca Rame, Stefano Tassinari, Marcello Flores, Andrea Bajani, Lisa Ginzburg, Lanfranco Caminiti, Ugo Riccarelli, Enrico Brizzi, Marco Mancassola, Simona Vinci, Raul Montanari, Giulio Mozzi, Andrea Porporati, Sandro Veronesi e moltissimi altri si vanno aggiungendo di minuto in minuto, per ribadire che delitti individuali non giustificano castighi collettivi. &lt;img src="http://www.carmillaonline.com/archives/frecciabr.gif" /&gt; &lt;a href="http://www.petitiononline.com/trianero/petition.html" target="_new"&gt;Qui, la possibilità di aderire all'appello&lt;/a&gt;. Di seguito, il testo.]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d'allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è &lt;i&gt;italiana&lt;/i&gt;, e che l’assassino non è un uomo, ma un &lt;i&gt;rumeno&lt;/i&gt; o un &lt;i&gt;rom&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Su queste vicende si scatena un'allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell'ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'&lt;i&gt;emergenza&lt;/i&gt;. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, &lt;i&gt;L'omicidio volontario in Italia&lt;/i&gt; e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, l’Italia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell'insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Succede che sotto il tappeto dell'equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.&lt;br /&gt;Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco.&lt;br /&gt;Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).&lt;br /&gt;Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver "delocalizzato" e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d'ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.&lt;br /&gt;Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione.&lt;br /&gt;Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.&lt;br /&gt;Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale".&lt;br /&gt;Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Nessun popolo è illegale.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="smalltext"&gt;&lt;b&gt;Proposto da:&lt;/b&gt; Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Alberto Prunetti, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce, Wu Ming.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="smalltext"&gt;&lt;b&gt;Tra i firmatari:&lt;/b&gt; Fulvio Abbate - Maria Pia Ammirati - Manuela Arata - Bruno Arpaia - Articolo 21 - Rossano Astremo - Andrea Bajani - Nanni Balestrini - Guido Barbujani - Ivano Bariani - Giuliana Benvenuti - Silvio Bernelli - Stefania Bertola - Bernardo Bertolucci - Sergio Bianchi - Ginevra Bompiani - Carlo Bordini - Laura Bosio - Botto&amp;amp;Bruno - Silvia Bre - Enrico Brizzi - Luca Briasco - Elisabetta Bucciarelli - Franco Buffoni - Errico Buonanno - Lanfranco Caminiti - Rossana Campo - Maria Teresa Carbone - Massimo Carlotto- Lia Celi - Maria Corbi - Stefano Corradino - Mauro Covacich - Erri De Luca - Derive Approdi - Donatella Diamanti - Jacopo De Michelis - Filippo Del Corno - Mario Desiati - Igino Domanin - Tecla Dozio - Nino D'Attis - Emergency - Francesco Forlani - Enzo Fileno Carabba - Ferdinando Faraò - Marcello Flores - Marcello Fois- Gabriella Fuschini - Barbara Garlaschelli - Enrico Ghezzi - Tommaso Giartosio - Lisa Ginzburg - Roberto Grassilli - Andrea Inglese - Franz Krauspenhaar - Kai Zen - Nicola Lagioia - Gad Lerner - Giancarlo Liviano - Claudio Lolli - Carlo Lucarelli - Marco Mancassola - Gianfranco Manfredi - Luca Masali - Sandro Mezzadra - Giulio Milani - Raul Montanari - Giuseppe Montesano - Elena Mora - Gianluca Morozzi - Giulio Mozzi - Moni Ovadia - Enrico Palandri - Chiara Palazzolo - Melissa Panarello - Valeria Parrella - Anna Pavignano - Lorenzo Pavolini - Giuseppe Pederiali - Sergio Pent - Santo Piazzese - Tommaso Pincio - Gabriella Piroli - Guglielmo Pispisa - Leonardo Pelo - Gabriele Polo - Andrea Porporati - Alberto Prunetti - Laura Pugno - Serge Quadruppani - Christian Raimo - Veronica Raimo - Franca Rame - Lidia Ravera - Jan Reister - Enrico Remmert - Marco Revelli - Ugo Riccarelli - Anna Ruchat - Teresa Sarti - Roberto Saviano - Sbancor - Clara Sereni - Gian Paolo Serino - Nicoletta Sipos - Piero Sorrentino - Antonio Spaziani - Gino Strada - Subsonica - Carola Susani - Stefano Tassinari - Annamaria Testa - Laura Toscano - Emanuele Trevi - Filippo Tuena - Raf Valvola Scelsi - Francesco Trento - Nicoletta Vallorani - Paolo Vari - Giorgio Vasta - Maria Luisa Venuta - Grazia Verasani - Sandro Veronesi - Marco Vichi - Roberto Vignoli - Simona Vinci - Yo Yo Mundi &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-822500737160317551?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/822500737160317551/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=822500737160317551' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/822500737160317551'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/822500737160317551'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/11/il-triangolo-nero.html' title='Il Triangolo Nero'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-3419583746801949657</id><published>2007-11-03T13:42:00.000+01:00</published><updated>2007-11-03T14:11:52.323+01:00</updated><title type='text'>Un'altra sicurezza è possibile (appello dell'ARCI)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il tema della sicurezza ha assunto una crescente centralità nella discussione politica italiana e influenza sempre più le scelte e gli orientamenti delle amministrazioni pubbliche, degli enti locali e dei governi. I mezzi di informazione hanno riservato a questo tema uno spazio enorme, determinando vere e proprie campagne di allarme sociale che, partendo da singoli episodi, descrivono le nostre città come invivibili e insicure. L'insicurezza e la paura viene quasi sempre ricondotta alla presenza di emarginati, poveri e migranti, associando in maniera discutibile i comportamenti illegali alle categorie socialmente più deboli e ai soggetti che vivono in condizioni di disagio abitativo e sociale. Siamo molto preoccupati per la tendenza a individuare nei più emarginati, rom e migranti in primo luogo, i facili capri espiatori di questo crescente sentimento di insicurezza. Da anni le organizzazioni sociali laiche e religiose partecipano con impegno e competenza alla individuazione e alla sperimentazione di percorsi di inclusione sociale per superare in maniera positiva le tante situazioni di disagio nelle città, collaborando con le amministrazioni pubbliche e mettendo a disposizione il proprio radicamento territoriale e il lavoro di tanti operatori e di tante operatrici.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Occorre costruire opportunità e spazi di cittadinanza per tutte e tutti. Un welfare adeguato significa rendere i diritti esigibili e universali, indipendentemente dalle condizioni sociali, dai comportamenti e dalle possibilità di ogni individuo C'è bisogno di un intervento che metta al centro le persone, con i loro percorsi e i loro diritti, senza rinunciare a dare risposte alle paure di tante e tanti nostri concittadini, ma ricercando soluzioni concrete, seppur più difficili e complesse, anziché limitarsi a fare semplici dichiarazioni. La repressione di comportamenti illegali non può tradursi in persecuzione del disagio sociale. Accanto a una giusta attività di repressione, che deve però svolgersi nel rispetto dell'art.3 della nostra Costituzione e prevedendo le giuste garanzie per le persone più deboli, va messa in campo una attività diffusa e radicata, di mediazione sociale e accompagnamento per la risoluzione dei conflitti, che impedisca la crescita di razzismo e frammentazione sociale.L'impegno straordinario di personale di pubblica sicurezza per affrontare il disagio sociale e abitativo si traduce in minori forze impegnate contro la grande e la piccola criminalità e un progressivo intasamento del sistema giudiziario.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Chiediamo alle forze politiche, al Parlamento, al Governo e a tutti coloro che hanno responsabilità di governo del territorio di riportare la discussione sul disagio sociale e sulla sicurezza su un terreno costruttivo e di confronto che veda protagoniste tutte le forze sociali, i cittadini e le cittadine, compresi migranti e minoranze, ricercando soluzioni condivise e sostenibili che abbiano il segno della giustizia e della solidarietà.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le città aperte sono più sicure.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il razzismo rende tutte e tutti più insicuri.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Primi firmatari: Paolo Beni (ARCI), Stefano Rodotà, Don Luigi Ciotti (Libera), Livio Pepino (MD), Lorenzo Trucco (ASGI), Sergio D'Angelo (DROM), Angelo Caputo (MD), Vincenzo Castelli (On the road), Pia Covre, Filippo Miraglia (Arci), Susanna Ronconi (Forum droghe), Gigi Sullo (Carta) On. Carlo Leoni (Vicepresidente Camera dei Deputati), Sen. Giovanni Russo Spena (Capogruppo PRC Senato), Andrea T. Torre (Centro Studi Medì-GE), Pina Rozzo (Vicepresidente della Provincia di Roma), Silvia Buzzelli (docente università di milano- bicocca), Dino Bruno (insegnante),Nazzarena Zorzella (ASGI), Dott.ssa Paola Balbo, Ferruccio Pastore (Cespi), Comunità cristiana di base Oregina di Genova, Giuseppe Faso (Centro interculturale empolese-valdelsa), Marina Veronesi (Centro interculturale empolese-valdelsa), Guido Savio (avvocato, socio ASGI)Per informazioni e adesioni: Eva Fratucello - tel. 0641609503; &lt;a title="fratucello@arci.it" style="TEXT-DECORATION: underline" href="mailto:fratucello@arci.it"&gt;fratucello@arci.it&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Oltre a questo è doverosa anche una visita al sito dell'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione - &lt;a href="http://www.asgi.it/" target="_blank"&gt;http://www.asgi.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;È tardi ormai, troppo tardi. Ma un tentativo si può sempre fare... &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;Uvaozio&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-3419583746801949657?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/3419583746801949657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=3419583746801949657' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3419583746801949657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3419583746801949657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/11/unaltra-sicurezza-possibile-appello.html' title='Un&apos;altra sicurezza è possibile (appello dell&apos;ARCI)'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-7438411895861472376</id><published>2007-11-02T00:19:00.000+01:00</published><updated>2007-11-03T13:59:43.731+01:00</updated><title type='text'>Giorni e nuvole</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;"... &lt;em&gt;Vanno vengono ritornano e magari si fermano tanti giorni che non vedi più il sole e le stelle e ti sembra di non conoscere più il posto dove stai&lt;/em&gt;"&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;Nuvole&lt;/em&gt;, Fabrizio De Andrè)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficile pensare che Soldini non abbia, più o meno consciamente, dedicato questo film girato a Genova a Fabrizio De Andrè.&lt;br /&gt;La città fa da sfondo, malinconico nella bellezza dei suoi scorci, alla vicenda di Albanese e della Buy, bravissimi, una coppia come ce ne sono tante in Italia. Lui che lavora come dirigente in un'azienda, dove è socio; lei che, dopo aver cresciuto la figlia, approfittando della tranquillità economica si sta prendendo una laurea in Lettere, indirizzo Beni Culturali. Improvvisa arriva la mazzata, il giorno dopo la laurea di lei: Albanese ha da due mesi perso il lavoro, fatto fuori dal socio-amico insieme al nuovo socio-cattivo, coalizzati insieme contro di lui per salvare la baracca e loro stessi.&lt;br /&gt;Da lì inizia un lungo viaggio, che porta lui sempre più in fondo in una scala sociale di cui non si vede la fine, e lei a trovare lavori per ovviare alle esigenze economiche della famiglia. Di contorno una figlia con un apporto conflittuale con il padre, le amicizie della coppia sempre più lontane (per convenienza, ma anche per scelta di fuggire lontano, come i cani quando stanno male e si rifugiano in un angolo nascosto, il più possibile), lavori sempre più irragiungibili (diceva già Flaiano 40 anni fa che non bisognava chiedere 50.000 Lit al mese per un lavoro, di quelli non ce n'era. Bisognava chiederne 200.000 Lit, di quelli si trovavano...). E ancora nuovi e strani compagni di viaggio/sventura per lui, il rapporto con il padre che continua a mantenere in una clinica nonostante tutto, un'avventura per lei sul posto di lavoro, dopo mesi di fatica, piccole e grandi umiliazioni.&lt;br /&gt;Una coppia di brave persone, alle prese con una cosa più grande di loro. Il problema dell'alcolismo del film di Edwurds degli anni Sessanta &lt;em&gt;I giorni del vino e delle rose&lt;/em&gt;, qui è diventato il problema della disoccupazione, ma ugualmente coinvolge e sconvolge la vita della gente. Come cornice un affresco, di tale Bonaventura da Barga, che lei aveva contribuito col suo lavoro (e, capiremo alla fine, con una intuizione) a rimettere alla luce in una vecchia soffitta genovese, davanti al quale i due protagonisti si trovano nell'ultima scena, dopo un litigio che poteva essere decisivo per proseguire ognuno per la propria strada, prendendosi per mano e decidendo di rimanere insieme, qualunque cosa accada.&lt;br /&gt;Fin qui il film, storia plausibile nel panorama italiano di chi si trovi, nel corso della propria vita, a perdere un lavoro, e ad annaspare per trovarne un altro, per capire che ogni vita lavorativa spesso fa storia a sè, e che è inutile guardarsi troppo indietro. Storia "di pancia", dove i due protagonisti viaggiano a braccetto per tutto il film, da coppia modello, fino a che piano piano si cominciano a vedere le crepe che quella bomba ad orologeria ha provocato nella loro vita.&lt;br /&gt;"Tutto sarà come prima", continua a ripetere lui per la prima parte del film, incessantemente, credendo che quel fatto sia come un monsone passeggero, destinato a lasciare posto al sole. Solo per accorgersi, dopo aver sceso diversi gradini della propria autostima, e di quella del mondo esterno, che non sarà così, che quel fatto ha cambiato per sempre le loro vite.&lt;br /&gt;Abbiamo una strana concezione del lavoro, nella nostra società. Legata a diverse variabili: il denaro, il ruolo sociale, il tempo. Non uguali per tutti, ovviamente: chi mette al primo posto i soldi, chi il tempo a disposizione, chi il ruolo sociale. Ma nella concezione tradizionale, quella medio-borghese che guarda al conto corrente, Albanese può solo perdere: soldi, prestigio, considerazione della propria famiglia, fino a quel momento felice quasi in maniera atipica. Da guadagnare ha in tempo libero, possibilità di guardarsi intorno e decidere dove indirizzare il timone della propria esistenza, ma è troppo preoccupato per godersi quel momento, troppo solo per consigliarsi con qualcuno, troppo bloccato per osare qualcosa, qualunque cosa; al più è talmente disperato che un giorno va a fare il pony-express, incontrando la propria figlia che viene a sapere del licenziamento.&lt;br /&gt;Perchè è così che ti frega il lavoro: tu pensi di dominarlo, ma è lui che ti stritola, alla fine. Che tu l'abbia o meno, siamo tutti nel fiume che annaspiamo, in pieno terzo millennio, a lavorare male per guadagnarci da vivere, quando un tempo si pensava che le macchine ci avrebbero del tutto sostituito. Anzi, per andare avanti sulla flessibilità, sul necessario adattamento, abbiamo perso in sicurezze, siamo sempre lì che ci guardiamo alle spalle in attesa di un nemico che forse nemmeno c'è, nemmeno fossimo di ronda sulla Fortezza Bastiani.&lt;br /&gt;Dov'è il nemico, saranno i nostri capi che portano le produzioni in giro per il mondo, o gli extracomunitari che bussano alle nostre frontiere e vengono a domicilio ad occupare spazi lavorativi, che peraltro nessuno vorrebbe più?&lt;br /&gt;La storia di Albanese è una storia di grave disagio perchè la storia di una caduta, ma quante ce ne sono di vicende di precariati di vario genere, che vanno avanti per decenni in uno stato di calma piatta, senza consentire&lt;br /&gt;sogni, aspirazioni, illusioni a chi le vive, e quante ce ne saranno nel prossimo futuro?&lt;br /&gt;Il film si chiude sulla considerazione che il privato sconfigge le brutture del mondo. Forse.&lt;br /&gt;Bisogna avere fortuna, talento, spirito di sacrificio, saper valutare le priorità. Conoscere queste priorità, che già non è da tutti.&lt;br /&gt;Perchè in mezzo alle nuvole, alla fine, non è mica facile capire dove stai andando.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;Alessandro Tozzi&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-7438411895861472376?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/7438411895861472376/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=7438411895861472376' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/7438411895861472376'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/7438411895861472376'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/11/giorni-e-nuvole.html' title='Giorni e nuvole'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-969949546352492050</id><published>2007-10-21T17:39:00.000+02:00</published><updated>2007-10-24T16:14:36.512+02:00</updated><title type='text'>Le capitali d'Italia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo libro è il frutto del terzo viaggio in Italia... Ogni venti anni in Italia cambiano i linguaggi e con quelli i valori. Come nel ' 68 e nell'88, l'impressione è che in questi anni l'Italia si trovi alla vigilia di una svolta importante. Una svolta politica, certo. La stagione che abbiamo chiamato Seconda Repubblica, vissuta per 15 anni sul duello tra Berlusconi e Prodi, l'Italia dell'uno e quella dell'altro, è alla fine. Le parole, i discorsi, le polemiche infinite che accompagnano il tramonto hanno l'aria dei saldi di fine stagione. Fra pochi anni o pochi mesi, il dibattito che riempie le pagine dei giornali e i notiziari televisivi ci sembrerà archeologia. Qualcosa sta crescendo, avanza nell'aria e non si sa ancora se sia il peggio o il meglio. Non si capisce se alle porte c'è il salto verso la modernizzazione che il paese finora ha evitato, passando da un'illusione di miracolo all'altra, oppure se incombe un'altra e definitiva restaurazione. Perchè le città? Perchè sono le nostre patrie. L'Italia non è mai riuscita ad essere per gli italiani quello che Venezia, Genova, Roma, Firenze, Napoli, Palermo, Torino, Milano, sono state e sono ancora per veneziani, genovesi, romani, fiorentini, napoletani, palermitani,torinesi , milanesi e per il resto del mondo. L'italiano, diceva Ennio Flaiano, quando si ricorda di essere italiano, diventa subito fascista. Oppure non se ne ricorda - accade più spesso - e allora parla laconicamente del nostro paese, con distacco, scetticismo, diventa banale, e in genere lagnoso. Ma appena lo zoom si restringe al borgo natio, si tratti di Roma o Petralia, si accende la passione, la frase si colora, lo sguardo diventa originale. Il Comune è stata la prima e l'unica nostra vera invenzione politica. Nella dimensione cittadina - dove perfino l'architettura chiama alla partecipazione, con la piazza centrale che armonizza la divisione dei poteri, con il municipio, la curia e il palazzo di giustizia equidistanti - gli italiani tornano protagonisti e non sudditi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Curzio Maltese  dal libro &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I padroni delle città&lt;/span&gt; Ed. Feltrinelli  ("La Repubblica" 19 ottobre 2007)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-969949546352492050?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/969949546352492050/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=969949546352492050' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/969949546352492050'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/969949546352492050'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/10/le-capitali-ditalia.html' title='Le capitali d&apos;Italia'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-3033915134757828874</id><published>2007-10-12T00:10:00.000+02:00</published><updated>2007-10-13T15:08:31.366+02:00</updated><title type='text'>La seconda morte di Daniele Boccardi</title><content type='html'>&lt;p class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Della seconda morte, quella culturale, di Luciano Bianciardi ho parlato senza remore ogni volta che ho potuto, e adesso ne parla anche Ettore, e non scherza mica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Invece della seconda morte di Daniele Boccardi, quella civile e culturale, si è parlato poco. Io stesso ho scelto di starmene buono finchè, qualche giorno fa, ho letto che il concorso letterario a suo nome, patrocinato ed organizzato dalla Biblioteca Comunale di Massa Marittima è stato affidato ad un intellettuale (intellettuale?) meglio noto per essere tra i becchini culturali della fondazione Bianciardi. Non ne faccio il nome perchè nemmeno se lo merita.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Daniele Boccardi: non ho mai avuto il minimo dubbio di avere a che fare con un grande, grandissimo scrittore, per qualità, per provocatorietà, per passione civile, per tutto. La troppa passione e forse la fragilità esistenziale in un ambiente (il “paese ufficiale” dei politici e degli amministratori) ottuso ed a lui ostile, lo spinsero al suicidio, circa quindici anni fa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Un velo di pietà e di silenzio fu steso su di lui e sulla sua opera, rotto solo dalla determinazione del padre di far venire alla luce i suoi scritti. Dopo aver bussato invano a varie case editoriali, bussò alla mia e fu accolto a braccia aperte. Nacque un sodalizio che produsse, oltre ad una sincera amicizia, testimoniata da decine di lettere e di incontri, numerosi libri: vari millelire speciali ed un volume Eretica “Vite minime/Racconti diseducativi” orgoglio del mio catalogo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;La passione per Daniele Boccardi si estese tra gli amici ed i compagni che frequentavano una sperduta e favolosa osteria alle porte di Massa Marittima. Lì nacque e prese corpo il “Fondo Daniele Boccardi”, con gli stessi intenti che oggi io e Ettore ci proponiamo per l’Antifondazione Bianciardi. Tra le numerose iniziative del Fondo, quella di un concorso letterario nazionale per opere inedite di qualità, appunto patrocinato dalla Biblioteca Comunale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Poi, un paio di anni fa, il colpo di scena. Il padre di Daniele buttò nella spazzatura tutta l’amicizia e la solidarietà e s’inventò, ispirato da una Signora spuntata dal nulla e autoprocalmatasi fidanzata di Daniele Boccardi (ma Daniele non doveva portare all’altare un’altra fidanzata, proprio i giorni del suicidio?), nonchè sua erede culturale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Fatto sta che sotto la regia della Signora spuntata dal nulla il Fondo viene portato in tribunale, e dopo un umiliante patteggiamento, decide di togliere il nome Boccardi e di chiamarsi semplicemente Fondo. Che il Fondo abbia fatto poco o nulla di iniziative alla vecchia maniera è tutt’altra storia, tutta da scrivere e magari qualcosa bolle in pentola che io non so (almeno mi piace pensarlo). Che i Boccardi abbiano sepolto per la seconda volta Daniele, almeno culturalmente, è certo. Che poi questi nuovi funerali vengano officiati da uno dei becchini della fondazione Bianciardi, è certo anche questo. Come è certo che ci sia una morale in tutta questa orribile storia, tipica di quella palude grossetana buona a celebrare funerali culturali piuttosto che far vivere cultura viva e vera.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;La morale è che bisogna diffidare gli eredi degli scrittori (almeno di quelli di qualità, perchè degli altri poco importa), a mettere i loro artigli sulle eredità culturali. Altrimenti succede quello che è successo a Daniele e quello che è accaduto a me, reo di voler pubblicare “Bianciardi com’era” di Mario Terrosi: esser diffidato a farlo dall’erede Luciana.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Meno male che c’è ancora chi, come Ettore, vuole fermamente interrompere questa rapina (culturale, s’intende)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Marcello Baraghini&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Baraghini,&lt;br /&gt;dato che si proclama conoscitore, nonchè grande estimatore, di mio fratello Daniele, le consiglio vivavamente - onde evitare le pessime figure che sta facendo - di informarsi prima sul suo conto e la sua vita che, mi pare, le è tutt’ora ignota.&lt;br /&gt;Prima di tutto, la sua morte risale a 14 anni fa e non 15 , brutto errore per un caro amico…ma forse lei è stato amico di Daniele quanto quegli”amici e compagni che frequentavano quella sperduta e favolosa osteria”, cioè, non l’avete neanche mai visto, o comunque a nessuno di voi ha mai degnato una parola!!!!&lt;br /&gt;E poi, cari buoni vecchi amici di Daniele, ma come potete aver dimenticato la sua storica fidanzata, quella splendida persona che ha condiviso con lui più di 15 anni della sua vita e che voi chiamate “la signora spuntata dal nulla autoproclamatasi fidanzata”? Non pensate che Daniele, che dite di conoscer tanto bene, ne rimarrebbe offeso?&lt;br /&gt;Temo che non sappiate proprio di che cosa parlate, altrimenti evitereste certe orride figure..ma forse, chi vi legge, non è migliore di voi!!!&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la seconda morte che noi familiari avremmo inflitto a mio fratello, la trovo sì una calunnia degna di trbunale, quello dove NOI abbiamo UMILMENTE patteggiato, perchè NOI affetti dal dolore e dalla disperazione, ci siamo dovuti accontentare.&lt;br /&gt;Mi permetta un’ultima cosa, in fondo lei di cose assurde ne dice tante, se ci volesse così poco per seppellire (sempre culturalmente, dico)una persona, lei crede che voi esistereste ancora?&lt;br /&gt;La lascio su questa profonda riflessione e un consiglio: si rilegga gli appunti prima di parlare.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;Michela Boccardi&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Michela,&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;mi verrebbe voglia di dirti “Cara Michela”. Ma potresti offenderti e magari chiamarmi a risponderne penalmente.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Purtroppo non sono stato amico di tuo fratello Daniele, Non l’ho mai conosciuto e quindi non l’ho frequentato e non avevo letto nulla scritto da lui, nemmeno sulle riviste che pure ogni tanto leggevo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Fino al giorno in cui tuo padre mi ha cominciato ad inondare, letteralmente inondare, di materiali e poi, non molto dopo, inondare ancora di ricordi, di desideri. Primo fra tutti il desiderio che l’opera di Daniele, tutto quello che era possibile reperire, venisse alla luce. Subito, prima possibile.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Così è scoppiato l’amore, la stima, la passione, quella stessa che mi trasmetteva tuo padre. E l’ansia, quasi, di pubblicare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Tuo padre, il padre di Daniele, è stato mio complice al cento per cento, possono testimoniarlo le decine di lettere, tenere, appassionate, oltre che istigatrici a pubblicare: tutte rigorosamente scritte di suo pugno. E anche qualche banconota da 50 per contribuire alle spese tipografiche, in cambio di copie.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;In ragione di questo afflato e di questa complicità, ho pubblicato, ho curato &lt;a href="http://www.stampalternativa.it/libri.php?id=88-7226-736-6"&gt;“Vite minime&lt;/a&gt;”, e perfino ne ho scritto, per la prima volta in vita mia, la prefazione, E poi, io, tuo padre e nuovi complici abbiamo dato vita al Fondo Boccardi (posso nominarlo ancora così, o rischio la querela?).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Fino alla sera in cui (io non c’ero) a Grosseto, in una sala affollata, alla lettura di alcuni aforismi di Daniele, è saltata su la fidanzata (vera o falsa che fosse stata) a dichiarare guerra al Fondo Boccardi e ad intraprendere azione giudiziaria.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Rivendico il diritto ad essere innamorato dello scrittore Daniele Boccardi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Nessuno, nemmeno tu Michela, me lo puoi negare. Puoi soltanto contestarlo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Aggiungo che mi batterò fino alla fine della mia attività pubblica affinchè agli eredi venga negata la possibilità di disporre, in modo esclusivo e discrezionale, delle opere di loro parenti.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Le opere, specialmente quelle straordinarie, come quelle di Daniele, appartengono all’Umanità. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;Lo dico senza retorica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="contenttext" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;Marcello Baraghini&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;(dal sito di Ettore Bianciardi riaprireilfuoco.org)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-3033915134757828874?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/3033915134757828874/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=3033915134757828874' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3033915134757828874'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3033915134757828874'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/10/la-seconda-morte-di-daniele-boccardi.html' title='La seconda morte di Daniele Boccardi'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-3517446856694297233</id><published>2007-10-09T17:26:00.000+02:00</published><updated>2007-10-09T17:31:49.188+02:00</updated><title type='text'>Elogio dei perdenti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non seguo abitualmente il rugby.&lt;br /&gt;Certo, da quando l'Italia partecipa al Sei Nazioni ogni tanto guardo uno spezzone di partita in tv, e una volta sono anche andato a vedere un test-match contro l'Argentina. Però non capisco alcune regole, nè mai le capirò (questo l'ho capito, dagli e dagli), ma comprendo come anche chi si avvicini al calcio non capisca una buona metà di ciò che vede, però magari tifa anche una squadra, forse è giusto così.&lt;br /&gt;Si stanno disputando in Francia i Mondiali di rugby, probabilmente il primo evento sportivo rugbystico veramente pompato anche dalle tv: Sky aveva comprato i diritti, l'Italia puntava ad entrare fra le prime 8 del mondo, tante le squadre forti, una quella da battere. Gli All Blacks.&lt;br /&gt;Anche chi non ha mai visto una partita di rugby, probabilmente conosce gli All Blacks. Quella squadra di omoni che, per capirci, prima di ogni partita si sistema in mezzo al campo e fa una danza maori di alcuni minuti, chiamata Haka (anzi, ka-mate, per la precisione). Una cosa che solo a vederla mette i brividi, come la partita di pallone dei rinoceronti in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pomi d'ottone e manici di scopa&lt;/span&gt;: osservare questi omoni inscenare questa danza, spesso fa perdere le partite prima ancora di giocarle. Anche perchè loro sono la miglior squadra del mondo da sempre, anche se hanno vinto solo una coppa del Mondo, la prima perdendo poi tutte le altre, per un motivo o per l'altro.&lt;br /&gt;Contro l'Italia, nel girone di qualificazione, dopo venti minuti avevano già segnato 40 punti, più o meno quelli che l'Italia ha fatto in tutto il torneo. La partita è poi finita 76/14. Qualche giorno dopo la Scozia, che poi ci ha eliminato, è stata tritata per 40/0. Uno schiacciasassi.&lt;br /&gt;Per un gioco di incroci saltati, visto che la Francia padrona di casa è arrivata seconda nel suo girone dietro l'Argentina, nei quarti di finale si è giocato Francia-Nuova Zelanda. Il match che la Francia mai avrebbe voluto giocare così presto. Non solo. Non prevedendo di arrivare secondi, i francesi avevano assegnato questo quarto di finale a Cardiff (il Mondiale è in Francia, ma alcune partite si sono giocate nel Regno Unito), come contentino ai gallesi per vedere anche loro gli All Blacks.&lt;br /&gt;E così oggi, sabato 6 Ottobre, a Cardiff è andata in scena Nuova Zelanda-Francia. In campo neutro, anche se i Mondiali si giocano in Francia, una follia della manifestazione. Un ulteriore vantaggio per loro, gli All Blacks. Che nel giro di una ventina di minuti si sono portati sul 13/0.&lt;br /&gt;Finita, si pensava. Macchè, la Francia ha recuperato sul 13/13. Nuovo allungo dei neri sul 18/13, ma ribaltone finale sul 20/18 per i francesi.&lt;br /&gt;La partita della vita giocata e vinta contro i maestri del rugby.&lt;br /&gt;Che da 20 anni non vincono niente.&lt;br /&gt;Si contano a decine le squadre che nella storia dello sport sono state le migliori di un'epoca e non hanno vinto nulla. L'esempio più fulgido fu l'Ungheria degli anni '50 nel calcio, che batteva tutti con punteggi tennistici, dominò un Mondiale dalla prima all'ultima partita, per perdere a 10 minuti dalla fine della finale 3/2 con la Germania, umiliata 8/3 nella partita del girone solo 20 giorni prima.&lt;br /&gt;Non so cosa si provi oggi in Nuova Zelanda, quali saranno le reazioni della gente.&lt;br /&gt;Pensare a questi omoni, che sono i migliori del mondo, e puntualmente da 20 anni sbagliano l'appuntamento che conta fa pensare. Forse sarà la paura, a questo punto, e non basta l'haka a mandarla via. O forse solo il destino che si diverte a far vincere non i più forti, ma quelli che in quel mese dimostrano di avere qualcosa in più. Non si sa di cosa, ma in più. L'Italia di Lippi, la Grecia degli Europei, la Russia nel basket, la Spagna nella pallavolo, alcuni degli ultimi esempi. Squadre buone, ma senza i favori del pronostico. Solo che nel caso di altri sport, i favoriti sono più d'uno. Nel rugby no, anche se perdono da 20 anni tu pensi ai migliori, e pensi a loro: gli All Blacks.&lt;br /&gt;Una leggenda mondiale, e che magari al ritorno a casa verrà presa a pomodori (se fosse in Italia accadrebbe, statene certi). Forse è giusto così, forse le loro sconfitte servono solo a fomentare l'attesa del mondo per altri 4 anni, per vederli sul gradino più alto del podio, con le lacrime agli occhi, come bambinoni di 130 kg che abbiano sconfitto l'esorcismo e abbiano (finalmente) vinto.&lt;br /&gt;Non si può che volergli bene agli All Blacks, non si può che voler bene a chi sia il migliore per tutti e puntualmente non vinca. Sembra quasi un vezzo di chi non vinca consapevolmente, detta così.&lt;br /&gt;Diceva un aforista che adesso mi sfugge: "due sono le persone più vicine al mio cuore: un re senza regno, e un povero che non sa chiedere l'elemosina".&lt;br /&gt;Gli All Blacks sono dei re senza regno.&lt;br /&gt;Li amiamo (anche) per questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Alessandro Tozzi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-3517446856694297233?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/3517446856694297233/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=3517446856694297233' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3517446856694297233'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/3517446856694297233'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/10/elogio-dei-perdenti.html' title='Elogio dei perdenti'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-8541459877914018350</id><published>2007-10-07T19:46:00.000+02:00</published><updated>2007-10-09T14:03:13.249+02:00</updated><title type='text'>la società dei bamboccioni....</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Giovani fino a 30 anni ancora presenti in famiglia ; Italia 60% Spagna 10, Francia 23, Portogallo(sicuramente più povero e tradizionalista del nostro paese) 35&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Tutta colpa del caro affitti, della mancanza di case? E anche fosse avete mai vista una manifestazione giovanile con queste rivendicazioni? Le uniche rivendicazioni che vedo nelle scritte murali è quella molto originale " io e te &lt;st1:metricconverter productid="3 metri" st="on"&gt;3  metri&lt;/st1:metricconverter&gt; sopra il cielo"; mi verrebbe da dire no, meglio a 3 passi dai coglioni oppure a due metri sotto terra che il mondo è già pieno di strulli.D'altra parte che aspettarsi da un paese in cui il 62% ammette di non aver mai letto un libro o in cui i pochi studenti che sanno cosa significa Piazza Fontana attribuiscono la strage alle BR? O dove si ha bisogno di Grillo Beppe per far tremare una casta di politicanti impresentabili ? Va molto adesso Grillo Beppe, il problema è che spara spesso raso terra, come quando sul problema dei Rom o dei Romeni non si discosta molto dai rimedi leghisti o fascisti.&lt;/span&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Una generazione fa moltissimi ragazzi scappavano di casa per rompere con gli odiati genitori ingranaggi e servi della borghesia. Adesso o noi siamo diventati troppo buoni o i giovani più fessi. O forse i fessi siamo noi che non li buttiamo gentilmente fuori di casa a confrontarsi col mondo. Ma ve la immaginate una Mamma italiana che incita il figlio a rendersi indipendente ed a vivere la propria vita lontano dalle proprie grinfie? Si sono persino internettizzate le Madri italiche pur di continuare a lobotomammizzare costantemente i "bimbi" lontani da casa perchè all'università o in vacanza. E se per disgrazia una tale madre asburgica esistesse, niente paura, ci sono legioni di nonne vispe e ultratolleranti, oltretutto ben fornite anch'esse di cellulare. Mi viene a mente quel tipo mio compagno di classe( quinta elementare)che a domanda della maestra rispose che avrebbe sposato la madre, e dopo che gli fu accuratamente spiegato l'impossibilità del suo proposito, rispose che allora avrebbe vissuto con nonna. No, in Italia il tempo è circolare; tutto scorre ma niente passa veramente, l'aveva già capito Tomasi di Lampedusa nel suo "Gattopardo" tanti anni fa.&lt;/span&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;I grilli parlanti, Il partito democratico, Il veltronismo pensiero, sarebbe il nuovo che avanza? Come la suora laica Rosy o la arrembante coscialunga Brambilla ?&lt;/span&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Sì, la situazione è davvero grave, ma non è seria.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-8541459877914018350?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/8541459877914018350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=8541459877914018350' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8541459877914018350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8541459877914018350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/10/la-societ-dei-bamboccioni.html' title='la società dei bamboccioni....'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-1112298036480799603</id><published>2007-09-14T14:41:00.000+02:00</published><updated>2007-09-17T12:03:30.948+02:00</updated><title type='text'>Festival di Pitigliano; dai nostri inviati</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;A quando gli egualmente scrittori?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E così se ne è andata anche la  Quinta Edizione del Festival di Stampa Alternativa a Pitigliano. Orchestrati  dal gran maestro Marcello sono sfilati nei tre giorni di kermesse toscana  facce nuove (Marco Salvia, i Noinatimale), facce vecchie (Luciana Bellini,  Ettore Bianciardi, Enrico Baraldi), facce prestigiose (John Sinclair), oltre  a vecchi e nuovi collaboratori di Baraghini, come Alberto Prunetti, Irene  Blundo e Corrado Barontini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Festival è andato bene, come  sottolinea uno stanchissimo Marcello sul sito di Stampa Alternativa,  parlando di 200 o 300 persone che hanno assistito ai tanti eventi, oltre a  ben 13 libri nuovi, pubblicati per l'occasione. Rimane sempre una occasione  fantastica per incontrare vecchi amici, per trovarne magari di nuovi, per  immergersi per qualche ora in un paesaggio da sogno, magari assaggiando la  zuppa di Luciana che risolleva il morale e cura gli affanni. Certo si  affrontano temi magari dimenticati da altre grandi realtà, come la  psichiatria, si incontra un certo modo di intendere la Maremma, si ascolta  un sopravvissuto agli anni Sessanta come John Sinclair; è fantastico vedere  Ettore Bianciardi, con la maglietta fatta apposta da lui per l'occasione,  che vende ad un centesimo dei libricini (anzi, ve li dà, dicendo che poi lo  pagherete, quando e se avrete venduto i libri, fa niente se si tratta di due  euro), chiamati bianciardini, cercando di propagandare l'opera di suo padre,  e la cultura in generale; apre sempre il cuore sentire Luciana raccontare  della sua terra (stavolta è stata la volta del billo, un'oca che sembrava  umana, e che lei non ha avuto il cuore di uccidere per mangiare, lo ha fatto  per lei una volpe): il bilancio alla fine è sempre positivo, senza dubbio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dubbi, semmai, riguardano altri aspetti, e cioè la visione  generale del Festival, della letteratura e, forse, della vita intera che si  intravede ogni tanto sotto il cielo azzurro di Pitigliano, fra una zuppa  toscana e un buon bicchier di vino. Perché considerare quelli che sono  venuti qui come ospiti degli scrittori "diversi"? Solo perché hanno  pubblicato per Stampa Alternativa? O perché sono intrinsecamente diversi?  Perché, mi chiedo, non aprire il Festival anche agli scrittori delle altre  case editrici, per un confronto che non può che essere positivo? Senza  inseguire Mantova o altri Festival ricchi e prestigiosi, non ci piove. Ma  cercando di sdoganare Pitigliano dall'essere "sempre e comunque" contro,  come se esserlo possa costituire un valore di per sé: esistono migliaia di  scrittori validi, e di libri immortali, mai pubblicati da Stampa  Alternativa, non dimentichiamolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se ormai la strada tende troppo  spesso alle furbette Melisse P, è vero che un libro di valore rimane tale  anche in tempi bui come i nostri: perché non importare libri e, magari,  cercare di esportare i talenti della scuderia di Baraghini, invece di  limitarli in questo steccato, magari provincialmente orgoglioso, ma pur  sempre molto stretto per gente che ha molte cose da dire anche fuori dal  Magazzino di Marcello?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meglio 300 spettatori che migliaia, l'importante è  che siano buoni mi va bene (anche pensando che io sono fra questi,  ovviamente.). Mi convince meno l'evitare il confronto con i colleghi più  illustri, editori e scrittori (sempre che vengano, naturalmente), magari con  altri modi di pensare, e/o con discussioni e convegni a livello  internazionale: se a Mantova viene Jonathan Coe, che sarà anche pubblicato e  distribuito da Feltrinelli, ma hascritto alcuni libri davvero notevoli,  perché insistere a sparare sul restodel mondo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto qui sempre 300  saremo, anche negli anni bui, come alle Termopili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, caro Marcello,  l'invito per l'anno prossimo estendilo anche ad autori "egualmente diversi",  fai in modo che anche loro sorridano vedendo le facce di Ettore, e ascoltino  incantati Luciana che parla dei suoi animali come fossero parenti, e tu che  te la prendi con la Fondazione Bianciardi, mettendo il solito vecchio disco,  che a volte sembra rotto, ma che ci strappa ancora un sorriso o una smorfia  di indignazione, a seconda dei momenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che il sesto Festival possa  passare alla storia baraghiniana come quello delle "voci degli altri": ecco  l'augurio per il 2008. Sperando che nel frattempo i nostri "diversamente  scrittori" continuino a mandare avanti la baracca, che serve sempre qualcuno  da contrapporre ai barbari invasori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Alessandro Tozzi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Festival di Pitigliano, 2007. Tra controculture e culture contadine, con l'ospite John Sinclair (ex manager della band rock MC5, ex White Panther Party, oggi deejay, poeta e performer musicale) e una scorribanda di vecchi compagni di strada, tra cui l'inossidabile scrittrice maremmana Luciana Bellini. Lo sfondo: lo sperone di tufo su cui si appoggia Pitigliano e la vecchia scuola dell'Elmo riconvertita in circolino, in piena campagna.&lt;br /&gt;Purtroppo quest'anno ho visto solo mezzo festival, perché  gli impegni mi spingevano altrove. Rimane il ricordo di una notte di  convivialità splendida e farneticante, un gruppo di rovesciati rimasti a  guardare le stelle assieme all'ex (sedicente) primo ministro delle Pantere  Bianche, che mi ha proclamato suo word-master (signore della parola: per i profani, sono il suo traduttore italiano) prima di collassare su un tavolino di formica dell'Arci. L'occasione per incontrare amici vecchi e nuovi, come Vito Laterza, appena tornato dallo Swaziland, rimbalzato a Londra e venuto a calcare il suolo vulcanico di Pitigliano, con novità sull'antropologo David Graber, esule negli UK dopo esser stato licenziato da Yale per un libro che ho tradotto qualche tempo  fa.&lt;br /&gt;Insomma, una notte di raccordo di storie e vite diverse, di complicità che si rinsaldano in questo meraviglioso baraccone messo in piedi da Marcello Baraghini, e che si ripresenta d'incanto ogni anno.&lt;br /&gt;Forse c'è  bisogno di rivedere qualcosa. Dai primi anni il pubblico si è ristretto agli  afecionados. La proposta del Tozzi, di includere il festival anche ad autori  di altre case editrici, forse  può rilanciare l'astronave dei pirati di  Pitigliano verso nuove territori. Sempre ovviamente che i nuovi ospiti siano  disposti a dimenticarsi librerie e biblioteche per perdersi in una Maremma  che non ci parla di vini doc e memorie di butteri. Che assomiglia a un  fumetto di Crumb, almeno per una notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Alberto Prunetti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-1112298036480799603?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/1112298036480799603/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=1112298036480799603' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/1112298036480799603'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/1112298036480799603'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/09/festival-di-pitigliano-dai-nostri.html' title='Festival di Pitigliano; dai nostri inviati'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-8628590301121094256</id><published>2007-08-12T23:41:00.000+02:00</published><updated>2007-08-12T23:42:05.503+02:00</updated><title type='text'>la sinistra in guerra</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;div class="titlentry"&gt;Gaspare De Caro - Roberto De Caro:&lt;br /&gt;LA SINISTRA IN GUERRA&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;        &lt;p&gt;di &lt;b&gt;Massimo Cappitti&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p&gt;Gaspare De Caro - Roberto De Caro, &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.colibriedizioni.it/Pagine/paginalasinistrainguerra.html"&gt;La Sinistra in guerra&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;, &lt;a href="http://www.colibriedizioni.it/"&gt;Edizioni Colibrì&lt;/a&gt;, Milano 2007, pp. 288, € 12,00.&lt;/p&gt;   &lt;a href="http://www.colibriedizioni.it/Pagine/paginalasinistrainguerra.html" target="_blank"&gt;&lt;img alt="lasinistrainguerra.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/lasinistrainguerra.jpg" align="left" border="0" height="180" hspace="10" vspace="1" width="118" /&gt;&lt;/a&gt;   &lt;p&gt;Si potrebbe, semplificando, interpretare la storia italiana – ma non solo italiana – degli ultimi decenni come il progetto tenacemente perseguito di chiudere definitivamente i conti e così liquidare la tensione rivoluzionaria alla radicale trasformazione dell’esistente che ha attraversato il ’900 fino agli anni ’70. Prova di questa cancellazione è, tra le altre, la centralità assunta dal tema dell’ordine inteso nelle sue molteplici declinazioni: ordine politico, sociale, economico, culturale. Dio, patria, famiglia tornano, pertanto, a far valere le proprie pretese mentre, da più parti, si afferma la necessità di autorità forti o si auspica la ricostituzione di gerarchie sociali nitide, perentorie e, soprattutto, indiscutibili.&lt;/p&gt;  &lt;a name="more"&gt;&lt;/a&gt;   &lt;p align="left"&gt;Di questa storia e, in particolare, del ruolo svolto dalla Sinistra nella predisposizione degli «equilibri sociali disciplinatamente conformi» a quella liquidazione, raccontano i contributi di Gaspare De Caro e Roberto De Caro, raccolti nel volume &lt;i&gt;La Sinistra in guerra&lt;/i&gt;, edito a Milano da &lt;a href="http://www.colibriedizioni.it/Pagine/paginalasinistrainguerra.html" target="_blank"&gt;Colibrì&lt;/a&gt; (per eventuali ordini &lt;a href="http://www.colibriedizioni.it/Moduli/Modulo%20%7C%20Registrazione1.html" target="_blank"&gt;cliccare qui&lt;/a&gt;). Ruolo non secondario, se è vero che questa ha contribuito, ad esempio, in misura rilevante, alla rimozione del «tabù della guerra» e alla conseguente mortificazione di ogni «tentazione critica incompatibile» con il nuovo ordine – dove l’emergenza, divenuta, ormai, norma, si è trasformata in strumento ordinario di governo – inaugurato dall’«intervento democratico» e dai bombardamenti umanitari di D’Alema.&lt;br /&gt;Raffinato rigore storiografico e passione etica e politica – amara, dolente, persino, ma sempre trattenuta in una scrittura sobria, seppure ferocemente e giustamente sarcastica – percorrono il volume. Gli autori ricordano a chi, ancora, si illuda sulla neutralità dell’apparato statale e, quindi, sull’esistenza e l’affidabilità di governi “amici” alcune “iniziative” dei governi di centrosinistra in piena sintonia con quel ritorno all’ordine cui si è fatto cenno. Tra le altre: la guerra ai migranti, segnata, tragicamente, dall’affondamento della nave albanese Katër i Radës; l’istituzione dei CPT prevista dalla legge Turco-Napolitano; la precarizzazione del lavoro, esito del pacchetto Treu; la riproposizione, ancorché nella sua versione «dolce», del patriottismo; l’incremento delle spese militari nell’ultima finanziaria; il rifinanziamento della missione afgana e l’intervento militare in Libano, spacciati come iniziative di pace secondo il paradosso per cui viene affidata la tutela della pace a chi professionalmente deve fare la guerra; la concessione dell’autonomia all’arma dei carabinieri; l’insistita riproposizione dell’identità nazionale attraverso, ad esempio, la trasformazione della Resistenza in un secondo Risorgimento – nel suo compimento – cancellando da essa «ogni accidentale idea insana di internazionalismo, nonché di lotta di classe e di cambiamento sociale».&lt;br /&gt;Certamente, come gli autori ricordano, gli storici, già da tempo, si sono dedicati, con dedizione, alla costruzione di miti fondativi della nazione che rimuovessero dalla memoria condivisa l’«ignobile massacro» della Prima guerra mondiale o le atrocità nefande della politica coloniale italiana o, ancora, le stragi di Stato: dove mito fondativo è ogni «interpretazione similstorica che taccia quello che c’è da tacere, inventi quello che bisognerà ricordare, esibisca la necessità della tradizione e convalidi le credenziali del nuovo ceto politico».&lt;br /&gt;Se, dunque, ridefinire e imporre l’ordine assumono rilevanza cruciale, allora, anche la radicalità della contestazione operaia e studentesca degli anni ’60 e ’70 deve essere rimossa o trasformandola in una questione di ordine pubblico – l’emergenza del “terrorismo” in nome della quale tutto è permesso e «chi dissente è un traditore» – oppure facendone «un irrilevante fenomeno di costume, una vacanza del buon senso necessariamente a termine», pronta, in tal modo, ad essere recuperata dalla dilagante e oscena «cultura dell’Effimero».&lt;br /&gt;Nel primo caso – ovvero nella crescente e diffusa pervasività del penale – hanno provveduto a farsene carico magistratura e forze di polizia: quegli apparati, cioè, che hanno garantito, più degli altri, la «continuità dello Stato». Scrivono, infatti, gli autori che nessuno meglio della magistratura «ha saputo resistere […] al cambiare dei tempi, dei regimi e dei codici, sempre fedele a se stessa, alla missione di affidabile interprete della maestà della legge e delle necessità del principe, zelante e imperturbabile alla natura mutevole del legislatore e alla sua variabile mente giuridica pur disturbata che fosse (leggi razziali incluse)». Legislazione speciale e abiure, esito, insieme, di calcoli personali e di pratiche inquisitorie da Sant’Uffizio, sono stati, così, gli efficaci strumenti per espungere dalla realtà non solo il conflitto, ma la stessa possibilità della sua esistenza. Dispositivo vieppiù rinforzato dalla «messa al bando della storia», dal fatto, cioè, come scrive Debord, «di aver già condannato la storia recente a passare alla clandestinità». «L’occultamento della propria storia» ha, pertanto, consentito allo spettacolo di nascondere «il movimento stesso della sua recente conquista del mondo», potendo, in tal modo, apparire «già familiare come se fosse esistito da sempre».&lt;br /&gt;Quando, poi, la contestazione assuma il sembiante di un irripetibile sbandamento giovanile da guardare con affetto e benevola indulgenza ma i cui effetti “sovversivi”, invece, devono essere respinti e negati, allora essa diventa il ricordo da esibire nelle innumerevoli commemorazioni che, implacabilmente, funestano i nostri tempi. I sopravvissuti, allora, «saliti in tempo sulle zattere di salvataggio», hanno potuto, finalmente, sciamare nelle diverse istituzioni: giornali, partiti, sindacati, università. Queste, benevole, hanno raccolto i ravveduti che, con zelo, hanno ripagato i loro padroni «raccogliendo, se non i trenta denari d’uso nei casi di rilievo, almeno i premi di consolazione che non si negano ai comprimari, tanto più se si pensa di usarli ancora».&lt;br /&gt;Servitori fedeli e feroci: come Cofferati, ad esempio, nostalgico dei tempi in cui gli operai amavano la loro fabbrica, capace di «soddisfare la preminente passione dei cittadini bolognesi per l’ordine», mettendo a loro disposizione il suo affidabile passato di sindacalista, quando ha dato prova di saper tenere a bada i lavoratori «pur contribuendo a ridurli tra i meno pagati d’Europa».&lt;br /&gt;O, ancora, come Violante, apologeta dell’ordine pubblico, risolutamente ostile ad amnistie e indulti, la cui «passione per la reclusione altrui non conosce distrazioni», giacché, per lui, «il carcere è una panacea, il rimedio che proscrive i mali sociali e ne depenna le vittime». La sua intransigente volontà di punire lo ha spinto a proporre l’inasprimento delle pene previste dalla legge Bossi-Fini raddoppiandole per chi, con l’acido, cancelli le proprie impronte, perseguendo – l’ex magistrato – , con ostinazione fascista, le «irregolarità identitarie», i «sotterfugi mimetici», le «piccole astuzie elusive cui i miserabili in un paese e in uno stato ostili affidano le loro precarie speranze di sopravvivenza».&lt;br /&gt;O, per finire, Parisi, ideologo della «via militare alla democrazia». Si leggano le sue considerazioni sulle conseguenze negative dell’abitudine – colpevolmente tollerata dagli insegnanti – degli studenti italiani a copiare. Scrive Parisi che ciò avrebbe favorito la «slealtà verso le istituzioni», l’«indisponibilità a riconoscersi al loro interno corresponsabili all’attivazione di valori comuni» e, infine, il «rifiuto della collaborazione con le autorità per la difesa della legalità». Allora, chi, secondo Parisi, meglio delle forze armate per ripristinare il senso dello stato e vigilare sull’inaffidabilità dell’istituzione scolastica? Da qui, coerentemente, l’osceno militarismo patriottico che riecheggia nei discorsi del ministro, pieni di richiami alla «fermezza», alla «disciplina», alla necessità di «dare la vita per la patria e il dovere».&lt;br /&gt;Il libro – e in questo risiede la sua fecondità – traccia il compito della riflessione radicale, che consiste nell’urgenza e nella necessità di sottoporre a critica definitiva il «pensiero di Stato», come lo definiscono Bourdieu e Sayad, ovvero la sua inclinazione a «naturalizzare» lo Stato, che cessa di essere una formazione storica per divenire un «dato immediato, come se fosse un oggetto dato di per sé, per natura, cioè eterno, affrancato da ogni determinazione esterna, indipendente da ogni considerazione storica, indipendente dalla storia e dalla propria storia, da cui si preferisce separarlo per sempre».&lt;br /&gt;Occorre, allora, come Gaspare De Caro e Roberto De Caro ricordano, tornare a indagare il nesso che stringe dominio statale e sfruttamento capitalistico e, in particolare, il rapporto tra guerra e democrazia, la «forma istituzionale globalmente adeguata agli orrori globali». La costruzione del nemico e la conseguente «erosione della prossimità» sono, allora, le vie dirette a «sradicare negli individui eventuali afflati umanitari» cosicché «raffigurare l’altro alla stregua di un animale, di una cosa, o almeno di un subumano» è la condizione del «suo massacro».&lt;br /&gt;Nessuna illusione, allora, sull’esistenza di “governi amici”, capaci di guidare virtuosamente lo Stato, di cui dimenticano la natura costituzionalmente violenta. La storia dei proletari del ’900 porta i tragici segni di questa visione, ovvero il rafforzamento del dominio e l’intensificazione, senza limiti, dell’oppressione. Di quella storia, del «tesoro nascosto della rivoluzione» e delle possibilità inespresse che custodisce occorre, allora, serbare memoria: almeno, e non è poco, rifiutando di collaborare alla atroce servitù dei nostri tempi.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22884489-8628590301121094256?l=associazioneilfondo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/feeds/8628590301121094256/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22884489&amp;postID=8628590301121094256' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8628590301121094256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22884489/posts/default/8628590301121094256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://associazioneilfondo.blogspot.com/2007/08/la-sinistra-in-guerra.html' title='la sinistra in guerra'/><author><name>Il Blog del Fondo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09013353977506024564</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22884489.post-9172896612984681721</id><published>2007-08-04T00:24:00.000+02:00</published><updated>2007-08-07T13:35:47.810+02:00</updated><title type='text'>Il comandante partigiano Giovanni Pesce</title><content type='html'>&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;In questi giorni in cui si sono spenti grandi registi, se ne è andato anche una grande figura della Resistenza, che ben avrebbe meritato un film delle sue gesta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Giovanni Pesce, Gianni, nasce a Visone (Alessandria) il 22 febbraio 1918. Con l’avvento del fascismo la famiglia è costretta ad emigrare in Francia, a Grand Combe, dove arriva nel novembre ’24. Il padre fa il minatore mentre la madre apre un’osteria, caratteristica dell’immigrazione italiana nei siti minerari, proprio per i minatori. Gianni frequenta le scuole elementari e frattanto inizia, per 150 Fr. al mese, a fare il guardiano del bestiame, professione caratteristica invece dell’immigrazione infantile. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Quattordicenne, scende in miniera e si trova così a vivere a fianco di lavoratori immigrati di diverse parti d’Europa e Nord Africa. Si avvicina al &lt;b&gt;Partito Comunista Francese &lt;/b&gt;proprio quando la destra d’oltralpe sta conducendo una feroce battaglia contro l’immigrazione, a seguito soprattutto di alcuni fatti di nera che vedevano ingiustamente accusati degli italiani. Gianni entra nel vivo della politica in occasione delle amministrative del ‘35. Nell’aprile dell’anno dopo, il Fronte Popolare delle sinistre vince le politiche ma il 18 luglio in Spagna i militari reazionari dànno il via al colpo di stato per rovesciare il governo repubblicano democraticamente eletto. Il conflitto spagnolo acquisisce subito carattere internazionale: il capo della ribellione militare Francisco Franco chiama in aiuto l’Italia fascista e &lt;st1:personname productid="la Germania" st="on"&gt;la Germania&lt;/st1:PersonName&gt; nazista che non tardano a rispondere mentre, sul versante opposto, confluiscono a migliaia combattenti da tutto il mondo in difesa della Repubblica, arruolandosi come volontari nelle Brigate Internazionali. Tra questi anche il diciottenne Gianni Pesce, che decise di partire dopo aver ascoltato a Parigi un comizio della pasionaria Dolores Ibarruri.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Pesce combatte per tre anni consecutivi dimostrando straordinarie doti di abilità e coraggio. È qui che inizia ad imparare l’italiano che non conosceva, combattendo nelle &lt;b&gt;Brigate Garibaldi&lt;/b&gt;. Viene ferito in una battaglia, conservando poi in corpo per tutta l’esistenza delle schegge di piombo qui “acquisite”, vista la pericolosità della loro estrazione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Una volta capitolato il fronte repubblicano si dirige in Francia e quindi in Italia (1940), per cercare lavoro presso alcuni parenti. Non fa in tempo ad arrivare che la polizia fascista lo trae in arresto e lo assegna al confino a &lt;b&gt;Ventotene&lt;/b&gt;. Qui si trova con persone del calibro di Eugenio Curiel, Giuseppe Di Vittorio, Luigi Longo, Pietro Secchia ed Umberto Terracini. Questi, tra i crampi della fame e le angherie dei secondini, fanno a Gianni, e non solo, da maestri, sia per l’approfondimento della lingua italiana che per la dottrina politica e le altre conoscenze e “il confino si tramutò in una scuola, in un’accademia di notevole livello” (Giovanni Pesce, &lt;i&gt;Il giorno della bomba&lt;/i&gt;, Milano, Mazzotta, 1983, p. 47). &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Pesce viene liberato nell’agosto ’43 e, siccome “Oggi in Spagna, domani in Italia”, si reca a Torino ove coordina l’attività dei &lt;b&gt;GAP (Gruppi d’Azione Patriottica)&lt;/b&gt; col nome di battaglia di comandante &lt;b&gt;Ivaldi&lt;/b&gt; Sia da esempio proprio un fatto di cui Ivaldi è stato partecipe, quando coi GAP torinesi stavano andando a fare un’operazione di sabotaggio contro una radio fascista che disturbava il segnale di radio Londra. Durante l’azione i gappisti venivano braccati dai tedeschi e feriti; uno di loro, il giovane &lt;b&gt;Dante Di Nanni&lt;/b&gt;, in modo grave. Nella fuga, Ivaldi lo prendeva in braccio e lo portava nel covo partigiano di via S. Bernardino. Ad un certo punto, mentre Di Nanni era da solo nella stanza in attesa del medico, arrivavano i fascisti e i tedeschi. Il ferito, con le gambe paralizzate, iniziava a sparare e a lanciare bombe prima in direzione della porta e poi dalla finestra, facendo fuori diversi fascisti e tedeschi, i quali, pensando che nella stanza vi fossero più partigiani, chiamavano rinforzi. Di Nanni continuava fino all’esaurimento delle munizioni, quando con le ultime energie si aggrappava sulla ringhiera della finestra, alzava il pugno chiuso e si gettava gridando “W l’Italia libera!”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;A seguito di questi avvenimenti, Torino si era fatta troppo pericolosa. Pesce nel maggio ‘44 viene trasferito così a &lt;b&gt;Milano&lt;/b&gt; ove assume il comando dei locali GAP col nome di comandante &lt;b&gt;Visone&lt;/b&gt;. Qui continua, magistralmente e con successo, a portare a termine azioni di sabotaggio e di eliminazione fisica di nemici, spie e traditori.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Durante rocambolesche azioni conosce la coraggiosa giovane partigiana &lt;b&gt;Onorina Brambilla&lt;/b&gt; che sarà sua sposa e fedele compagna per tutta la vita. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Finita la guerra Pesce è tra i fondatori dell’&lt;b&gt;ANPI&lt;/b&gt;, per la quale diviene membro del Consiglio Nazionale. Nel ’47 verrà insignito della &lt;b&gt;Medaglia d’Oro al Valor Militare&lt;/b&gt;, poiché: “Organizzatore eccezionale ed eroico combattente, dotato di irresistibile leggendario coraggio conquistò con il suo valore un luminoso primato alla gloria delle formazioni garibaldine ed alla storia"&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;È stato consigliere comunale a Milano per il &lt;b&gt;PCI&lt;/b&gt; dal ’51 al ’64.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Pesce è stato autore di diverse pubblicazioni, a carattere in larga prevalenza autobiografico, tra queste la più celebre è indubbiamente &lt;b&gt;&lt;i&gt;Senza tregua&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, uscita nella Milano del ’67 per Feltrinelli e più volte ristampata, destinata ad influenzare grandemente la sinistra extraparlamentare e la lotta armata negli anni '70. Prima Linea dette il nome Senza Tregua ad un suo giornale uscito nel ' 77 e si ispirò ai sabotaggi dei GAP quando cercò di bloccare i tram milanesi in occasione della giornata di lotta contro l'abolizione di festività lavorative. Innumerevoli sono invece i suoi contributi su riviste, opuscoli e documentari audiovisivi. Eppure il mito di questo eroe internazionale è riuscito solo in minima parte ad affermarsi oltre l’Italia settentrionale, per motivi quasi inspiegabili.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Nel 1991, contrario alla svendita del PCI, contribuì alla nascita di &lt;b&gt;Rifondazione Comunista&lt;/b&gt;, per la quale fu membro del Comitato Politico Nazionale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Gianni Pesce è morto &lt;b&gt;venerdì 27 luglio&lt;/b&gt; a Milano. Una delle sue ultime uscite fu qualche mese prima quando i tifosi antifascisti del Celtic di Glasgow a Milano per una partita di calcio, lo vollero incontrare e posare con lui in piazzale Loreto.&lt
